Dal punto di vita tipologico l’edificio è un quintuplo distributivo: un nucleo centrale contenente i servizi e illuminato da sei corti interne, affiancato da due percorsi laterali che distribuiscono sei aule per lato, e, alle due estremità, una mensa da un lato e i locali per i docenti e il custode dall’altro. L’impianto distributivo, insieme alla conformazione della copertura a shed, garantisce una diffusa e costante illuminazione zenitale anche nella zona centrale dell’edifico. Il volume della palestra, affiancata lateralmente da spazi connettivi e servizi, si rivolge all’esterno uscendo dalla sagoma del complesso con uno sbalzo che proietta la sua ampia parete vetrata verso la città. La scuola e la palestra, pur facendo parte della stessa struttura, sono divise da un ampio percorso pedonale che attraversa il fabbricato, in parte a cielo aperto e in parte coperto, realizzando una permeabilità tra l’abitato di Albinia ed il nuovo complesso scolastico. Questo percorso consente la possibilità di un accesso e utilizzo indipendente della palestra rivolto a tutta la cittadinanza: da impianto sportivo ad auditorium, sede per manifestazioni pubbliche, mostre ed eventi sociali.

Via Grande

Obiettivo del Progetto è il restauro urbano della Via Grande nella sua componente porticata e della riconfigurazione degli accessi alla strada, la Piazza Colonnella, verso il porto e il Largo del Cisternino verso la città; un restauro non filologico che decifrando le relazioni alla scala urbana provveda a innovare, in chiave contemporanea, una così importante arteria infrastrutturale e le proprie vocazioni commerciali e relazionali. Il nuovo progetto propone un codice architettonico, una sintassi contemporanea che raccoglie e organizza materiali, ritmo, pause, luce, reinterpretando le relazioni urbane e valorizzando il ruolo tradizionalmente assunto dalla Via Grande. Ciò che il progetto intende sviluppare è una composizione che sia capace di leggere le variazioni di tempo e colore per ridefinire armonicamente lo spartito originario riabbracciando in un’unica melodia episodi urbani, oggi apparentemente autonomi e distinti. La natura propria di questa infrastruttura complessa, come si è detto, risiede nella sintesi di alcune dicotomie intrinseche alla propria collocazione, alla propria configurazione (mare e terra, privato e pubblico, percorrenza e sosta, strada e piazza, vuoto e pieno) che la ricostruzione post bellica ha già reinterpretato una prima volta e che oggi richiede di essere innovata per valorizzarne la poliedricità e la vitalità.

Con il Piano regolatore del 1876 nasce la cittadina balneare di Marina di Pisa. Tre piazze, due semicircolari ed una rettangolare oltre un grande slargo a nord,si affacciano su una strada che corre parallelamente al mare. L’intervento,attraverso la rigenerazione delle piazze Baleari, Gorgona e Sardegna e dello slargo Viviani tende ad innescare un processo di rigenerazione urbana dell’intero litorale. Il recupero delle piazze esistenti si è basato sulla ri-funzionalizzazione di spazi verdi per lo più inutilizzati, con l’introduzione di arredi e spazi gioco per bambini, mentre nella nuova Piazza Viviani, priva di una definizione urbana, gli spazi sono stati identificati utilizzando i pochi segni storici evidenti;lo “slargo” è stato suddiviso in un’area rettangolare, analoga a piazza Gorgona, con uno spazio per gli spettacoli,evocativo del Piano del 1892, ed un’area triangolare alberata destinata a parcheggio. L’evidenza del sistema è data principalmente dagli elementi ricorrenti nelle piazze che generano una matrice facilmente ripetibile: i filari di tamerici, la pavimentazione in calcestruzzo architettonico, la pista ciclabile, nonché gli arredi e la nuova illuminazione. A regime, come evidenziato nel plastico di progetto, nei tratti stradali pedonalizzati fra le 4 piazze il completamento degli elementi sopradetti, creerà un continuo con le piazze rigenerando un lungomare e facendolo diventare una vera attrattiva turistica e abitativa.

