Villa D

Una microarchitettura in bioedilizia nelle campagne pistoiesi realizzata in ampliamento ad una rimessa agricola esistente. L’edificio prende spunto dall’architettura rurale dei luoghi e si caratterizzata con linee semplici e richiami all’architettura tradizionale, quali il tetto a falde a coppi e tegole e le mandolate in laterizio. La struttura è costituita da pilastri, travi ed arcarecci in legno lamellare ancorati con sistemi a scomparsa e realizzati con viti autopforanti. Per i prospetti laterali del fabbricato in ampliamento è stato concepito un inserto in laterizio, in richiamo alla mandolata toscana, per offrire la giusta privacy e creare un continuum materico e cromatico con la copertura in laterizio. Il prospetto principale, così come l’edificio esistente, viene inciso da una grande vetrata per favorire l’ingresso della luce naturale e la visuale sull’intera vallata.

Villa MD

L’edificio oggetto di intervento, un villino in stile liberty degli anni trenta, presentava un elevato livello di degrado oltre alla presenza di alcune superfetazioni frutto del frazionamento in due distinte unità immobiliari avvenuta negli anni cinquanta. Il progetto propone di ridare dignità all’edificio tramite interventi puntuali di restauro conservativo e la rimozione della scala esterna. Con la realizzazione di una scala interna nella posizione originaria, viene ripristinato l’aspetto storico dell’immobile all’epoca della sua costruzione, mentre all’interno il fabbricato viene svuotato in modo tale da creare un unico open-space tra ingresso, salotto e cucina con il pavimento in resina che risulta inciso da inserti in legno a testimonianza e memoria delle porzioni murarie demolite. La scala, come già detto riportata nella posizione originaria, viene sospesa rispetto al mobile di partenza grazie a tiranti in ferro ancorati al solaio sovrastante, diventando da mobile d’arredo, collegamento funzionale con i piani sovrastanti.

I lavori di restauro conservativo hanno interessato la facciata sul Corso e la copertura dell’aula retrostante. Per la facciata si trattava di intervenire sull’avanzato degrado del paramento murario, in buona parte a vista (pietra e laterizio) e con ricorsi orizzontali ad intonaco, da tempo soggetto a fenomeni di disgregazione e progressivo distacco di frammenti. Sono state utilizzate malte di calce naturale per la stilatura dei giunti che avessero le stesse caratteristiche materiche e cromatiche delle preesistenti, con inerti di granulometria adeguata, attraverso l’esecuzione di apposite campionature. Gli interventi sulla facciata sono stati completati con un restauro del portale che potremmo definire morfologico. Questo, nella fase di ricostruzione post-bellica, era rimasto incompleto, con l’intento successivo di ricollocare l’apparato decorativo lapideo, danneggiato dagli eventi bellici. Tale lettura ha portato ad una soluzione che da una lato accrescesse il decoro complessivo della facciata, banalizzato dall’utilizzo di materiali di scarsa qualità e da tessiture murarie scadenti e dall’altra permettesse di ridare leggibilità alla stessa morfologia del portale, rispettando il manufatto originale. L’intervento si è pertanto limitato ad un ripristino dell’intonaco sulle lesene che delimitano il portale, consentendo di migliorare la leggibilità, ridefinendo sul piano materico l’originale stacco fra il portale stesso e la superficie muraria a vista della facciata.

