Il fabbricato è un tipico esempio di Villino Liberty, caratterizzato da un impianto a base quadrata che ha conservato la forma originaria. Le superfetazioni posteriori, aggiunte in epoca successiva, sono state eliminate per ripristinare l’assetto tipologico iniziale attraverso un percorso di ristrutturazione filologica. La demolizione delle superfetazioni ha consentito una ricomposizione coerente con i criteri degli altri fronti, evitando il falso storico e reinterpretando le relazioni interno esterno. Sono stati mantenuti i principi compositivi originari: assialità delle aperture, simmetria tripartita e recupero degli elementi decorativi come marcapiani e cantonali. Su questo prospetto si concentra l’intervento più significativo: l’inserimento di grandi aperture che instaurano un dialogo continuo tra gli spazi interni, la luce e il parco circostante. Per la riqualificazione del piano seminterrato è stato modellato il terreno creando un invaso inerbito che ne migliora l’illuminazione naturale. Anche la ridefinizione degli spazi interni mantiene la tripartizione planimetrica originaria, con lievi modifiche funzionali. Fulcro del progetto è la nuova scala interna, interamente metallica e ispirata geometricamente a quella storica, si apre assialmente verso il parco. Le pavimentazioni sono state reinterpretate integrando quelle esistenti. Infine, i nuovi servizi igienici sono stati ricollocati negli androni dei piani nobili, ripristinando adeguati spazi di ingresso e attesa.
Il tentativo di citazione difficilmente può essere relegato all’interno di ambiti definiti o limitati poiché, superando schematismi, classificazioni e tendenze, attinge con estrema spontaneità e libertà all’inesauribile patrimonio tipologico e formale della tradizione contadina traendo da essa gli elementi essenziali propri di un amplissimo e inesauribile abaco lessicale. L’elemento di ispirazione è la casa, ovvero il suo archetipo e quindi origine ed essenza della casa stessa. Il progetto richiama, nella sua impostazione generale, un’immagine primordiale e sintetica della dimora rurale toscana, riprodotta nella molteplicità delle sue varianti nei disegni dei quaderni e impressa nei ricordi d’infanzia. La capanna monolitica, rievocazione della casa primordiale (microcosmo, rifugio, protezione, intimità), è composta da elementi essenziali: l’attacco a terra, il muro (dominio dell’architettura), la copertura, enfatizzata dal grande camino (coronamento e rimando al cielo). L’impianto che ne consegue ricerca l’unitarietà architettonica che si traduce in un blocco articolato sulla massa muraria volta a sottolineare, con l’unità materica, una tettonica semplificata. La stessa costruzione tettonica viene enunciata dall’attacco alla terra: un basamento alto staccato sessanta centimetri dal piano di campagna che intende instaurare con il suolo una relazione di intima continuità, una sorta di naturale concrescenza.
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