Podere Piamberti

Lasciare Milano per tornare alle proprie origini. Da qui nasce il progetto di riqualificazione di un antico casale immerso nella campagna toscana di Bivigliano, in un paesaggio di boschi, oliveti e viste sulla valle. Qui il proprietario — fotografo — ha trasformato un edificio rurale abbandonato nella propria casa e rifugio creativo, recuperandolo nel rispetto del contesto e della memoria costruttiva del luogo. L’intervento ha mantenuto il volume esistente e restaurato le facciate in pietra a secco, accompagnando il recupero con importanti opere di consolidamento strutturale e impermeabilizzazione. Sono stati restaurati e reintegrati gli elementi originali: le travi in legno e i solai storici con travette in ferro e voltine in laterizio. La casa si sviluppa su due livelli: al piano terra si trovano la zona giorno e la cucina, aperte verso il paesaggio; al piano superiore la zona notte, una seconda area living e lo studio, collegato attraverso una grande porta scorrevole in ferro e vetro realizzata su disegno. Le finiture reinterpretano i materiali tradizionali toscani in chiave contemporanea: Travertino locale tagliato in falda, cotto rosa, rovere naturale e intonaci a calce dai toni caldi. Anche i bagni seguono un linguaggio minimale, con lavabi in marmo disegnati su misura. Il recupero della materia, la cura del dettaglio e il dialogo con il paesaggio hanno accompagnato il progetto, consentendo il recupero del Podere Piamberti nel rispetto della sua identità originaria.

Podere Piamberti

Lasciare Milano per tornare alle proprie origini. Da qui nasce il progetto di riqualificazione di un antico casale immerso nella campagna toscana di Bivigliano, in un paesaggio di boschi, oliveti e viste sulla valle. Qui il proprietario — fotografo — ha trasformato un edificio rurale abbandonato nella propria casa e rifugio creativo, recuperandolo nel rispetto del contesto e della memoria costruttiva del luogo. L’intervento ha mantenuto il volume esistente e restaurato le facciate in pietra a secco, accompagnando il recupero con importanti opere di consolidamento strutturale e impermeabilizzazione. Sono stati restaurati e reintegrati gli elementi originali: le travi in legno e i solai storici con travette in ferro e voltine in laterizio. La casa si sviluppa su due livelli: al piano terra si trovano la zona giorno e la cucina, aperte verso il paesaggio; al piano superiore la zona notte, una seconda area living e lo studio, collegato attraverso una grande porta scorrevole in ferro e vetro realizzata su disegno. Le finiture reinterpretano i materiali tradizionali toscani in chiave contemporanea: Travertino locale tagliato in falda, cotto rosa, rovere naturale e intonaci a calce dai toni caldi. Anche i bagni seguono un linguaggio minimale, con lavabi in marmo disegnati su misura. Il recupero della materia, la cura del dettaglio e il dialogo con il paesaggio hanno accompagnato il progetto, consentendo il recupero del Podere Piamberti nel rispetto della sua identità originaria.

La Casa nella Città Rossa, situata nel centro storico di Firenze, deve il suo nome al quartiere dove si colloca, conosciuto come il quartiere della Mattonaia, ovvero Sant’Ambrogio. Facente parte di una breve serie di edifici posti a fianco della chiesa di Sant’Ambrogio, si tratta di uno dei molti esempi di lottizzazione attuata dai benedettini nei primi del Trecento. Il progetto si fonda sulla volontà di restituire alla città un luogo abitabile, altrimenti destinato a diventare l’ennesimo appartamento per affitti turistici, con lo scopo di risanare gli errori di un precedente progetto avviato e poi abbandonato in essere. L’intervento parte dallo “svuotamento” degli ambienti per restituire allo spazio la sua originale vocazione e per recuperare la connessione tra l’ambiente della zona giorno e la Chiesa, il cui fianco diventa la quinta scenica dell’abitazione. La struttura spaziale viene disegnata e organizzata dalla presenza di un nuovo volume “rosso mattone” che accoglie al suo interno gli ambienti di servizio, bagno e lavanderia; creando uno spazio unico e fluido, sottolineato da una pavimentazione in pietra di Matraia che riconnette tutti gli ambienti della casa. Gli elementi strutturali come il soffitto in legno e gli architravi in pietra sono lasciati grezzi, affermando la loro autonomia di oggetti compositivi che partecipano al disegno dello spazio. Il disegno degli elementi di arredo crea un nuovo sistema di segni che si stratifica ai precedenti senza annullarli.