Fondazione MAiC

  • 7 mesi ago
  • written by PAT19

Il progetto è nato per rispondere alla richiesta di un centro di riabilitazione per l’handicap fisico e mentale, per l’autismo e per un supporto fisioterapico aperto alla città. Nuovi corpi di fabbrica, articolati e divisi per funzioni diverse, sono collegati al vecchio edificio, ampliato e ristrutturato, da un percorso coperto che si apre su un parco a verde attrezzato: “metronomo” che scandisce il tempo della permanenza. Il nuovo edificio, a pianta ellittica, con il corpo in mattoni ed un percorso a due livelli coperto da una struttura in metallo e vetro, ricorda il gesto del seminatore quando il braccio allarga il movimento e spande il seme per raccontare al mondo il frutto che nascerà; ed anche nel suo ingresso a forma tronco-conica, i simboli si susseguono e i materiali si sommano per raccontare, senza nasconderli, coloro che vivono dentro e devono sentirsi proiettati in quel mondo che spesso viene loro negato. All’interno, aule/laboratorio per lo sviluppo di capacità operativo-sensoriali, un auditorium, una nuova aula liturgica per rispondere anche alle esigenze del quartiere e della città. Nuovo e antico convivono, anche nel vecchio edificio ristrutturato, memoria e permanenza della storia, che, con la sua quinta in mattoni (materiale unificante di tutto l’intervento), curvata e possente, offre con i suoi vuoti, da dentro e da fuori, scorci, quadri e nuove prospettive. Un’avventura non facile, vissuta con il mio collega e collaboratore arch. Riccardo Lombardi.

Trattasi della realizzazione di edificio residenziale monofamiliare ad Uzzano (Pistoia); disposto su più livelli oltre ad una ampia terrazza di copertura-solarium con pannelli fotovoltaici per il fabbisogno energetico e una serra solare per incrementare l’apporto termico nei mesi invernali. I locali per la residenza al piano primo sono accessibili da una rampa panoramica. Il risparmio energetico è elevato, dato l’impianto di riscaldamento radiante a pavimento alimentato da una pompa di calore e il trattamento termo igrometrico dell’aria, tutto autosufficiente perché alimentato dall’energia di 9KW prodotta dai pannelli fotovoltaici. L’involucro edilizio, realizzato con il sistema costruttivo prefabbricato a secco Rubner, garantisce alto isolamento termico ed elevati standards di risparmio energetico, come dai protocolli di CasaClima. Le facciate isolate con un pannello di sughero di sp=cm.8; gli infissi in alluminio-legno a taglio termico e vetrate basso emissive con sistemi per la mitigazione degli effetti solari. Il sistema edilizio, i materiali eco-compatibili impiegati rispondono alle norme richieste per le strutture lignee antisismiche.

Il progetto sì è posto l’obiettivo di riqualificare l’area prospiciente la Chiesa della Vergine (Arch. G. Michelucci) attraverso la demolizione di un edificio fatiscente costruito nel dopoguerra e la costruzione di un nuovo centro polifunzionale destinato ad attività pastorali e di servizio. Centrale è la ricerca di un rapporto di forte interazione con gli spazi esterni, oltre che per l’attenzione alla sostenibilità ed all’efficienza energetica. La cappella feriale presenta una marcata interazione con lo spazio esterno, mediata da un portico ed un sagrato; ciò emerge sia in termini di percezione visiva che di continuità spaziale dei percorsi. La sistemazione interna tende a privilegiare l’accoglienza e il movimento visivo legato ai giochi di luce. L’articolazione delle aperture ha permesso di dotare la cappella di una multiforme luce naturale con “lame di luce” che, durante il giorno, valorizzano in particolare i luoghi della liturgia. Gran parte della copertura è occupata da pannelli fotovoltaici che alimentano gli apparecchi illuminanti a led e l’impianto di climatizzazione a pompe di calore, con una potenza di 15 Kw in regime di scambio sul posto. Si tratta di un impianto che possiamo definire “ibrido”, in quanto i moduli non sono integrati in senso stretto (ossia in sostituzione di parti della copertura) ma ne seguono la morfologia e l’inclinazione e sono collocati in apposite “vasche di alloggiamento”, ricavate nel profilo della copertura metallica in zinco-titanio.

