Nel cuore produttivo di Poggibonsi, la VITAP Costruzioni meccaniche Spa si rigenera mostrando la capacità realizzativa delle nuove macchine. Il progetto architettonico prevede di creare una facciata tecnica con una trama incisa di esagoni in continuità con l’edificio principale, una soluzione dal carattere contemporaneo con un contrasto tra pieno e vuoto retroilluminato che si sviluppa con effetto graduale. L’idea del concept ruota intorno alla figura geometrica dell’esagono, è il poligono che permette di organizzare nel modo più efficiente uno spazio, evitando sprechi e dissimmetrie; la trama delle celle esagonali evoca la laboriosità delle api e il loro messaggio intrinseco che le difficoltà sono superabili soltanto con assidua applicazione e totale impegno. Di giorno la facciata scherma la parete retrostante e risolve la precedente immagine frastagliata, di notte invece si ottiene un effetto di grande impatto, i vuoti illuminati aumentano di densità parallelamente all’aumento dell’oscurità, come una piccola porzione di cielo stellato. L’intera facciata è progettata utilizzando pannelli lavorati meccanicamente, è stato usato un laminato decorativo compatto ad alta pressione (HPL); le dimensioni dei moduli sono state scelte per ottimizzare il materiale e con l’obiettivo di creare una continuità di impatto che facesse percepire una superficie omogenea.

Il cimitero di Castel San Gimignano è un esempio paradigmatico di Camposanto nella campagna Toscana. La forma unitaria conserva visibili i suoi caratteri tipologici: un recinto con muratura in pietrame e campi di sepoltura su quote altimetriche sfalsate a seguire le pendenze del terreno. Il nuovo segno dei muri gabbionati contenenti pietra calcarea locale, dialogano con le sequenza lineari delle murature del recinto di confine e del muro a secco del salto di quota tra il campo superiore e inferiore. La conformazione a cappella dei nuovi loculi determina lo spazio per la preghiera e il ricordo. La massa plastica dei due cubi di pietra compongono dialettici rapporti tra interno e esterno, tra pieni e vuoti, tra memoria e presente. La scelta consapevole di impiegare muri gabbionati, utilizzati di consueto come contenimento di pendii e terre, è stata determinata dalla tensione espressa dal luogo. I muri a secco rappresentano il diretto legame fisico e spirituale con la vita di chi ha vissuto il contesto ambientale, civico e culturale. Luogo carico di storia e di lavoro con e per le terre: materia di sostentamento e di vita. Il muro a secco del terrazzamento tra i due campi è stato restaurato e integrato da una spalletta di protezione con gabbionature naturalizzate con essenze di sedum. Il campo superiore è stato piantumato a prato. Restaurati gli intonaci, la cappella esistente e le murature. Nuovi cipressi attenuano l’impatto visivo con loculi pre-esistenti.

Cantina Cupano

Il progetto ha tenuto principalmente conto dell’alto valore ambientale del luogo, con un’impronta di sostenibilità che integra l’aspetto ambientale ed economico al design. L’edificio è stato concepito per semplificare la complessità funzionale di una cantina, privilegiando soluzioni costruttive versatili per massimizzare la flessibilità degli spazi, ridurre il volume costruito e garantire comfort elevato con bassi consumi energetici potenziando quelli passivi. Il guscio esterno della nuova area di vinificazione, realizzato con cemento a vista colorato in pasta, è caratterizzato da una superficie vibrante ottenuta con una casseratura di assi da ponte di diverso spessore. Le facciate ventilate sono rivestite con tavole di abete lasciate all’ossidazione naturale, mentre le lattonerie, i canali di gronda e la copertura della zona centrale sono in acciaio corten. La struttura della zona lavorazioni, posizionata tra le due cantine, è costituita da una maglia in carpenteria metallica in acciaio nero sabbiato. Diverse tipologie di aperture conferiscono diversità materica: piccole bucature quadrate, fisse o apribili, nella quinta di cemento per illuminare la zona di vinificazione; una grande vetrata orientata a est, schermata dal verde, e la copertura apribile per l’illuminazione e il ricambio d’aria nella zona lavorazione del prodotto. Tutte le superfici vetrate sono state arretrate per evitare riflessi nel paesaggio circostante, garantendo un’integrazione ottimale con l’ambiente.

