La nuova scuola primaria “Achille Sclavo” è collocata in un contesto paesaggistico unico, all’interno del bastione San Francesco della Fortezza Medicea di Siena. Essa è ideata come un grande tetto-pergola a forma triangolare diamantata, a tre falde inclinate; un guscio leggero e protettivo che alterna parti piene (aule, mensa e uffici) a porzioni permeabili (patii, spazi didattici esterni), grazie a sistemi pergolati che si rarefanno verso il cielo. L’impianto planimetrico si organizza su due ali che definiscono un angolo acuto, che riverbera il bastione. Gli spazi comuni sono intervallati da coni visivi trattati vetrati, per stabilire una relazione continua e osmotica con la città. Le due ali definiscono e racchiudono una piazza triangolare aperta, a vocazione pubblica, un’agorà sulla quale si rivolgono tutte le funzioni collettive. Dall’alto la scuola si configura come un landmark urbano mentre, dalla quota strada, l’intervento risulta leggero e attento al dialogo con la Fortezza Medicea. La radicalità dell’approccio urbano configura un edificio compatto a forte identità, una sorta di “giardino didattico” dove spazi interni ed esterni si integrano per assecondare le evoluzioni dei metodi didattici. La grande copertura (con struttura in legno) è un dispositivo tecnologico ad elevata sostenibilità ed efficienza energetica, che integra elementi impiantistici e diviene un modulatore solare, grazie al disegno delle trame pergolate che regolano il passaggio della luce.
Dario Cecchini senza il suo territorio non sarebbe che un bravo macellaio. Si perché il territorio ha bisogno di essere riconosciuto ed amato per concedere la sua saggezza all’uomo che lo abita e Dario, oggi, non è altro che il mediatore tra Panzano, il Chianti e la contemporaneità. La “ciccia” diventa un oggetto globale e il mondo trova un senso anche nel luogo e nel tempo di una singola vicenda. Nell’officina della bistecca si concentrano lavoro, conoscenza e sapori. L’azione incessante del cucinare la ciccia si manifesta nel fumo che fuoriesce dalla “ciminiera di Dario”: una scultura in cotto che si erge solitaria sul profilo di Panzano. La canna fumaria si innalza per sette metri dal colmo dei tetti; Il supporto è costituito da un tubo metallico portante inghisato alla struttura muraria sottostante e stabilizzato da quattro tiranti metallici. Il rivestimento è in elementi di cotto che riproducono le varie fogge dei tipici conchini della produzione locale (cotto del Ferrone); gli elementi sono di varia dimensione e sovrapposti in modo articolato intorno al tubo così da creare una sorta di ciminiera che lega l’immaginario dell’”opificio gastronomico” alla storia produttiva e ai materiali locali. MDU architetti attraverso l’uso del tipico linguaggio dell’arte con un gesto danno nuovo significato all’elemento funzionale trasformandolo in elemento estetico che si confronta con il territorio e parla del luogo, della storia e dell’attività che ospita oggi.
La sede della Misericordia di Barberino Tavarnelle si rinnova attraverso un processo di metamorfosi architettonica che coinvolge struttura, involucro e organizzazione funzionale. Il progetto affronta il tema della rigenerazione degli edifici in c.a., supera il concetto di semplice ristrutturazione ed intreccia consolidamento strutturale, ridefinizione degli spazi interni e riqualificazione energetica. L’intervento risponde all’esigenza di una nuova unità d’impianto, capace di rendere leggibile l’architettura e di instaurare un dialogo contemporaneo con il paesaggio. Il rapporto tra preesistenza e nuovo intervento avviene attraverso una nuova pelle architettonica che non cancella ma lo valorizza i disordinati interventi della seconda metà del ‘900. Elementi strutturali in acciaio e lamiere diventano struttura e filtro insieme, garantendo sicurezza sismica e qualità estetica. La luce è modulata da superfici microforate che reinterpretano i merletti della tradizione locale, trasformando le lamiere in un tessuto vibrante legato alla sapienza artigianale del territorio. L’edificio adotta un linguaggio architettonico onesto e tettonico, dove il metallo assume un ruolo centrale: lasciato a vista nelle strutture e nelle finiture, dalle imbotti di porte e finestre alla nuova copertura, il materiale conferisce una tonalità calda e cangiante, integrata con il paesaggio urbano toscano. Il risultato è uno spazio in cui vecchio e nuovo si trasformano reciprocamente in una nuova identità.