La Casa comunale vuole essere punto di riferimento energeticamente efficiente e sostenibile per la popolazione di una area montana periferica, scelta strategica del committente per avvicinare i propri servizi con ridotti costi di gestione e fornire un esempio concreto alla cittadinanza di buone pratiche architettoniche e costruttive. Ospita un ambulatorio medico, una medicheria, un punto servizi e una sala polivalente idonea ad accogliere diverse tipologie di iniziative ed eventi sia pubblici che privati. È realizzato con struttura in pannelli di legno X-Lam e isolamento termico in fibra di legno, fibra di canapa e sughero. Il legno utilizzato per le finiture e gli arredi è della specie douglasia (pseudotsuga menziesii) di produzione locale proveniente dalle foreste del demanio regionale. Le scelte progettuali hanno mirato a inserire l’edificio armoniosamente nel contesto, senza rinunciare a caratterizzarlo, e a ottimizzarne il comportamento bioclimatico e passivo, in modo che la ridottissima richiesta di energia possa essere quasi integralmente coperta dalla produzione dei pannelli fotovoltaici. Questo con uno sguardo all’utilizzo dei materiali, e in particolare delle finiture esterne, improntato a un’estetica finalmente libera da quell’accanimento contro il sano e naturale invecchiamento che rischia spesso avvelenare i nostri edifici e l’ambiente, ma saldamente basato su quelli accorgimenti tecnici indispensabili per far durare nel tempo un edificio a struttura lignea.

Il contesto ambientale in cui è inserito il progetto fa parte della prima fascia collinare alle spalle dì Montecatini Terme destinata, per la sua pregevole valenza paesaggistica, prevalentemente a residenze mono familiari di villeggiatura . L’accentuato declivio del lotto che dalla strada si dirige verso il fondo valle ha suggerito uno sviluppo altimetrico che asseconda l’andamento del terreno risolvendo così la volumetria su un solo livello al pianoterra e portando la zona notte sul piano inferiore traslata di un modulo. La casa si presenta chiusa sul fronte strada e si apre con pareti interamente vetrate sul lato interno rivolto al paesaggio collinare, proiettandosi al suo interno con un volume estroflesso e compenetrandosi con il contesto verde. La struttura é costituita da una parte basamentale in cemento armato al livello inferiore su cui poggia lo sbalzo in acciaio rivestito con un sistema a secco. La casa é realizzata con i massimi criteri di efficienza energetica e si inserisce nel contesto naturalistico con un linguaggio architettonico assolutamente contemporaneo che cerca attraverso l’utilizzo di materiali naturali quali i legni , le pietre e la scelta di colori neutri recuperati dalla natura stessa l’integrazione con ciò che la circonda. Il progetto interpreta il desiderio e dei sui familiari di far vivere a EDOARDO , affetto dalla nascita da una grave forma di disabilità, la magia del contesto naturalistico in cui è nato ad ogni ora del giorno è della notte.

Romanico Automatico

Romanico è un intervento realizzato nel centro storico di Pistoia, in un’area a lungo dimenticata. Il processo di recupero di questo spazio, a cura dell’associazione Spichisi, intende valorizzare l’area di Piazzetta Sant’Atto e Vicolo dei Bacchettoni attraverso un programma di residenze artistiche ed eventi correlati. Questo luogo oggi, grazie ad un patto di collaborazione e gestione dei beni comuni, stretto tra l’associazione, alcuni residenti e l’amministrazione comunale, prende il nome di Giardino di Cino. Il progetto fa forza sulla particolare scala di questo luogo, trasformandolo da vicolo dimenticato in spazio pubblico, intimo e raccolto, una sorta di giardino inaspettato popolato da interventi artistici e dispositivi di aggregazione sociale. La prima fase, Romanico Automatico, consiste nella realizzazione di un disegno a terra frutto di un’astratta, seppur rigorosa, manipolazione dei temi compositivi dell’architettura romanica. L’intervento si pone l’obiettivo di rafforzare l’identità dell’area mediante l’uso di una matrice grafica ben radicata nell’immaginario comune dei cittadini pistoiesi, instaurando un dialogo di continuità e trasformazione con i numerosi esempi di architettura romanica del centro storico. La seconda fase, realizzata a distanza di due anni a causa dell’emergenza Covid, ha visto l’installazione di dispositivi pensati per la seduta e funzionali allo svolgimento degli eventi curati dall’associazione in programma per primavera 2022.

