Una “striscia” edificata che richiama l’immagine delle mura urbane e tre elementi che vi si addossano: un elemento “lineare” , un elemento a “capannone industriale” ed un elemento “torre”. I tre elementi sono composti ed uniti a formare una sorta di “trancia” di tessuto urbano caratterizzato proprio dal tema dell'”addossamento”, dalla convivenza simbiotica di quattro parti. Come il Ponte Vecchio che dichiara la compresenza dei due elementi fondanti con identità distinte e diverse quali il corridore e le “casette degli orafi”, Come i centri fortificati nei quali la crescita interna per stratificazioni successive ha condotto le case ad addossarsi alle mura, Come nelle fortezze trasformate in borghi proprio attraverso l’addossamento delle case lungo il perimetro interno delle mura. Da questi “modelli” storici di architettura spontanea si è formato il progetto che tende a regolarizzare quattro elementi “conosciuti” in una composizione tipologico-figurativa analogica. Il progetto si fonda quindi sull’aggregazione di quattro parti singolari, dove ad ogni singola funzione corrisponde una singola “fisionomia” (forma, aperture, colori,etc.). Tre elementi (il “capannone”, la “torre”, il “palazzo” ) sono racchiusi e raccolti da un quarto elemento (il “muro”) e sono rivolti sulla piazzetta nella quale convergono tutti i principali accessi verso l’interno della costruzione che ospita funzioni di accoglienza,uffici amministrativi,residenze provvisorie,mensa, servizi generali.

L’intervento in oggetto si colloca in via Aretina, all’interno del quartiere 2 di Firenze, nella zona denominata Varlungo sita nella parte est della città, più nota come ‘Firenze Sud’. Il progetto ha interessato la riqualificazione di capannoni industriali abbandonati risalenti ad epoche diverse per un totale di 3200 mq destinato ora a laboratori artistici, studi e spazi collettivi dedicati a chi frequenta questi ambienti. Questi edifici erano segnalati nel piano strutturale del Comune di Firenze come di particolare criticità. Con il progetto si è previsto il recupero puntuale degli immobili e delle strutture cercando di evidenziare in particolare elementi strutturali quali capriate, travature, tetti in legno e murature in mattoni. Si è scelto di lasciare visibili le tracce del tempo che aveva lasciato stratificazioni di epoche differenti: una mangiatoia laddove ora sorge un piccolo bar, metodologie costruttive varie quali capriate in legno e volte in laterizio armato, materiali e colori misti. Con questo obiettivo si è scelto di suddividere gli spazi interni con partizioni di altezza 2, 50 m così da lasciare la percezione di unità dell’intero complesso. All’interno sono stati realizzati: uffici per il personale, uno spazio lounge interno e due piazzali esterni riqualificati ed attrezzati, uno spazio bar, numerosi laboratori con attrezzature varie a seconda delle necessità delle discipline, studi privati, 4 studio per il ricovero di ospiti stranieri e un auditorium.

Hotel Glance

Hotel Glance – 4000mq -Fi L’Hotel Glance nasce dalla riconversione di un edificio prevalentemente destinato ad uffici in una nuova struttura turistico ricettiva . L’immobile ,progettato dall’Arch. Italo Gamberini alla fine degli anni ’50, è costituito da un edificio su 5 piani, una corte interna e una terrazza panoramica in copertura . Il progetto consiste in una riorganizzazione funzionale dell’intero edificio attraverso l’utilizzo di un linguaggio architettonico contemporaneo e relativamente inusuale in una città come Firenze, capace di conferire fruibilità agli spazi mantenendo sempre la massima attenzione ad ogni singolo dettaglio di arredo che è stato integralmente realizzato su progetto dello studio . Il tema conduttore dell’intervento è il patrimonio artistico della città declinato attraverso la riproduzione di alcuni dettagli di opere scultoree appartenenti a 4 artisti operanti nel territorio Fiorentino nel periodo Rinascimentale quali Michelangelo, Giambologna, Ammannati e Baccio Bandinelli ad ognuno dei quali è stato dedicato un singolo piano. Le fotografie appositamente scattate sono state rielaborate , stampate su fibra di vetro e utilizzate come rivestimento di pareti o di arredi in macro dimensione . Nella corte interna all’edificio è stato realizzato un open bar inserito in un contesto di verde costituito dalle tipiche essenze della campagna Toscana mentre all’ultimo livello è presente uno “sky bar” destinato ad eventi con piscina e zona relax .

