1. Visione Generale: L’intervento propone una strategia di coesistenza attiva tra conservazione e innovazione. Non si limita a restaurare o a sostituire, ma stabilisce un dialogo morfologico tra il tessuto storicizzato del villino e la contemporaneità del nuovo volume retrostante. L’obiettivo è generare un organismo architettonico unitario, dove il passato viene valorizzato e il presente risponde a criteri moderni di efficienza e comfort abitativo. 2. I Pilastri Strategici dell’Intervento: Rifunzionalizzazione Consapevole (Il Villino) Preservazione dell’identità: Il fronte urbano su via A. da Settimello mantiene la sua storicità. Inversione d’uso: La conversione del piano terra da commerciale a residenziale risponde ai nuovi flussi e alle richieste del mercato locale. Ottimizzazione verticale: Il recupero della soffitta massimizza la superficie utile senza consumo di suolo. Morfogenesi Sostitutiva (Il Retro)Invarianza volumetrica: Rispetto dei cubaggi esistenti come vincolo e opportunità progettuale. Mutazione geometrica: La nuova sagoma rompe gli schemi del vecchio manufatto per ottimizzare l’apporto solare, la ventilazione e le relazioni visive con la corte interna. Sostenibilità e Nuovi Standard: Adeguamento sismico e impiantistico profondo su tutto il complesso. Transizione ecologica del fabbricato demolito e ricostruito tramite materiali a basso impatto.

Il progetto del nuovo Liceo Montale di Pontedera nasce dalla volontà di superare il modello tradizionale basato su aule e corridoi separati, che limita il senso di appartenenza degli studenti. L’aula non è più un luogo isolato, ma parte di un sistema più ampio concepito come paesaggio didattico continuo, in cui tutti gli spazi contribuiscono all’esperienza educativa. Il progetto introduce il concetto di cluster: aggregazioni di aule, laboratori e spazi di relazione, organizzate per anno scolastico. In questo modo gli studenti si identificano non solo con la propria aula, ma con un ambiente condiviso, favorendo socialità e scambio. La distribuzione rompe lo schema lineare del corridoio, articolandosi in percorsi dinamici con spazi di decompressione e relazione. Le trasparenze e le vetrate creano connessioni visive tra gli ambienti, stimolando curiosità e movimento, e rafforzando il senso di comunità. Dal punto di vista volumetrico, l’edificio si configura come un sistema dinamico di pieni e vuoti che diventano spazi vissuti. Anche le scelte tecniche, come le terrazze, integrano funzioni architettoniche e prestazionali. La matericità del laterizio lega l’edificio al contesto, rendendo leggibile la composizione e alleggerendo la percezione della massa grazie alla sua varietà. All’esterno appare compatto, mentre all’interno si rivela aperto, luminoso e permeabile, offrendo un ambiente inclusivo e stimolante.

Polo scolastico

Il nuovo polo scolastico di Ribolla, frazione di Roccastrada, in provincia di Grosseto, sorge sulla piana che porta inscritta la memoria delle miniere. Tre strati di storia insistono nello stesso layer di territorio: il paesaggio trecentesco dell’affresco di Simone Martini con Guidoriccio in marcia su Montemassi, il villaggio degli operai delle miniere descritto da C.Bianciardi, oggi la scuola dei bambini della alta Maremma. La forma allude allo skyline tra cuspidi e falde, che trovano archetipo nel profilo di Roccastrada, connettendo la forma della casa ad una dimensione infantile. Pelle e materiali, scelti per ruvidezza, dichiarano un legame senza nostalgia col trascorso minerario, dove la matericità è strutturale e non scenografica. La struttura in legno con pannelli XLam è scelta tecnica, ambientale e culturale: trattiene CO2 per la vita dell’edificio e definisce un comfort percepibile — temperature, qualità dell’aria, benessere interno. La pompa di calore idronica, la ventilazione con recupero entalpico, quindi i 70 kW di fotovoltaico assicurano elevata autonomia energetica. Un sistema BMS predittivo governa impianti, manutenzione e gestione futura, dove le acque meteoriche sono raccolte e riusate, finiture drenanti e verde a basso fabbisogno idrico. Il piano colore, differenziato per funzioni, accompagna le attività didattiche con entusiasmo. Un’architettura misurata che restituisce a Ribolla, paese di minatori, una struttura dedicata alla crescita e all’apprendimento

