La principale sfida del progetto di Palazzo San Jacopo è stata quella di intervenire su un edificio incompiuto degli anni Novanta che, per lungo tempo, ha rappresentato una frattura nel tessuto storico della città in prossimità di Porta San Jacopo. Il fabbricato si presentava come un elemento estraneo al linguaggio architettonico del contesto, alterando l’equilibrio percettivo e urbano di una delle aree più sensibili di Lucca. L’intervento non è stato concepito come la semplice conclusione di un edificio incompleto, ma come un processo di ricucitura urbana e architettonica. Il progetto nasce dalla volontà di reinterpretare il linguaggio storico della città attraverso un approccio contemporaneo, evitando sia la replica filologica sia il contrasto volutamente autoreferenziale. L’ispirazione deriva dalla tradizione della ricostruzione interpretativa sviluppata in Toscana nel secondo dopoguerra, dove il dialogo con la memoria storica avveniva attraverso proporzioni, materiali e dettagli coerenti con il contesto, pur mantenendo un carattere contemporaneo. Attraverso l’uso di superfici materiche, cromie calibrate, lamelle frangisole e una pelle metallica traforata nel cortile interno, il progetto costruisce un rapporto equilibrato tra antico e nuovo. L’edificio viene così trasformato in una presenza discreta e armonica, capace di ristabilire continuità con il paesaggio urbano storico e di restituire a Porta San Jacopo un nuovo equilibrio architettonico.
Immersa nella campagna toscana di Campi Bisenzio, Villa Sarri si inserisce all’interno del complesso rurale di Fornello, un insieme di case coloniche e architetture agricole di grande valore storico e paesaggistico. L’intervento ha avuto l’obiettivo sia di recuperare la funzionalità dell’immobile, ma anche di ridefinirne l’identità abitativa attraverso una sintesi tra conservazione e contemporaneità. L’approccio progettuale ispirato ai principi del minimalismo architettonico, privilegia linee essenziali, geometrie pure e un lessico materico sobrio e raffinato. Sono stati scelti materiali naturali e di pregio, quali legno naturale, ferro brunito e marmi dai toni caldi neutri, impiegati in modo calibrato per creare una continuità visiva tra interno ed esterno, antico e nuovo. La zona giorno è stata enfatizzata dalla sostituzione della scala interna con una struttura monolitica a nastro in legno nero carbone, impreziosita dalle prima alzate in marmo bianco che diventa elemento scultoreo. I soffitti in legno originali sono stati preservati e trattati con verniciature in tonalità bianche e neutre, capaci di esaltarne la tessitura materica. La luce è stata pensata per valorizzare l’ambiente in modo discreto e minimale: tagli luminosi ed elementi essenziali sottolineano volumi, prospettive e materiali. L’intero progetto rappresenta un recupero in cui la dimensione storica si intreccia con un nuovo linguaggio progettuale che mira alla sobrietà e all’eleganza senza tempo.
Il progetto per Piazza San Bartolomeo a Pistoia conclude un lungo e graduale percorso di restituzione all’uso pubblico di uno spazio da sempre occupato da parcheggi. Si tratta di un intervento di rinnovamento puntuale, volto a creare condizioni di vivibilità e a ridefinire uno spazio pubblico incompiuto. Un precedente tentativo, risalente a circa vent’anni fa, aveva introdotto una pavimentazione in cemento architettonico senza riuscire a consolidarne l’uso pedonale, lasciando lo spazio privo di arredi e nuovamente occupato da parcheggi informali. La scelta di mantenere la pavimentazione originaria, dettata anche da vincoli di budget, diventa occasione progettuale: un sistema di intarsi integra i nuovi impianti e introduce elementi di verde, attivando un processo di trasformazione basato su operazioni mirate di sottrazione e demolizione. Soglie, panche ed elementi salvapiante, realizzati con scarti di marmo ricomposti, si inseriscono nel nuovo disegno. Il progetto attribuisce un ruolo centrale al microclima, con l’inserimento di otto alberi che migliorano il comfort ambientale, offrendo ombra e mitigando le temperature. La specie scelta, a crescita lenta, ha un portamento ad ombrello, capace di costruire nel tempo un diffuso tetto verde. La piazza diventa uno spazio dedicato alla socialità: al posto del parcheggio, un sistema diffuso di sedute. Le panche, disposte a croce, favoriscono dialogo, incontro e gioco, articolando lo spazio in una sequenza di piccole “stanze”.
