Il nuovo Archivio Storico della Contrada della Chiocciola si configura come intervento di riqualificazione e ampliamento del complesso museale esistente, nel pieno rispetto dell’impianto insediativo storico. Il progetto ha privilegiato la conservazione dei caratteri architettonici originari, adottando soluzioni formali, materiche e cromatiche coerenti con il contesto urbano. L’opera si fonda sui principi dell’economia circolare, attraverso il recupero dei materiali e la rifunzionalizzazione di locali precedentemente destinati a magazzino, restituendo loro dignità e valore culturale. L’obiettivo è stato quello di riqualificare il contenitore per valorizzare il contenuto, ovvero il patrimonio documentale della Contrada, inteso come espressione della memoria collettiva. Gli spazi, per una superficie complessiva di circa 90 mq, sono stati resi accessibili tramite l’eliminazione delle barriere architettoniche. L’organizzazione funzionale distingue un’area di consultazione, con arredo su misura, e un ambiente destinato alla conservazione e catalogazione, con scaffalature compattabili. Il sistema radiante a pavimento, la ventilazione meccanica controllata e il nuovo impianto elettrico garantiscono le condizioni termoigrometriche idonee alla conservazione. Anche il prospetto è stato oggetto di riqualificazione, con nuovi infissi integrati da pannelli in corten incisi, che evocano la memoria storica della Contrada. L’intervento si completa con la sistemazione dello spazio esterno.

La nuova scuola primaria “Achille Sclavo” è collocata in un contesto paesaggistico unico, all’interno del bastione San Francesco della Fortezza Medicea di Siena. Essa è ideata come un grande tetto-pergola a forma triangolare diamantata, a tre falde inclinate; un guscio leggero e protettivo che alterna parti piene (aule, mensa e uffici) a porzioni permeabili (patii, spazi didattici esterni), grazie a sistemi pergolati che si rarefanno verso il cielo. L’impianto planimetrico si organizza su due ali che definiscono un angolo acuto, che riverbera il bastione. Gli spazi comuni sono intervallati da coni visivi trattati vetrati, per stabilire una relazione continua e osmotica con la città. Le due ali definiscono e racchiudono una piazza triangolare aperta, a vocazione pubblica, un’agorà sulla quale si rivolgono tutte le funzioni collettive. Dall’alto la scuola si configura come un landmark urbano mentre, dalla quota strada, l’intervento risulta leggero e attento al dialogo con la Fortezza Medicea. La radicalità dell’approccio urbano configura un edificio compatto a forte identità, una sorta di “giardino didattico” dove spazi interni ed esterni si integrano per assecondare le evoluzioni dei metodi didattici. La grande copertura (con struttura in legno) è un dispositivo tecnologico ad elevata sostenibilità ed efficienza energetica, che integra elementi impiantistici e diviene un modulatore solare, grazie al disegno delle trame pergolate che regolano il passaggio della luce.

L’allestimento si configura come dispositivo di mediazione tra la memoria architettonica del Palazzo delle Papesse, attribuito a Bernardo Rossellino, e il mondo figurativo di Hugo Pratt. Lo spazio è costruito come racconto per sottrazione che non si sovrappone al contesto storico ma lo abita, creando un equilibrio tra struttura, apparati decorativi e opere esposte. Questo principio si traduce in un sistema espositivo definito da tre elementi — tavoli in rovere con gambe piramidali autoalimentati, cornici in legno con passepartout e teche in plexiglass — la cui alternanza costruisce un ritmo che scandisce le sale, configurate come altrettante “geografie”. A questa sequenza si contrappone una svolta scenografica: nelle sale immersive, volumi autonomi (“inbox”) vengono inseriti nello spazio originario sospendendone la percezione e amplificandone la tensione narrativa. Immagini e dispositivi audiovisivi culminano nello spazio dedicato agli all’Odissea, con teche sospese su struttura autoportante a ossatura in acciaio e rivestimento in MDF, portando la narrazione alla sua massima densità visiva. A scandire l’intero percorso è il rapporto con la luce: nelle sale espositive, spot biemissivi valorizzano simultaneamente i lavori in mostra e le volte decorate; nelle sale immersive invece, il buio diventa strumento narrativo isolando lo spettatore dallo spazio storico per aprire una soglia verso l’universo di Hugo Pratt: un mondo di acque lontane, figure erranti e destini sospesi.

