UN NUOVO SPAZIO A SERVIZIO DELLA PARROCCHIA E DELLA COMUNITÀ’ TORNA A PRENDERE VITA ALL’INTERNO DEL COMUNE DI BIENTINA IN PROVINCIA DI PISA. LA SALA E’ DEDICATA A SAN GIOVANNI BOSCO, IL SANTO PATRONO DELLA GIOVENTÙ’. IL FABBRICATO, DENOMINATO EX CINEMA ‘LA TORRE’, OGGETTO DI RESTAURO E RISANAMENTO CONSERVATIVO, COMPLETATO ORIGINARIAMENTE NEL 1958, RIMASE RIFERIMENTO STORICO DEL TEMPO; INIZIO’ COSI’, UN PERIODO DI CRISI DELLE SALE PARROCCHIALI E FU DEFINITIVAMENTE CHIUSO ALLA FINE DEGLI ANNI ’70. NEL 1988, LA ‘BANCHINA’ DI BIENTINA LO RICEVETTE IN COMODATO GRATUITO PER LE NECESSITA’ DELLA ASSOCIAZIONE ‘FILARMONICA BIENTINESE. RIMASTO POI CHIUSO PER DIVERSI ANNI, NEL 2013 LA PARROCCHIA SI E’ RIVOLTA ALLA STUDIO TECNICO TONI E SONO COSI’ COMINCIATI I LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE, ATTRAVERSO L’AUSILIO DI MAESTRANZE LOCALI. L’INTERVENTO, CONCLUSOSI CON L’INAUGURAZIONE DEI LOCALI, NEL FEBBRAIO 2017, SI E’ POSTO COME OBIETTIVO QUELLO DI RI-FUNZIONALIZZARE L’EX CINEMA, CON L’ADEGUAMENTO COMPLETO DI TUTTI GLI IMPIANTI , COMPRESO L’INSTALLAZIONE DI UN IMPIANTO AUDIO-VIDEO DIGITALIZZATO, CREANDO COSI’ UNO SPAZIO POLIFUNZIONALE DI AGGREGAZIONE. LO SPAZIO E’ COMPOSTO DA: INGRESSO, PLATEA CON PALCOSCENICO E GALLERIA (PIU’ ALTRI SERVIZI ANNESSI) E ACCOGLIE UN MAX DI 157 POSTI A SEDERE. IN QUANTO SALA POLIFUNZIONALE PER RAGAZZI IL RESTYLING INTERNO HA CERCATO DI CREARE UN AMBIENTE, FRESCO, COLORATO E ACCOGLIENTE CERCANDO ANCHE SOLUZIONI E MATERIALI INNOVATIVI.
Il fabbricato, costruito nei primi anni del ‘900 come edificio produttivo, è caratterizzato da due spazi vuoti e una volumetria compatta con grandi aperture simmetriche. La struttura eretta con muratura in pietra e mattoni e conci squadrati agli angoli presenta una tipologia costruttiva differente dagli altri edifici colonici del complesso, annessi alla villa padronale del Secolo XVIII. Il restauro e il consolidamento delle strutture, attuato con tecniche e materiali coerenti con i caratteri costruttivi originari, è realizzato seguendo i criteri del green building, ponendo particolare cura nella definizione dei dettagli, degli aspetti illuminotecnici e del design degli elementi funzionali. L’intervento lascia intatta la spazialità originaria, inserendo i servizi e gli impianti all’interno di moduli concepiti come elementi di arredo, disposti in sequenza e staccati dai soffitti, che scandiscono gli ambienti senza interrompere la percezione visiva d’insieme. Lo studio illuminotecnico permette di costruire scenari funzionali alla percezione dello spazio e delle opere d’arte. Il progetto si completa con la realizzazione di un padiglione tecnologico, sovrastante un piano interrato adibito a servizi, coperto con pannelli fotovoltaici e solari integrati nella copertura, che si relaziona con l’edificio principale attraverso un’area soggiorno open air. Questa soluzione assolve alla necessità energetica dell’edificio, congiuntamente con una pompa di calore aria-acqua ad alto rendimento
Vyta Santa Margherita Firenze è ubicato nella ex sala d’attesa di prima classe della stazione di Santa Maria Novella, realizzata negli anni ‘30 dall’architetto Giovanni Michelucci. Il progetto nasce dagli elementi d’epoca e dalle pregevoli finiture che avevano caratterizzato la destinazione d’uso originaria, la fusione tra epoche che coesistono e si completano a vicenda danno vita ad un luxury bakery dove i riflessi delle superfici specchianti annullano i volumi e le linee sottili generano elementi tridimensionali. La tutela dei beni culturali, ha costituito un elemento di sfida per la realizzazione di un VyTA che scaturisce dall’interazione tra luogo ed identità, capace di generare un’esperienza unica nella clientela e di rappresentare la vera essenza del brand. I nuovi elementi fortemente caratterizzanti, realizzati con materiali di pregio come rame, vetro e marmo, dialogano con le parti storiche, un elemento in rame pink rosè, con la sua forma ad L rovesciata, coniuga funzionalità e design, realizzato per il contenimento degli impianti e dell’illuminazione, è l’assoluto protagonista, attraverso il ritmo alternato di vuoti e pieni smaterializzati dall’utilizzo di esili lamelle, separa, ma, al tempo stesso, rende fluido lo spazio, dando vita ad un luogo senza tempo, intimo ed accogliente. Un parallelepipedo rivestito in specchio verde racchiude il laboratorio, con il suo decoro a fasce alternate specchianti e satinate amplifica lo spazio annullandone la sua presenza, il ba
