“Tra venti o cinquanta anni le persone che passeranno da questo giardino si chiederanno perché nel 2021 la comunità di Quarrata dedicò un’area ad un gesto semplice come l’abbraccio. Approfondendo capiranno che ai nostri tempi, quelli della pandemia, darsi un abbraccio non era scontato. L’abbraccio al quale dedicheremo questa area è quello che la comunità di Quarrata vuole dare idealmente a tutti coloro che, in questa pandemia, sono deceduti per il Covid; ma anche l’abbraccio che i parenti di queste persone, molto spesso, non hanno potuto dare ai propri cari nel momento dell’addio”. Nel Febbraio del 2021 il Sindaco Marco Mazzanti, da dietro una mascherina, presentava alla popolazione la volontà di realizzare uno spazio destinato al ricordo delle vittime del Covid19: non un monumento. Uno spazio pubblico vivibile e accessibile ai cittadini di tutte le fasce di età. Uno spazio pubblico godibile dove ogni segno ha una ragione legata all’attualità e una storia da raccontare: Due figure in marmo a rappresentare l’abbraccio negato. Tendendo l’una verso l’altra, senza toccarsi, creano un termine ottico che individua il punto in cui ogni 10 Marzo sorge il sole, il giorno in cui l’Italia si ritrovò distanziata e impotente. La griglia di 2 metri dell’impianto di 89 cipressi, a simbolizzare il distanziamento sociale. I muretti bassi a forzare gli incontri, essi sono disposti a creare un passaggio obbligato tra le zone Sud e Nord, non rispettando il distanziamento imposto dal DPCM2020.
La palazzina uffici e servizi realizzata all’interno della discarica rifiuti di Herambiente SpA a Serravalle Pistoiese (PT) ha sostituito una serie di fabbricati a carattere temporaneo. La necessità di assicurare l’attività senza interruzioni ha comportato l’individuazione del sedime della nuova costruzione in posizione contrapposta, in uno spazio lungo e stretto. L’edificio monopiano è stato quindi organizzato con una distribuzione in linea, con fronte principale a Sud, spogliatoi a Est; sala polifunzionale a Ovest e, in posizione intermedia, gli uffici, serviti da un corridoio illuminato da grandi finestre schermate da frangisole. L’edificio, di sviluppo complessivo di 59 m, ha profondità di 6 m nella parte destinata a spogliatoi e uffici e di 9,6 m nella sala polifunzionale. La struttura di fondazione ed elevazione è in c.a.; la copertura ha struttura e pannellature metalliche. Le finiture interne sono caratterizzate dalla pavimentazione industriale e dal rivestimento interno in blocchetti di calcestruzzo faccia a vista. Questi ultimi occultano i pilastri di forma allungata che innervano la muratura di tamponamento esterno, rivestita dal cappotto poi tinteggiato di colore rosso corallo. È stato particolarmente curato il comfort interno, acustico e visivo: gli uffici, tramite le vetrate che li separano dal corridoio, hanno fonte di luce naturale sui due fronti Nord e Sud e sono isolati con pannelli di lana di roccia posti nelle pareti e nel controsoffitto in cartongesso.
La presenza di tre emergenze monumentali: Chiesa di Santa Maria delle Grazie, Chiesa conventuale di San Lorenzo, Oratorio di Sant’Ansano, posizionate su uno scenografico fondale teatrale con quinte sfalsate fa di Piazza San Lorenzo un unicum nazionale. Il progetto è ordito su questo tema con un vasto invaso, pavimentato in pietra di Firenzuola, che ricompone l’originario status percettivo del luogo. Lungo i fianchi laterali est ed ovest sono realizzati filari alberati che definiscono sia nuovi percorsi che spazi di relax. La strada ad est viene liberata dagli stalli auto e ridotta di sezione al fine di far dialogare i fronti edilizi con il nuovo spazio pubblico. Il progetto si incentra nel dialettico rapporto tra naturale e minerale dove le masse plastiche dei Monumenti e del Tessuto Urbano minore dialogano attraverso la cangiante riflessione delle superfici pavimentali a rugosità differenziata e con il sistema di luci ad incasso a pavimento. L’inserimento dell’elemento naturale oltre alle ragioni ecologiche, rappresenta un legame con la memoria e la storia del luogo: l’area di progetto era storicamente sede di vivai ed orti, si ricorda che l’attività vivaistica è storicamente documentata all’interno del complesso di San Lorenzo fino a pochi decenni fa, inoltre Pistoia, da sempre, ha con la coltura vivaistica un rapporto di simbiosi. Memoria e innovazione trovano nel progetto un equilibrato dialogo all’insegna di un nuovo e contemporaneo scenario di paesaggio urbano.