L’intervento prevede la realizzazione di due fabbricati, ispirati dal complesso residenziale Heuberg di Vienna (Adolf Loos), sfalsati tra di loro sia trasversalmente che in altezza, configurati come due masse monolitiche scolpite secondo una serie di facce e piani inclinati e adagiati sull’orografia dell’area per ottenere una Siedlungen moderna. Ogni fabbricato è composto da un piano seminterrato adibito a parcheggi, cantine e locali tecnici condominiali e due piani fuori terra destinati a residenziale. Una scala interna collega direttamente la quota dei parcheggi con le residenze soprastanti. Agli appartamenti si accede dai percorsi pedonali alternati a giardini privati a monte dei fabbricati, per poi trovare il vano scala in corrispondenza dello scarto della facciata. Al fine di assecondare l’andamento naturale del terreno, ogni stecca scarta di circa 70 cm verso il basso in corrispondenza del vano scala, ne deriva che in facciata la scansione delle aperture varia in altezza assecondando la quota di imposta. La stessa lavorazione dell’intradosso tende a conferire quella sensazione di massa scolpita che volevamo ottenere. L’elemento che rompe l’apparente rigidità dei volumi è il sistema delle aperture in facciata, ora elementi lavorati per estrusione, ora per sottrazione, non sono altro che la cornice di quadri naturali già esistenti. Il tetto è risolto con un sistema di falde, di colmi e di linee di gronda variabili tali da conferire alla copertura un carattere scultoreo.

L’edificio, che risale alla prima metà del Novecento, ospitava una distilleria e poi un’officina meccanica. La posizione su un importante asse di comunicazione ha suggerito un’ipotesi di recupero dell’immobile per destinarlo a spazio espositivo per le arti visive. All’esterno, un grande portale in ferro grezzo segnala, sulla piccola corte privata, l’ingresso allo spazio espositivo. Lo spessore di pochi centimetri dell’infisso esistente è sostituito da uno di quasi due metri. Il portale raccorda i due spazi, assumendo il ruolo di tramite fisico tra interno ed esterno, dilatando la soglia. L’ampia copertura a volta e il pavimento, seppure molto usurato, sono stati conservati in una filosofia progettuale che intende riflettere sul possibile rapporto tra preesistente e nuovo. Il nuovo si sovrappone al preesistente seguendo il principio della stratificazione: sulle pareti perimetrali si appoggia un rivestimento leggero, ad altezza variabile. Sull’asse longitudinale dell’aula, una sequenza di cinque celle cubiche di lato tre metri, aperte su un lato e prive di copertura. Vuoti che riempiono il vuoto. Un basamento della stessa dimensione in pianta, ma alto solo un terzo del lato di base, apre la sequenza. I volumi sono staccati tra loro: pause che consentono di traguardare, lasciando scoprire l’effettiva larghezza della sala. Un percorso anulare consente l’accesso alle stanze espositive, che si lasciano scoprire nell’alternanza di pieni e vuoti che caratterizza la composizione.

La maestà di Duccio di Buoninsegna, commissionata per essere posta sull’altare maggiore del Duomo di Siena è dipinta sulle due le facce. Sul fronte rivolto all’assemblea è la Madonna in trono col figlio sulle ginocchia. Sul retro, rivolto verso il coro, sono dipinte scene della vita di Cristo, inquadrate in uno spartito geometrico. Per cogliere nel suo insieme il valore di quest’opera occorre osservare le due facce, scoprirne le due dimensioni. Le “Logge del Papa”, propongono un singolare innesto nella complessa morfologia del tessuto urbano medievale. Un’architettura “leggera”, composta da tre campate aperte, delimitate sul fronte principale da una cancellata, ormai chiusa da anni. Il carattere delle due opere descritte confluisce nel progetto di uno spazio espositivo temporaneo da realizzarsi nell’antico monumento senese. Lo spazio sotteso all’architettura di archi e vele, isolato e inaccessibile, si apre ora alla città. Un’architettura temporanea è composta da un basamento-seduta che risolve l’attacco con il suolo e da una struttura verticale, costituita da due “C” sovrapposte, posta al centro della composizione. In alto, una “nicchia”, un tabernacolo o un trono che si rivolge, si mostra, all’esterno e accoglie un’immagine fotografica, “icona” contemporanea. In basso, il suo doppio, una “stanza segreta” che si rivela solo a chi decide di entrare sotto la loggia. Nella stanza la narrazione prosegue con immagini di piccole dimensioni disposte in una sequenza regolare.