Il progetto prevede la realizzazione di un centro servizi per anziani non autosufficienti composto da due moduli da ottanta posti letto ciascuno formando così un Polo Sociosanitario caratterizzato da due RSA distinte ma sinergiche in grado di offrire una risposta articolata alle diverse esigenze assistenziali dei cittadini della ASL Toscana Nord Ovest. I lavori sono stati svolti dalla Committenza CARRON Cav. Angelo S.P.A. ed il Progetto Architettonico con la Direzione Lavori affidati all’Architetto Matteo Valori. L’intera struttura vede l’articolarsi dei due corpi di fabbrica su tre piani fuori terra, con il corpo di fabbrica avente ingresso centrale destinato ad ospitare al piano terra la hall ed i collegamenti orizzontali e verticali comuni. Gli ingressi alla struttura sono caratterizzati da un importante portale monumentale. Le strutture sono state pensate su due tipologie di servizio differenziato, diversificato, e specializzato che possa garantire sinergie, competenza specifica, costanza di ricettività ed elevata capacità di risposta alle differenti problematiche degli anziani in stato di bisogno. Sono state pertanto suddivise in “Parco del Tombolo”, e “Cecina” ed hanno previsto la realizzazione di ottanta Posti Letto suddivisi in quattro nuclei, ed organizzati in due moduli da quaranta Posto Letto ciascuno. Pertanto il progetto ha previsto per entrambe le strutture, particolare attenzione alle necessità di pazienti anche con patologie della sfera cognitiva.

RHYTMOS

Il progetto per la Nuova Sede di Bartoli Spa è un intervento di rigenerazione industriale in località Sambuca (Barberino Tavarnelle). L’opera trasforma un’area industriale dismessa in un organismo architettonico contemporaneo, in equilibrio tra il dinamismo dell’autostrada Firenze-Siena e il contesto naturale del fiume Pesa e delle colline del Chianti. Sviluppato per lotti funzionali, l’intervento è iniziato con la demolizione di volumi frammentati per creare un corpo di fabbrica unitario destinato al ciclo produttivo. L’edificio si allinea alle preesistenze ristrutturate, definendo un fronte stradale compatto. Fulcro del complesso è una grande tettoia in acciaio che funge da portale d’accesso e snodo logistico. Caratterizzata da profili metallici e lamiera stirata blu acciaio, declina il colore aziendale in un dettaglio architettonico coerente con infissi e finiture. La fluidità è garantita da un tunnel trasversale che crea un asse visivo tra il piazzale e il paesaggio fluviale. La sintesi tra nuovo ed esistente si compie nel recupero del secondo lotto: un edificio irregolare integrato tramite una facciata ritmata da lame verticali in cemento prefabbricato. Questa pelle architettonica scherma la luce per gli uffici e instaura un rapporto cinetico con il flusso veicolare della superstrada, offrendo visuali mutevoli. L’opera si configura come un atto di responsabilità territoriale: riduce il consumo di suolo e restituisce identità e cura ad un frammento di territorio toscano.

Nel cuore dell’Alta Maremma, Tenuta Casadei incarna un ecosistema unico, dove agricoltura e natura convivono in armonia. Il progetto architettonico nasce come risposta alla filosofia BioIntegrale della cantina, trasformando gli spazi produttivi in luoghi capaci di celebrare biodiversità e paesaggio toscano. L’approccio progettuale si concentra su un dialogo tra paesaggio e architettura, utilizzando la luce come materiale e creando spazi in cui la natura possa entrare e respirare all’interno della forma costruita, evocando radici che sembrano crescere dal soffitto della barricaia. Attraverso materiali sostenibili e naturali, lo spazio entra in risonanza con il territorio. Ogni gesto è curato nel dettaglio, dalle qualità tattili delle superfici al modo in cui la luce interagisce con i volumi, con l’ambizione di operare su più scale del design, dall’intimo al monumentale. Al centro si trova la “Porta del Sole”, una soglia in vetro riflettente che invita a un passaggio di luce, dove i riflessi esaltano le botti in legno, cuore pulsante della cantina. Questa coreografia crea un dialogo tra natura, architettura e tempo. Completa il progetto un padiglione-quadro che incornicia il paesaggio come una tela contemporanea. Casadei Suvereto è così un’esperienza immersiva in cui terra, acqua, aria e luce si intrecciano con l’arte del costruire.