Nel cuore di Vicarello, in provincia di Livorno, nasce una nuova residenza unifamiliare dal linguaggio essenziale e contemporaneo, dove rigore formale ed eleganza materica trovano un equilibrio armonioso. Il progetto si definisce attraverso un raffinato gioco di pieni e vuoti: il bianco dell’intonaco dialoga con la matericità della pietra e con il verde del paesaggio circostante, creando un’architettura sobria ma fortemente identitaria. Al piano terra si sviluppa la zona giorno, pensata come uno spazio aperto e luminoso, segnato da un ingresso a doppia altezza e da una scenografica scala a vista affacciata su una grande parete vetrata. Il piano superiore accoglie invece la zona notte con camere e servizi. Tema centrale del progetto è il rapporto continuo tra abitare e natura. La volontà dei committenti era vivere una casa permeabile alla luce e costantemente connessa all’esterno. Da questa esigenza nascono tre corti interne che diventano il fulcro dell’abitazione: spazi verdi capaci di mettere in relazione ogni ambiente con il giardino e di estendere naturalmente il living verso l’esterno. Attraverso un processo di sottrazione, i volumi vengono svuotati per generare patii e nuovi scorci “en plein air”, collegati agli interni tramite ampie vetrate scorrevoli che annullano il confine tra dentro e fuori. A completare il progetto è la cura del dettaglio: architettura, interni, materiali e arredi su misura concorrono a costruire un’identità coerente, raffinata e contemporanea.

Borgo di San Gusmè

Il borgo di San Gusmè si inserisce nel sistema collinare del Chianti, una delle più note icone paesaggistiche della Toscana. L’intervento ha previsto la ridefinizione del sistema dei percorsi e degli spazi di relazione ristabilendo la continuità tra il tessuto urbanizzato e il paesaggio circostante attraverso la valorizzazione delle mura storiche, il potenziamento dell’accessibilità e la creazione di nuovi percorsi culturali. La viabilità storica è stata riqualificata mediante una pavimentazione architettonica progettata in relazione alle cromie del paesaggio e capace di valorizzare la matericità del sistema murario esistente. Sono stati inoltre riqualificati molti spazi del borgo, tra cui i bagni pubblici e il belvedere antistante Porta Senese, affacciato sul paesaggio circostante. Uno degli interventi più rilevanti è costituito dal sistema di risalita tra l’area di sosta principale e le mura medievali. Durante il cantiere sono emersi inaspettatamente dei resti archeologici che hanno rappresentato un’importante occasione di confronto con la stratificazione storica del luogo e hanno orientato le scelte progettuali. Per questo motivo la nuova scala — originariamente prevista in pietra — è stata ripensata come un elemento “dematerializzato”. Il suo volume, realizzato in aderenza ai reperti archeologici, è costituito da un intonaco a base di inerti locali che richiama l’idea di un “muro a sacco” contemporaneo, capace di dialogare con la muratura storica senza sovrastarla.

Giardini del Porcinai

L’area di intervento, limitrofa al centro storico di Arezzo, è collocata lungo il sedime dell’antica cinta muraria medievale, demolita in epoca medicea e di cui oggi rimangono solo i due Bastioni, frutto delle demolizioni ottocentesche della porta di Santo Spirito. Nel 1931 Pietro Porcinai fu incaricato di progettare per quest’area un giardino inteso come “porta d’accesso alla città”: un sistema verde lineare che ricucisse il rapporto tra il centro storico e le aree di espansione urbana. Nel corso del tempo i giardini hanno subito numerose trasformazioni che ne hanno alterato il disegno originario, i materiali e le componenti vegetali, compromettendone in parte l’unità compositiva e il valore paesaggistico. Il progetto propone una rilettura contemporanea del progetto del Porcinai, reinterpretato e attualizzato con l’obiettivo di restituire coerenza e qualità all’intera area senza modificarne l’immagine globale, le relazioni paesaggistiche, le visuali e gli equilibri compositivi. L’intervento recupera la geometria originaria del giardino, incrementandone la permeabilità e i collegamenti pedonali grazie alla valorizzazione della Piazzetta Edo Gori, in corrispondenza dei Bastioni, e dei percorsi verso la Stazione e il parcheggio Eden. L’utilizzo di nuovi materiali, come il calcestruzzo drenante e la pietra arenaria, insieme all’inserimento di nuove specie arbustive, contribuisce a valorizzare il ruolo dell’area come cerniera tra città storica e le aree di espansione urbana.