Un cubo di cemento appoggiato su di una lama d’acqua ed un muro a secco, sospeso su un campo di ulivi e affacciato sulla pianura che vede Firenze all’orizzonte. Concrete Barn è un edificio destinato al tempo libero ed alla convivialità. È il fienile contemporaneo di una residenza tradizionale appoggiata sulle colline del Montalbano; costruito come un tubo di cemento, aperto sullo spettacolare paesaggio che lo fronteggia, il cui cannocchiale ottico è filtrato da una membrana costruita prendendo a prestito le trame di mezzane di laterizio che ombreggiano gli interni dei fienili tradizionali. Al suo interno spazi dedicati alla convivialità, al tempo libero ed alla contemplazione. Una cucina, un forno a legna, un tavolo, un piccolo servizio sono tutto quello che serve. Il paesaggio è parte dell’architettura, reso ancora più interessante dalla vibrazione imposta dalla trama di laterizio. All’esterno il volume del forno e del camino sono rivestiti della stessa pietra dei muri a secco della campagna circostante. Cemento, pietra e laterizio si completano nel segno d’acqua della piscina, scavata nella superficie netta dell’aia, rivolta verso le colline vicine ed il lontano orizzonte della pianura. Aia di pietra chiara e di legno grigio, ombreggiata da una pergola leggera e circondata da un giardino naturale e stagionale (landscape arch. Bellesi-Giuntoli). Acqua e cemento, mattone e pietra, superfici lisce soleggiate che dialogano con facciate ombrose e materiche.

L’edificio, a pianta rettangolare, è costituito da tre ambienti contigui e comunicanti: uno destinato alla cucina-cambusa; un secondo con carattere polifunzionale e l’ultimo occupato dai servizi. Esteticamente, il fabbricato si presenta come un poliedro a base rettangolare la cui sezione trasversale riproduce l’immagine elementare della casa con tetto a due falde. Per sottolineare questa forma primigenia i due lati minori sono stati rivestiti con una lamina brunita di rame, la stessa che ricopre il tetto a capanna. La scelta è stata dettata anche dalla necessità di proteggere efficacemente le murature, recuperando la pratica presente nel nostro Appennino di coprire con lamiere le facciate più esposte alle intemperie. Le due pareti lunghe, protette dalla sporgenza delle gronde, sono foderate con tavole di legno di abete al naturale; identica essenza per i portelloni delle aperture. La scelta di nascondere le componenti tecnologiche e dunque di concepire i canali di raccolta delle acque meteoriche come due fessure in prossimità delle gronde e di incassare i canali discendenti all’interno delle murature è stata dettata dalla volontà di far risaltare la pulizia formale del volume. La tecnica costruttiva adottata è la muratura portante. Questo nuovo edificio, pur rifacendosi a criteri tipologici e costruttivi propri della nostra Montagna, intende rifuggire facili e falsi esiti mimetici nella ricerca di un appropriato rapporto con il contesto ambientale.

Il progetto ha visto la realizzazione di un nuovo centro direzionale, in ampliamento dei locali della sede centrale della Banca Alta Toscana – Credito Cooperativo, con il fine di realizzare un polo di aggregazione a favore sia della stessa banca che della comunità di Quarrata (Pistoia). Al piano primo del nuovo edificio si trovano uffici (circa 750 mq) che si sviluppano sui fronti est – sud – ovest, ovvero sopra l’atrio d’ingresso ed il corpo servizi dell’auditorium, in corrispondenza del prospetto posteriore della Sede della banca, cui si collega con una passerella sospesa in acciaio e vetro, nonché sopra il deposito e l’archivio cartaceo. L’accesso avviene dal vano scale/ascensore e blocco servizi posto in posizione baricentrica, vano che si sviluppa poi – per permetterne l’accesso agli addetti alla manutenzione – fino alla copertura, ove sono collocati i vani tecnici – in parte coperti ed in parte a cielo aperto – e la schiera dei pannelli fotovoltaici. Al vano scala d’accesso principale si aggiungono altre due scale aperte, quali vie di esodo a norma di legge, in acciaio, collocate alle due estremità del piano primo. Il piano terra invece è destinato a funzioni per la collettività ed il sociale; vi troviamo infatti la grande aula/auditorium con capienza di 850 posti, per conferenze, assemblee, mostre, esposizioni temporanee e manifestazioni della Banca, mentre sul fronte della viabilità pubblica, si trovano altri spazi con funzioni collegabili all’attività sociale.

Premio Architettura Toscana

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