Con la realizzazione della sala degustazione si completa il progetto dell’Azienda agricola Fornacina iniziato ormai qualche anno fa. L’impianto generale della cantina ripercorre il tema del podere toscano caratterizzato dall’aia come zona centrale intorno alla quale ruotano tutti gli elementi che compongono l’appoderamento. Qui l’aia, contraddistinta dalla quercia secolare che ci dà il benvenuto giungendo dal vialetto d’ingresso, è delimitata a nord dalla casa poderale e ad ovest dall’ingresso alla cantina, posto in contrapposizione all’accesso. Tutto il sistema si sviluppa sul crinale della collina e, sfruttando la pendenza del terreno, si dispone longitudinalmente da nord a sud orientandosi verso la punta del Monte Amiata che diventa il fulcro dell’impianto prospettico: la nuova sala degustazione si presenta alla vista del viaggiatore che, giunto nell’aia davanti alla facciata in pietra dalla forma a capanna, si volta verso l’Amiata. La sala si posiziona sopra la zona dell’invecchiamento del vino posta nella parte interrata del progetto, e si configura come un elemento interamente vetrato perché completamente immerso nella vigna e dunque proscenio verso i filari e l’orizzonte. La nuova struttura è composta da cinque campate con pilastri di corten e travi in legno lamellare ed una copertura anch’essa in legno lamellare. Lo spazio razionalizzato dall’uomo si proietta verso la vigna attraverso uno sbalzo della copertura di 5 metri: un tuffo in mezzo alla bellezza della natura.

Dai colori, gli odori e i sapori del territorio nascono le linee, le forme e i luoghi. Il percorso del visitatore si snoda all’interno di questa antica residenza fra la storia e la contemporaneità. I materiali, i tessuti, gli oggetti di recupero e l’artigianato identificano gli ambienti privilegiandone l’unicità. Il progetto di interior è incentrato sull’integrazione tra i valori ed i caratteri del contesto storico, artistico, paesaggistico, umano ed il linguaggio architettonico contemporaneo per creare ambienti accoglienti, che avvolgano ed emozionino. L’ospite vive l’esperienza del viaggio nel cuore dell’antico borgo di Montalcino all’interno di uno spazio, raffinato, confortevole, genuino, permeato da tradizione e contemporaneità. La cura e l’attenzione al contesto si concretizza nella scelta dei materiali, dei colori, delle forme. In tutte le stanze sono restaurati i soffitti originali in legno di castagno e mezzane in cotto, le pareti sono trattate con finitura a calce e dove possibile sono state mantenute le originali pareti in pietra. Gli altri materiali sono il travertino toscano, il rovere miele, il ferro. Il vetro, l’acciaio e l’illuminazione led conferiscono un tono contemporaneo e delicato in armonia con la storicità della struttura. Grande importanza è attribuita all’artigianalità, al materico, al “su misura”, alla tradizione, integrando questi temi con gli elementi più interessanti e qualificanti dell’innovazione.

Podere Cerreto

Il progetto converte Podere Cerreto, all’origine una torretta di avvistamento medievale, in un centro di innovazione e ricerca sull’energia e la sostenibilità, rivelando la memoria e le tracce dei suoi otto secoli di storia, e aggiungendovi un nuovo capitolo legato all’ambiente e al futuro, in intenso dialogo con quelli precedenti. La Via Francigena, che oggi lambisce la proprietà, attraversava originariamente il podere: questo elemento di memoria è stato rivelato tramite un tappeto lineare di pietre di recupero e un taglio sul muro di recinzione (due lame di corten e lastre in travertino) che punta verso il Castello di Monteriggioni e crea un nuovo accesso. Tutte le preesistenze sono state restaurate con il massimo rispetto, lavorando per analogia sull’esterno e per contrasto sugli interni, dove i materiali della tradizione sono valorizzati dalle aggiunte contemporanee. Il vano a tutta altezza attraversato dalla scala semiellittica, metafora dell’energia, fornisce luce dai lucernari verso gli ambienti circostanti, tramite delle perforazioni nelle murature cerchiate in ferro calamina, che si ripetono per tutto l’edificio connettendo gli ambienti di lavoro e riquadrando i paesaggi interni, cosi come le finestre riquadrano quelli esterni. I muri non portanti sono stati sostituiti da pareti in vetro, mentre a pavimento una resina materica colore della foglia dell’olivo attraversa tutti gli spazi, riquadra tappeti in cotto di recupero e crea elementi di arredo.

