L’Ente Bilaterale dell’Artigianato Toscano, con sede in Firenze via ponte di Mezzo, aveva necessità di avere uno spazio in cui poter confrontarsi con i suoi associati, tenere conferenze e corsi di formazione. Il progetto di ampliamento della sede ha dato risposta a questa esigenza creando una sala conferenze da quaranta posti a sedere oltre ad area break, reception, tre uffici e servizi. Non essendo possibile, per motivi di spazio, realizzare un collegamento interno abbiamo riprogettato la scala condominiale, utilizzata soltanto dall’associazione Ebret, che oltre al primo piano del fabbricato occupa anche il secondo ed ultimo, oggetto dell’intervento. Lo spazio disponibile per sala conferenze aveva una forte dominanza longitudinale che abbiamo cercato di interrompere mediante l’introduzione di tre portali luminosi, in modo da suddividere lo spazio in quattro campate. Le lampade a striscia led continua abbinate ai faretti da incasso tondi sono regolabili per intensità ed accensione, per creare scenari adattabili ad usi diversi, come ad esempio le conferenze o le proiezioni. Le pareti dogate con finitura in pelle sono di tipo acustico, così come il controsoffitto per garantire un ottimo confort sia per i relatori sia per gli ascoltatori. Tutti gli impianti della sala, acustici, illuminotecnici, lo schermo e le tapparelle oscuranti sono gestibili da remoto.

Durante il Festival F-Light 2016 è stata messa a punto la nuova illuminazione per la facciata della Basilica di Santa Croce a Firenze. Una illuminazione dinamica che gioca con intensità e temperatura colore della luce bianca e che include la nuova configurazione della luce statica. La proposta illuminotecnica dinamizza teatralmente la superficie della facciata che entra in empatia con il passante. La scelta di operare con luce bianca modulata attraverso la variazione della temperatura colore e del flusso luminoso, permette di mettere in scena il tempo lungo della “costruzione” e attiva con il suo “ritmo pulsante” la facciata in una sorta di membrana che assorbe e rilancia l’energia spirituale ed ideale degli “illustri” che nella basilica dimorano, ricercando nel cittadino contemporaneo la partecipazione in un battito all’unisono. Un respiro, un battito vitale –non mera scenografia e spettacolo asettico– ma costruzione di uno spazio di coinvolgimento tra memoria storica e istanze contemporanee, tra sapienza della cultura ed esperienza di vita collettiva, tra monumento e città. I consumi energetici sono abbattuti del 68%, mantenendo gli stessi livelli d’illuminamento di 25 lux mentre i rilievi della facciata acquisiscono una maggiore profondità nella condizione di luce statica. L’installazione luminosa dinamica eseguita in loop è programmabile in determinate fasce orarie e manifestazioni, si alterna a momenti di illuminazione statica.

Per realizzare la nuova cucina sono stati demoliti alcuni piccoli tramezzi interni che hanno lasciato dei vuoti sul parquet esistente. Questi tagli a pavimento sono stati colmati con la proiezione della cucina stessa, infatti questo punto è stato il cardine del progetto in quanto ha scaturito l’idea di creare un ribaltamento a pavimento della forma geometrica dell’angolo esterno del bancone. La cucina retrostante è stata pensata a scomparire rispetto alla complessità stilistica e materica della casa proprio per non costituire intralcio nell’apprezzamento del bancone frontale in tutta la sua tridimensionalità.