Il Giardino Verticale è un intervento di rigenerazione urbana attuato mediante demolizione di un edificio preesistente e la realizzazione del nuovo edificio di 4 piani fuori terra, caratterizzato dalla massiva presenza di verde, sia sulle facciate che nello spazio libero posto a terra. È articolato in due corpi di fabbrica impostati su un basamento dedicato a locali di servizio e spazi condominiali. Il volume superiore è stato “separato” in due blocchi per diminuirne l’impatto volumetrico al fine di lasciare visuali libere agli edifici circostanti preesistenti ed e’ dotato di diaframmi continui realizzati con verde rampicante, impostato in un sistema di fioriere integrate nelle terrazze che si sviluppano perimetralmente a tutti gli appartamenti. La natura si integra con il costruito e nel panorama edilizio circostante questo edificio è diventato un vero e proprio “landmark” urbano offrendo ai propri abitanti spazi esterni in cui è possibile stabilire relazioni uomo/natura inusuali per interventi edilizi realizzati in un comparto urbano: un verde progettato e studiato come elemento estetico e come strumento per il miglioramento urbano andando ad intervenire sulla qualita’ dell’aria mediante l’assorbimento di grandi quantita’ di CO2 . Residenza e natura si fondono in un unicum in linea con le più recenti tendenze dell’architettura urbana sostenibile, date le proprieta’ di termoregolazione delle piante nel periodo estivo rispetto alle facciate delle unita’ immobiliari.
Questa mostra è uno dei quattro progetti speciali che hanno arricchito la sesta edizione della Biennale di Architettura di Pisa 2025. L’architetto Massimo Del Seppia, curatore della mostra, ha detto: “Paolo Riani rappresenta una visione totalizzante dell’essere architetto, dove la vita coincide con l’architettura; le sue esperienze di fotografo, viaggiatore, politico e intellettuale ne sono la conferma. Considero la sua frase “la mia via è per l’architettura” una strada da seguire per ogni giovane che si affacci a questo mestiere che richiede dedizione, studio e passione assoluta per assolvere al ruolo che ogni architetto ha nei confronti dei luoghi in cui è chiamato a operare.” Gli spazi del Bastione del Parlascio nelle mura di Pisa non sono facili da interpretare: grandi ambienti voltati con altezze fino a 7 metri collegati fra di loro da stretti tunnel in un succedersi sorprendente di emozioni. Le sale hanno una loro corrusca bellezza che racconta storie di secoli fa quando erano usati per scopi militari e di difesa della città. Non si possono toccare le pareti, niente può pendere dai soffitti voltati. Allora si è deciso di costruire un sistema continuo realizzato con travetti in legno colorati. Un sistema autoportante che ha permesso di esporre i sessanta modelli e altrettanti pannelli e un centinaio di immagini. La teoria degli espositori colorati che si snoda per tutte le sale è risultata capace di animare i grandi spazi in un sorprendente rapporto dialettico.
Il rinnovo del antico in un contesto moderno che non stravolge l’autenticità del posto. Uno tra i palazzi storici del ‘400 più importati di Firenze, posto sulle colline, diventa oggetto di un intervento di restauro che dialoga con nuovi ambienti morbidi, contemporanei ed eleganti. La villa con una superficie di ca.2600 mq è composta da più corpi, che si affacciano sull’immenso giardino a gradoni all’italiana e con vista sulla città impareggiabile. Il progetto si pone, come scopo principale, il dialogo tra gli stili contemporaneo e preesistente, cercando di esaltare l’architettura storica tramite l’utilizzo di arredi disegnati su misura e icone dal carattere minimale e deciso. Sono stati riportati al loro splendore primordiale i soffitti in legno e affrescati, i pavimenti e i camini del ‘400 presenti in diverse stanze e le porte con le cornici in pietra. Il guscio architettonico è rispettato ed esaltato allo stesso tempo. I colori caldi e neutri creano un’atmosfera avvolgente e sofisticata, capace di valorizzare con discrezione l’architettura e definire l’identità di ogni ambiente della casa. Le sfumature delicate delle pareti e degli arredi fungono da cornice elegante per i dettagli preziosi presenti, permettendo loro di emergere con naturale armonia. L’intero ambiente è impreziosito da un attento studio della luce, naturale e artificiale, calibrata per esaltare volumi, texture e riflessi, contribuendo a creare un senso di equilibrio e relax.
