Nel quartiere delle Le Piagge, nella periferia ovest di Firenze, il progetto della nuova area attrezzata inclusiva trasforma uno spazio residuale in un luogo aperto, accessibile e condiviso, capace di promuovere inclusione sociale, benessere e relazione tra abitanti. L’intervento nasce con l’obiettivo di creare un parco fruibile da tutti, dove persone con disabilità fisiche, sensoriali o difficoltà motorie possano vivere esperienze di gioco, sport e socialità in condizioni di sicurezza e piena partecipazione. L’impianto del progetto è definito da un percorso sinuoso ispirato al “gioco dell’oca”, elemento multisensoriale e inclusivo che connette le diverse funzioni del parco trasformando il movimento in esperienza ludica e collettiva. Lungo il percorso si articolano spazi circolari dedicati alle differenti attività: aree gioco inclusive per bambini, spazi sportivi per ragazzi, orti urbani collettivi per anziani, oltre a zone relax e luoghi di aggregazione aperti all’intera comunità. Alberature e strutture leggere ombreggianti contribuiscono al comfort ambientale e alla riconoscibilità degli spazi. Il parco si organizza in tre ambiti principali: area quieta con frutteto e orti urbani; piazza pubblica centrale dedicata allo sport e alla sosta; area gioco inclusiva nella parte sud del lotto. Completa l’intervento una pensilina fotovoltaica integrata nel parcheggio esistente, contribuendo alla sostenibilità energetica del complesso.

Showroom MVL

Il progetto di allestimento per lo Shoowroom di M.V.L. , azienda specializzata in impianti termici di riscaldamento, condizionamento e idrico-sanitari, interpreta lo spazio interno come un sistema aperto, in cui struttura, colore e funzione costruiscono una grammatica spaziale riconoscibile. Una sequenza di telai metallici leggeri, definiti da cromie primarie e sature (giallo, rosso, blu, verde), organizza lo showroom non per comparti rigidi ma per campi relazionali, capaci di orientare l’utente e intensificare l’esperienza percettiva. Gli elementi, declinati in configurazioni variabili (mobili, fissi, attrezzati) si adattano alle diverse condizioni d’uso: esposizione, supporto, separazione. Le superfici microforate e i frame metallici definiscono soglie permeabili, evitando la chiusura degli ambienti e mantenendo una continuità visiva e spaziale. L’allestimento si configura come dispositivo flessibile e riconfigurabile, in cui la componente costruttiva diventa linguaggio. Il progetto riflette una ricerca sull’essenzialità dell’elemento e sulla sua capacità di generare spazio, trasformando l’interno in una struttura dinamica, aperta a evoluzioni e riusi.

L’immobile, ubicato in prossimità del centro del paese, è in realtà di antica formazione, già presente nelle carte di fine ‘800 nonché punto di approdo del fosso Cilecchio, che lo lambisce sul fronte nord, fosso in passato navigabile ed affluente dell’Arno. La porzione di interesse presentava a piano terra dei locali destinati alla produzione del vino con la presenza di tini in cemento armato gettati in opera, al piano primo invece l’abitazione presentava caratteristiche anni 70 e molte carenze tecnologiche e distributive. Il progetto ri-funzionalizza tutta la porzione oggetto di restauro, aggiornandola alle esigenze attuali, senza dimenticare, almeno esternamente, la porzione adiacente, più tradizionale. I locali del piano terra, precedentemente dedicati all’attività agricola, vengono adeguati da un punto di vista igienico mantenendo però i segni del tempo, come i tini , modificati solo per essere resi accessibili attraverso l’esecuzione di alcuni varchi con lame ad acqua; il piano terra viene collegato attraverso una scala a chiocciola al piano primo. Il piano primo mantiene sostanzialmente tutti i vani con la sua funzione originaria, modificando solo lo spazio connettivo e distributivo. Esternamente viene epurato da alcuni aspetti poco pregio cercando di guardare ad una attualizzazione della tradizione: eliminazione del parapetto in ferro in favore di un nuovo in muratura con capo scala, eliminazione di oscuranti in favore di infissi ad anta unica che fa filtrare più luce

