Sala del Dio Fluviale

Il nuovo allestimento per il Dio Fluviale di Michelangelo, Salone delle Adunanze e Sala Accoglienza in Palazzo dei Beccai, sede dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze. Eliminati gli apparati delle precedenti mostre temporanee è emersa la forte identità architettonica della sala museale, valorizzata con interventi minimi: il tamponamento delle finestre, mantenute leggibili nelle tracce murarie, e un unico velo cromatico su pareti e volta, escludendo i capitelli in pietra. Il basamento ligneo “storicizzato” su cui poggiava il Dio Fluviale è stato racchiuso in una teca di vetro stratificato a richiamare uno specchio d’acqua, evocando l’iconografia della divinità e facendo apparire la scultura sospesa nello spazio. La teca è posata su uno skid metallico nel quale sono integrati quattro isolatori sismici, una tecnologia visibile solo nel distacco dal piano del pavimento. Quest’ultimo è realizzato in un getto unico di magnesite, prodotto innovativo dalle elevate prestazioni funzionali. L’illuminazione artificiale, progettata con Erco, utilizza sorgenti LED calibrate per valorizzare il bianco della scultura e controllare ombre e riflessi. La disposizione dell’opera invita il visitatore a muoversi attorno, creando relazioni visive con le altre opere cinquecentesche presenti. Lungo una parete la boiserie in noce include una seduta per la contemplazione. Anche il vicino Salone delle Adunanze è stato rinnovato con un sistema illuminotecnico flessibile adatto a mostre, conferenze e concerti. Il progetto si completa con interventi per la sicurezza idraulica (paratie mobili) e con nuovi spazi di accoglienza del pubblico, attrezzati con arredi su misura.

Il Museo d’arte moderna “Il Quarto Platano”, allestito al secondo piano di Villa Bertelli a Forte dei Marmi, nasce dalla volontà del Comune e della Fondazione Corrente di Milano di restituire al territorio la memoria culturale degli artisti che, tra gli inizi del Novecento e gli anni Settanta, hanno trovato in Versilia un luogo di ispirazione e confronto. Il progetto trasforma gli spazi storici della villa ottocentesca in un percorso permanente capace di intrecciare arte, architettura e paesaggio, valorizzando l’identità culturale locale. L’allestimento, curato da Jacopo Muzio – Studio Jam Architettura, si sviluppa attraverso cinque sale tematiche concepite come un continuum narrativo. Colori, supporti espositivi e dispositivi museografici definiscono ambienti distinti ma coerenti, in dialogo costante con il carattere architettonico della villa. Le opere di maestri quali Carrà, de Chirico, Guttuso, Campigli, Treccani, Soffici e Moore sono accompagnate da apparati iconografici e biografici che ricostruiscono il legame tra gli artisti e il territorio versiliese. Teche orizzontali “passepartout”, documenti storici e sedute integrate con le sculture favoriscono una fruizione lenta e partecipata, trasformando la visita in esperienza immersiva. Il museo integra così le attività culturali di Villa Bertelli, consolidandone il ruolo di centro civico contemporaneo e contribuendo a rafforzare la consapevolezza collettiva del patrimonio artistico e culturale di Forte dei Marmi.

Museo Ferrucciano

Il progetto del Museo Ferrucciano a Gavinana ha coinvolto la ristrutturazione del palazzo e il nuovo allestimento. Il Museo desueto per i servizi, per l’accessibilità, l’allestimento e l’estensione, è stato riprogettato di concerto con la Soprintendenza e con il Comitato Scientifico. La strategia progettuale ha messo a punto un palinsesto architettonico sul quale si sono innestate le varie discipline. Il progetto ha messo a norma l’accessibilità per tutte le utenze grazie all’introduzione dell’ascensore interno che collega i tre piani e il montascale esterno. L’importanza di questo piccolo museo nelle montagne pistoiesi risale nella centralità di Francesco Ferrucci, noto anche nell’Inno Nazionale Italiano. Il nuovo Museo ha inglobato il piano secondo del palazzo, precedentemente residenza e il piano seminterrato ove sono stati realizzati nuovi servizi igienici, accessibili anche dall’esterno durante manifestazioni pubbliche, e i depositi. Il progetto si caratterizza per elementi semplici: nuova pavimentazione in cotto, soffitti in legno dipinti in nero che prosegue su parti di pareti. Si va a comporre una sequenza di spazi, dove figura-sfondo fanno da nuovo contesto per la riorganizzazione dei pezzi esposti. Un Museo a vocazione didattica che ha coinvolto le associazioni locali: un’opera aperta di Comunità. Schermi digitali proiettano video e animazioni multimediali. L’allestimento in legno di rovere trattato naturalmente, si riallaccia idealmente alle palizzate difensive.