Lo scenario paesistico in cui è inserito il borgo di Torri trova la sua unicità nelle relazioni tra gli elementi che lo compongono: il centro storico dialoga con il paesaggio agrario modellato dall’azione antropica nel corso dei secoli. La lettura del territorio è stata quindi fondamentale per un progetto che mirasse a recuperare gli spazi pubblici del borgo, volendo fornire anche una chiave di lettura della memoria storica del tessuto urbanistico. L’intervento si costituisce quindi di un nuovo disegno dei luoghi cardine della socialità di Torri restituito tramite lo studio ed il ricordo della coltura a grano, la più diffusa nel territorio di pertinenza produttiva del borgo: una pavimentazione architettonica con ghiaia a vista, eco dell’antica viabilità in terra battuta, si intreccia a ricorsi in pietra calcarea, riflesso dei solchi tracciati con l’aratro durante la semina. Le necessità tecnologiche del materiale portano quindi all’utilizzo di sottili ricorsi metallici bruniti, pretesa per l’identificazione degli antichi assi viari e del loro tracciato desunto dalle indagini di archivio. Tramite sedute in pietra ed essenze autoctone si costituisce un arredo urbano in grado di restituire gli spazi ove la socialità si condensava in tempi in cui il borgo era ancora centro nevralgico di un tessuto produttivo vocato all’agricoltura: dinamiche sociali, da tempo inaridite nei piccoli centri, che possono rinascere tramite una lettura consapevole del proprio passato.

Lo scenario paesistico in cui è inserito il borgo di Torri trova la sua unicità nelle relazioni tra gli elementi che lo compongono: il centro storico dialoga con il paesaggio agrario modellato dall’azione antropica nel corso dei secoli. La lettura del territorio è stata quindi fondamentale per un progetto che mirasse a recuperare gli spazi pubblici del borgo, volendo fornire anche una chiave di lettura della memoria storica del tessuto urbanistico. L’intervento si costituisce quindi di un nuovo disegno dei luoghi cardine della socialità di Torri restituito tramite lo studio ed il ricordo della coltura a grano, la più diffusa nel territorio di pertinenza produttiva del borgo: una pavimentazione architettonica con ghiaia a vista, eco dell’antica viabilità in terra battuta, si intreccia a ricorsi in pietra calcarea, riflesso dei solchi tracciati con l’aratro durante la semina. Le necessità tecnologiche del materiale portano quindi all’utilizzo di sottili ricorsi metallici bruniti, pretesa per l’identificazione degli antichi assi viari e del loro tracciato desunto dalle indagini di archivio. Tramite sedute in pietra ed essenze autoctone si costituisce un arredo urbano in grado di restituire gli spazi ove la socialità si condensava in tempi in cui il borgo era ancora centro nevralgico di un tessuto produttivo vocato all’agricoltura: dinamiche sociali, da tempo inaridite nei piccoli centri, che possono rinascere tramite una lettura consapevole del proprio passato.

Il Museo del Cristallo di Colle di Val D’Elsa ha dovuto chiudere vari anni a causa di notevoli lavori di restauro e risanamento che si sono chiusi nel 2020 sotto il progetto e direzione lavori dello Studio tecnico Associato S.T.I.G. Data l’importanza di un settore artigianale ancora vivo sul territorio e che ha fatto la storia del paese, il Comune di Colle nel 2020/2021 ha deciso di sfruttare l’occasione per ripensare un nuovo allestimento, incaricando un team di professionisti per progettare la nuova veste del museo. Trattandosi di una materia viva, e non una semplice collezione storica di un popolo scomparso, è stato fondamentale coinvolgere parte degli artigiani e dei cittadini. E’ iniziato così un percorso esemplare di co-progettazione, lungo più di un anno, in cui si è riunito un comitato scientifico composto da alcuni membri dell’amministrazione comunale, artigiani del settore, esperti del vetro e del cristallo, ed i vari professionisti incaricati. La progettazione è nata da un continuo ascolto e dibattiti, che se da una parte ha allungato i tempi, dall’altra ha dimostrato la qualità unica del progetto finale. I tecnici sono stati la mano che ha tradotto su carta, e poi in concreto nella direzione lavori, le idee nate da questi continui e fruttuosi scambi. Un progetto che ha riacceso speranze, ricordi e nuove prospettive per la cittadinanza e per il settore del cristallo, che affascina e rimane una delle principali eccellenze di Colle Val D’Elsa.