L’immobile, ubicato in prossimità del centro del paese, è in realtà di antica formazione, già presente nelle carte di fine ‘800 nonché punto di approdo del fosso Cilecchio, che lo lambisce sul fronte nord, fosso in passato navigabile ed affluente dell’Arno. La porzione di interesse presentava a piano terra dei locali destinati alla produzione del vino con la presenza di tini in cemento armato gettati in opera, al piano primo invece l’abitazione presentava caratteristiche anni 70 e molte carenze tecnologiche e distributive. Il progetto ri-funzionalizza tutta la porzione oggetto di restauro, aggiornandola alle esigenze attuali, senza dimenticare, almeno esternamente, la porzione adiacente, più tradizionale. I locali del piano terra, precedentemente dedicati all’attività agricola, vengono adeguati da un punto di vista igienico mantenendo però i segni del tempo, come i tini , modificati solo per essere resi accessibili attraverso l’esecuzione di alcuni varchi con lame ad acqua; il piano terra viene collegato attraverso una scala a chiocciola al piano primo. Il piano primo mantiene sostanzialmente tutti i vani con la sua funzione originaria, modificando solo lo spazio connettivo e distributivo. Esternamente viene epurato da alcuni aspetti poco pregio cercando di guardare ad una attualizzazione della tradizione: eliminazione del parapetto in ferro in favore di un nuovo in muratura con capo scala, eliminazione di oscuranti in favore di infissi ad anta unica che fa filtrare più luce

Castel Sonnino

Castel Sonnino è immerso nella splendida cornice della costa livornese. Le sue antiche mura, un tempo teatro di battaglie, oggi custodiscono una residenza esclusiva dove ogni dettaglio racconta una storia passata e un desiderio di innovazione cosciente. All’origine del castello vi è una torre medievale, inglobata nel Settecento in una batteria difensiva. È solo alla fine dell’800 che il Barone Sidney Sonnino lo trasformò in una residenza. Il restauro conservativo curato da Tono Architettura & Interior Design unitamente al progetto di interni, completato nel 2025, ha custodito l’identità storica rispondendo allo stesso tempo alle esigenze contemporanee. Il restauro delle facciate, eseguito a calce, si estende anche all’interno, con pareti che riportano la stessa matericità in pietra, calce e travertino. Le pavimentazioni storiche, come il seminato veneziano e i marmi, sono state restaurate insieme alle porzioni del bastione in pietra, richiamando le origini della struttura. Il carattere austero della guarnigione militare è stato addolcito con arredi su misura e pezzi d’antiquariato, creando ambienti dal lusso discreto. La luce naturale del tramonto definisce un’atmosfera in continua evoluzione mentre il mare, visibile da ogni stanza, è l’indiscusso protagonista. Il progetto ha voluto esaltare il rapporto con il territorio, scegliendo colorimetrie delicate che evocano il mare e la macchia mediterranea e trattando ogni finestra come un quadro.

Castel Sonnino

Castel Sonnino è immerso nella splendida cornice della costa livornese. Le sue antiche mura, un tempo teatro di battaglie, oggi custodiscono una residenza esclusiva dove ogni dettaglio racconta una storia passata e un desiderio di innovazione cosciente. All’origine del castello vi è una torre medievale, inglobata nel Settecento in una batteria difensiva. È solo alla fine dell’800 che il Barone Sidney Sonnino lo trasformò in una residenza. Il restauro conservativo curato da Tono Architettura & Interior Design unitamente al progetto di interni, completato nel 2025, ha custodito l’identità storica rispondendo allo stesso tempo alle esigenze contemporanee. Il restauro delle facciate, eseguito a calce, si estende anche all’interno, con pareti che riportano la stessa matericità in pietra, calce e travertino. Le pavimentazioni storiche, come il seminato veneziano e i marmi, sono state restaurate insieme alle porzioni del bastione in pietra, richiamando le origini della struttura. Il carattere austero della guarnigione militare è stato addolcito con arredi su misura e pezzi d’antiquariato, creando ambienti dal lusso discreto. La luce naturale del tramonto definisce un’atmosfera in continua evoluzione mentre il mare, visibile da ogni stanza, è l’indiscusso protagonista. Il progetto ha voluto esaltare il rapporto con il territorio, scegliendo colorimetrie delicate che evocano il mare e la macchia mediterranea e trattando ogni finestra come un quadro.

