Teatro di Vitigliano

Inserito all’interno delle antiche volte in mattoni del Borgo di Vitigliano, il teatro rappresenta uno degli interventi più significativi del progetto di riqualificazione, dove architettura contemporanea e memoria storica dialogano in equilibrio. Lo spazio nasce dal recupero di un volume esistente, reinterpretato attraverso un intervento essenziale e calibrato, capace di valorizzare la monumentalità della struttura originaria senza alterarne il carattere. Il progetto si sviluppa attorno a una grande cavea raccolta e immersiva, pensata per ospitare spettacoli, concerti, conferenze ed eventi culturali. L’elemento principale è il rivestimento ligneo che avvolge il palco come una quinta scenica continua, seguendo la geometria della volta storica. Una superficie tridimensionale composta da moduli piramidali in legno definisce l’identità dello spazio, migliorando al tempo stesso le prestazioni acustiche della sala. La matericità calda del rovere dialoga con le murature in laterizio esistenti, creando un contrasto equilibrato tra antico e contemporaneo. Le luci integrate nel disegno architettonico enfatizzano la profondità delle superfici e la curvatura della struttura, contribuendo a costruire un’atmosfera intima e teatrale. Ogni dettaglio è stato progettato su misura: dal disegno dei pannelli acustici alle integrazioni impiantistiche completamente nascoste, fino alla continuità delle superfici lignee del palco e delle pareti. Il risultato è uno spazio raccolto e sofisticato, do

Ruffino 1877

Ruffino 1877, marchio storico del vino italiano, intraprende un percorso di riposizionamento del brand. Questo processo passa attraverso la riqualificazione della sede storica di Poggio Casciano: un complesso articolato attorno alla Villa, con cantina, produzione e vendita, insieme a un wine resort, un ristorante e spazi degustazione. Trasformare un insieme eterogeneo e incoerente in una sede di rappresentanza, capace di esprimere con forza l’identità italiana e toscana del marchio, raccontando l’eleganza, la qualità e il carattere dei vini Ruffino. Spazio di intervento molto limitato: i lavori potevano essere eseguiti solo durante i mesi di chiusura invernale. B-ARCH propone un progetto che vuole essere al tempo stesso leggero e potente. Non modifica l’architettura esistente, ma lavora su due elementi essenziali: colore e luce. Ed una ricerca curatoriale che combina pezzi iconici del design italiano con design su misura. Il tema centrale è la messa in scena di un’identità italiana legata alla qualità, all’eleganza e allo stile di vita. La parola chiave è “sprezzatura”: quella capacità di esprimere raffinatezza senza ostentazione. Luce, colore e design si intrecciano evocando un immaginario profondamente italiano e toscano senza ricorrere a stereotipi, ma attraverso qualità artigianale e armonia tra design moderno e contemporaneo. All’esterno il progetto si completa con un nuovo giardino, luogo di piacevolezza che prolunga gli spazi interni aprendosi sulle vigne.

Vacanza, da vacare, richiede un vuoto: un paesaggio sgombro per i desideri del soggetto urbano. Dal Grand Tour a oggi, gli ambienti extra-urbani sono spazi in cui la città esporta le sue fantasie: brevi per il visitatore, dannose per il territorio. La cupola a dodici archi di 38,50 mq, alta 3,80 m, senza fondazioni e ancorata con piattaforma zavorrata, non lascia traccia. Si inserisce in un uliveto attivo: l’ospite abita tra gli alberi senza sottrarli al ciclo produttivo.Il progetto dissolve la segregazione domestica promuovendo la promiscuità degli ambienti. La cucina non è spazio femminile isolato ma elemento mobile; il lavabo condiviso tra bagno e cucina diventa cerniera tra ambienti umidi. Il dispositivo triangolare raccoglie i rifiuti organici traducendoli in nutrimento per piante endemiche, trasformando il visitatore in agente di un ciclo ecologico situato. L’involucro in tessuto riporta il disegno di una carbonaia e rifiuta l’introversione geodetica aprendosi tramite sei pannelli scorrevoli. Due tubi geotermici low-tech captano l’aria restituendola raffreddata senza impianti meccanici. Il terzo letto rompe la narrazione erotico-binaria della capsula turistica, riconfigurando l’abitare come spazio per il riposo collettivo. Mentre il glamping neutralizza forme radicali in capsule standardizzate, U.G.O. le riattiva trattando il campeggio come apparato metabolico e politico. Gli interni in legno trattato Shou-Sugi-Ban configurano un’architettura effimera che cura il luogo.