Geografico

L’Immobile si trova nelle campagne senesi, è un edificio industriale con struttura prefabbricata, realizzato alla fine degli anni 60, in disuso dal febbraio 2020 ovvero da quando la sede di Tenute Piccini Spa (azienda vitivinicola italiana) si è trasferita, per esigenze produttive, nel più funzionale opificio nella zona industriale di Casole d’Elsa. Questo immobile sarà utilizzato nel futuro da Tenute Piccini Spa per valorizzare l’immagine dell’azienda, immerso com’è nei vigneti del Chianti senese che rappresentano anche le proprie origini. L’idea progettuale ha mantenuto inalterata la struttura dell’immobile esistente per arrivare alla realizzazione di un manufatto dall’estetica completamente diversa e rispondente alle nuove esigenze commerciali dell’azienda. Il nuovo manufatto sarà costituito da due volumi, uno pieno e materico ad andamento verticale ed uno vuoto e arioso ad andamento orizzontale. Il primo volume richiama un torrino medievale chiuso, ispirato anche dai diversi esempi di fortificazione circostanti, ha un volume deciso, scandito verticalmente dal nuovo rivestimento metallico in quadrotti di 10×10 cm a tutt’altezza, posti alla distanza di 10 cm della facciata, lasciata peraltro inalterata nella forma originaria, che ha creato un gioco di ombre e luci, pieni e vuoti molto serrati caratterizzanti il progetto. Il secondo volume si appoggia al torrino, è leggero ed aereo, e si contrappone alla matericità del primo grazie alle ampie aperture vetrate sulla facciata

Il Museo del Cristallo di Colle di Val D’Elsa ha dovuto chiudere vari anni a causa di notevoli lavori di restauro e risanamento che si sono chiusi nel 2020 sotto il progetto e direzione lavori dello Studio tecnico Associato S.T.I.G. Data l’importanza di un settore artigianale ancora vivo sul territorio e che ha fatto la storia del paese, il Comune di Colle nel 2020/2021 ha deciso di sfruttare l’occasione per ripensare un nuovo allestimento, incaricando un team di professionisti per progettare la nuova veste del museo. Trattandosi di una materia viva, e non una semplice collezione storica di un popolo scomparso, è stato fondamentale coinvolgere parte degli artigiani e dei cittadini. E’ iniziato così un percorso esemplare di co-progettazione, lungo più di un anno, in cui si è riunito un comitato scientifico composto da alcuni membri dell’amministrazione comunale, artigiani del settore, esperti del vetro e del cristallo, ed i vari professionisti incaricati. La progettazione è nata da un continuo ascolto e dibattiti, che se da una parte ha allungato i tempi, dall’altra ha dimostrato la qualità unica del progetto finale. I tecnici sono stati la mano che ha tradotto su carta, e poi in concreto nella direzione lavori, le idee nate da questi continui e fruttuosi scambi. Un progetto che ha riacceso speranze, ricordi e nuove prospettive per la cittadinanza e per il settore del cristallo, che affascina e rimane una delle principali eccellenze di Colle Val D’Elsa.

L’intervento prevede la realizzazione di due fabbricati, ispirati dal complesso residenziale Heuberg di Vienna (Adolf Loos), sfalsati tra di loro sia trasversalmente che in altezza, configurati come due masse monolitiche scolpite secondo una serie di facce e piani inclinati e adagiati sull’orografia dell’area per ottenere una Siedlungen moderna. Ogni fabbricato è composto da un piano seminterrato adibito a parcheggi, cantine e locali tecnici condominiali e due piani fuori terra destinati a residenziale. Una scala interna collega direttamente la quota dei parcheggi con le residenze soprastanti. Agli appartamenti si accede dai percorsi pedonali alternati a giardini privati a monte dei fabbricati, per poi trovare il vano scala in corrispondenza dello scarto della facciata. Al fine di assecondare l’andamento naturale del terreno, ogni stecca scarta di circa 70 cm verso il basso in corrispondenza del vano scala, ne deriva che in facciata la scansione delle aperture varia in altezza assecondando la quota di imposta. La stessa lavorazione dell’intradosso tende a conferire quella sensazione di massa scolpita che volevamo ottenere. L’elemento che rompe l’apparente rigidità dei volumi è il sistema delle aperture in facciata, ora elementi lavorati per estrusione, ora per sottrazione, non sono altro che la cornice di quadri naturali già esistenti. Il tetto è risolto con un sistema di falde, di colmi e di linee di gronda variabili tali da conferire alla copertura un carattere scultoreo.