L’edificio, che risale alla prima metà del Novecento, ospitava una distilleria e poi un’officina meccanica. La posizione su un importante asse di comunicazione ha suggerito un’ipotesi di recupero dell’immobile per destinarlo a spazio espositivo per le arti visive. All’esterno, un grande portale in ferro grezzo segnala, sulla piccola corte privata, l’ingresso allo spazio espositivo. Lo spessore di pochi centimetri dell’infisso esistente è sostituito da uno di quasi due metri. Il portale raccorda i due spazi, assumendo il ruolo di tramite fisico tra interno ed esterno, dilatando la soglia. L’ampia copertura a volta e il pavimento, seppure molto usurato, sono stati conservati in una filosofia progettuale che intende riflettere sul possibile rapporto tra preesistente e nuovo. Il nuovo si sovrappone al preesistente seguendo il principio della stratificazione: sulle pareti perimetrali si appoggia un rivestimento leggero, ad altezza variabile. Sull’asse longitudinale dell’aula, una sequenza di cinque celle cubiche di lato tre metri, aperte su un lato e prive di copertura. Vuoti che riempiono il vuoto. Un basamento della stessa dimensione in pianta, ma alto solo un terzo del lato di base, apre la sequenza. I volumi sono staccati tra loro: pause che consentono di traguardare, lasciando scoprire l’effettiva larghezza della sala. Un percorso anulare consente l’accesso alle stanze espositive, che si lasciano scoprire nell’alternanza di pieni e vuoti che caratterizza la composizione.

Il nuovo lucernario dell’ex “Cinema Moderno” è forse la metafora più esaustiva di una più complessa ristrutturazione dell’intero immobile. Il particolarissimo edificio a punta, un “Flatiron Building” di origine medievale nel cuore di Siena, di fronte allo storico Palazzo Tolomei, irrompe nella piazza omonima creando una “Y”, simbolo della storica suddivisione in terzi di città. Diventa così l’impronta su cui insiste la nuova lanterna sul tetto, landmark urbano, virus contemporaneo generatore della nuova struttura interna che si innesta come nuovo ordine compositivo e distributivo. I muri esterni, interamente in mattoni faccia vista e pietra nel basamento del piano terra, hanno fatto da scenario alla spettacolare asportazione di tutte le superfetazioni, fino al completo svuotamento dell’intero volume. Oggi, dopo un dettagliato rilievo laser scan e un accurato restauro, continuano a fare da cortina alla nuova struttura metallica. L’attuale destinazione dell’edificio è mista. Il residenziale è caratterizzato da un numero limitato di appartamenti per privilegiarne la qualità, mentre la parte commerciale, trova la sua entrata in corrispondenza della prua dell’edificio, al piano terra, attraverso lo spazio compreso tra le prime due arcate, lasciate aperte per la fruizione pubblica. Un dono alla città che riporta alla memoria l’antica στοά, luogo per l’incontro, lo scambio e la crescita culturale.

La scelta del collezionista è stata di raccogliere opere d’arte senese che portano la firma di grandi maestri, da Duccio di Boninsegna a Simone Martini. Ospitata nei Magazzini del Sale, sede scelta direttamente dal collezionista per ricreare l’ambiente originario, la mostra ha permesso al pubblico di poter scoprire alcune tra le più importanti opere d’arte al mondo e di ritrovarsi, come d’incanto, nelle magiche atmosfere dell’apice culturale senese.