Il Giardino della Rimembranza è il progetto di una nuova struttura cimiteriale realizzata all’interno del Cimitero Suburbano di Pisa, la cui costruzione risale alla meta’ dell’800. Posto in adiacenza all’edificio del recente fabbricato del forno crematorio, la struttura è caratterizzata da un porticato che si sviluppa con andamento a “C” sotto il quale trovano posto i cinerari e gli ossari, intorno a una zona a verde e che si conclude con la zona dedicata alle cerimonie di dispersione delle ceneri. Il grande piazzale di ingresso ha la funzione di raccordo tra il porticato e la Sala del Commiato, posta all’interno dell’edificio storico. La struttura del porticato è stata realizzata in carpenteria metallica , rivestita con carter in acciaio Corten ,mentre la pavimentazione è in cemento architettonico con ricorsi in marmo. Il Giardino, nel suo complesso, risulta essere un luogo di quiete e di riflessione, un luogo dove la nuova struttura architettonica dona equilibrio grazie alle forme pulite e proporzionate a misura d’uomo.
Il progetto ha voluto superare l’idea del negozio per animali e nobilitarlo: il cane è l’ospite di uno spazio progettato con cura intorno all’accoglienza. Lo spazio è pensato come sequenza rituale: 1. Entrando si va al desk: luogo di ascolto in cui si conosce il cliente e si instaura quella fiducia che porta cane e proprietario a separarsi serenamente. 2. Il cane viene portato alla zona lavaggio, luogo di competenza, Atelier, separata ma in continuità visiva con l’area d’attesa. 3. Il “genitore umano” si accomoda nello spazio confinante dove può sedersi osservando il cane o dedicarsi allo shopping. 4. Il cane dopo il lavaggio o fatta l’accettazione viene portato nelle stanze per il taglio con il lato verso il piano sottostante vetrato per permettere continuità visiva e portare luce naturale. 5. Il cane viene ridato al proprietario al desk per il check-out: è il momento del ricongiungimento e del confronto post trattamento. 6. Cane e proprietario celebrano l’emozione del ricongiungimento con una foto nell’area dedicata. Audrey è un progetto di architettura relazionale che si inserisce nel contesto con un’estetica d’avanguardia. I colori studiati con un veterinario creano una palette in armonia con l’indole canina. Il pavimento è un gres effetto marmo, in omaggio al territorio. Il superamento degli ostacoli odore, rumore, igiene è merito di una progettazione integrata tra estetica e funzionalità. L’arredo risalta per contrasto cromatico con l’ambiente.
Il progetto prevede l’ampliamento del piccolo ristorante esistente, situato nella zona industriale “Belvedere” in Colle di val d’Elsa, fra la SP Colligiana e il raccordo Firenze-Siena oltre alla sua completa rigenerazione. Il ristorante originario, costruito con una struttura lignea a telaio dalle forme disarmoniche, è pensato come metafora architettonica della tenda, struttura di ricovero lungo il viaggio fra Firenze e Siena. Nasce così la volontà di legare l’idea del ristorante esistente con una nuova identità basata sul concept dell’“oasi”, ovvero un luogo diverso dal contesto ma di ricovero e riposo, anomalo rispetto alla zona industriale circostante degradata. Sia per la sua forma architettonica, caratterizzata da grandi setti ciechi e ampie finestrature, consente al fruitore un’esperienza nuova, quasi da non avere la percezione di essere in quel luogo. L’oasi in cui il fruitore è immerso è fatta di colori, materiali, profumi, luci e sapori. Dalla promenade lignea del parcheggio si entra nella corte interna attraverso il portale e da lì all’interno del ristorante e alla terrazza panoramica tramite la scala esterna. Il nuovo fabbricato, realizzato in legno struttura XLAM e secondo criteri della bioedilizia, ha un carattere contemporaneo talvolta minimalista e ricercato. Il legno fa da padrone sia internamente che esternamente: pareti e soffitti caratterizzate da rivestimenti architettonici in legno di pino termo-trattato disegnano il percorso culinario del fruitore.
