L’intervento sorge a Vellano, in un punto di eccezionale valore paesaggistico. L’architettura si pone come un dispositivo di osservazione: a Nord dialoga con l’identità storica del paese, mentre a Sud-Est si dissolve verso la Svizzera Pesciatina e i boschi di castagno. Nato nel 1973 come fabbricato rurale, è divenuto poi laboratorio di falegnameria al piano terra e abitazione al piano primo. L’intervento è riuscito a ricucire le diverse anime dell’edificio nel rispetto del contesto paesaggistico. L’intervento di recupero non si limita alla rifunzionalizzazione spaziale, ma ambisce a trasformare un edificio in un organismo architettonico ad altissima efficienza completamente elettrico e coibentato. L’intervento al piano terra opera una profonda trasformazione tipologica, divenendo pertinenza residenziale e polo tecnologico a servizio diretto del piano superiore. L’elemento architettonico più significativo dell’intero intervento è la creazione di una scala interna di collegamento lignea. L’intervento dimostra come sia possibile innovare senza cancellare, trasformando una stratificazione di volumi in una residenza d’avanguardia dove la materia prima, la luce, il legno e il paesaggio tornano a essere la vera protagonista dell’abitare.

L’intervento sorge a Vellano, in un punto di eccezionale valore paesaggistico. L’architettura si pone come un dispositivo di osservazione: a Nord dialoga con l’identità storica del paese, mentre a Sud-Est si dissolve verso la Svizzera Pesciatina e i boschi di castagno. Nato nel 1973 come fabbricato rurale, è divenuto poi laboratorio di falegnameria al piano terra e abitazione al piano primo. L’intervento è riuscito a ricucire le diverse anime dell’edificio nel rispetto del contesto paesaggistico. L’intervento di recupero non si limita alla rifunzionalizzazione spaziale, ma ambisce a trasformare un edificio in un organismo architettonico ad altissima efficienza completamente elettrico e coibentato. L’intervento al piano terra opera una profonda trasformazione tipologica, divenendo pertinenza residenziale e polo tecnologico a servizio diretto del piano superiore. L’elemento architettonico più significativo dell’intero intervento è la creazione di una scala interna di collegamento lignea. L’intervento dimostra come sia possibile innovare senza cancellare, trasformando una stratificazione di volumi in una residenza d’avanguardia dove la materia prima, la luce, il legno e il paesaggio tornano a essere la vera protagonista dell’abitare.

Turignana

Il paese di Pruno è situato in Alta Versilia, tra antiche selve di castagni alle pendici delle Alpi Apuane, e ha come sfondo la Pania della Croce ed il Monte Forato. Posizionata in località Turignana, la proprietà rurale è formata da due edifici che versavano in uno stato di profondo abbandono; l’obiettivo del progetto è stato il recupero del complesso in abitazione, inserendo le necessarie precauzioni in ambito strutturale e di risparmio energetico senza alterare i caratteri forti e distintivi di un linguaggio architettonico spontaneo ed essenziale. I solai e le coperture sono stati realizzati in legno di castagno, come i pavimenti delle camere da letto e parte degli arredi, riprendendo la tipologia prevalente della zona; la muratura è stata in gran parte conservata, lasciando a faccia vista completa l’involucro esterno e stuccando le pietre dei paramenti interni con malta di calce, mentre le nuove partizioni interne sono state completamente intonacate. E’ stato inoltre ripristinato il manto di copertura in lastre di pietra utilizzando gli elementi di recupero precedentemente rimossi. I pavimenti ai piani terra degli edifici sono stati realizzati con la tecnica del terrazzo alla veneziana realizzato in opera, utilizzando come inerte principale il marmo cipollino, le cui vicine cave sono inattive da circa mezzo secolo. Le scale interne presentano una struttura in ferro con pedate in legno di castagno, essenza utilizzata anche per gli infissi sia interni che esterni.