Pierattelli Architetture firma il progetto di recupero di Pieve Aldina, boutique hotel del gruppo Domaine de Fontenille situato vicino a Radda in Chianti, lungo la strada che collega Firenze a Siena. Immerso tra uliveti e parte della collezione Relais & Châteaux, il complesso ospita 22 camere e suite, piscina, SPA e il ristorante “Le Rondini”, guidato dallo chef Flavio Faedi. Il progetto nasce dal restauro conservativo di un antico complesso vescovile del XII secolo composto da tre edifici storici: “la Pieve”, “Studiolo” e “Conventino”. L’intervento valorizza gli elementi originari dell’architettura rurale toscana — facciate in pietraforte, travi in legno, coperture in coppi, portici e soffitti decorati — integrandoli con dettagli contemporanei sobri ed eleganti. Particolare attenzione è stata dedicata all’edificio principale, vincolato dalla Soprintendenza, dove sono stati restaurati affreschi neoclassici e decorazioni murarie originali. Gli interni prediligono toni naturali e materiali del territorio come cotto, calce e legno, arricchiti dalle opere delle artiste Dune Varela e Stéphanie Montaigu. Il ristorante “Le Rondini”, ricavato negli antichi magazzini agricoli, fonde volte in ferro e terracotta con inserti moderni. Completano il progetto la SPA panoramica, la piscina immersa nel verde e un paesaggio lasciato volutamente aperto, senza recinzioni, per mantenere il legame autentico con la natura toscana.
Tutti i fienili toscani sono simili gli uni agli altri; ogni fienile toscano, quando si trasforma in casa, lo fa a modo suo. Lungo via del Colle, dove il paesaggio di Montelupo Fiorentino si apre verso la collina meridionale, il recupero di questo ex fienile non si limita a una semplice ristrutturazione, ma instaura un nuovo rapporto tra l’architettura e il territorio. L’edificio, originariamente collocato come elemento di separazione sulla cresta tra due versanti, viene reinterpretato come dispositivo di connessione paesaggistica, trasformando il proprio carattere chiuso in una nuova occasione di attraversamento e relazione. Il progetto si fonda sulla riscoperta dell’asse trasversale centrale, concepito come un cannocchiale visivo che attraversa l’intero corpo di fabbrica e mette in continuità il fronte di accesso a nord-ovest con l’orizzonte boschivo a sud-est. Questo spazio si dilata attraverso i due ingressi contrapposti, si sviluppa in altezza con un doppio affaccio interno e restituisce una nuova centralità distributiva all’abitare. La luce diffusa penetra dalle antiche feritoie, ricostruite con i laterizi originali, riflettendosi sulle superfici materiche degli interni. In questo grande vuoto centrale, una passerella aerea in metallo e vetro collega le ali del piano superiore, inserendosi con leggerezza sotto la copertura lignea senza interrompere la lettura della struttura originaria. L’identità dell’intervento si manifesta nella sincerità costruttiva dei materia.
L’appartamento incarna una fusione perfetta tra estetica contemporanea e massimizzazione funzionale degli spazi. La sfida principale della committenza era quella di inserire tre camere e tre bagni in una metratura contenuta, garantendo un’elevata capacità di contenimento per gli armadi. Risolta attraverso una riprogettazione distributiva fluida e priva di corridoi dispersivi. Il fulcro del progetto è una importante parete attrezzata in legno laccato, che funge da spina dorsale dell’abitazione. Questo elemento non solo separa la zona giorno dall’area notte, ma integra al suo interno armadiature a tutta altezza e profonde nicchie contenitive. Con un sofisticato gioco di pannellature a filo muro, la parete camuffa e include le porte d’accesso alle camere, regalando al living un aspetto pulito, continuo e fortemente minimalista. Il dialogo con l’ampio terrazzo abitabile è costante grazie a grandi vetrate scorrevoli che amplificano lo spazio percepito.