Casa Piana

Casa Piana è un progetto di riorganizzazione e ampliamento di un edificio preesistente, situato su una sommità collinare nella campagna fiorentina, in posizione panoramica ai margini del bosco. L’intervento risponde alla necessità di aumentare la superficie abitativa e ridefinire radicalmente l’immagine architettonica, instaurando un dialogo profondo con il contesto naturale. La sfida progettuale ha riguardato l’integrazione di un nucleo originario monopiano a capanna con due corpi di fabbrica incompiuti. L’idea centrale è stabilire una relazione sinergica tra gli spazi interni e l’ambiente esterno. Il nucleo originario, mantenuto alla sua altezza maggiore, è stato trasformato nel fulcro compositivo e distributivo della casa. La zona giorno incarna la strategia di massima apertura ed è concepita per essere immersa nel paesaggio:l’uso di ampie vetrate a tutt’altezza opera una deliberata smaterializzazione dei confini strutturali. Questa trasparenza è amplificata da una terrazza perimetrale che funge da espansione del living, rafforzando la continuità spaziale. In netto contrasto, la zona notte e i servizi sono racchiusi in volumi più materici e definiti, garantendo riservatezza e intimità. A definire l’estetica contemporanea è la copertura piana aggettante, una geometria pura che dialoga con l’orizzontalità collinare e assolve a funzioni di schermatura solare. Casa Piana celebra l’equilibrio tra pieni e vuoti, per un’esperienza abitativa incentrata sulla luce e sulla natura.

Casa Fonda

Casa Fonda è un intervento di recupero e rimodulazione della casa di un artigiano che aveva fatto della sua dimora un vero e proprio laboratorio di musica. L’edificio, porzione di una tradizionale casa colonica, era caratterizzato da una distribuzione lineare e da piccole aperture lungo il perimetro a dar luce ai vari ambienti interni. L’idea progettuale è stata quella di eliminare il sistema corridoio interno e di generare un grande living al piano terra che, come una grande cassa armonica, diffonde e trasporta la luce nello spazio, connettendo i vari ambienti della casa tra loro. I servizi e la scala sono stati distribuiti lungo il muro di confine, contenuti all’interno di quinte murarie che generano dei volumi stereometrici. Le pareti interne caratterizzano l’intero intervento attraverso la loro ‘nudità’. La scelta del materiale richiama la tradizione locale e ricerca un legame con le fornaci dislocate nel territorio rurale circostante. Il mattone lasciato a vista diventa quindi l’elemento di misura dello spazio e genera una tessitura muraria che nella sua (im)perfezione evoca le creazioni fatte a mano. Il connubio tra la musica e la reinterpretazione architettonica, contribuisce ad evocare il passato e a trasmettere l’eredità artigianale nel contesto contemporaneo della abitazione rinnovata.

Vogliamo raccontare la “fiorentinità” attraverso un’idea di bellezza fatta di equilibrio, materia e atmosfera, ispirata ai principi geometrici del classicismo e dell’architettura rinascimentale. L’arco diventa il segno generatore dello spazio: una linea curva che si trasforma in soffitto, nicchia e motivo architettonico. Il progetto nasce dai colori e dai materiali che definiscono Firenze: la Pietra Forte dai toni bruniti e dorati, il rosso-arancio dei tetti in terracotta, le sfumature cipria e grigio perla del cocciopesto. Proprio quest’ultimo viene reinterpretato in una tonalità inedita, simile al cuoio naturale. Lo spazio si articola in due ambienti: un primo “salotto buono”, ordinato e accogliente, seguito dalla wunderkammer, la “camera delle meraviglie”, pensata come luogo di scoperta. Al centro, un grande bancone diventa il cuore del negozio: uno spazio raccolto dedicato alla scelta, al confronto e all’esperienza personale. Lo spazio è un ambiente profondamente sensoriale: superfici tattili, intonaci materici, luci morbide e contrasti tra finiture lisce e grezze, definiscono ambienti accoglienti e dinamici. Le forme organiche degli arredi, i legni satinati, gli angoli smussati, i tappeti soffici e i tessuti bouclé, contribuiscono a creare comfort e intimità. Il sistema a cremagliera in acciaio diventa espressione di funzionalità e innovazione, facendo convivere tradizione e contemporaneità attraverso l’accostamento di materiali storici ed elementi tecnici e minimalisti.