L’intervento di restauro ha interessato il complesso del Conservatorio di S. Giovanni Battista le cui origini di monastero francescano risalgono alla fine del XIII secolo: coinvolti il chiostro di S.Chiara e la facciata nord. Nel primo caso i problemi erano legati sia a diffusi degradi superficiali, con estese lacune e distacchi, sia ad una parziale ricostruzione avvenuta nel dopoguerra che aveva fatto ricorso a materiali e a tecniche costruttive povere. Ciò aveva determinato situazioni di degrado anche strutturale nelle coperture e nelle murature dei livelli superiori che erano state realizzate ad una sola testa, creando situazioni di vulnerabilità. Per le murature è stato previsto un consolidamento strutturale con la tecnica dell’intonaco armato CRM con malte a base di calce NHL e l’utilizzo di reti preformate GFRP. L’applicazione è stata effettuata su entrambe le facce delle pareti ottenendo un miglioramento sismico senza alterare il comportamento globale dell’edificio. Sono state poi restaurate e valorizzate alcune colonne in pietra che risultavano occluse alla vista in quanto inglobate nelle murature. Nel secondo caso si tratta della facciata principale dove ha sede la Fondazione, adiacente alla ex chiesa di S.Giovanni Battista. Le distruzioni belliche non hanno interessato questa porzione di facciata, ma si registravano degradi vari e parziali distacchi. Qui è stato realizzato un restauro degli intonaci a base di calce naturale NHL ricercando le cromie originali.
Il nuovo parco lungo le mura di Pistoia nasce da un cambio di approccio ai concetti di parco e di mobilità, non punta solo sull’estetica, ma sul mantenere con rispetto le strutture esistenti, adattandole alle necessità di una cittá moderna. Un percorso veloce attraversa il parco e connette parti della città, un secondo tracciato, lento e sinuoso, accompagna il torrente Brana. I due percorsi dialogano tramite sette nuove aperture centinate nel muro dell’ex Tiro a Segno che, da elemento di separazione, diviene connessione visiva e fisica tra il parco, le mura storiche e il paesaggio fluviale. Parte della pavimentazione della pista ciclabile esistente viene mantenuta, ritagliandola e integrandola con superfici verdi, creando prospettive spezzate che suggeriscono un avvincente percorso lungo fiume, un sentiero tra erbacee e arbusti che restituisce la percezione di un paesaggio spontaneo e vivo. Parallelamente la nuova pista ciclabile attraversa il parco, usando strutture esistenti come traguardo, incentivando lo spostarsi con mezzi alternativi tra le parti della città, mentre il terreno bonificato interno all’ex area di tiro viene modellato seguendo un andamento naturale lungo le mura. L’intervento introduce una natura diffusa e biodiversa creando nuovi habitat per insetti, uccelli e piccoli animali. ll parco si configura così come un progetto sostenibile, capace di intrecciare memoria storica, mobilità lenta e rigenerazione ecologica in un nuovo paesaggio pubblico.
Il progetto per Piazza San Bartolomeo a Pistoia conclude un lungo e graduale percorso di restituzione all’uso pubblico di uno spazio da sempre occupato da parcheggi. Si tratta di un intervento di rinnovamento puntuale, volto a creare condizioni di vivibilità e a ridefinire uno spazio pubblico incompiuto. Un precedente tentativo, risalente a circa vent’anni fa, aveva introdotto una pavimentazione in cemento architettonico senza riuscire a consolidarne l’uso pedonale, lasciando lo spazio privo di arredi e nuovamente occupato da parcheggi informali. La scelta di mantenere la pavimentazione originaria, dettata anche da vincoli di budget, diventa occasione progettuale: un sistema di intarsi integra i nuovi impianti e introduce elementi di verde, attivando un processo di trasformazione basato su operazioni mirate di sottrazione e demolizione. Soglie, panche ed elementi salvapiante, realizzati con scarti di marmo ricomposti, si inseriscono nel nuovo disegno. Il progetto attribuisce un ruolo centrale al microclima, con l’inserimento di otto alberi che migliorano il comfort ambientale, offrendo ombra e mitigando le temperature. La specie scelta, a crescita lenta, ha un portamento ad ombrello, capace di costruire nel tempo un diffuso tetto verde. La piazza diventa uno spazio dedicato alla socialità: al posto del parcheggio, un sistema diffuso di sedute. Le panche, disposte a croce, favoriscono dialogo, incontro e gioco, articolando lo spazio in una sequenza di piccole “stanze”.