L’unità immobiliare, ante ‘67, è Classificata in Centro storico entro le mura, e in Classe 5. L’obiettivo principale del progetto di recupero e cambio di destinazione, da uffici a residenza per turisti, era quello di creare uno spazio fluido che permettesse una facile fruizione e ampia disponibilità di spazi e letti. Partendo da uno studio preliminare per capire la fattibilità del cambio di destinazione e un attento preventivo di massima, avendo ben presente le richieste precise della committenza, gli architetti sono riusciti a sviluppare liberamente un progetto, in cui si coniuga armoniosamente la luce, le forme e i materiali impiegati integrandoli nell’ambiente minimalista, attraverso una libera interpretazione degli spazi interni per meglio adattarsi alla nuova destinazione. L’atmosfera dell’interno è influenzata da diversi materiali di lusso e da un insieme cromatico molto semplice dominato dall’intonaco burro, i soffitti bianchi, il parquet chiaro, posato a lisca di pesce tradizionale, e la pietra nei bagni. I tocchi di colore sono dati dalle carte da parati scelte fra le molteplici del negozio specializzato di Via Santo Spirito, gli arredi sono stati realizzati e scelti dagli architetti nel rispetto di un unicum spaziale. Due porte a scorrere gemelle, appese nel controsoffitto, si aprono sull’ingresso dando la possibilità di utilizzare lo spazio in modo flessibile, gli specchi ampliano lo spazio, riflettendo la luce delle ampie finestre.

L’unità immobiliare, ante ‘67, è Classificata in Centro storico entro le mura, e in Classe 5. L’obiettivo principale del progetto di recupero e cambio di destinazione, da uffici a residenza per turisti, era quello di creare uno spazio fluido che permettesse una facile fruizione e ampia disponibilità di spazi e letti. Partendo da uno studio preliminare per capire la fattibilità del cambio di destinazione e un attento preventivo di massima, avendo ben presente le richieste precise della committenza, gli architetti sono riusciti a sviluppare liberamente un progetto, in cui si coniuga armoniosamente la luce, le forme e i materiali impiegati integrandoli nell’ambiente minimalista, attraverso una libera interpretazione degli spazi interni per meglio adattarsi alla nuova destinazione. L’atmosfera dell’interno è influenzata da diversi materiali di lusso e da un insieme cromatico molto semplice dominato dall’intonaco burro, i soffitti bianchi, il parquet chiaro, posato a lisca di pesce tradizionale, e la pietra nei bagni. I tocchi di colore sono dati dalle carte da parati scelte fra le molteplici del negozio specializzato di Via Santo Spirito, gli arredi sono stati realizzati e scelti dagli architetti nel rispetto di un unicum spaziale. Due porte a scorrere gemelle, appese nel controsoffitto, si aprono sull’ingresso dando la possibilità di utilizzare lo spazio in modo flessibile, gli specchi ampliano lo spazio, riflettendo la luce delle ampie finestre.

Italian Tapas

Italian Tapas si trova in un edificio del XVI secolo, Palazzo Panattoni, in un ampio spazio all’interno del quale un tempo abitava una storica pasticceria fiorentina. Nell’allestimento degli spazi ruolo fondamentale ha avuto il concetto di contrasto: antico e moderno, colori scuri e colori chiari, tradizione e sperimentazione, servizio informale e servizio attento, così da dare vita ad uno spazio che prende spunto ed energia dal passato per mirare al futuro. Il confronto con uno spazio così caratterizzato dal tempo come quello al piano terra di Palazzo Panattoni è stata una sfida progettuale molto interessante. Il sistema di raccolta delle acque meteoriche che abbiamo ritrovato nelle murature è stato trasformato in un sistema di illuminazione decorativo. Il certosino lavoro della restauratrice Cristina Napolitano, ha permesso di recuperare alcuni affreschi e stucchi antichi oltre che importanti ornamenti in pietra serena. Gli arredi, tutti realizzati su misura, hanno conferito allo spazio un carattere dinamico e versatile come richiesto dal committente. Le sedute ora si trasformano in bancone ora in un sistema di tavolini e panche. L’illuminazione caratterizza ogni singola sala conferendo caratteristiche diverse. Un piccolo giardino interno, come una piccola giungla arricchisce l’antico pozzo riscoperto tra le murature.