Borgo di Vignamaggio

Situato tra le dolci colline del Chianti, tra Firenze e Siena, il Borgo di Vitigliano affonda le sue radici nel Quindicesimo secolo, quando la famiglia Da Verrazzano acquisì i terreni e costruì il palazzo principale. La tenuta rimase alla famiglia fino al 1925, anno in cui passò al Marchese Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano, fondatore del Maggio Musicale Fiorentino e finanziatore dello stadio della Fiorentina. Dopo oltre trent’anni di abbandono, durante i quali vegetazione e degrado avevano sommerso corti ed edifici, un accurato progetto di restauro ha riportato il Borgo alla vita. Sei anni di lavori hanno trasformato questo luogo in un raffinato albergo diffuso dove storia, memoria e paesaggio si fondono con naturalezza. Il complesso comprende una villa con 13 suite, un dormitorio glamour da 8 posti letto, un teatro da 144 posti, una cappella con affreschi settecenteschi, una sala da ballo, un barbiere, un grande salone per banchetti e tre bar. Una serra in vetro collega gli edifici principali affacciandosi sulla vallata e sui vigneti, insieme alla piscina riscaldata immersa nel giardino. Materiali, colori e arredi richiamano la tradizione toscana: pavimenti in cotto, cromie del territorio e mobili realizzati su disegno ispirati all’artigianato locale. La storia del Borgo emerge anche negli interni, come nella Torre dei Libri con oltre 5.000 volumi e graffiti originali di guerra. All’esterno, giardini, orti, pergolati fioriti e una grande piazza minerale di ispirazione rina

Chiesa della Visitazione

La realizzazione del Nuovo Complesso Parrocchiale della Visitazione si inserisce nella logica di dotare la collettività di Galciana di un nuovo luogo di culto più adatto di quello esistente attualmente costretto in un garage. La nuova chiesa di Galciana sarà un tempio mariano. Il titolo della VISITAZIONE richiama in primo luogo l’incontro tra due persone: Maria e la cugina Elisabetta. Un incontro avvenuto per circostanze particolari, che ha spinto Maria a mettersi a disposizione. Ed è in questa disponibilità che va letta nel cantico del Magnificat la beatificazione di Maria, madre del Signore Gesù, madre di Dio. Il progetto si propone di tradurre questi riferimenti di carattere teologico-pastorale attraverso l’architettura. La chiesa, generata dalla fusione dell’aula feriale con quella liturgica principale in un unico grande volume, intende visualizzare l’INCONTRO. Lo sviluppo orizzontale delle opere parrocchiali predisposte quasi in un abbraccio ideale aperto verso il mondo sottolinea la DISPONIBILITA’. La monumentalità della chiesa vuole infine indicare la casa di Maria come punto di riferimento per tutti dove tutti possono volgere il loro sguardo e trovare ACCOGLIENZA in ogni momento. Dati intervento / superficie lotto 7,000 mq, volume 18.400 mc, superficie 3,680 mq

Hotel Olimpia

Lo storico Hotel Olimpia è situato a Firenze in Piazza della Repubblica, all’interno di un importante palazzo di origine ottocentesca. L’albergo occupa oggi porzione del terzo piano, tutto il quarto piano e il sottotetto. L’intervento di ristrutturazione interna ha mantenuto l’impostazione planimetrica e distributiva originaria, realizzando il nuovo layout di camere e spazi comuni attorno ai due vuoti principali, costituiti dal vano scale/ascensore e dalla corte. All’interno dei piani, ci si muove grazie ad un sistema ad anello che collega tutti gli spazi. Il concept architettonico caratterizza il blocco degli spazi comuni, salvaguardando l’originario sistema distributivo ad anello che fa da connettore. Il progetto ha preso a riferimento le cromie e le grafiche dei sistemi marmorei verdi e rossi che caratterizzano, oltre al loggiato di piazza Repubblica, gran parte delle facciate e delle pavimentazioni dei più noti monumenti fiorentini. Il risultato è un Urban Hotel di impronta contemporanea che riesce a mantenere un forte legame con il contesto fiorentino, impregnandosi di riferimenti storici e culturali. A questo approccio si è aggiunto un importante lavoro grafico sulle carte da parati che ha consentito di introdurre, all’interno delle camere e degli spazi comuni, un collage fatto di “ritagli” e di “richiami” di elementi storici presenti nel contesto, dando luogo ad una intrigante mappa urbana con la quale gli ospiti dell’albergo potranno interagire.

