Nella ridefinizione di un luogo dismesso è necessario partire dagli elementi rimasti e dal valore sociale dei fabbricati. L’intervento su una ex serra a Pistoia si colloca in un margine urbano che costeggia l’infrastruttura verso Prato, in un paesaggio segnato da vivai e piccole frazioni storiche. Con Naturart Village si è esplorata la possibilità di rigenerare un’area periurbana abbandonata riattivando relazioni e usi collettivi. Il punto di partenza è stato il Garden Tourism, diffuso nei paesi anglosassoni e oggi in crescita anche in Italia: un sistema serra/vivaio/parco pensato per avvicinare la cittadinanza, soprattutto i più giovani, alla natura, all’agricoltura e al verde ornamentale. Gli elementi guida sono stati la mixitè funzionale, il potenziamento dell’esposizione floro arborea, l’attivazione di iniziative culturali e la creazione di un parco urbano fruibile. La ristrutturazione della serra esistente e l’ampliamento espositivo hanno permesso di rigenerare un’area caratterizzata dal florovivaismo, integrando attività commerciali legate al food e realtà produttive locali. Un nuovo volume a doppia altezza ospita essenze di grande dimensione, offrendo una percezione di bosco indoor. Il complesso comprende due serre con tipologie diverse e accoglie showroom, spazi divulgativi, aree per meeting, ristorazione e vendita food, connesse da un parco anulare che organizza e integra le diverse funzioni.
Si tratta di una importante riqualificazione di un’area centrale di circa 12.000 mq iniziata nel 2019 e che aveva come destinazione d’uso un ex campo sportivo abbandonato e chiuso ormai dal 2008. Nel corso di questi ultimi 11 anni è stato oggetto di vandalizzazioni e sono state occupate illecitamente le varie aree destinate a spogliatoi /bar con annesse situazioni spiacevoli di degrado. Nel 2017 la Regione Toscana ha ammesso alla fase di co-progettazione il Progetto di Innovazione Urbana(PIU) presentato da Montale e Montemurlo relativo al bando per l’attribuzione dei finanziamenti nel POR CreO Fesr 2014 – 2020 (Regione Toscana Fondo Europeo di sviluppo Regionale). Tra le operazioni previste nel Master Plan del Progetto, denominato “MontemurloPIU Montale (M+M)”, approvato con Deliberazione n. 1 G.C. del 11/01/2016, e cofinanziato dalla Regione nell’ambito della Linea d’azione 9.6.6. A-1 Recupero Funzionale (funzioni sociali), vi è la riqualificazione del centro cittadino di Montemurlo. Grazie a questi importanti finanziamenti si è riusciti a realizzare un parco urbano e un’area pedonale con varie destinazioni, organizzate attraverso una serie di percorsi pedonali e varie aree tematiche racchiuse in altrettante stanze verdi dalla forma circolare. Le funzioni principali del parco sono quelle ludico – ricreative e sportive con spazi destinati ad ospitare attività libere, giochi per l’infanzia, spazi di sosta, aree per pic-nic, un campo da basket, uno skatepark.
L’intervento su Piazza Amendola si inserisce in un organico processo di rigenerazione urbana che coinvolge Piazza Montanelli e Corso Matteotti, agendo come elemento chiave per ridefi nire l’identità del centro storico di Fucecchio. Attraverso il rifacimento integrale delle pavimentazioni, sia carrabili che pedonali, il progetto mira a trasformare lo spazio da semplice area di transito a luogo dedicato alla “funzione dello stare”, conferendo al contempo il giusto risalto architettonico al prospiciente edifi cio del Comune. Questa opera rappresenta il secondo stralcio di un percorso progettuale iniziato nel 2008 con un concorso di idee volto a riqualifi care l’area centrale. La strategia adottata coniuga l’innovazione funzionale con il profondo rispetto per gli elementi storici, preservati per il loro valore testimoniale. Al fi ne di restituire alla piazza il decoro architettonico che la aratterizzava fi no al dopoguerra, sono stati eliminati tutti quegli elementi di arredo e stratifi cazioni materiche accumulatesi disordinatamente negli anni. Il risultato è un modernismo funzionale e impiantistico che rifugge le soluzioni di maniera, puntando su una durabilità capace di resistere al tempo. Nelle intenzioni dell’Amministrazione, questo spazio rinnovato non è solo un intervento estetico, ma il volano per una rinascita complessiva del centro cittadino, capace di armonizzare la memoria storica con le esigenze della vita urbana contemporanea.