Il progetto riguarda esclusivamente l’interior di un palazzo posto in via Calzaiuoli, una delle vie più famose della città di Firenze. Situato adiacente alla chiesa di Orsanmichele, ne ha infatti ispirato tutte le finiture interne nella scelta dei materiali e dei colori. Suggestivi sono gli affacci su questo edificio, che permettono di godere dei suoi numerosi decori da nuove prospettive. Qui, dove l’architettura medievale incontra la classicità dell’Ottocento, nasce un palazzo dalle caratteristiche singolari. Palazzo Calzaiuoli è un palazzo unico, in cui l’eleganza di un tempo è stata reinterpretata secondo le esigenze del vivere contemporaneo, prevedendo l’uso di esclusivi materiali e finiture, il tutto raccontato con il linguaggio senza tempo dell’eleganza. ARCABI ASSOCIATES ha progettato l’interior degli spazi comuni del Palazzo e degli 11 appartamenti posti al piano terzo, quarto e quinto. Il concept degli spazi comuni del palazzo nasce proprio ispirandosi ai colori della facciata di Orsanmichele con l’uso del marmo bianco di carrara unito al marmo Emperador light. Ogni appartamento presenta colori attinenti agli affacci in cui si trovano gli spazi e bagni unici, ma il tutto facente parti dello stesso racconto, la cura del dettaglio ed il gusto che nella storia dell’architettura ha sempre avuto Firenze. La ricerca innovativa è stata proprio la ricerca di un interior che riprende il passato ma che lo vive e lo trasforma in presente.

La nuova sede dell’azienda MAIOR srl (Management, Artificial Intelligence & Operations Research), si inserisce nel centro di un isolato nella zona nord est di Firenze raggiungibile tramite la nuova via della tramvia T1 passante dal quartiere Statuto. L’azienda fondata nel 1989 ha come obiettivo quello di offrire collaborazione, servizi e sistemi software a operatori ed agenzie del trasporto pubblico. Gli spazi sono stati ricavati all’interno di una vecchia falegnameria poi trasformata negli anni duemila in uffici nei quali venivano montate e stampate le cartografie della regione. L’intervento è proiettato al recupero degli spazi principali eliminando il più possibile i filtri murari esistenti al fine di ottenere come richiesto dalla committenza grandi spazi nei quali i gruppi di lavoro possono collaborare in stretto contatto. Residenza, città, natura e lavoro tendono in questo progetto quindi ad essere parte di un unico variegato universo al fine di intraprendere quel cambiamento decisivo sia per il mantenimento dei livelli di produttività sia per la capacità di attrarre le migliori risorse umane.

La casa si trova al piano nobile di un palazzo storico di Firenze ridisegnato nel 1735 dagli architetti Giovacchino Fortini e Ferdinando Ruggieri per Giuliano Dami, favorito del Gian Gastone de’ Medici. Il progetto aveva come concept principale, quello di rivisitare in chiave contemporanea questa dimora storica, attraverso l’inserimento di elementi di arredo di elevata modernità e dallo stile molto minimalista. L’atmosfera si intuisce fin dall’ingresso, dove a causa delle decorazioni a parete, veniamo catapultati in uno spazio storico ben contrastato dagli arredi presenti. Ecco poi la fuga prospettica della galleria affrescata da Niccolò Pintucci, che ritrae paesaggi antichi, schermati da capricci architettonici, parzialmente coperti da una selvaggia vegetazione. Nell’ampio salone, scandito dal soffitto a cassettoni del Quattrocento dipinto a motivi geometrici, gli arredi donano uno stile moderno in contrapposizione con la storicità della sala, come nella stessa sala da pranzo. In quella che una volta era la cappella di famiglia ora è stato ricavato uno studiolo, ma l’atmosfera riporta sempre ad una modernità molto sobria e discreta. Anche la camera padronale segue il mood di tutto l’abitazione, come la testiera del letto in pietra serena imbottita di pelle bianca, e le due sedute moderne ai piedi del letto. Movenze e atmosfere di un tempo che disegnano la cucina, dove ancora il moderno si fonde con l’antico, con il grande acquaio in bardiglio grigio e la credenza in corten.