Nella Val Bisenzio, territorio storicamente legato al tessile, nasce la nuova sede del Gruppo Colle, azienda leader nella tintura di filati, che sceglie di restare e continuare ad investire nel proprio territorio, forte del legame storico e umano che unisce il gruppo a questa valle. Un edificio funzionale ed un lotto triangolare, stretto tra fiume e colline, ove riunire magazzini, uffici, spazi di socialità in un’architettura capace di esprimere l’identità aziendale. Con un budget limitato. Il progetto si fonda su principi chiari: integrazione con l’ambiente, funzionalità, capacità comunicativa e coerenza con l’immagine aziendale. B-arch progetta un’architettura essenziale, in cemento faccia a vista, abbracciata da un elemento perimetrale capace di essere insieme leggero e potente. Una loggia perimetrale continua, che avvolge uffici, magazzini e spazi creativi. Rivestita da un intreccio di funi colorate, (riciclate e riciclabili), riferimento diretto al mondo della tintura e dei filati. Questo sistema svolge una chiara funzione simbolica e comunicativa, e assolve a due importanti funzioni pratiche, sia di distribuzione funzionale, sia di schermatura solare naturale, ombreggiando gli spazi, migliorando il comfort degli ambienti, e riducendo i consumi. Grazie al forte aggetto della loggia, il volume appare sospeso sopra la vegetazione, e trasforma l’edificio in un segno architettonico riconoscibile nel paesaggio industriale della valle.
Il progetto di riqualificazione della Terrazza della Repubblica, ultimo tratto della passeggiata a mare di Viareggio, trae ispirazione dalla lettura del tessuto urbano formatosi nel Novecento e dalla cultura artistica locale precubista con riferimenti alle avanguardie moderniste. Il nuovo disegno della passeggiata ha due livelli di lettura: da terra e dal cielo, potenziale dimensione in linea con il concetto di aereoarchitettura futurista. I profili spezzati delle aiuole, usati come generatrici della trama della pavimentazione, si proiettano verso l’arenile concludendosi in una curva sul fronte a mare che evoca la battigia, un tempo orizzonte della passeggiata. Il risultato è un lungo spartito dove si susseguono immagini stilizzate, citazioni di episodi della storia cittadina: la fondazione, il carnevale, gli iconici anni ‘60. La pavimentazione in travertino, richiamo alla preesistente sistemazione e alla tradizione costruttiva viareggina, propone geometrie giocate sul contrasto della palladiana chiara e scura, con inserti di travertino rosso, marmo bianco, granito nero. Il progetto del verde, in continuità con l’immagine storicizzata della passeggiata, persegue, oltre alla qualità estetica e funzionale, obiettivi di sostenibilità ambientale. La successione di isole verdi crea continuità visiva e strutturale lungo la Terrazza. La verticalità delle palme scandisce la passeggiata fungendo da filtro tra il mare e Città Giardino, mentre gruppi di tamerici ombreggiano le sedute.
L’intervento di recupero e di ampliamento della casa per soggiorni scout nella base Agesci “La Spianessa” ha consentito l’implementazione delle dotazioni igienico sanitarie e l’abbattimento delle numerose barriere architettoniche presenti. Il programma è stato attuato sia mediante una serie di opere all’interno del fabbricato colonico di remota costruzione sia mediante la realizzazione di un nuovo volume adiacente al fabbricato, dove hanno trovato luogo una nuova cucina industriale, nuovi servizi ed un vano tecnico. La volontà di rendere immediatamente leggibile l’intervento, rifuggendo facili e falsi esiti mimetici, ha suggerito la scelta di criteri tipologici e costruttivi propri della nostra Montagna ma in apparente contrasto con quelli dello storico casolare. La pulizia formale del nuovo volume, con struttura portante in calcestruzzo e acciaio, fronti intonacati, copertura a doppia falda inclinata rivestita con una lamiera brunita di rame ed un grande infisso sul fronte principale con portelloni scorrevoli in legno di castagno, garantisce la dovuta autonomia formale pur mantenendo un appropriato rapporto sia con il fabbricato storico, sia con il contesto ambientale.
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