L’intervento di recupero e di ampliamento della casa per soggiorni scout nella base Agesci “La Spianessa” ha consentito l’implementazione delle dotazioni igienico sanitarie e l’abbattimento delle numerose barriere architettoniche presenti. Il programma è stato attuato sia mediante una serie di opere all’interno del fabbricato colonico di remota costruzione sia mediante la realizzazione di un nuovo volume adiacente al fabbricato, dove hanno trovato luogo una nuova cucina industriale, nuovi servizi ed un vano tecnico. La volontà di rendere immediatamente leggibile l’intervento, rifuggendo facili e falsi esiti mimetici, ha suggerito la scelta di criteri tipologici e costruttivi propri della nostra Montagna ma in apparente contrasto con quelli dello storico casolare. La pulizia formale del nuovo volume, con struttura portante in calcestruzzo e acciaio, fronti intonacati, copertura a doppia falda inclinata rivestita con una lamiera brunita di rame ed un grande infisso sul fronte principale con portelloni scorrevoli in legno di castagno, garantisce la dovuta autonomia formale pur mantenendo un appropriato rapporto sia con il fabbricato storico, sia con il contesto ambientale.
Il progetto affronta il recupero di un complesso residenziale di antica costruzione a Pistoia, in località Case Soldi, ridefinendone l’identità compromessa da stratificazioni incongrue. L’intervento opera per sottrazione: elimina le vecchie superfetazioni, riorganizza le aperture e introduce una zoccolatura in rosso mattone al piano terra, ricercando armonia formale nei prospetti, radicando il manufatto al suolo e valorizzandone il dialogo con l’ambiente rurale circostante. All’interno il progetto indaga la fluidità spaziale attraverso i temi della soglia e della percezione visiva, assumendo la lamiera microforata come filo conduttore. Questa pelle metallica scandisce e ordina lo spazio: nella scala interna agisce come dispositivo luminoso che, filtrando la luce, muta da superficie piena a trasparente in base al punto di vista dell’osservatore; nella zona notte si declina come testata del letto, dialogando con la luce in un gioco di sottili trasparenze. Al primo piano, nel punto più panoramico, la zona living si attesta come fulcro dell’abitare. Le piccole aperture preesistenti vengono reinterpretate trasformandosi in ampi affacci aperti su un nuovo balcone aggettante. Qui il limite materico si dissolve: grazie al parapetto microforato il paesaggio collinare penetra lo spazio domestico senza filtri opachi, facendosi esso stesso materia di progetto.
Il museo ci deve essere ma, come il maggiordomo, non si deve vedere. Dice Mario Vargas Llosa. E’ quello che si è cercato di fare nella chiesa romanica di San Salvatore che era chiusa al pubblico da due secoli. A parlare deve essere innanzi tutto l’architettura. Chi ne varca la soglia è sollecitato a guardarne il volume, le linee, la luce. Difficilmente si resta insensibili a un’architettura come questa. Il percorso espositivo interpreta e comunica i dati emersi dal cantiere di restauro: dai resti archeologici agli affreschi riaffiorati dopo le scialbature, fino alla leggenda di Catilina legata all’edificio. L’allestimento museale è stato pensato a servizio del luogo e non viceversa. Non ha cercato, però, di mimetizzarsi, ma di comunicare apertamente la sua funzione nel rispetto dell’ambiente in cui si colloca. Non si sono utilizzati testi informativi e didascalie per non creare interferenze visive con la pulizia del disegno del monumento. Il visitatore trova una guida di sala personale nella lingua di preferenza. Il design dei supporti espositivi e multimediali valorizza la spazialità dell’aula e il dialogo con il contesto storico attraverso arredi dalle geometrie essenziali, realizzati in acciaio corten e vetro. Il corten, materico e strutturale, definisce una presenza fisica forte e riconoscibile, mentre il vetro, trasparente e immateriale, ospita proiezioni interattive che ampliano l’esperienza del visitatore, in equilibrio tra fisicità del monumento e dimensione digitale.