Oggetto del presente intervento è un immobile ubicato in località Cedri, Comune di Peccioli. Il fabbricato, già presente nelle mappe della cartografia del catasto leopoldino, risale al XIX secolo e originariamente aveva funzioni agricole; nella seconda metà del XX secolo era già impiegato ad uso esclusivo di civile abitazione. E’ stata eseguita una riqualificazione dell’intero edificio, mantenendo gli elementi architettonici e i materiali originali che lo caratterizzano. Internamente sono stati parzialmente ridistribuiti gli ambienti, unendo due piccoli ambienti in un unico salone e adeguando i servizi igienici ad esigenze abitative più moderne. Si è scelto di demolire parte del controsoffitto non strutturale, al fine di recuperare la spazialità tipica dei fabbricati di questo tipo, valorizzando le travi in legno originali riportate a vista; le pareti del salone sono state stonacate fino a far riaffiorare la pietra originale, che ripulita e imbiancata restituisce all’ambiente interno la vera essenza materica; in questo ambiente sono stati posizionati due lucernari per incrementare l’illuminazione e l’aerazione del locale. Nella camera-studio l’altezza recuperata è stata sfruttata per realizzare un soppalco in legno e ferro a vista, illuminato tramite l’apertura di un lucernario in copertura. Per quanto riguarda i lavori esterni, oltre alla revisione delle facciate e delle coperture, è stato riqualificato il sistema del verde.
Questo progetto riguarda la ristrutturazione di una villetta anni ’60, immersa in una foresta di faggi sopra l’abitato di Sammommè, Pistoia. Dopo mezzo secolo di onorato servizio i nuovi proprietari della villa decidono di rinnovare completamente l’edificio, come unica richiesta esplicita quella di espandere il balcone che domina la valle verso sud. Proponiamo un’operazione progettuale semplicissima: la costruzione di una loggia. Mantenendo invariata la preesistenza, la loggia viene ripetuta tutta intorno all’edificio, espandendo il volume abitabile pur senza aumenti di cubatura. Le due entità rimangono fortemente distinte: la preesistenza intonacata bianca, la loggia in legno lamellare. Con questo stratagemma, in un’area dove non è ammessa la demolizione e ricostruzione, come neppure l’ampliamento (condizione sempre più diffusa nei piani regolatori d’Italia) l’Architettura tenta il suo disperato tentativo di imporsi come linguaggio autonomo e come gesto leggibile dotato di un profilo, di un volto. La loggia, elemento tipico della tradizione toscana, trova due ragioni d’essere. Il primo è la necessità, nel contesto di una fitta foresta, di un dispositivo spaziale per esperire la soglia tra l’intimità protetta dell’interno e l’esuberanza naturale dell’esterno. Il secondo è il tentativo di reinventare completamente l’aspetto dell’edificio preesistente, ma senza occultarlo completamente, in modo da lasciar dialogare gli scarti e le contraddizioni tra le due fasi costruttive.
L’edificio realizzato è la nuova sede direzionale e amministrativa della Banca di Pisa e Fornacette e costituisce l’ultimo tassello di un più generale progetto di riqualificazione urbana, oltre che funzionale-operativa per la parte costruente, che vede sorgere, in prossimità della vecchia sede, un nuovo fabbricato, una piazza e nuovi spazi verdi aperti anche alla fruizione collettiva. Sull’area precedentemente occupata da un fabbricato commerciale degli anni Settanta si è costruito il nuovo edificio secondo un più elevato profilo qualitativo e tecnico-prestazionale, nel rispetto dei più stringenti parametri in merito ad impegno energetico di esercizio e sostenibilità generale dell’intera opera. Ne è risultato un edificio contemporaneo nell’aspetto, nei materiali e nel rapporto che esso instaura con il territorio e con l’ambiente in genere, caratterizzato anche dal ridotto impatto energetico-ambientale e per lo spiccato efficientamento termico ed acustico (Classe A/A+). L’edificio realizzato consta di complessivi 4500 mq e si sviluppa su 3 piani fuori terra e uno seminterrato. Ai piani superiori si trovano gli uffici direzionali e amministrativi, gli spazi della distribuzione, quelli di relazione, i locali di servizio e i collegamenti verticali; al piano seminterrato si trovano l’auditorium con circa 300 posti e un ampio spazio adibito ad area espositiva e per eventi. All’interno, trovano spazio sedute e “pezzi” storici del design italiano, frutto di una selezione mirata.
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