Nel cuore della campagna toscana, su un’area precedentemente destinata a discarica, Alia Servizi Ambientali Spa ha incaricato Giorgieristudio di realizzare un impianto per trasformare rifiuti organici in gas e compost. Il progetto architettonico affronta la sfida di coniugare tecnologia avanzata e qualità estetica. Il complesso di 4500 mq, inserito in un contesto morfologicamente articolato di 5ha, comprende più edifici, tra cui l’edificio direzionale e i biodigestori. L’edificio direzionale, destinato a uffici e servizi, è caratterizzato da volumi ellittici sovrapposti che definiscono spazi interni ed esterni. Il collegamento tra i piani è garantito da una scala elicoidale, racchiusa in un volume analogo e illuminata da un lucernario ellittico. Il concetto di economia circolare ispira la forma, resa più complessa per rappresentarne la concretizzazione del processo. Ampie vetrate si affacciano su ballatoi perimetrali. Il rivestimento in listelli di legno di varie tonalità, favorisce l’integrazione con il paesaggio circostante, mentre la copertura a verde lascia emergere solo il lucernario. I biodigestori, fulcro tecnologico, sono avvolti da una rete dorata che ne valorizza il ruolo, mitigandone l’impatto visivo. Parzialmente coperti e velati, sono concepiti come strutture che, pur essendo tecnologiche, si integrano in modo armonioso con l’ambiente e il contesto sociale, superando le diffidenze spesso associate a queste strutture.
Con l’approvazione del Piano Regolatore di Firenze, nel 2010, è stata introdotta una nuova filosofia urbana: costruire a “volumi zero”. Un principio innovativo che consente di trasferire superfici edificabili esistenti da una parte all’altra della città senza incrementare il volume complessivo costruito, favorendo così la riqualificazione urbana. La committenza è riuscita a mettere d’accordo i vari proprietari e lo studio è stato chiamato a sviluppare il primo Piano Attuativo a Firenze ad applicare questo strumento urbanistico, dando vita alla Residenza Gignoro. L’operazione ha reso possibile il trasferimento di circa 1.200 mq di superficie edificabile da un contesto urbano saturo a un’area più aperta e immersa nel verde. Dopo l’approvazione del piano lo studio ha progettato il nuovo edificio residenziale previsto nell’area di atterraggio. Il lotto si presenta soleggiato, con buone visuali e circondato da verde pubblico. Il progetto mira a sfruttare queste qualità e a instaurare una relazione tra architettura e natura attraverso la dotazione di ampi spazi esterni privati per ogni unità immobiliare, giardini e grandi terrazze abitabili. Dal punto di vista architettonico, l’edificio è pensato come un volume pulito che rielabora in chiave contemporanea i frangisole verdi a marcapiano, tipici dell’edilizia residenziale fiorentina, attraverso una semplificazione geometrica basata sul quadrato, elemento ricorrente nel progetto.
Villa il Gioiello, sulle colline di Firenze, è una residenza di 700 mq ristrutturata da Pierattelli Architetture con un progetto che unisce memoria storica e design contemporaneo. La villa conserva elementi originali come loggia, archi, travi in legno, soffitti a volte e pavimenti in Teak recuperato, reinterpretati attraverso materiali naturali quali marmo, travertino e Noce. Il giardino con piscina a sfioro in quarzite bianca, realizzato con il paesaggista Gianni Medoro, dialoga con gli interni ampi e luminosi. Al piano terra trovano spazio il doppio living con volte a crociera, una cucina toscana rivisitata in chiave moderna e la sala da pranzo aperta sul paesaggio, arricchita da una scala in legno e corten disegnata dallo studio. Gli ambienti ospitano opere di artisti del Novecento come Alighiero Boetti, Ettore Spalletti, Jannis Kounellis e Mario Schifano, che contribuiscono a creare un’atmosfera sofisticata e in continua evoluzione. Gran parte degli arredi è stata progettata su misura: librerie in noce canaletto e ottone, una hi-fi room e una scenografica master bedroom con scala in Noce Canaletto, boiserie e cabina armadio nascosta. Completano la villa una palestra con sauna e un appartamento per ospiti nel sottotetto, ottenuto grazie a un nuovo solaio in acciaio che ha ampliato la superficie abitabile.