Villa VP

Villa VP è una residenza privata immersa nella campagna a solo 6 km da Siena. A parte la Villa principale, gli altri fabbricati erano ad uso agricolo, disposti attorno ad un’area pavimentata e realizzati da materiali molto diversi tra loro. L’uso del grigliato a salto di gatto era particolarmente diffuso per garantire ventilazione naturale ed ombreggiamento all’interno. Il progetto, grazie ad una committenza illuminata, ha introdotto un VIRUS Contemporaneo all’interno della casa. Un vero e proprio Serpente di corten e vetro che entra ed esce dai volumi, generando nuove connessioni spaziali orizzontali e verticali, attraversa la libreria e scende fino alla sala da pranzo. Questo elemento ha permesso di liberare il corpo principale da precedenti e obsolete superfetazioni e caratterizza l’intervento con un linguaggio poetico e contemporaneo che si mescola con i colori del luogo ormai consolidati. Con particolare cura sono stati scelti le cromie degli intonaci, del cotto, del legno usati per il recupero dell’intero complesso. Fondamentale è stato l’impiego di una ditta locale che potesse trasmettere la propria conoscenza di manifattura artigianale nell’uso dei materiali e nella loro messa in opera. Fortunatamente il recupero non si è limitato alle parti edificate, ma si è esteso anche al parco circostante. Ciò ha permesso il ripristino di specie autoctone e la salvaguardia della vegetazione esistente, con l’integrazione di un orto per una piccola coltivazione ad uso personale.

Il Museo del Palio e del Costume della Contrada della Tartuca a Siena è situato in via Pendola, nella parte più vecchia della città. Il progetto, seicentocinquanta metri quadrati di superficie espositiva divisa in due piani, è parte di un’ampia previsione di ristrutturazione di ambienti, risultato di aggregazioni temporali spontanee, di proprietà della contrada. Per questo motivo, il progetto si poneva l’obiettivo, oltre che espositivo, di dare omogeneità formale all’intero intervento, attraverso la riconnessione degli ambienti con passaggi e collegamenti visivi. Attraverso la rettifica di muri ovviamente eterogenei, l’uso degli spazi di risulta come nicchie espositive e la messa in scena di ritrovamenti come testimonianza di un passato da tramandare, la volontà di creare spazi contemporanei che fossero a servizio della comunità, hanno portato la visione progettuale oltre il concetto di museo. Non solo spazi contenitori di oggetti, ma piattaforme per l’interazione tra membri di contrada e turisti. In questo modo chiunque passi da via Pendola viene catturato visivamente dall’enorme teca urbana, composta da un unico vetro di oltre cinque metri di lunghezza, che insieme alla facciata posteriore, anch’essa vetrata, sul retrostante vicolo della Tartuca, originano una reciproca e continua interazione tra interno ed esterno. Le due nuove facciate in vetro e corten, sostituzione di precedenti murature, sono il virus contemporaneo che si inserisce nel tessuto architettonico e dona vita nuova al vecchio edificio.

Residenze urbane

L’intervento ha previsto la realizzazione di 8 villini trifamiliari isolati, situati lungo il crinale affacciato su una vallata di una zona a sud-est di Siena di particolare rilievo sia paesaggistico che storico, in prossimità delle mura, vicino ad una porta d’accesso alla città, Porta Pispini. La conformazione della città storica e delle appendici di più recente edificazione, è legata sicuramente alle caratteristiche territoriali; i tre crinali su cui si adagia Siena hanno determinato uno sviluppo urbanistico, in cui ampie zone verdi si insinuano con estrema armonia nel tessuto edificato. Questa particolarità si riscontra sia all’interno delle mura che all’esterno, dove l’edificazione si è concentrata lungo le strade principali d’ ingresso alle porte, quindi lungo i crinali, nel tentativo di tutelare sempre le vallate verdi che si sviluppano tra un crinale e l’altro e che creano un legame indissolubile tra città e campagna. Nell’intento di contenere il terreno, di “ridisegnare” questa parte di territorio senese, all’interno dei lotti, le diverse zone pavimentate ed a verde, hanno modificato l’area con una serie di scatti di quota trattati anch’essi a verde; l’effetto d’insieme è uno spazio dove zone verdi e costruite si fondono piacevolmente . Gli 8 edifici pur presentando differenze planivolumetriche generate dall’andamento altimetrico del terreno, mantengono un’uniformità di linguaggio architettonico evidenziato dalle finestre a nastro e dai bowindows di valle.

Premio Architettura Toscana

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