Il progetto per il nuovo polo produttivo Balenciaga The Plant nasce come intervento di riqualificazione e riuso di un complesso industriale dismesso nel cuore di Cerreto Guidi, in Toscana. L’obiettivo è restituire funzione e identità a un luogo storicamente legato alla manifattura, trasformandolo in un centro contemporaneo dedicato alla produzione e alla formazione nella pelletteria di alta qualità. L’intervento si fonda sulla continuità tra memoria e innovazione: la struttura esistente in cemento armato, elemento identitario del complesso, è stata preservata e valorizzata, diventando il punto di partenza per un nuovo sistema architettonico. Il progetto non si limita a una ristrutturazione funzionale, ma reinterpreta l’esistente attraverso l’introduzione di spazi flessibili, ambienti di lavoro luminosi e soluzioni tecnologiche integrate. Il complesso si articola in tre edifici —Training Center, Bridge e Main Plant— con il Main Plant come fulcro produttivo. Qui un grande open space privo di pilastri interni garantisce massima adattabilità, mentre la nuova doppia copertura ridefinisce l’immagine dell’edificio, integrando dispositivi per il controllo della luce naturale, la ventilazione e la produzione energetica. Il progetto affronta il tema della manifattura contemporanea come sistema aperto, capace di unire produzione, formazione e spazi collettivi, mantenendo un forte legame con il paesaggio agricolo circostante e con la scala del territorio.

Il passaggio della via Francigena ha strutturato, lungo il suo asse, tutta una serie di insediamenti – edifici, borgate, città – plasmati dal transito degli uomini nei secoli. Il borgo di Collemucioli, a pochi passi dalla Pieve di Santa Maria Assunta a Cellole, si compone di alcune modeste costruzioni dalle origini storiche incerte, appoggiate direttamente sul sedime polveroso della Strada, all’ombra di un’antica torre medievale trecentesca. Dai locali adibiti a cantine di una di queste case di campagna settecentesche adagiate sul dislivello, è ricavato un nuovo piccolo appartamento, disposto su due piani. Una nuova scala in ferro collega i due livelli, abitando lo spazio del soggiorno: i primi gradini nascono dal suolo, composizione scultorea di volumi, a cui si affianca, indipendente, una rampa; il parapetto, leggero, si appende al solaio, avvicinandosi al cosciale senza toccarlo. Allo sbarco, una “bussola” lignea illuminata dalla luce zenitale dispone l’accesso alle stanze della notte. A piano terra, una nuova grande apertura nel muro portante mette in comunicazione le due cantine esistenti, organizzando i servizi e la cucina, e allo stesso tempo generando uno spazio continuo di soggiorno. Un nucleo di legno bianco – mobile contenitore -, posto a cavallo del nuovo passaggio, tiene insieme matericamente e idealmente i due ambienti principali, funzionando da cerniera. Fuori, la campagna toscana e lo scorrere lento dei passi.

La Fondazione Culturale sorge immersa nel verde della campagna di Casale Marittimo, paesaggio con cui l’architettura instaura un dialogo profondo. La committenza ha richiesto l’intervento su due scheletri a faccia vista, per un totale di ca. 1.000 mq di superficie interna, strutture incompiute da tempo e in stato di degrado, con impatti negativi sol contesto circostante. L’idea progettuale è quella del “ricostruire sul costruito”, mantenendo gli elementi esistenti, accogliendoli e mettendoli in relazione con il nuovo intervento. Prevale la lingua del contrasto rispetto a quella dell’assonanza, attraverso infissi in acciaio satinato, portali e frangisole con tecnologia meccanizzata in acciaio e legno di cedro ossidato, oltre alla pavimentazione esterna in Pietra di Matraia. L’unica nuova costruzione è la veranda esterna che, grazie ai pilastri in cemento esistenti, si appoggia con rispetto ed è realizzata da una struttura in ferro verniciata sostenuta da due capriate su disegno. I dettagli riprendono la gronda degli edifici con l’assito in legno di cedro e il “non concluso“ delle travi a sbalzo appoggiate alla capriata a vista. Grande attenzione è dedicata ai dettagli progettuali grazie al continuo scambio con maestranze e aziende coinvolte nell’opera. Il progetto della Fondazione culturale combina natura, cultura e immaginazione, integrandosi al paesaggio con materiali naturali e aperture retrattili che filtrano luce e vista su Casale Marittimo e l’Arcipelago Toscano.