Museo Ferrucciano

Il progetto del Museo Ferrucciano a Gavinana ha coinvolto la ristrutturazione del palazzo e il nuovo allestimento. Il Museo desueto per i servizi, per l’accessibilità, l’allestimento e l’estensione, è stato riprogettato di concerto con la Soprintendenza e con il Comitato Scientifico. La strategia progettuale ha messo a punto un palinsesto architettonico sul quale si sono innestate le varie discipline. Il progetto ha messo a norma l’accessibilità per tutte le utenze grazie all’introduzione dell’ascensore interno che collega i tre piani e il montascale esterno. L’importanza di questo piccolo museo nelle montagne pistoiesi risale nella centralità di Francesco Ferrucci, noto anche nell’Inno Nazionale Italiano. Il nuovo Museo ha inglobato il piano secondo del palazzo, precedentemente residenza e il piano seminterrato ove sono stati realizzati nuovi servizi igienici, accessibili anche dall’esterno durante manifestazioni pubbliche, e i depositi. Il progetto si caratterizza per elementi semplici: nuova pavimentazione in cotto, soffitti in legno dipinti in nero che prosegue su parti di pareti. Si va a comporre una sequenza di spazi, dove figura-sfondo fanno da nuovo contesto per la riorganizzazione dei pezzi esposti. Un Museo a vocazione didattica che ha coinvolto le associazioni locali: un’opera aperta di Comunità. Schermi digitali proiettano video e animazioni multimediali. L’allestimento in legno di rovere trattato naturalmente, si riallaccia idealmente alle palizzate difensive.

The Mindful Body

L’intervento di riqualificazione interessa un’ex carrozzeria in Via del Bargellino a Fiesole, attigua alla necropoli etrusca del III-II secolo a.C. Ai rilievi, l’immobile, parzialmente ipogeo rispetto alla quota stradale retrostante, rivelava un grave stato di degrado. Il locale d’ingresso registrava l’allagamento della preesistente fossa tecnica a causa di copiose infiltrazioni idriche dalla muratura lapidea controterra. L’approccio progettuale ha mirato a conservare l’identità spaziale, convertendo le criticità idrogeologiche e i rigorosi vincoli comunali in stimoli progettuali. Tali vincoli imponevano il mantenimento filologico dei due fronti esterni, lato strada e lato scavi, esigendo l’esatta conservazione di partizioni e cromie dei serramenti. Parallelamente occorreva regimentare il flusso idrico meteorico. Il volume a forte vocazione industriale è stato rifunzionalizzato in un ambiente polivalente per il wellness, ibridando estetica industriale e suggestioni d’Oriente. La maglia geometrica delle aperture funge da matrice formale per il blocco scala in ferro. L’antica cortina lapidea diventa quinta scenografica che lascia scorrere l’acqua a vista: canalizzata in un impluvio a pavimento lungo la piastra in calcestruzzo, l’acqua fluisce a cascata fino al pozzetto alla quota zero. Infine, i nuovi collegamenti in metallo evocano l’originario colore arancione dell’officina.

The Mindful Body

L’intervento di riqualificazione interessa un’ex carrozzeria in Via del Bargellino a Fiesole, attigua alla necropoli etrusca del III-II secolo a.C. Ai rilievi, l’immobile, parzialmente ipogeo rispetto alla quota stradale retrostante, rivelava un grave stato di degrado. Il locale d’ingresso registrava l’allagamento della preesistente fossa tecnica a causa di copiose infiltrazioni idriche dalla muratura lapidea controterra. L’approccio progettuale ha mirato a conservare l’identità spaziale, convertendo le criticità idrogeologiche e i rigorosi vincoli comunali in stimoli progettuali. Tali vincoli imponevano il mantenimento filologico dei due fronti esterni, lato strada e lato scavi, esigendo l’esatta conservazione di partizioni e cromie dei serramenti. Parallelamente occorreva regimentare il flusso idrico meteorico. Il volume a forte vocazione industriale è stato rifunzionalizzato in un ambiente polivalente per il wellness, ibridando estetica industriale e suggestioni d’Oriente. La maglia geometrica delle aperture funge da matrice formale per il blocco scala in ferro. L’antica cortina lapidea diventa quinta scenografica che lascia scorrere l’acqua a vista: canalizzata in un impluvio a pavimento lungo la piastra in calcestruzzo, l’acqua fluisce a cascata fino al pozzetto alla quota zero. Infine, i nuovi collegamenti in metallo evocano l’originario colore arancione dell’officina.