Anonima Agricola

Anonima Agricola è un contro-manifesto che sfida l’immaginario stereotipato della Toscana da cartolina. Il volume propone una rilettura contemporanea del territorio maremmano, partendo dall’eredità della Riforma Agraria. Il programma si articola attorno a un doppio uso: residenza d’artista in inverno e struttura ricettiva in estate, rinunciando a ogni formalismo per lavorare sulla precisione geometrica e climatica del vuoto. Disponendo solo di metà del volume originario, il patio diviene dispositivo per ricostruire il rapporto con la preesistenza. L’inclinazione rispetto all’asse stradale genera una tensione planimetrica che definisce ingressi, soglie e attraversamenti. Il piano terra, articolato da partizioni mobili, si adatta a diverse configurazioni d’uso, mentre la sezione ruota attorno a un nucleo centrale a doppia altezza. La scala, unico elemento plastico, conferisce continuità tra sala e patio, tra interno ed esterno. La facciata sud in policarbonato elimina il bisogno di riscaldamento invernale; gli alberi decidui filtrano la luce estiva, mentre le aperture garantiscono ventilazione naturale. La facciata in lamiera presso-flessa trasforma l’edificio in una macchina climatica capace di riflettere le varie condizioni atmosferiche del paesaggio. La copertura di lastre forate su cinque centimetri di terra lascia ai semi delle specie spontanee trasportate dal vento la possibilità di colonizzare autonomamente il tetto: isolamento termico e scampolo di terzo paesaggio.

Stampace

Recupero dell’area delle mura medievali. L’area è a Pisa ed è compresa fra via Ninio Bixio e via Cesare Battisti. Per tutta la sua lunghezza è attraversata dalle mura medievali, salvo un piccolo tratto nella parte centrale, che fu demolito agli inizi del ‘900 per l’insediamento della ferrovia, successivamente dismessa. In seguito questo spazio urbano fu utilizzato come parcheggio dei pullman ed infine abbandonato, creando una frattura fra due quartieri della città, non più collegati. L’intervento ha “ricucito” questa frattura e recuperato un’area dismessa, configurandola come un parco urbano fra due quartieri significativi della città con panchine, spazio giochi per bambini ed aree dedicate alla ginnastica ed al relax; il tutto all’interno di una dotazione di verde piuttosto importante, 19.000 mq di prato con cespugli ed alberi ad alto fusto. Il recupero oltre che allo spazio verde sarà esteso all’edificio dell’ex stazione degli autobus, che sarà alienato e ristrutturato per una nuova funzione; in una seconda fase di intervento, verranno inoltre restaurate anche le mura medievali e realizzato un percorso in quota con una passerella in ferro, in corrispondenza della parte demolita.

Casa ai Ronchi

L’idea che guida il progetto di ristrutturazione è quella di realizzare un edificio meno massiccio e chiuso di quello precedente, intervenendo sulla struttura edilizia esistente, che per motivi sismici deve essere adeguata, dovendo conservare l’involucro edilizio. L’obbiettivo è infatti o quello di migliorare la qualità architettonica e di integrare maggiormente la costruzione con il verde che la circonda con l’introduzione di pergole, banconi e finiture in legno. La luce naturale entra liberamente all’interno della costruzione e tende a smaterializzarla e a romperne la rigidezza del volume che si presentava come qualcosa di estraneo e indifferente ai caratteri del contesto ambientale. Nel progetto, improntato sulla chiarezza compositiva e sulla semplicità realizzativa sono stati anche introdotti elementi della tradizione progettuale delle ville degli anni Cinquanta-Sessanta – di cui esempi importanti si trovano anche nella zona dei Ronchi e Poveromo –particolarmente visibili nella soluzione delle pensiline che caratterizzano l’ingresso o nella sottile cornice inclinata che ricompone il prospetto principale che non nasconde le suggestioni di alcuni famosi progetti di Ponti. La stessa idea di un trattamento differenziato tra i prospetti vuole segnare l’attenzione a quel filone dell’esperienza moderna che non ha rinunciato a un rapporto con i caratteri dell’edilizia tradizionale che ha nella gerarchia tra i prospetti uno degli elementi più caratterizzanti.

Premio Architettura Toscana

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