Palazzo degli Affari

L’intervento contribuisce alla valorizzazione e al potenziamento del Polo Fieristico fiorentino costituito dal Palazzo degli Affari, dalla Villa Vittoria e dalla Fortezza da Basso. I lavori per la ristrutturazione del “Palazzo” sono durati 17 mesi e hanno trasformato i suoi cinque piani su una superficie di oltre 5.000 metri quadrati, in un centro congressi e spazio espositivo progettato secondo i più avanzati standard tecnologici. Spazi fluidi, giochi di trasparenza e qualche innesto contemporaneo. Così si è fatto rivivere il Palaffari realizzato da Pierluigi Spadolini nel 1974, che da anni versava in condizioni di degrado. Gli interventi più significativi sono stati: Ripristino e restauro dei pannelli prefabbricati delle facciate esterne, realizzato con gli stessi inerti dei pannelli originari, Nuova pensilina che identifica e protegge l’accesso principale, Sostituzione degli infissi con vetrate a tutt’altezza. Ampliamento del piano terra con un passaggio coperto, sul fronte del giardino, Nuove scale tra i piani -1, piano terra e primo. Flessibilità di esercizio delle sale congressuali consentita da pareti manovrabili. Rifacimento degli impianti di climatizzazione, elettrico e illuminazione, e impianti speciali, il tutto contenuto al di sopra di un controsoffitto di rete metallica stirata. Ci sono due nuovi coffe break al piano terra e sul roof top, oltre al ristorante al primo piano. . Intervento realizzato in collaborazione con Politecnica e Consilium

Borgo Banditaccia

La riqualificazione di Borgo Banditaccia si configura come un progetto di riconciliazione tra memoria e contemporaneità, restituendo unità a un complesso rurale stratificato e reinterpretandolo come organismo coerente tra architettura e paesaggio. L’intervento distingue ciò che conserva valore autentico, come le carraie voltate e il nucleo storico, da quanto si è aggiunto in modo incongruo nel tempo, rimuovendo le superfetazioni e ricomponendo il borgo lungo il suo asse originario in relazione diretta con la morfologia della dorsale collinare. Le nuove architetture si innestano su questa struttura senza mimetismi, attraverso una grammatica contemporanea fondata su materiali primari (pietra locale, laterizio di recupero e calcestruzzo a vista materico) e tecniche costruttive essenziali, capaci di dialogare con luce, vento e orizzonte. Il sistema si configura come un piccolo borgo compatto e poroso in cui pieni e vuoti, ombre e aperture regolano il rapporto tra interno ed esterno. In questo equilibrio, anche il progetto del verde partecipa alla costruzione dello spazio, non come elemento decorativo ma come struttura lenta che accompagna l’impianto architettonico, rafforzandone l’inserimento nel contesto agrario. La sostenibilità emerge come pratica integrata nell’uso dei materiali, nelle tecniche costruttive e nel controllo passivo della luce e del clima. Borgo Banditaccia diventa così un luogo in cui l’architettura ritrova il proprio ruolo di misura tra l’uomo e il territorio.

Il progetto ha previsto la ristrutturazione dell’edificio per uffici esistente degli anni 70, proprietà di Bel Real Estate Group: un corpo di fabbrica su 5 livelli disposto N/E-S/O con al piano terra una filiale di banca in esercizio accessibile dall’esterno. L’intervento ha previsto l’insediamento di uffici per un unico tenant, attraverso uno strip-out generale, consolidamenti strutturali, adeguamenti normativi, e nuovi fit-out di facciata e layout. Il disegno di facciata è ispirato alla modularità e al linguaggio dell’architettura rinascimentale toscana e la rielabora in chiave contemporanea. Il progetto stressa la tripartizione orizzontale dell’edificio, distinguendo le parti nell’uso di materiali e superfici, senza snaturarne le caratteristiche. La scelta di un numero limitato di colori e materiali e l’accento sull’alternanza ritmata delle ombre ha governato il linguaggio architettonico. L’edificio è concepito secondo criteri costruttivi e di sostenibilità all’avanguardia, e ha ottenuto la certificazione LEED Building Design & Construction for Core & Shell PLATINUM. Il tenant non autorizza diffusione degli interni. Crediti ulteriori: committenti: Bel Real Estate Group – project + cost management: D&D srl – DL generale, pratiche, BIM: ITISTUDIO – consulenti di progetto: ESA Engineering, GAD, BRAMA srl, Milano Engineering srl, T&A Termotecnica Antincendio, GREENWICH S.R.L., GAD Global Assistance Development – costruzione delle facciate: Greenstyle – foto: Carola Merello