Il progetto di “Riqualificazione Piazza delle Mura, un nuovo spazio urbano tra storia, natura e cultura” nasce dall’esigenza di valorizzare uno spazio pubblico e la sua identità storico-culturale: con “piazza delle Mura” viene, infatti, identificato lo spazio racchiuso tra le Mura Trecentesche di via Pomeria ed il Complesso Ex Campolmi, importante esempio di archeologia industriale, il cui recupero ha dato vita al polo culturale del Museo del Tessuto e della Biblioteca Lazzerini. Ripartendo dai valori storico-architettonici del sito, il progetto si è posto l’obiettivo di trasformare un luogo di mero passaggio in uno spazio di sosta e di vita, dove la pavimentazione in calcestruzzo architettonico che caratterizza tutta l’area, si deframmenta avvicinandosi alle Mura con i ricorsi in pavimento drenante fino a trasformarsi in un ampio giardino a ridosso delle stesse. I temi principali attorno a cui si è sviluppato il progetto del giardino sono la valorizzazione delle Mura attraverso il nuovo filare di cipressi, la memoria storica del luogo che riporta in superficie il tracciato della Gora Castagnoli che alimentava l’originario mulino, attraverso la creazione di un corso d’acqua a raso dove ricircola l’acqua utilizzata per l’irrigazione, l’utilizzo di piante tessili, il gruppo di gelsi, una pergola naturale per l’ombreggiatura, i gazebi in ferro per lo studio all’aperto caratterizzati da filamenti colorati e piante rampicanti. Il progetto è stato finanziato con Bando Ministeriale.
Il Residence CampoBlù nasce dalla volontà di riqualificare una preesistenza alberghiera, adattandola alle esigenze dell’hotellerie contemporanea. Il progetto si sviluppa attorno alla grande piscina centrale, concepita come principale punto di aggregazione. Nata per incentivare le interazioni tra gli ospiti, quest’area supera l’idea di esclusione a favore dell’incontro. Qui convergono le funzioni: le camere vi si affacciano tramite patii attrezzati, mentre le terrazze di reception e bar si protendono verso l’acqua, generando continuità tra sfera privata e spazi condivisi. A questa vocazione aggregativa fa contrappunto una dimensione più intima, garantita da corti pertinenziali in cui l’area pranzo dialoga in totale continuità con la cucina. Vero materiale da costruzione, il verde permea l’intervento a ogni scala. La vegetazione autoctona del parco definisce l’identità dei percorsi distributivi: grandi vasche piantumate scandiscono gli accessi al piano terra, mentre un “ballatoio verde” accompagna le entrate al livello superiore. La natura penetra fino al cuore delle unità abitative, arricchendo giardini privati e terrazze in quota. La sensibilità ambientale guida infine le scelte costruttive: i volumi utilizzano una struttura prefabbricata in legno XLAM, mentre l’impiego di pavimentazioni filtranti per i percorsi interni annulla l’impatto sulla naturale permeabilità del suolo.
Il Residence Campoblù nasce dalla volontà di riqualificare una preesistenza alberghiera, adattandola alle esigenze dell’hotellerie contemporanea. Il progetto si sviluppa attorno alla grande piscina centrale, concepita come principale punto di aggregazione. Nata per incentivare le interazioni tra gli ospiti, quest’area supera l’idea di esclusione a favore dell’incontro. Qui convergono le funzioni: le camere vi si affacciano tramite patii attrezzati, mentre le terrazze di reception e bar si protendono verso l’acqua, generando continuità tra sfera privata e spazi condivisi. A questa vocazione aggregativa fa contrappunto una dimensione più intima, garantita da corti pertinenziali in cui l’area pranzo dialoga in totale continuità con la cucina. Vero materiale da costruzione, il verde permea l’intervento a ogni scala. La vegetazione autoctona del parco definisce l’identità dei percorsi distributivi: grandi vasche piantumate scandiscono gli accessi al piano terra, mentre un “ballatoio verde” accompagna le entrate al livello superiore. La natura penetra fino al cuore delle unità abitative, arricchendo giardini privati e terrazze in quota. La sensibilità ambientale guida infine le scelte costruttive: i volumi utilizzano una struttura prefabbricata in legno XLAM, mentre l’impiego di pavimentazioni filtranti per i percorsi interni annulla l’impatto sulla naturale permeabilità del suolo.
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