Il progetto The Social Hub Firenze Belfiore, firmato da Natalini Architetti, è un intervento contemporaneo inserito in un’area urbana in trasformazione, con l’obiettivo di dialogare attivamente con il contesto e contribuire alla sua riqualificazione. L’impianto è composto da due edifici separati da una grande galleria, spazio di mediazione tra interno ed esterno, costruito e città. Al centro, una scenografica scala conduce a ponti sospesi che collegano i due volumi. Dal punto di vista compositivo, gli edifici reinterpretano scala e allineamenti del tessuto urbano, mentre terrazze e coperture verdi ne mitigano l’impatto, migliorando la qualità ambientale. Le facciate, semplici e modulari, esprimono chiaramente la natura ricettiva del complesso, organizzato in unità ripetute e affiancato da spazi pubblici e commerciali al piano terra, pensati per attivare il rapporto con la città. Elemento distintivo è il gioco di pieni e vuoti nei prospetti, che crea un ritmo capace di evocare in chiave contemporanea quello dei fronti ottocenteschi dei viali urbani. La modularità diventa così principio ordinatore ed espressivo, garantendo leggibilità e dialogo con il contesto, evitando monotonia. P. di R.: Natalini Architetti / S.IN.TER Prog. architettonico: Natalini Architetti (Adolfo e Fabrizio Natalini) Interni: Rizoma Architetture

Villa Bianca

Il terreno edificabile aveva una certa pendenza naturale ed era situato ai margini del paese di Lamporecchio. Il vecchio proprietario aveva pensato di modificarne l’originaria topografia in previsione di un futuro uso. Riportando terra aveva reso il lotto pianeggiante, migliorando così la capacità di contemplazione delle viste e aumentando la sensazione di intimità rispetto al livello stradale. Sarà proprio la particolare posizione angolare del lotto, rialzata e panoramica, il punto di partenza di un progetto che avrà come tema principale la ricerca di un dialogo col paesaggio circostante senza rinunciare alla privacy richiesta dalla committenza. L’abitazione si presenta come due parallelepipedi sovrapposti e sfalsati tra loro, due volumi puri e compatti, che intersecandosi conferiscono dinamicità alla composizione. Il volume superiore, maggiormente visibile dalla strada, presenta due parti a sbalzo che proteggono le aperture dagli agenti atmosferici. Il piano terreno ospita la zona giorno costituita da un living, una cucina con isola ed un tavolo da pranzo, il tutto racchiuso in un unico spazio vetrato. Un disimpegno permette l’accesso al servizio igienico, al garage e alla scala che porta alla zona notte. Al piano primo troviamo la camera master, un piccolo studio ed altre due camere che condividono un bagno e la grande loggia che correndo lungo il fronte principale incornicia il paesaggio collinare di Vinci.

Villelux

Il progetto rappresenta un intervento esemplare di rigenerazione urbana, fondato sulla sostituzione di un tessuto edilizio obsoleto con un’architettura residenziale contemporanea. L’opera si distacca dal rigore geometrico tradizionale per abbracciare linee morbide e organiche, concepite per offrire un’esperienza abitativa di prestigio e un profondo senso di esclusività. La struttura si articola in due corpi di fabbrica distinti, armonizzati al piano terra da un’ampia e luminosa hall condominiale, un volume vetrato che funge da cerniera visiva e funzionale, accogliendo i residenti in un ambiente etereo e raffinato. L’identità del complesso è definita da ampi terrazzi curvilinei che ritmano i prospetti, ospitando fioriere integrate in cui dimorano selezionate essenze vegetali. Questa scelta risponde alla crescente necessità di riportare la natura nel cuore della città, trasformando l’edificio in un ecosistema vivente. Lo schermo vegetale non è solo estetico, funge da filtro solare naturale che evita il surriscaldamento delle facciate senza riflettere i raggi, generando un microclima interno ideale e protetto. Oltre al benessere termico, la cortina verde agisce come polmone urbano: regola l’umidità, produce ossigeno e mitiga l’inquinamento assorbendo CO2 e polveri sottili. Il risultato è un connubio perfetto tra lusso funzionale e sostenibilità ambientale, dove la forma organica celebra un nuovo modo di abitare, intimo e profondamente connesso con il ciclo della vita vegetale.