Vyta Santa Margherita Firenze è ubicato nella ex sala d’attesa di prima classe della stazione di Santa Maria Novella, realizzata negli anni ‘30 dall’architetto Giovanni Michelucci. Il progetto nasce dagli elementi d’epoca e dalle pregevoli finiture che avevano caratterizzato la destinazione d’uso originaria, la fusione tra epoche che coesistono e si completano a vicenda danno vita ad un luxury bakery dove i riflessi delle superfici specchianti annullano i volumi e le linee sottili generano elementi tridimensionali. La tutela dei beni culturali, ha costituito un elemento di sfida per la realizzazione di un VyTA che scaturisce dall’interazione tra luogo ed identità, capace di generare un’esperienza unica nella clientela e di rappresentare la vera essenza del brand. I nuovi elementi fortemente caratterizzanti, realizzati con materiali di pregio come rame, vetro e marmo, dialogano con le parti storiche, un elemento in rame pink rosè, con la sua forma ad L rovesciata, coniuga funzionalità e design, realizzato per il contenimento degli impianti e dell’illuminazione, è l’assoluto protagonista, attraverso il ritmo alternato di vuoti e pieni smaterializzati dall’utilizzo di esili lamelle, separa, ma, al tempo stesso, rende fluido lo spazio, dando vita ad un luogo senza tempo, intimo ed accogliente. Un parallelepipedo rivestito in specchio verde racchiude il laboratorio, con il suo decoro a fasce alternate specchianti e satinate amplifica lo spazio annullandone la sua presenza, il ba

Piazza dei Tre Re è una delle piazze medievali più antiche di Firenze, situata tra piazza della Repubblica e via Calzaioli. Nonostante la sua posizione centrale, è stata a lungo deturpata da incuria e da indegne forme di degrado. A seguito di un bando indetto dal Comune di Firenze per riqualificare l’area con un allestimento di decoro urbano e annesso punto ristoro, Serre Torrigiani realizza il primo urban garden-street food nel cuore della città, su progetto e direzione dell’architetto Chiara Fanigliulo. L’idea è quella di combattere il degrado interpretando questo angolo nascosto come una sorta di Eden, di giardino dei desideri, dove immergersi in una dimensione di sogno. Accedendo dai tre piccoli vicoli, una successione di alberi e fioriere–lanterne sospese introducono all’esplosione verde del green wall, il giardino verticale di piante rampicanti che creano un effetto dirompente di rigogliosità e fascino. Il green wall è realizzato con una struttura a ponteggio di tubi innocenti, alla cui base ci sono le fioriere per l’alloggio delle piante rampicanti che si sviluppano in altezza intrecciandosi a reti metalliche. L’area ristoro è data da un chiosco decorato ad esagoni colorati che amplificano l’impatto “fatato” del luogo, e da una pedana destinata a spettacoli. Con il semplice impiego di verde e di installazioni temporanee, l’intervento di piazza dei Tre Re sembra aver raggiunto il suo obiettivo primario, ovvero, riportare attività e vita nel luogo e contrastarne il degrado. (foto di Giulia Bordini)