L’intervento consiste nel consolidamento e sistemazione della galleria (tratto intubato del fosso Valcastrucci) un tempo a servizio dell’area mineraria nei pressi di Fenice Capanne nel Comune di Massa Marittima (GR). L’intervento ha un duplice scopo: effettuare una manutenzione della galleria esistente e riqualificare l’area circostante nell’ottica di valorizzare gli aspetti culturali e turistici del patrimonio minerario, quest’ultimo uno degli obiettivi di qualità individuati dalla scheda del Piano di indirizzo territoriale della Toscana. L’intervento fa parte dei progetti PNRR “Rivoluzione verde e transizione ecologica” (M2)- “Tutela del territorio e della risorsa idrica” (C4) – “Interventi per la resilienza, la valorizzazione del territorio e l’efficienza energetica dei comuni” (I 2.2).
Lo spazio collettivo della città svolge un ruolo fondamentale nella vita sociale della popolazione, rappresentando un luogo di incontro, scambio e confronto di idee ed esperienze, contribuendo a definire il rapporto tra cittadini, città e spazi pubblici. L’area di progetto si colloca al limite della prima fascia di espansione della città di Lucca, caratterizzata da una realtà articolata e ricca di potenzialità, tra cui la riqualificazione del tessuto sociale del quartiere. Dal punto di vista storico, l’area riveste un’importanza significativa ed è ancora ricordata come antico porto fluviale di Lucca, rimasto in funzione fino al 1860. Il progetto prevede la riqualificazione di una serie di spazi pubblici collegati in un racconto unitario dello spazio urbano, particolarmente grazie alla presenza della galleria pedonale. La galleria, lunga 310 metri, crea un asse urbano che collega Piazza Aldo Moro alle scuole lungo Via Savonarola, asse che delimita l’area commerciale della città. Lo spazio riprogettato restituisce la percezione di un ambiente unitario, caratterizzato da diverse modalità d’uso in funzione delle esigenze e delle fasce d’età. Particolare attenzione è rivolta alla sensibilizzazione ambientale e all’incremento delle aree verdi. Il progetto segue un programma funzionale volto a rivitalizzare lo spazio urbano, trasformandolo nuovamente in un’“agorà”. Attraverso un linguaggio monocromatico, in cui il bianco è elemento dominante, l’intervento viene unificato.
Il progetto indaga la tematica dello spazio collettivo coperto, come richiesto dalla committenza, con l’obiettivo di restituire un brandello di città al quartiere sorto attorno ad esso e, al contempo, di divenire cerniera tra la Contrada di San Concordio, la Stazione Ferroviaria e le Mura cittadine. Il modello ispiratore è quello della “casa nella casa”, in cui la grande pensilina assume il ruolo di elemento unificante delle parti che si sviluppano sotto di essa. Il volume vetrato nasce dall’esigenza di realizzare un ambiente chiuso e climatizzato destinato ad ospitare funzioni sia stabili che temporanee. Al piano terra è previsto uno spazio libero e flessibile, adatto ad accogliere attività di varia natura e suddivisibile tramite pareti mobili. Il primo piano è destinato a un piccolo centro ristoro con sala per l’utenza e grande terrazza affacciata sulla piazza, che diviene elemento di connessione tra spazio pubblico chiuso e spazio pubblico aperto. Elemento conclusivo dell’impianto è il volume di distribuzione verticale, che emerge dal livello del parcheggio fino alla piazza, integrando il vincolo del piano parcheggi preesistente con il nuovo disegno dello spazio pubblico. I materiali richiamano l’architettura industriale dell’area: pavimentazione in cemento liscio dalla cromia scura, elementi strutturali metallici e volume vetrato con struttura autoportante in acciaio. Il bianco, attraverso un linguaggio monocromatico, unifica l’intero progetto.