San Salvatore è un tipico esempio di chiesa ad aula di impianto romanico, collocata all’interno del nucleo più antico della città, già attestata da fonti storiche fin dal 979 e da alcuni autori ritenuta la prima chiesa edificata in città. Più volte rimaneggiata nel corso dei secoli, dal 1807 fu chiusa al culto e da quel momento pressoché inutilizzata. Il programma per il suo recupero prevedeva la realizzazione di uno spazio museale che riuscisse a sfruttare al meglio le ridotte superfici a disposizione, che fosse accessibile nei confronti dei portatori di handicap e consentisse un’ampia elasticità nella gestione degli impianti tecnologici. Il progetto è stato impostato sulla base di un doppio registro; il primo, più propriamente legato al restauro e focalizzato sul ripristino degli elementi strutturali e decorativi degradati, sia interni che esterni. Il secondo si è concentrato sulla valorizzazione delle qualità spaziali dell’edificio con l’introduzione di nuovi elementi architettonici per la definizione degli spazi idonei alle nuove funzioni e sul corretto inserimento di nuovi impianti e dotazioni tecnologiche. Si sono adottate soluzioni architettoniche e compositive ben riconoscibili, chiaramente leggibili come nuova, ulteriore, stratificazione nel corpo antico della chiesa e utili a conferire una nuova immagine all’antico monumento. Nel rispetto della preesistenza storica, le soluzioni tecniche e i dettagli elaborati rendono l’intervento completamente reversibile.
Il progetto di allestimento per lo Shoowroom di M.V.L. , azienda specializzata in impianti termici di riscaldamento, condizionamento e idrico-sanitari, interpreta lo spazio interno come un sistema aperto, in cui struttura, colore e funzione costruiscono una grammatica spaziale riconoscibile. Una sequenza di telai metallici leggeri, definiti da cromie primarie e sature (giallo, rosso, blu, verde), organizza lo showroom non per comparti rigidi ma per campi relazionali, capaci di orientare l’utente e intensificare l’esperienza percettiva. Gli elementi, declinati in configurazioni variabili (mobili, fissi, attrezzati) si adattano alle diverse condizioni d’uso: esposizione, supporto, separazione. Le superfici microforate e i frame metallici definiscono soglie permeabili, evitando la chiusura degli ambienti e mantenendo una continuità visiva e spaziale. L’allestimento si configura come dispositivo flessibile e riconfigurabile, in cui la componente costruttiva diventa linguaggio. Il progetto riflette una ricerca sull’essenzialità dell’elemento e sulla sua capacità di generare spazio, trasformando l’interno in una struttura dinamica, aperta a evoluzioni e riusi.
Il progetto del Museo Ferrucciano a Gavinana ha coinvolto la ristrutturazione del palazzo e il nuovo allestimento. Il Museo desueto per i servizi, per l’accessibilità, l’allestimento e l’estensione, è stato riprogettato di concerto con la Soprintendenza e con il Comitato Scientifico. La strategia progettuale ha messo a punto un palinsesto architettonico sul quale si sono innestate le varie discipline. Il progetto ha messo a norma l’accessibilità per tutte le utenze grazie all’introduzione dell’ascensore interno che collega i tre piani e il montascale esterno. L’importanza di questo piccolo museo nelle montagne pistoiesi risale nella centralità di Francesco Ferrucci, noto anche nell’Inno Nazionale Italiano. Il nuovo Museo ha inglobato il piano secondo del palazzo, precedentemente residenza e il piano seminterrato ove sono stati realizzati nuovi servizi igienici, accessibili anche dall’esterno durante manifestazioni pubbliche, e i depositi. Il progetto si caratterizza per elementi semplici: nuova pavimentazione in cotto, soffitti in legno dipinti in nero che prosegue su parti di pareti. Si va a comporre una sequenza di spazi, dove figura-sfondo fanno da nuovo contesto per la riorganizzazione dei pezzi esposti. Un Museo a vocazione didattica che ha coinvolto le associazioni locali: un’opera aperta di Comunità. Schermi digitali proiettano video e animazioni multimediali. L’allestimento in legno di rovere trattato naturalmente, si riallaccia idealmente alle palizzate difensive.
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