Castel Sonnino

Castel Sonnino è immerso nella splendida cornice della costa livornese. Le sue antiche mura, un tempo teatro di battaglie, oggi custodiscono una residenza esclusiva dove ogni dettaglio racconta una storia passata e un desiderio di innovazione cosciente. All’origine del castello vi è una torre medievale, inglobata nel Settecento in una batteria difensiva. È solo alla fine dell’800 che il Barone Sidney Sonnino lo trasformò in una residenza. Il restauro conservativo curato da Tono Architettura & Interior Design unitamente al progetto di interni, completato nel 2025, ha custodito l’identità storica rispondendo allo stesso tempo alle esigenze contemporanee. Il restauro delle facciate, eseguito a calce, si estende anche all’interno, con pareti che riportano la stessa matericità in pietra, calce e travertino. Le pavimentazioni storiche, come il seminato veneziano e i marmi, sono state restaurate insieme alle porzioni del bastione in pietra, richiamando le origini della struttura. Il carattere austero della guarnigione militare è stato addolcito con arredi su misura e pezzi d’antiquariato, creando ambienti dal lusso discreto. La luce naturale del tramonto definisce un’atmosfera in continua evoluzione mentre il mare, visibile da ogni stanza, è l’indiscusso protagonista. Il progetto ha voluto esaltare il rapporto con il territorio, scegliendo colorimetrie delicate che evocano il mare e la macchia mediterranea e trattando ogni finestra come un quadro.

Centro Alab

Centro Alab: CENTRO DI RIABILITAZIONE MULTISENSORIALE Il Centro Alab si configura come un caso studio di Evidence-Based Design (EBD), dove lo spazio interno evolve da mero contenitore a dispositivo attivo nel processo di cura. L’intervento supera la dicotomia tra ambiente sanitario e domestico, proponendo un ecosistema d’avanguardia basato sul paradigma del “Design che Cura”. Strategie Progettuali e Benessere Ambientale L’approccio distributivo mira alla neutralizzazione dello stress ambientale. Ogni scelta cromatica e acustica è calibrata per ottimizzare la predisposizione neuro-cognitiva dell’utente, trasformando il layout spaziale in un facilitatore del successo terapeutico. Integrazione Tecnologica e Multisensorialità L’innovazione risiede nell’integrazione di sistemi immersivi nell’involucro architettonico. La Stanza Snoezelen e il Metodo Nirvana rendono lo spazio un’interfaccia dinamica: luce, frequenze sonore e superfici tattili stimolano il sistema sensoriale in modo programmato. È un’architettura interattiva che risponde in tempo reale alle necessità dell’individuo. Universal Design e Autonomia Il rigore dell’Universal Design guida ogni dettaglio. L’abbattimento delle barriere è fisico e percettivo: arredi ergonomici e percorsi intuitivi massimizzano l’autonomia dell’utente, garantendo una fruizione democratica. Qui, la qualità formale diventa lo strumento principale per l’efficacia riabilitativa.

Voip Voice Headquarter

Concept per un luogo di lavoro flessibile. L’edificio completato nel 2018 viene oggi riletto nel suo piano terra, uno spazio rimasto più neutro e meno definito rispetto al resto. L’intervento nasce dalla volontà di dare a questo livello una nuova identità, rendendolo riconoscibile e coerente con la vita quotidiana dell’azienda. Lo spazio originario era caratterizzato da una forte neutralità materica: cemento, metallo, superfici grigie. Su questo fondale essenziale il progetto introduce il colore come strumento capace di organizzare lo spazio e definire nuove gerarchie funzionali. Il colore non è decorazione, ma dispositivo che genera luoghi. Blu e verde, ispirati al cielo e al bosco, costruiscono un paesaggio interno che accompagna le diverse modalità d’uso. Il blu introduce calma e concentrazione nelle aree operative, mentre il verde, associato a equilibrio e rigenerazione, caratterizza la sala polivalente, pensata come luogo di incontro e sosta. Attorno a questo sistema cromatico si articolano le funzioni: la cucina preesistente destinata ai momenti informali; i due spazi di lavoro individuati dai volumi blu e grigio; la sala polivalente verde, aperta a usi flessibili. La nuova reception, definita da un volume blu compatto e riconoscibile, stabilisce il primo punto di relazione con l’azienda e dialoga con gli altri elementi cromatici. Il piano terra diventa così un paesaggio operativo in cui colore, luce e trasparenze costruiscono un sistema capace di sostenere lavoro, incontro e pausa.