Condominio solidale

Il condominio solidale, una struttura comunitaria a prevalente accoglienza abitativa. La Fondazione Pasquale ed Olga Pezzini ETS nasce a Viareggio ad opera delle due storiche Associazioni di volontariato “P.A. Croce Verde e Salvamento” e “V. A. della Misericordia”, per volontà del principale benefattore, Marco Pezzini, con lo scopo di realizzare una struttura residenziale destinata alla popolazione anziana, autosufficiente, collocata nell’ambito dell’area del disagio sociale, bisognosa di soluzioni abitative di sostegno che possano, grazie al coinvolgimento della vita comunitaria, allontanare l’esigenza del ricovero verso strutture sanitarie assistenziali, dimostrando la possibilità di poter risolvere e gestire, come Ente privato senza fini di lucro, tali problematiche in maniera autonoma. Gli ospiti privati o proposti dalle amministrazioni comunali con specifiche convenzioni, sono chiamati a versare solo un corrispettivo mensile calcolato in base al pareggio del bilancio economico annuale della gestione e dei costi dei servizi della struttura. Lo schema distributivo dell’edificio, progettato per un massimo di 40 ospiti, è di tipo estensivo ad un unico piano. Le unità residenziali sono autonome e realizzate tutte al piano terra con giardino privato mentre le aree comuni, destinate ai servizi, alla vita comunitaria e al verde pubblico, sono concentrate nella parte centrale e a nord dell’edificio, adiacente al quartiere, così da consentirne l’utilizzo anche ai non residenti.

Giardini del Porcinai

L’area di intervento, limitrofa al centro storico di Arezzo, è collocata lungo il sedime dell’antica cinta muraria medievale, demolita in epoca medicea e di cui oggi rimangono solo i due Bastioni, frutto delle demolizioni ottocentesche della porta di Santo Spirito. Nel 1931 Pietro Porcinai fu incaricato di progettare per quest’area un giardino inteso come “porta d’accesso alla città”: un sistema verde lineare che ricucisse il rapporto tra il centro storico e le aree di espansione urbana. Nel corso del tempo i giardini hanno subito numerose trasformazioni che ne hanno alterato il disegno originario, i materiali e le componenti vegetali, compromettendone in parte l’unità compositiva e il valore paesaggistico. Il progetto propone una rilettura contemporanea del progetto del Porcinai, reinterpretato e attualizzato con l’obiettivo di restituire coerenza e qualità all’intera area senza modificarne l’immagine globale, le relazioni paesaggistiche, le visuali e gli equilibri compositivi. L’intervento recupera la geometria originaria del giardino, incrementandone la permeabilità e i collegamenti pedonali grazie alla valorizzazione della Piazzetta Edo Gori, in corrispondenza dei Bastioni, e dei percorsi verso la Stazione e il parcheggio Eden. L’utilizzo di nuovi materiali, come il calcestruzzo drenante e la pietra arenaria, insieme all’inserimento di nuove specie arbustive, contribuisce a valorizzare il ruolo dell’area come cerniera tra città storica e le aree di espansione urbana.

Parco urbano di via Roma

La riqualificazione del Parco di via Roma a Castiglione della Pescaia rappresenta un intervento di rigenerazione urbana capace di restituire qualità e identità a un piccolo spazio pubblico di grande valore sociale per la comunità locale. Inserito in un contesto paesaggistico di particolare pregio il sito si configura come un punto di incontro tra il tessuto urbanizzato e il paesaggio litoraneo. La specificità del luogo e la volontà di integrare il nuovo intervento in modo armonico con il contesto hanno suggerito l’idea di evocare, all’interno dello spazio urbano, il segno sinuoso del paesaggio dunale e palustre tipico della zona. La necessità di garantire superfici anti-trauma per le aree gioco si è trasformata in un’opportunità progettuale: ne deriva una composizione fluida e organica di pavimentazioni in gomma declinate in differenti tonalità di verde che dialogano con la vegetazione circostante. I percorsi in calcestruzzo drenante, oltre a riprendere le tonalità del litorale, rendono completamente permeabili le aree trattate, in un’ottica di sostenibilità ambientale e mitigazione degli effetti del cambiamento climatico. Questo elemento si insinua tra le superfici verdi definendo tracciati, accessi e spazi di relazione, valorizzando al contempo sia le alberature esistenti che le nuove piantumazioni. Queste ultime scandiscono gli spazi e introducono un filtro arbustivo contribuendo a costruire un ambiente più raccolto, protetto e integrato con il paesaggio.

Premio Architettura Toscana

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