La Trattoria Zà Zà, fondata nel 1977 nel cuore del quartiere di San Lorenzo a Firenze, è oggi un’istituzione gastronomica e culturale della città. Nata come piccola osteria, si è progressivamente ampliata inglobando ambienti di grande valore storico, tra cui parti dell’ex convento e del Palazzo della Stufa, fino a raggiungere oltre 1300 m². Questo processo di crescita è stato guidato dalla visione del proprietario Stefano Bondi, che ha voluto creare un luogo unico capace di unire tradizione toscana e spirito internazionale. Dai suoi viaggi nel mondo ha raccolto oggetti d’arte e pezzi di collezione che nel tempo hanno arricchito la trattoria, trasformandola in un caleidoscopio di suggestioni e atmosfere. Il progetto di restyling e ampliamento, concluso nel 2023, ha avuto come obiettivo quello di valorizzare questa identità stratificata, scegliendo non di uniformare ma di esaltare la diversità. Ogni sala è stata pensata con un concept dedicato, tra spazi intimi, teatrali e colorati, dove i pezzi di collezione diventano parte integrante del racconto. Carte da parati, tessuti ricercati, texture materiche e palette cromatiche audaci danno profondità e carattere a ciascun ambiente, creando un percorso narrativo coerente. Il risultato è una trattoria che custodisce la memoria della Firenze autentica e guarda al futuro come luogo di incontro, cultura e convivialità senza tempo.

Edil Llanaj

L’idea nasce dall’Impresa edile Edil Llanaj srl operativa nel Mugello a Borgo San Lorenzo (FI) di voler aprire un “finestra”, una sede di rappresentanza e un biglietto da visita in città. La nuova sede è sita in Via Aretina 15D in un piccolo fondo di circa 50mq. E’ stato creata una zona accoglienza/riunione che affaccia su strada e una zona operativa e tecnica interna che affaccia sulla corte. Il concept design è partito dal logo dell’impresa costituito dalle lettere EL stilizzate angolari di colore verde e bianco. infatti questi colori oltre ad un colore neutro come il grigio piombo sono presenti sulle pareti e soffitto, staccati da una illuminazione lineare perimetrale. Gli arredi interni sono realizzati su disegno con diversi materiali: in ferro “fiammato” è il piano di appoggio del tavolo accoglienza/riunione, la struttura della libreria e i corpi illuminanti esterni, mentre il piano del tavolo e gli elementi verticali della libreria sono in marmo Verde Alpi e Bianco di Carrara.

Amer / Mare

Il progetto prevede la realizzazione di un edificio produttivo per la cantieristica navale nell’area di Porta a Mare, a Pisa, inserito in un contesto caratterizzato da infrastrutture portuali e insediamenti esistenti. L’intervento si pone in continuità con tale ambito, reinterpretando l’architettura industriale contemporanea attraverso una composizione chiara, riconoscibile e coerente, capace di coniugare funzionalità, identità e qualità spaziale. L’impianto planimetrico è concepito come un grande spazio unitario, privo di partizioni interne salvo per gli ambienti di servizio, organizzato secondo una maglia strutturale prefabbricata in cemento armato. Tre impalcati aperti verso l’area produttiva consentono a tecnici e armatori di supervisionare le lavorazioni e l’avanzamento delle imbarcazioni dai vari livelli. La copertura è caratterizzata da sistemi di illuminazione zenitale a shed, che garantiscono luce naturale diffusa e controllata, migliorando le condizioni operative e il comfort interno, e integrano un impianto fotovoltaico da 250 kW ca. Il linguaggio architettonico ricerca un equilibrio tra essenzialità formale ed elementi identitari: il volume è definito da superfici in calcestruzzo scandite da ampie aperture che evocano il profilo delle imbarcazioni. Le facciate richiamano le tonalità dell’ambiente marino, favorendo l’inserimento nel contesto, mentre le sistemazioni esterne, con ampi spazi vegetativi, completano l’intervento migliorando la qualità ambientale.