Realizzazione della nuova cantina Bindella per una produzione media di vini del territorio pari a 55 ettari, centro aziendale amministrativo con annesso centro di degustazione con accoglienza per circa 120 persone. La cantina è stata realizzata per un ciclo produttivo orizzontale, con dei principi base da rispettare, ed in particolare:gli impianti dovevano essere completamente a vista e con un sistema di manutenzione sempre accessibili in tutte le sue parti;i visitatori dovevano poter visitare la cantina ed osservare tutto il ciclo produttivo senza mai entrare in contatto con le zone di lavoro;lo spazio di visita doveva permettere una esposizione di opere d’arte di proprietà del signor Rudi Bindella;permettere attraverso una forte trasparenza perimetrale del costruito una significativa compenetrazione del territorio circostante con la nuova architettura riducendo al massimo l’impatto ambientale.Lo Studio Fiorini Salerno ha quindi realizzato la cantina su due livelli con un piano terra su cui si sviluppa tutto il ciclo produttivo ed un piano primo dedicato al ricevimento delle uve ed alle visite. La copertura dell’intero impianto è stata realizzata per ospitare un orto giardino di circa 2500 mq in continuità con il giardino esistente del Podere Valloccaia di Sopra, una struttura poderale realizzata alla fine dell’800.Il centro degustazione di forma ellittica a doppio volume il cui asse minore è perfettamente allineato con la piazza principale di Montepulciano

Adagiata sulle colline toscane ed articolata in volumi rigorosi ed eleganti che ne interpretano l’andamento, La Manufacture è la nuova sede produttiva, specializzata nella produzione di borse, della maison Celine in Italia. L’edificio, 5.200 mq destinati ad accogliere i nuovi 250 artigiani, si colloca nel comune di Radda in Chianti, in provincia di Siena, sul sedime di un vecchio stabilimento industriale dismesso. L’attenzione per il contesto, la visione del paesaggio circostante praticamente da ogni punto di vista, la continua percezione del tempo che passa e del cambio delle stagioni, la luce che entra da ogni parte, mirano a rendere il lavoro all’interno dell’edificio un’esperienza piacevole ed unica e ad avere un riflesso positivo sulle persone che vi lavorano. Le facciate in mattoni di vetro, con la funzione di regolare l’ombreggiatura degli spazi interni permettendo alla luce naturale di filtrare negli ambienti di produzione, assumono talvolta una leggera curvatura che li distanzia progressivamente dai volumi regolari interni. La differenza di temperatura che si crea tra la doppia pelle genera dei moti convettivi, come quelli di una serra solare, sfruttando così tutte le caratteristiche termiche che portano ad un risparmio energetico e ad un maggior benessere. La riflessione del contesto e del cielo sulla combinazione tra pareti vetrate e diaframmi in vetrocemento grigio sospesi, fanno sì che, nonostante la dimensione, si nasconda nel panorama circostante.

L’edificio prevede tre sezioni di scuola materna e cinque di scuola elementare, oltre a due grandi corti esterne per le attività ludico-ricreative e didattiche all’aperto. Sviluppato a un solo livello, il volume s’inserisce nel contesto, non alterando la percezione del paesaggio circostante e assecondando l’andamento naturale del suolo e le pendenze presenti nell’area. La collocazione al centro del lotto triangolare consente anche la realizzazione di una zona a verde pubblico, utile ad integrare l’edificio con il quartiere, mentre a valle, in un’area più sicura e protetta del traffico residenziale, si realizza uno slargo per il trasporto degli alunni e il parcheggio. Il volume è organizzato come una L ribaltata disposta est-ovest e nord-sud, alla quale corrispondono il corpo delle elementari e quello della materna. Le aule affacciano sulle corti interne rese permeabili dalle ampie vetrate, i laboratori e la mensa verso lo spazio aperto. Il disegno delle facciate esterne e delle corti rimanda all’immagine dei muri di cinta degli agglomerati storici e definendo anche il confine tra la città e la campagna. I materiali, le finiture e il trattamento delle superfici in laterizio e in legno danno concretezza e fisicità all’edificio, esaltandone le qualità tattili e i riferimenti alla dimensione naturale. Il risultato è un’architettura elementare, misurata e fortemente connotata come civile, che comunica liberamente con l’esterno.