Il Museo Novecento di Firenze è dedicato all’arte italiana del XX secolo e propone una selezione di circa 300 opere distribuite in 15 ambienti espositivi, oltre ad una sala studio, un gabinetto disegni e stampe ed una sala per conferenze e proiezioni. La sede espositiva è l’antico Spedale delle Leopoldine di piazza Santa Maria Novella. I locali che ospitano il museo sono ambienti storici ristrutturati che presentano dimensioni eterogenee, discontinuità spaziali, di dettagli e di finiture. Per raggiungere la continuità nel progetto abbiamo articolato lo spazio attraverso setti liberi che nascono, al primo piano, dal pavimento in ferro e al piano superiore dalle contropareti laterali. La finalità di questa scelta è duplice: la visione il più possibile libera degli ambienti esistenti, dall’altro lato interpretazione innovativo del progetto museologico. L’idea espositiva principale è caratterizzata da una sospensione libera delle opere nello spazio. La trascrizione architettonica è un sistema espositivo costituito da pannelli che non si differenziano dai cromatismi principali delle sale, ma anzi assumono i materiali ed i colori in base alla superficie da cui nascono: i pannelli verticali che nascono dal pavimento sono in ferro, quelli che nascono dalle pareti sono del colore e del materiale delle pareti.

BUCA 10

Il progetto per l’enoteca BUCA 10 è un pentagramma di ferro che esalta le volumetrie degli ambienti differenziati del locale. La sala concerti affaccia sulla strada con una prospettiva allungata che il progetto enfatizza con due lunghe panche da convivio, che invitano a sedersi l’uno accanto all’altro. All’intradosso, delle sedute estraibili ampliano all’occorrenza i posti disponibili. I tavoli in ferro segnano una metrica verticale, con la caratteristica forma a “stelo”, che sintetizza le gestualità conviviali: un elemento longilineo nasce dal pavimento e si ramifica in tre piatti saldati in opera; i piccoli incavi accolgono il collo del calice. Il complesso di elementi sottili o estraibili, permette di utilizzare l’ambiente sia come sala concerti che come sala degustazione. Gli spazi connettivi, dopo una dilatazione all’ingresso che accoglie il bancone, si rastremano in una stretta galleria. Un pentagramma di tubolari disegna qui una sovrastruttura che ora accoglie i corpi illuminanti, ora espone pregiate etichette, ora espone le opere d’arte, e ci accompagna verso la conclusione della promenade: la sala degustazioni. In questo spazio cubico quattro tavoli quadrati fluttuano sospesi ad un sistema reticolare. L’innesto distribuisce l’illuminazione e gli stessi tavoli diventano a loro volta supporto per piani removibili in legno. Il rituale della degustazione incontra uno scenario che ne esalta la sacralità, arricchendo le percezioni alla ricerca di una seducente sinestesia.

L’attuale fase di restauro e risanamento conservativo del complesso di San Firenze si inserisce in una lunga scia di interventi che nel corso degli ultimi quattro secoli hanno interessato l’omonimo complesso. L’intervento si è sviluppato lungo due direttrici principali: l’inserimento di funzioni contemporanee con i necessari adeguamenti da una parte, e il mantenimento dell’integrità storica della struttura dall’altra. Il progetto ha lavorato per l’armonizzazione dell’insieme, studiando e analizzando, negli spazi esistenti al piano terra e al piano primo, le varie possibilità che rispondessero alle esigenze richieste dalle varie attività da insediare, unitamente alle indicazioni fornite dal maestro Franco Zeffirelli, senza però sminuire la natura di manufatto storico, architettonico e monumentale del complesso, raro esempio di architettura barocca a Firenze. Lo scopo è di suddividere gli spazi mantenendo una separazione netta tra le varie destinazioni, tutte comunque sempre in simbiosi tra loro attraverso la fluidità dei percorsi. Un recupero, con la creazione di un nuovo contenitore culturale dell’opera del maestro Franco Zeffirelli, grazie al riuso del complesso di San Firenze in risposta alle nuove funzioni, nel pieno rispetto e tutela di un edificio storico monumentale che potrà finalmente riaprire le sue porte alla città, ai cittadini, ai turisti e ai visitatori occasionali, in stretto legame e simbiosi con il circostante patrimonio storico del tessuto urbano di Firenze.