Un fortino nelle campagne senesi, un’architettura povera ma massiccia nata dalla vita e dalla tradizione contadina, che si presentava come il tipico insieme di elementi tipologici dell’edilizia rurale toscana. L’intervento di riorganizzazione evita ogni tentativo di ricreare il falso: ripulito l’involucro esterno in pietra e mattoni, vengono introdotti con decisione elementi brutalisti in cemento armato a vista, dalle geometrie semplici ma caratterizzanti, corredati da infissi ed elementi funzionali in acciaio corten. L’architettura contemporanea non si nasconde, ma dialoga con i materiali tipici della tradizione toscana: cotto, pietra e legno si alternano al vetro, alle bruniture dei metalli e alle finiture del cemento. La rilettura dei prospetti ha permesso l’aumento dell’interazione interno-esterno, secondo una continua connessione con il paesaggio. In adiacenza alla casa principale, l’ex annesso agricolo viene rivisitato con una struttura in cemento e vetro a creare una piccola piscina coperta, un calidarium, foderato in travertino, che apre lo sguardo sui vigneti circostanti. Un sentiero tra ulivi, piante aromatiche e graminacee, raggiunge l’agriturismo, dove tradizione costruttiva locale, cromie del territorio e paesaggio si fondono attraverso il calore degli intonaci, il riordino delle aperture vetrate dei prospetti e le pensiline in corten e legno che disegnano una geometria di ombre su luoghi di sosta pavimentati in cotto.

Con la realizzazione della sala degustazione si completa il progetto dell’Azienda agricola Fornacina iniziato ormai qualche anno fa. L’impianto generale della cantina ripercorre il tema del podere toscano caratterizzato dall’aia come zona centrale intorno alla quale ruotano tutti gli elementi che compongono l’appoderamento. Qui l’aia, contraddistinta dalla quercia secolare che ci dà il benvenuto giungendo dal vialetto d’ingresso, è delimitata a nord dalla casa poderale e ad ovest dall’ingresso alla cantina, posto in contrapposizione all’accesso. Tutto il sistema si sviluppa sul crinale della collina e, sfruttando la pendenza del terreno, si dispone longitudinalmente da nord a sud orientandosi verso la punta del Monte Amiata che diventa il fulcro dell’impianto prospettico: la nuova sala degustazione si presenta alla vista del viaggiatore che, giunto nell’aia davanti alla facciata in pietra dalla forma a capanna, si volta verso l’Amiata. La sala si posiziona sopra la zona dell’invecchiamento del vino posta nella parte interrata del progetto, e si configura come un elemento interamente vetrato perché completamente immerso nella vigna e dunque proscenio verso i filari e l’orizzonte. La nuova struttura è composta da cinque campate con pilastri di corten e travi in legno lamellare ed una copertura anch’essa in legno lamellare. Lo spazio razionalizzato dall’uomo si proietta verso la vigna attraverso uno sbalzo della copertura di 5 metri: un tuffo in mezzo alla bellezza della natura.

Dai colori, gli odori e i sapori del territorio nascono le linee, le forme e i luoghi. Il percorso del visitatore si snoda all’interno di questa antica residenza fra la storia e la contemporaneità. I materiali, i tessuti, gli oggetti di recupero e l’artigianato identificano gli ambienti privilegiandone l’unicità. Il progetto di interior è incentrato sull’integrazione tra i valori ed i caratteri del contesto storico, artistico, paesaggistico, umano ed il linguaggio architettonico contemporaneo per creare ambienti accoglienti, che avvolgano ed emozionino. L’ospite vive l’esperienza del viaggio nel cuore dell’antico borgo di Montalcino all’interno di uno spazio, raffinato, confortevole, genuino, permeato da tradizione e contemporaneità. La cura e l’attenzione al contesto si concretizza nella scelta dei materiali, dei colori, delle forme. In tutte le stanze sono restaurati i soffitti originali in legno di castagno e mezzane in cotto, le pareti sono trattate con finitura a calce e dove possibile sono state mantenute le originali pareti in pietra. Gli altri materiali sono il travertino toscano, il rovere miele, il ferro. Il vetro, l’acciaio e l’illuminazione led conferiscono un tono contemporaneo e delicato in armonia con la storicità della struttura. Grande importanza è attribuita all’artigianalità, al materico, al “su misura”, alla tradizione, integrando questi temi con gli elementi più interessanti e qualificanti dell’innovazione.

Premio Architettura Toscana

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