La Gioielleria Chiocchetti risale al 1896 e oggi la IV generazione prosegue con Alberto Chiocchetti grazie all’inclinazione artistica del fondatore Frediano Chiocchetti. La gioielleria, con oltre 125 anni di storia, è un punto di riferimento in via Fillungo a Lucca. Il progetto coniuga tradizione e contemporaneità attraverso un concetto che unisce la sala storica, l’ingresso originale della gioielleria e la sala superiore. Le storiche vetrine esterne, realizzate con profili in ferro verniciato, sono state restaurate e integrate con un nuovo sistema di illuminazione. Nell’ingresso principale sono stati ridisegnati gli infissi interni utilizzando profili sottili in ferro e vetri temperati con i decori originali. La sala è rivestita con un tessuto realizzato dall’azienda Osborne e Little che avvolge lo spazio. Le vetrine fuoriescono a sbalzo per valorizzare gli oggetti preziosi al loro interno; sono rifinite in ottone spazzolato, materiale ripreso nel soffitto, nel banco e nel tavolino illuminato dalla luce Noctambule della Flos. Al lato della sala principale si trovano altre due sale: la sala storica, restaurata nelle decorazioni esistenti, e la sala destinata al corner Rolex, disegnata dallo studio 1 Unicum. Dal piano principale si accede con una elegante scala in legno al primo piano, dove è stata restaurata la sala degli argenti e trova sede il Laboratorio Rolex con un nuovo banco in ottone spazzolato e un tavolo su disegno, che unisce le due poltroncine Redondo di Moroso.

L’allestimento si configura come dispositivo di mediazione tra la memoria architettonica del Palazzo delle Papesse, attribuito a Bernardo Rossellino, e il mondo figurativo di Hugo Pratt. Lo spazio è costruito come racconto per sottrazione che non si sovrappone al contesto storico ma lo abita, creando un equilibrio tra struttura, apparati decorativi e opere esposte. Questo principio si traduce in un sistema espositivo definito da tre elementi — tavoli in rovere con gambe piramidali autoalimentati, cornici in legno con passepartout e teche in plexiglass — la cui alternanza costruisce un ritmo che scandisce le sale, configurate come altrettante “geografie”. A questa sequenza si contrappone una svolta scenografica: nelle sale immersive, volumi autonomi (“inbox”) vengono inseriti nello spazio originario sospendendone la percezione e amplificandone la tensione narrativa. Immagini e dispositivi audiovisivi culminano nello spazio dedicato agli all’Odissea, con teche sospese su struttura autoportante a ossatura in acciaio e rivestimento in MDF, portando la narrazione alla sua massima densità visiva. A scandire l’intero percorso è il rapporto con la luce: nelle sale espositive, spot biemissivi valorizzano simultaneamente i lavori in mostra e le volte decorate; nelle sale immersive invece, il buio diventa strumento narrativo isolando lo spettatore dallo spazio storico per aprire una soglia verso l’universo di Hugo Pratt: un mondo di acque lontane, figure erranti e destini sospesi.

Iconic Beauty

‘ICONIC beauty’ si sviluppa su una superficie di 47 mq. per un’altezza di 340 cm. Il volume si contraddistingue da ampie aperture – due per ogni lato affacciante su strada – e da un imponente trave trasversale mediano rispetto al vano atto a sostenere l’impalcato del piano primo. La strategia progettuale di ripartizione dello spazio minimo deve tenere conto delle funzioni richieste per le specifiche pratiche di lavoro. L’impianto distributivo trae spunto dalla particolare conformazione degli infissi ad impianto triangolare, unica preesistenza caratterizzante questo interno. Il tema geometrico della raggera assurge dunque a sistema distributivo ordinatore fondamentale: le linee concorrono al vertice prossimo agli ingressi e stabiliscono, secondo un criterio gerarchico di successione spaziale e funzionale, la posizione dell’area di attesa con il guardaroba, della ricezione, con banco integrato nel dispositivo scenografico del mobile espositore, delle aree dei trattamenti estetici ed infine dei servizi (bagno, antibagno e ripostiglio-spogliatoio). L’elemento monolitico del mobile, attrezzato su tutte le facce con ripiani e comparti inferiori, posto a divisione tra lo spazio pubblico da quello riservato ai trattamenti, diviene il dominio della nuova organizzazione spaziale. Al contempo diviene oggetto emblematico evidenziandosi dall’esterno grazie alla sua favorevole posizione visibile dalle vetrine affaccianti sui percorsi principali.

Premio Architettura Toscana

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