Cimitero

Il cimitero di Castel San Gimignano è esempio paradigmatico di Camposanto nella campagna Toscana. Il valore paesaggistico del manufatto è stato preservato. Il progetto dell’edificio dei nuovi loculi si è espresso in un rapporto equilibrato tra i pieni e i vuoti esistenti. Il nuovo segno dei muri in gabbionate contenenti pietra calcarea locale che tracciano i nuovi loculi, dialogano con le sequenze lineari delle murature di confine e del muro a secco tra il campo superiore e quello inferiore. La conformazione a cappella dei nuovi loculi determina il giusto spazio per la preghiera. La massa plastica dei due cubi di pietra del nuovo volume compongono dialettici rapporti tra interno e esterno. La scelta consapevole di impiegare muri gabbionati, utilizzati di consueto come contenimento di pendii e terre, è stata determinata dalla tensione espressa dal luogo. I muri a secco rappresentano il diretto legame fisico e spirituale con la vita di chi ha vissuto il contesto ambientale e culturale di Castel San Gimignano. Luogo carico di storia e di lavoro con e per le terre: materia di sostentamento e di vita. Il muro a secco del terrazzamento e la scala di collegamento tra i due campi sono stati consolidati con gabbionate lineari naturalizzate. Due nuovi percorsi pavimentati in blocchi di cls prefabbricati posati a secco scorrono sul nuovo prato. Nuovi cipressi attenuano l’impatto visivo con i loculi pre-esistenti e piante di gelsomino scorrono lungo le pareti dei nuovi loculi.

La definizione del nuovo concept e il progetto della nuova biglietteria di Autolinee Toscane SPA, in Colle val d’Elsa, è stato concepito a partire dai valori e identità della società di trasporto. L’identità locale è il punto di partenza per sottolineare i valori radicati nel territorio toscano. La versatilità diventa il mezzo a supporto di una soluzione che si adatti ai diversi contesti e situazioni senza tradirne l’immagine. La volontà è quella di allestire lo spazio mediante singoli elementi dalla forte identità visiva ed evocativa e creare non solo un isolato luogo di attesa o di servizio. Gli archi richiamano infatti i porticati delle piazze italiane, e toscane, da sempre luogo di passaggio, incontro e confronto. La stessa biglietteria si affaccia sulla principale piazza della città definita da importanti porticati. Gli elementi principali dell’allestimento richiamano le forme architettoniche delle volte e degli archi per individuare le attività principali: la biglietteria e le aree di attesa e informazione. I colori identificativi della società e dei messaggi di comunicazione si ritrovano nei dettagli, negli arredi e negli elementi del progetto. Il banco biglietteria diventa il primo elemento di servizio e viene individuato da un arco e ripiano in arancio da cui è possibile interloquire con l’operatore. L’area di attesa e informazione si articola entro uno spazio definito da elementi ad arco, una seduta e una libreria, e panche in legno con dettagli in azzurro e verde.

Ex casa canonica

Ridare vita a una Pieve dell’XI secolo significa conoscerne la storia e le cause del suo abbandono, a volte per interventi storicizzati ma incongrui e nocivi al suo organismo più intimo. Il complesso monumentale è composto da due fabbricati di diverse origini, la chiesa e la canonica, risultato di sovrapposizioni avvenute nel tempo, alcune di valore storico rilevante, altre recenti prive di pregio, nonché da un piccolo cimitero cintato di proprietà comunale. L’intervento è stato preceduto da un’attenta analisi materica e storica a supporto delle scelte progettuali. Poter disporre di un quadro conoscitivo della fabbrica sufficientemente completo, ha consentito di comprendere come, nell’intero arco della sua storia, il cambiamento delle destinazioni d’uso, la modifica dei percorsi di collegamento e delle aperture, l’aggiunta, la rimozione o la sostituzione di intere porzioni dell’edificio è stato senz’altro il mezzo più efficace e utile a garantirne la conservazione. Gli interventi di restauro in progetto si inseriscono con unità teorica e metodologica nel testo storico, con un linguaggio contemporaneo coerente, conforme e consonante con le testimonianze documentali. La storia, unita all’ascolto del monumento e dello stato dei luoghi, è stata in definitiva la traccia principale, il più importante referente progettuale che ha guidato e indirizzato ogni scelta dell’intervento, caratterizzato da una serie di modifiche migliorative nella complessiva conservazione del bene storico.