Il progetto per il Nuovo Foro Boario a Borgo San Lorenzo rigenera un’area marginale e degradata, trasformandola in un parco urbano dinamico e flessibile. L’intervento di rigenerazione urbana, finanziato dal PNRR, lavora sulla topografia e sulla viabilità per ricucire il tessuto urbano del paese con l’ecosistema del fiume Sieve. Attraverso una riconfigurazione dei dislivelli, la strada viene allontanata dall’argine, liberando una vasta area dove la dimensione naturale e quella antropica tornano a dialogare in un’atmosfera di ritrovata quiete. In questo rinnovato equilibrio paesaggistico si innesta il Nuovo Padiglione, un’architettura sobria ma di forte impatto visivo, caratterizzato da una grande copertura di color rosa-terracotta, un grande tetto sotto il quale i cittadini trovano protezione e identità condivisa. Lo spazio che si crea al di sotto, tra i due volumi funzionali, uno dedicato a una cucina comunitaria e l’altro ad un bar per associazioni locali e ai servizi igienici pubblici, si trasforma in una grandiosa sala civica all’aperto, protetta e accogliente, destinata all’incontro e alla condivisione. Il padiglione si configura così come una struttura “a ponte “con una parte centrale permeabile, che invita alla percorrenza e all’attraversamento, connettendo le due aree del parco a nord e sud del padiglione. Il grande tetto del Padiglione diventa l’elemento identificativo del Nuovo Parco Urbano, punto di riferimento visivo che celebra il ritrovarsi della collettività.
Il paese di Pruno è situato in Alta Versilia, tra antiche selve di castagni alle pendici delle Alpi Apuane, e ha come sfondo la Pania della Croce ed il Monte Forato. Posizionata in località Turignana, la proprietà rurale è formata da due edifici che versavano in uno stato di profondo abbandono; l’obiettivo del progetto è stato il recupero del complesso in abitazione, inserendo le necessarie precauzioni in ambito strutturale e di risparmio energetico senza alterare i caratteri forti e distintivi di un linguaggio architettonico spontaneo ed essenziale. I solai e le coperture sono stati realizzati in legno di castagno, come i pavimenti delle camere da letto e parte degli arredi, riprendendo la tipologia prevalente della zona; la muratura è stata in gran parte conservata, lasciando a faccia vista completa l’involucro esterno e stuccando le pietre dei paramenti interni con malta di calce, mentre le nuove partizioni interne sono state completamente intonacate. E’ stato inoltre ripristinato il manto di copertura in lastre di pietra utilizzando gli elementi di recupero precedentemente rimossi. I pavimenti ai piani terra degli edifici sono stati realizzati con la tecnica del terrazzo alla veneziana realizzato in opera, utilizzando come inerte principale il marmo cipollino, le cui vicine cave sono inattive da circa mezzo secolo. Le scale interne presentano una struttura in ferro con pedate in legno di castagno, essenza utilizzata anche per gli infissi sia interni che esterni.
Nel territorio della Val d’Orcia, a due passi da Montalcino, si inserisce senza enfasi questo intervento che coniuga le sistemazioni esterne con le volumetrie dei fabbricati recuperati ed ampliati. Il progetto, innanzitutto, cerca di risolvere le problematiche derivanti dagli interventi in situazioni ambientali da salvaguardare ed affronta i temi della moderna trasformazione del territorio agricolo, rifiutando a priori l’idea di realizzazioni di forte impatto in contesti paesaggistici di qualità. Al centro dell’insediamento sorge l’immobile principale, di remota origine, su cui sono evidenti opere ed aggiunte eseguite in periodi più recenti. Questa costruzione è circondata da altri corpi di fabbrica, utilizzati principalmente come cantine, e dai terreni dell’azienda. Gli immobili, prima dei lavori di recupero, si trovavano in una situazione di evidente fatiscenza. Il progetto ha previsto dunque il completo recupero delle volumetrie esistenti e la riqualificazione architettonica e morfologica della tinaia, limitando l’introduzione di nuove volumetrie di grandi dimensioni, che difficilmente sarebbero state assorbite in maniera non traumatica. Oltre al recupero di tutte le costruzioni preesistenti, si sono previste anche nuove volumetrie, che hanno tuttavia un impatto relativo sull’ambiente, poiché appaiono completamente integrate nel nucleo insediativo originario, grazie al processo di semplificazione e mimesi architettonica che ha guidato la progettazione. Le differenze es
Il progetto Santa Maria Residence, nel cuore dell’Oltrarno fiorentino, nasce all’interno di un edificio segnato da secoli di trasformazioni, da monastero a teatro fino a cinema. L’intervento dà forma ad una residenza vista come esperienza spaziale continua ed immersiva. Il concept trae ispirazione da un fotogramma del film “Life Ff PI” di Ang Lee, in cui un soppalco si trasforma in una piscina con un fondo vetrato; un volume leggero dove l’acqua diventa superficie narrativa, capace di riflettere e moltiplicare lo spazio, trasportare la luce dissolvendo i confini tra reale e percepito. L’arco esistente viene raddoppiato per sostenere la struttura della piscina, creando un cerchio di quasi nove metri di diametro su cui s’incunea la scala, realizzata con una struttura in acciaio e rivestita in legno; richiama l’architettura spontanea della città. Non segue un ritmo regolare, ma si sviluppa in modo fluido e intuitivo, accompagnando il corpo in un movimento ascensionale e dinamico. Ne deriva una sequenza continua di relazioni visive tra i livelli profondamente interconnessi. Il policarbonato filtra e diffonde la luce generando, durante il giorno, infinite sfumature cromatiche. Storia, materia e luce non vengono semplicemente conservate ma reinterpretate in un’esperienza abitativa verticale: materiali, dettagli e visuali concorrono a costruire una nuova identità, in un equilibrio tra memoria e innovazione, in un‘armonia profondamente contemporanea.