Amer / Mare

Il progetto prevede la realizzazione di un edificio produttivo per la cantieristica navale nell’area di Porta a Mare, a Pisa, inserito in un contesto caratterizzato da infrastrutture portuali e insediamenti esistenti. L’intervento si pone in continuità con tale ambito, reinterpretando l’architettura industriale contemporanea attraverso una composizione chiara, riconoscibile e coerente, capace di coniugare funzionalità, identità e qualità spaziale. L’impianto planimetrico è concepito come un grande spazio unitario, privo di partizioni interne salvo per gli ambienti di servizio, organizzato secondo una maglia strutturale prefabbricata in cemento armato. Tre impalcati aperti verso l’area produttiva consentono a tecnici e armatori di supervisionare le lavorazioni e l’avanzamento delle imbarcazioni dai vari livelli. La copertura è caratterizzata da sistemi di illuminazione zenitale a shed, che garantiscono luce naturale diffusa e controllata, migliorando le condizioni operative e il comfort interno, e integrano un impianto fotovoltaico da 250 kW ca. Il linguaggio architettonico ricerca un equilibrio tra essenzialità formale ed elementi identitari: il volume è definito da superfici in calcestruzzo scandite da ampie aperture che evocano il profilo delle imbarcazioni. Le facciate richiamano le tonalità dell’ambiente marino, favorendo l’inserimento nel contesto, mentre le sistemazioni esterne, con ampi spazi vegetativi, completano l’intervento migliorando la qualità ambientale.

Casa sotto la nuvola

Nell’ideazione della Casa sotto la nuvola, l’approccio progettuale ha privilegiato una ristrutturazione ricostruttiva non fedele al fabbricato preesistente, affrontando la complessità dell’inserimento nel paesaggio collinare toscano. L’edificio è stato concepito per ridurre l’impatto visivo sulla viabilità storica della Francigena, orientando il progetto lungo la perpendicolare al crinale secondo un asse nord-sud. I criteri guida hanno riguardato l’immersione nel paesaggio tramite rapporti interno esterno definiti da cannocchiali ottici, l’uso di geometrie stereometriche che reinterpretano il manufatto originario, la continuità visiva degli spazi esterni, la preservazione della vegetazione autoctona e cromie coerenti con il contesto rurale. Particolare attenzione è stata dedicata alla percezione del volume nel paesaggio, calibrando pieni e vuoti per ottenere un equilibrio controllato. I due corpi volumetrici, separati ma connessi da un percorso loggiato assiale, garantiscono privacy tra dépendance e fabbricato principale, mantenendo la memoria del sedime storico attraverso un linguaggio contemporaneo. Negli alzati si conserva l’archetipo della casa, un rettangolo sormontato da un triangolo, enfatizzato dal cannocchiale ottico verso valle e dallo sbalzo terminale che genera uno spazio coperto antistante il living. La distribuzione interna riprende la logica di Mies Van Der Rohe, con la zona notte al piano terra e la zona giorno al livello inferiore.

Il casale celato

Nascosto alla vista eppure aperto al paesaggio: è questa l’idea affascinante al centro del progetto del Casale Celato. Lo studio romano Westway Architects ha trasformato un casale rurale in un’abitazione contemporanea senza tradirne l’anima. Un dislivello naturale ha suggerito la soluzione: la casa si sviluppa su due piani, invisibile dalla strada, svelando sé stessa solo a chi varca la soglia. L’ingresso rivela luce e spazio impensabili dall’esterno — un living in ferro e vetro prolungato in terrazzo verso l’orizzonte. La scala scultorea collega i livelli, rivestita nella stessa pietra del pavimento per continuità. Al piano terra la sala da pranzo nella serra si apre sull’esterno. Ogni finestra è una composizione: canali visivi per unire interno ed esterno, costruito e naturale. Cinque camere con bagno privato e piscina completano il progetto. Il complesso include una dependance nata dal recupero di un vecchio capannone agricolo: demolizione selettiva, ricostruzione attenta, identità preservata. I grandi portelloni storici restano come traccia del passato, mentre la nuova architettura si apre alla luce e al paesaggio. Lo spazio è un loft a doppia altezza: le due camere emergono come volumi sospesi affacciati sul living. Cucina e zona giorno si aprono in continuità con la campagna. La resina continua riveste pavimenti e superfici; un tappeto di cotto nero orienta lo sguardo verso il castello di Capalbio. Nato dall’ascolto del luogo, cucito su misura per chi lo abita.

Premio Architettura Toscana

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