L’intervento in oggetto prevede l’armonizzazione e quindi una sensibile rigenerazione di un complesso edilizio attraverso il recupero del corpo principale, ovvero una “capanna” storica e di un attiguo “corpo secondario” realizzato successivamente e privo di qualità architettonica. Il volume principale, già indicato nelle antiche carte del Catasto Leopoldino, è stato oggetto di un intervento attento, oculato, sensibile, volto a mantenere inalterata la lettura architettonica e razionale dello stesso nonostante la suo nuova destinazione abitativa. All’interno, le opere strutturali in carpenteria metallica con funzione di sostegno del nuovo tetto ventilato e del parziale solaio di mezzeria, sono state pensate e realizzate per essere ben visibili e quindi senza nascondere o alterare la natura strutturale principale del volume storico composto da una muratura perimetrale portante. Il corpo secondario, alla luce dell’assenza di elementi architettonici da tutelare, è stato oggetto di una totale rigenerazione anche attraverso la realizzazione di una pelle esterna in legno larice non trattato e quindi pronta a mutare nel tempo raggiungendo dolcemente dei cromatismi in perfetta simbiosi con l’adiacente massa muraria. L’immagine finale si compone quindi di un architettura lineare, il corpo secondario avrà il compito di relazionarsi con la forza espressiva della capanna in pietra, contribuendo a dare impeto e valore ad un insieme compositivo basato su un equilibrio cromatico e strutturale

Il progetto architettonico elimina ogni superfetazione, concentrandosi sulla razionalità e sulla pulizia stilistica. L’idea architettonica determina un oggetto di facile lettura, composto da pochi elementi e materiali; un oggetto trasparente sollevato da terra attraverso uno zoccolo di rete stirata metallica scura, caratterizzato da una facciata continua strutturale in vetro selettivo che ha sostituito le vecchie pareti esterne per lo più opache. Internamente la grande hall di ingresso è in continuità con lo show-room, volutamente posto al piano dell’officina e delimitato da alte vetrate trasparenti, reso così visibile e strettamente connesso alla quotidiana attività dell’azienda. Gli uffici sono flessibili e trasparenti, la corte del primo piano contribuisce a ulteriore luce naturale. Il risultato finale è quello di un complesso produttivo moderno, minimale e razionale, energeticamente performante, funzionale nei relativi spazi interni, un edificio luminoso e illuminato.

La maestà di Duccio di Buoninsegna, commissionata per essere posta sull’altare maggiore del Duomo di Siena è dipinta sulle due le facce. Sul fronte rivolto all’assemblea è la Madonna in trono col figlio sulle ginocchia. Sul retro, rivolto verso il coro, sono dipinte scene della vita di Cristo, inquadrate in uno spartito geometrico. Per cogliere nel suo insieme il valore di quest’opera occorre osservare le due facce, scoprirne le due dimensioni. Le “Logge del Papa”, propongono un singolare innesto nella complessa morfologia del tessuto urbano medievale. Un’architettura “leggera”, composta da tre campate aperte, delimitate sul fronte principale da una cancellata, ormai chiusa da anni. Il carattere delle due opere descritte confluisce nel progetto di uno spazio espositivo temporaneo da realizzarsi nell’antico monumento senese. Lo spazio sotteso all’architettura di archi e vele, isolato e inaccessibile, si apre ora alla città. Un’architettura temporanea è composta da un basamento-seduta che risolve l’attacco con il suolo e da una struttura verticale, costituita da due “C” sovrapposte, posta al centro della composizione. In alto, una “nicchia”, un tabernacolo o un trono che si rivolge, si mostra, all’esterno e accoglie un’immagine fotografica, “icona” contemporanea. In basso, il suo doppio, una “stanza segreta” che si rivela solo a chi decide di entrare sotto la loggia. Nella stanza la narrazione prosegue con immagini di piccole dimensioni disposte in una sequenza regolare.

Premio Architettura Toscana

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