Questo progetto ha proposto un intervento di riqualificazione della piazza, al fine di rendere questo spazio conciliabile con la connotazione tipica del centro storico e dell’edificato locale. Di seguito se ne riassumono i punti salienti.
– Si è previsto di estendere l’uniformità del fondo oltre la parte centrale, verso il marciapiede della strada principale che fiancheggia la piazza. Questa superficie è stata trattata con una finitura in conglomerato trasparente che, grazie alla tonalità chiara ed al rilievo assunto dagli inerti, rappresenta un evidente richiamo al fondo naturale delle origini.
– Trasversalmente alla piazza, in asse con lo sbocco di via Pier Paolo Pasolini, si è contemplato l’inserimento di un’ampia fascia lastricata in pietra, a memoria di un antico tracciato che segnava in quel punto questo spazio fin dall’epoca della sua creazione. L’andamento trasversale, evidenziato dalla presenza della suddetta fascia, viene ripreso ed assecondato anche da una serie di altri ricorsi in pietra che, disposti in modo parallelo, sottolineano questa matrice morfologica e scandiscono la restante superficie.
– Un’ altra area pavimentata in pietra che, con la propria forma, costituisce una vera e propria cerniera, anche formale, in un punto critico della composizione, è prevista lungo il lato nord-est della piazza, all’intersezione con via A. Gramsci.
– La sistemazione è stata completata dall’introduzione di due filari di alberi, disposti in senso trasversale secondo la matrice compositiva del progetto.
La sistemazione è stata completata dall’intervento su alcuni elementi di arredo preesistenti: su panchine e dissuasori in cemento si sono posizionate delle sedute in legno con lo scopo di attenuarne l’effetto materico, uniformando gli elementi di tutta la piazza.
Un intervento contenuto, se opportunamente ideato, ha il potere di innescare meccanismi dalle ricadute ben più ampie, capaci di risvegliare l’interesse e la curiosità degli individui e potenziare la comprensione di un determinato contesto. L’installazione in località Arginvecchio consiste nella creazione di un padiglione espositivo temporaneo, un elemento effimero nato da un’urgenza creativa in grado di stimolare una riflessione sul ruolo poetico e fondativo dell’architettura. È questo un recinto che, come uno scrigno, ospita al suo interno un piccolo annesso rurale abbandonato, testimonianza, nella sua semplicità, dell’autenticità e del valore archetipo dell’edilizia minore. Il padiglione, fatto di teli traslucidi composti su uno scheletro ligneo, reinterpretazione di materiali locali, crea uno spazio interno, un luogo neutrale di giudizio il cui unico accesso guida alla scoperta di un nuovo microcosmo. Questo luogo si contrappone a quello esterno che spesso presenta corpi estranei al paesaggio agricolo tradizionale. Alla mancanza di una forte teoria architettonica del contesto, dove si è persa la conoscenza delle tecniche edilizie legate al territorio, il progetto risponde con un’architettura essenziale fatta di elementi e materiali semplici composti in modo espressivo. Partendo da un oggetto dimenticato, il padiglione sottolinea il rudere e ne amplifica il valore permettendo a questo di imprimersi nella memoria del visitatore.
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