Piazza dei Tre Re è una delle piazze medievali più antiche di Firenze, situata tra piazza della Repubblica e via Calzaioli. Nonostante la sua posizione centrale, è stata a lungo deturpata da incuria e da indegne forme di degrado. A seguito di un bando indetto dal Comune di Firenze per riqualificare l’area con un allestimento di decoro urbano e annesso punto ristoro, Serre Torrigiani realizza il primo urban garden-street food nel cuore della città, su progetto e direzione dell’architetto Chiara Fanigliulo. L’idea è quella di combattere il degrado interpretando questo angolo nascosto come una sorta di Eden, di giardino dei desideri, dove immergersi in una dimensione di sogno. Accedendo dai tre piccoli vicoli, una successione di alberi e fioriere–lanterne sospese introducono all’esplosione verde del green wall, il giardino verticale di piante rampicanti che creano un effetto dirompente di rigogliosità e fascino. Il green wall è realizzato con una struttura a ponteggio di tubi innocenti, alla cui base ci sono le fioriere per l’alloggio delle piante rampicanti che si sviluppano in altezza intrecciandosi a reti metalliche. L’area ristoro è data da un chiosco decorato ad esagoni colorati che amplificano l’impatto “fatato” del luogo, e da una pedana destinata a spettacoli. Con il semplice impiego di verde e di installazioni temporanee, l’intervento di piazza dei Tre Re sembra aver raggiunto il suo obiettivo primario, ovvero, riportare attività e vita nel luogo e contrastarne il degrado. (foto di Giulia Bordini)

Decumanus Caffè

Se è vero che nella società contemporanea la città rappresenta il centro di attrazione per eccellenza – l’invenzione più importante nella storia dell’uomo – e se è vero che il concetto stesso di civitas esprime al meglio l’utilizzo condiviso dello spazio urbano, è altrettanto vero che questa condivisione si esprime al meglio in tutti quei luoghi che, pubblici o privati, auspicano tale socialità e la sostengono creando le ideali scenografie all’interno delle quali gli uomini vivono le proprie esperienze. Il “Decumanus caffè” nasce dal presupposto culturale di trarre ispirazione dall’origine più antica della nostra città, quella Firenze romana ancora oggi evidente nei segni generatori della sua più intima struttura urbana.Partendo da questa premessa il progetto ne interiorizza i contenuti grafici e li sovrappone simbolicamente ad una “città universale” ricca di trame infinite, dure, moderne, drammaticamente tese alla ricerca dell’origine stessa della metropoli contemporanea e concettualmente collegate alle griglie ortogonali delle città ellenistiche, autentiche generatrici della città occidentale. Tali fondamenti hanno portato il progetto ad incoraggiare la ricerca di una spazialità interna volta a privilegiare, con i lunghi tavoli comuni e nell’intimità del giardino chiuso, le funzioni aggregative tipiche delle tabernae. Di forte impatto è l’utilizzo delle grandi lastre in pietra serena che, da banchi di fresa nelle cave di Firenzuola, assurgono ad elemento scenografico.

Ri-utilizzare un luogo – gli edifici pluristratificati e degradati della ex Facoltà di Chimica in Via G. Capponi – ha consentito di valorizzare l’interesse storico-artistico dell’imponente complesso neoclassico realizzato sulla antica struttura della Palazzina dei Servi dell’Annunziata dall’architetto Luigi De Cambray Digny in periodo napoleonico, con le ristrutturazioni per Firenze Capitale di Giovanni Castellazzi e Paolo Mantegazza e le addizioni tardo ottocentesche del chimico Ugo Schiff. La Palazzina, un polo del sistema universitario nel Centro Storico, definisce così un nuovo spazio urbano pubblico con la funzione di “piazza verde” (il disegno antico dell’ovale domenicano). Il lavoro architettonico si è tradotto, oltre alla completa reinterpretazione funzionale, al restauro esterno dell’edificio e delle pertinenze, del portico e dell’atrio d’ingresso, nel recupero d’uso dello scalone monumentale, nella riapertura delle grandi gallerie di distribuzione orizzontale sui due piani e degli ambienti che vi si affacciano, nel restauro di alcuni affreschi scoperti nel corso dei lavori e nel recupero per utilizzo didattico di un grande e misterioso sottotetto; antichi spazi vitalizzati per l’uso attuale con l’inserimento indispensabile di nuovi elementi tecnologici – ascensori, scale, percorsi di servizio, nuove strutture di copertura ed elementi di illuminazione naturale. Integrazioni necessarie che instaurano un dialogo, con l’utilizzo di un autonomo linguaggio, tra epoche.

Premio Architettura Toscana

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