Villa privata

Salendo lungo i rilievi della Toscana Metallifera, il paesaggio si apre rivelando una villa ottocentesca immersa tra pini marittimi e affacciata sul mare. Costruita da una famiglia livornese accanto alle preesistenze coloniche, la residenza nasce da un gesto chiaro: orientarsi verso l’orizzonte. Questo rapporto diretto con il paesaggio continua a definirne identità e valore. Il progetto si inserisce in questo equilibrio tra memoria e contemporaneità attraverso un intervento condiviso di AND Studio Architects, in dialogo con la visione della co-progettista, designer e artista Gabriela Brunner. Non un restauro neutro, ma un processo interpretativo che intreccia recupero architettonico, design e ricerca espressiva. Gli spazi interni sono ripensati come residenza d’artista, dove ogni ambiente favorisce contemplazione e produzione creativa. Una palette di verdi morbidi, materiali naturali e superfici tattili costruiscono un linguaggio essenziale, radicato nella cultura mediterranea e aperto a suggestioni contemporanee. Il design, con richiami retrò, si inserisce con discrezione. La luce diventa elemento progettuale centrale, capace di valorizzare geometrie e dettagli storici, trasformando gli ambienti nel corso della giornata. All’esterno, una pavimentazione disegnata ad hoc reinterpreta motivi tradizionali, creando continuità tra interno ed esterno. Il progetto restituisce alla villa una nuova vitalità, preservandone l’identità e aprendola a una rinnovata dimensione contemporanea

Villino

Il fabbricato è un tipico esempio di Villino Liberty, caratterizzato da un impianto a base quadrata che ha conservato la forma originaria. Le superfetazioni posteriori, aggiunte in epoca successiva, sono state eliminate per ripristinare l’assetto tipologico iniziale attraverso un percorso di ristrutturazione filologica. La demolizione delle superfetazioni ha consentito una ricomposizione coerente con i criteri degli altri fronti, evitando il falso storico e reinterpretando le relazioni interno esterno. Sono stati mantenuti i principi compositivi originari: assialità delle aperture, simmetria tripartita e recupero degli elementi decorativi come marcapiani e cantonali. Su questo prospetto si concentra l’intervento più significativo: l’inserimento di grandi aperture che instaurano un dialogo continuo tra gli spazi interni, la luce e il parco circostante. Per la riqualificazione del piano seminterrato è stato modellato il terreno creando un invaso inerbito che ne migliora l’illuminazione naturale. Anche la ridefinizione degli spazi interni mantiene la tripartizione planimetrica originaria, con lievi modifiche funzionali. Fulcro del progetto è la nuova scala interna, interamente metallica e ispirata geometricamente a quella storica, si apre assialmente verso il parco. Le pavimentazioni sono state reinterpretate integrando quelle esistenti. Infine, i nuovi servizi igienici sono stati ricollocati negli androni dei piani nobili, ripristinando adeguati spazi di ingresso e attesa.

130 Cerchio

L’area del Monte Pisano, zona naturale protetta e parte della rete Natura 2000, è un ecosistema prezioso ma fragile, segnato dall’alto rischio incendi. In questo contesto nascono i Punti d’Acqua: non semplici infrastrutture, ma veri elementi di tutela ambientale ispirati storicamente alle fortificazioni locali, come la Rocca della Verruca. Questi bacini idrici agiscono come “fortezze d’acqua” e marker territoriali, facilitando l’approvvigionamento rapido della flotta aerea antincendio e fungendo da nodi per i percorsi naturalistici. Il Progetto: Sostenibilità e Funzione. Il principio formale è essenziale: un serbatoio circolare integrato nel paesaggio tramite una “corolla” di mitigazione che funge da attrattore ecologico e dispositivo di segnale escursionistico. La Corona Vegetale: Il bacino è circondato da 130 corbezzoli disposti a triangolo. Questa specie autoctona è stata scelta per la sua resistenza al fuoco e la capacità di favorire la biodiversità. Materiali: L’intervento privilegia soluzioni naturali, removibili e riciclabili. L’uso di un eco-massetto ad alta resistenza evita impatti invasivi sul suolo. L’integrazione tra lo specchio d’acqua e la vegetazione garantisce una risorsa idrica strategica sia da terra che dal cielo, unendo sicurezza e paesaggio. Immagini di riferimento testo descrittivo integrativo: https://www.landscapefirst.com/it/130cerchio-130-corbezzoli-antifuco/

Premio Architettura Toscana

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