Casa Patio

Il vuoto come progetto Rigenerazione di un sottotetto a Firenze. I locali sottotetto di un elegante palazzo nel centro storico di Firenze, abbandonati da anni, si presentavano come spazi bui, frammentati e privi di qualità abitativa. Il progetto interviene attraverso la demolizione di parte del lastrico solare, introducendo una corte a cielo aperto che porta luce e aria al cuore dell’appartamento e stabilisce una relazione diretta con l’esterno. Il vuoto diventa così dispositivo progettuale primario, capace di ridefinire percezione, orientamento e qualità dello spazio domestico. La nuova distribuzione si articola attorno al patio: al centro lo spazio di vita con cucina e soggiorno, aperti e comunicanti; ai lati le camere e gli ambienti più intimi, raccolti e introversi. La relazione tra interno ed esterno, rafforzata dalla presenza di una scala elicoidale, che conduce ad una terrazza sul tetto, costituisce un’esperienza abitativa dinamica, fatta di sequenze, soglie e variazioni di luce. In un contesto in cui la trasformazione del costruito storico è spesso affidata all’aggiunta di volumetrie, il progetto propone un approccio opposto: sottrarre per generare qualità. Senza alterare i profili e l’identità dell’edificio, l’intervento valorizza le preesistenze e le adegua ad un uso contemporaneo, dimostrando come la rigenerazione di spazi obsoleti possa contribuire in modo concreto alla sostenibilità e alla qualità dell’abitare nel tessuto urbano consolidato.

In limine

Nel cuore della provincia di Lucca, il nuovo ingresso di questo complesso industriale si distacca dalla mera logica funzionale per elevarsi a vero e proprio manifesto architettonico. L’intervento non si limita a risolvere le necessità di una portineria o di un punto ristoro, ma ridefinisce l’idea stessa di soglia, trasformando un punto di controllo in un landmark identitario capace di comunicare i valori e la visione dell’azienda sin dal primo sguardo. Il progetto si misura con una sfida morfologica complessa: un lotto dalle dimensioni estremamente contenute, ulteriormente complicato da un importante dislivello altimetrico. Anziché subire questi vincoli, il progetto li assume come generatori di forma. La risposta architettonica si concretizza in una volumetria trapezoidale di grande rigore formale, organizzata attorno a un nucleo centrale opaco destinato ai servizi. Ai lati del blocco centrale si aprono due ali vetrate che ospitano la reception e il bar, stabilendo un dialogo costante tra interno ed esterno attraverso superfici riflettenti che smaterializzano i confini del costruito, restituendo al paesaggio una presenza mutevole e mai identica a sé stessa. L’elemento di sintesi formale è rappresentato dalla grande copertura aggettante. Questo sbalzo audace non solo protegge la scala di accesso al complesso, ma definisce una tensione dinamica tra la solidità degli elementi tettonici sospesi e la leggerezza delle facciate trasparenti.

Il progetto affronta la riqualificazione del lotto della polveriera abbandonata di via Tartini, caduta in disuso da diversi decenni. Il programma dell’intervento consiste in un asilo nido con il suo giardino privato e in un’area pubblica con parcheggio ed un percorso alberato. L’intervento fa parte del contributo infrastrutturale in cambio della riqualificazione dell’ex sito industriale della Manifattura Tabacchi, un imponente complesso con una superficie di circa 100.000 mq situato in prossimità del lotto. L’asilo nido è configurato come un sistema a doppia corte con struttura portante in lagno X-lam e Platform Frame e materiali ad alte prestazioni. L’adozione di diverse strategie bioclimatiche e soluzioni impiantistiche hanno permesso di ottenere la certificazione di sostenibilità LEED Platinum. L’edificio ospita due asili nido speculari che condividono servizi comuni (come cucina e impianti tecnici) e un atrio polifunzionale aperto alla comunità in grado di ospitare eventi e lezioni.

Premio Architettura Toscana

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