BUCA 10

Il progetto per l’enoteca BUCA 10 è un pentagramma di ferro che esalta le volumetrie degli ambienti differenziati del locale. La sala concerti affaccia sulla strada con una prospettiva allungata che il progetto enfatizza con due lunghe panche da convivio, che invitano a sedersi l’uno accanto all’altro. All’intradosso, delle sedute estraibili ampliano all’occorrenza i posti disponibili. I tavoli in ferro segnano una metrica verticale, con la caratteristica forma a “stelo”, che sintetizza le gestualità conviviali: un elemento longilineo nasce dal pavimento e si ramifica in tre piatti saldati in opera; i piccoli incavi accolgono il collo del calice. Il complesso di elementi sottili o estraibili, permette di utilizzare l’ambiente sia come sala concerti che come sala degustazione. Gli spazi connettivi, dopo una dilatazione all’ingresso che accoglie il bancone, si rastremano in una stretta galleria. Un pentagramma di tubolari disegna qui una sovrastruttura che ora accoglie i corpi illuminanti, ora espone pregiate etichette, ora espone le opere d’arte, e ci accompagna verso la conclusione della promenade: la sala degustazioni. In questo spazio cubico quattro tavoli quadrati fluttuano sospesi ad un sistema reticolare. L’innesto distribuisce l’illuminazione e gli stessi tavoli diventano a loro volta supporto per piani removibili in legno. Il rituale della degustazione incontra uno scenario che ne esalta la sacralità, arricchendo le percezioni alla ricerca di una seducente sinestesia.

BUCA 10

Il progetto per l’enoteca BUCA 10 è un pentagramma di ferro che esalta le volumetrie degli ambienti differenziati del locale. La sala concerti affaccia sulla strada con una prospettiva allungata che il progetto enfatizza con due lunghe panche da convivio, che invitano a sedersi l’uno accanto all’altro. All’intradosso, delle sedute estraibili ampliano all’occorrenza i posti disponibili. I tavoli in ferro segnano una metrica verticale, con la caratteristica forma a “stelo”, che sintetizza le gestualità conviviali: un elemento longilineo nasce dal pavimento e si ramifica in tre piatti saldati in opera; i piccoli incavi accolgono il collo del calice. Il complesso di elementi sottili o estraibili, permette di utilizzare l’ambiente sia come sala concerti che come sala degustazione. Gli spazi connettivi, dopo una dilatazione all’ingresso che accoglie il bancone, si rastremano in una stretta galleria. Un pentagramma di tubolari disegna qui una sovrastruttura che ora accoglie i corpi illuminanti, ora espone pregiate etichette, ora espone le opere d’arte, e ci accompagna verso la conclusione della promenade: la sala degustazioni. In questo spazio cubico quattro tavoli quadrati fluttuano sospesi ad un sistema reticolare. L’innesto distribuisce l’illuminazione e gli stessi tavoli diventano a loro volta supporto per piani removibili in legno. Il rituale della degustazione incontra uno scenario che ne esalta la sacralità, arricchendo le percezioni alla ricerca di una seducente sinestesia.

Pixies

Il progetto in piazza Gino Bartali rappresenta un esperimento attraverso il quale abbiamo unito la necessità di creare uno spazio polivalente che potesse accogliere, nel periodo estivo, un programma culturale di eventi e la volontà di costruire la base di un processo di riqualificazione a lungo termine. La struttura del progetto prevede trenta moduli funzionali alle principali esigenze per la fruizione dello spazio pubblico. Attraverso il movimento ed il gioco, l’intento è stato quello di innescare nuove interazioni tra gli abitanti e i luoghi della loro quotidianità. La strategia applicata, infatti, assume come fautori dei luoghi urbani gli stessi abitanti e attraverso essi ricerca una maggiore aderenza alle reali necessità. Primo tassello di un processo step by step, la flessibilità dell’intervento prevede un progressivo adattamento secondo scenari urbani possibili. Il progetto analizza e ripensa quindi i luoghi della città come insiemi aperti dove lo spazio urbano è il risultato di un meta-progetto comune. Purtroppo in fase esecutiva è stata negata, per questioni di sicurezza, la possibilità di dotare i moduli di ruote. Nonostante questa limitazione i feedback degli utenti sono stati possibili grazie a dei questionari presenti in loco. La scelta dei materiali ed il loro reperimento si inserisce all’interno di un modello di economia sostenibile definito circolare tramite il quale, una volta utilizzati, questi vengono reinseriti all’interno del loro processo produttivo.

Premio Architettura Toscana

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