Si trattava di intervenire con attenzione sovrapponendo segni nuovi a quelli esistenti, frutto di una pratica agricola e architettonica basata sul rispetto del paesaggio. L’impianto generale si affida ad una serie di muri di sostegno rivestiti in pietra, che rendono il profilo del terreno più razionale e adatto ad accogliere i volumi compatti delle abitazioni. Tre blocchi stereometrici si appoggiano, o meglio si intersecano con i muri di sostegno, e affondano le ‘radici’ nel terreno, assumendo la tettonica quale valore fondante del progetto. Il rapporto tra geometria e materia, che accompagna tutta la storia dell’architettura di questa regione, finisce qui, per assumere il ruolo di paradigma. I prospetti hanno poche aperture, di forma e dimensione variabile, disposte secondo un’apparente casualità che rimanda al disegno spontaneo dell’architettura rurale esistente. Il rivestimento in lastre di travertino a ricorsi variabili esalta il principio di sedimentazione e stratificazione litica. Un piccolo scavo, sottrazione materica, realizza in ogni abitazione una piccola corte centrale attorno alla quale si struttura in orizzontale e in verticale lo spazio della casa. La narrazione del progetto propone quale atto conclusivo la negazione consapevole della consueta copertura a falde, qui sostituita da una terrazza belvedere, segnando un tratto di discontinuità con la pratica costruttiva e compositiva tradizionale: essa è luogo privilegiato da cui tornare ad osservare il paesaggio.

Premio Architettura Toscana

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