Nel quartiere di Porta Romana a Firenze, una palazzina d’inizio Novecento è restaurata e rinnovata da otto giovani creativi fiorentini, nella prospettiva di reinterpretare in chiave contemporanea lo spirito insediativo di fondazione dello stabile. La proposta di AFSa rivisita l’estetica degli anni Venti attraverso le suggestioni di Ornamento e delitto di Adolf Loos, creando un’atmosfera raffinata e sensuale in cui il pavimento in marmo policromo ne è protagonista. La scrittura pavimentale, che accosta a contrasto strisce di 12 cm in Bianco di Carrara, Giallo di Siena e Bardiglio, richiama sia la tradizione romanica a bande marmoree di Firenze che le iconiche ceramiche di Gio Ponti per Richard Ginori. Il motivo definisce lo stile degli arredi progettati su misura, bilanciando omogeneità e contrasto in tutto lo spazio.

Pop Blu

Siamo a Settignano, nella collina raccontata e dipinta dai macchiaioli, questa casa del 1923 fu anche essa una casa di campagna signorile, poi subì diverse trasformazioni, una scuola, fino a diventare un ufficio. Quando facemmo il primo sopralluogo gli spazi erano stati ristretti e tagliati, i decori sui muri sfregiati da anni di incuria. Il primo lavoro è stato quello di ripulitura dalle superfetazioni, liberare lo spazio, fare entrare la luce, far dialogare la casa con la grande terrazza che guarda tutta Firenze. È stato fondamentale, durante la fase di progettazione, confrontarsi con le le dimensioni e le altezze, come quello che è divenuto il living, dove l’alto soffitto provocava un senso di spaesamento. Allora la soluzione migliore è stata quella di creare un cappello che sottolineasse ancora di piu la verticalità e che diventasse un elemento caratterizzante, con un grigio che ribaltato a specchio ritorna poi nella fascia bassa nel corridoio e corre su armadi e porte filomuro che scompaiono. Nel grande living il grigio fa da fondo al blu che irrompe come un elemento pop che fa da palcoscenico ad una nuova vita e nuove ambientazioni. Così convivono perfettamente la storia di questo luogo, che si respira forte e ariosa, con elementi nuovi, senza cancellare la sua memoria.

Da “secolare squallore a nuova vita restituita”, così si può sintetizzare il restyling di Piazza del Popolo nella frazione di Selvatelle, nel comune di Terricciola. Un’operazione di ricucitura urbana e di rinnovamento architettonico, concordata con la comunità locale attraverso la progettazione partecipata, che è riuscita a raggiungere l’obiettivo di riportare adulti e bambini a riappropriarsi di uno spazio così fondamentale per la piccola comunità locale. L’idea progettuale si muove quindi nella direzione di mettere in comunicazione l’area con il contesto urbano circostante, attraverso l’apertura della piazza alla città, e di convogliare una nuova tesione ed una energia sociale attraverso una netta rottura con qualsiasi richiamo alla piazza esistente, soprattutto sotto l’aspetto visivo, proponendo un disegno artistico e contemporaneo. Le linee nette e decise dell’architettura, spezzate e non lineari, che si interrompono e che cambiano costantemente, sono le tracce di quella tensione e di quell’energia, spesso bloccata, che vive all’interno di ognuno di noi e, proprio come in un quadro di Kandinskij, la piazza viene pervasa da ritmi e variazioni formali e cromatiche che sembrano parlare al fruitore e sembrano esortarlo a non accontentarsi e a vivere una vita piena di energia e di cambiamenti.

Casa B

Il progetto nasce dalla volontà di riqualificare, sia dal punto di vista estetico che funzionale, una villa unifamiliare realizzata alla fine degli anni Settanta e inserita all’interno di un’ampia area verde di proprietà esclusiva. L’intervento interpreta l’architettura esistente attraverso un linguaggio contemporaneo essenziale ed elegante, con l’obiettivo di ridefinire l’identità dell’abitazione mediante una nuova composizione volumetrica più armonica, equilibrata e proporzionata. La rilettura complessiva dei prospetti, insieme ad un accurato studio dei materiali, delle superfici e delle aperture, contribuisce a conferire all’edificio una rinnovata qualità estetica e percettiva. Particolare attenzione è stata dedicata al rapporto tra architettura e paesaggio: gli spazi interni dialogano con le aree verdi circostanti attraverso una maggiore continuità visiva e funzionale, valorizzando luce naturale, profondità prospettiche e connessione con l’esterno. Il progetto non si limita quindi ad una semplice ristrutturazione, ma propone una trasformazione complessiva dell’abitare, capace di coniugare memoria dell’esistente, comfort contemporaneo e ricerca architettonica.

L’intervento di restauro ha interessato il complesso del Conservatorio di S. Giovanni Battista le cui origini di monastero francescano risalgono alla fine del XIII secolo: coinvolti il chiostro di S.Chiara e la facciata nord. Nel primo caso i problemi erano legati sia a diffusi degradi superficiali, con estese lacune e distacchi, sia ad una parziale ricostruzione avvenuta nel dopoguerra che aveva fatto ricorso a materiali e a tecniche costruttive povere. Ciò aveva determinato situazioni di degrado anche strutturale nelle coperture e nelle murature dei livelli superiori che erano state realizzate ad una sola testa, creando situazioni di vulnerabilità. Per le murature è stato previsto un consolidamento strutturale con la tecnica dell’intonaco armato CRM con malte a base di calce NHL e l’utilizzo di reti preformate GFRP. L’applicazione è stata effettuata su entrambe le facce delle pareti ottenendo un miglioramento sismico senza alterare il comportamento globale dell’edificio. Sono state poi restaurate e valorizzate alcune colonne in pietra che risultavano occluse alla vista in quanto inglobate nelle murature. Nel secondo caso si tratta della facciata principale dove ha sede la Fondazione, adiacente alla ex chiesa di S.Giovanni Battista. Le distruzioni belliche non hanno interessato questa porzione di facciata, ma si registravano degradi vari e parziali distacchi. Qui è stato realizzato un restauro degli intonaci a base di calce naturale NHL ricercando le cromie originali.

Pailunga

Nel cuore della campagna toscana, immersa nella quiete del paesaggio di Fauglia, una piccola cappella sconsacrata viene trasformata in un nuovo spazio culturale dal nome Pailunga. L’intervento si inserisce all’interno dello storico complesso rurale noto come “Villa di Pailunga” e nasce dal desiderio di restituire al luogo una vocazione spirituale, pur mutandone la destinazione d’uso. La nuova abitazione è concepita non solo come residenza d’artista, ma come luogo dedicato all’arte e alla creazione, aperto a workshop ed eventi culturali. Il progetto architettonico è guidato dal principio di valorizzazione dell’esistente e dalla conservazione delle tracce storiche ancora leggibili. Operando con un budget limitato, il progetto privilegia il riuso di materiali disponibili in loco, accogliendo i segni del tempo e integrandoli in pochi nuovi gesti architettonici. La navata originaria mantiene la sua spazialità essenziale, mentre le nuove funzioni si inseriscono all’interno del volume senza alterarne la percezione complessiva. La palette colori, caratterizzata da tonalità vivaci, conferisce agli ambienti uno stile pop, restituendo una dimensione a misura d’uomo a spazi che altrimenti sarebbero risultati austeri. La scelta cromatica nasce anche dalla volontà di creare un netto contrasto tra i nuovi innesti e l’esistente. L’abside, oggi dedicata al pianoforte, diventa il fulcro simbolico del progetto: il luogo in cui espressione artistica e dimensione spirituale si incontrano.

Fattoria Le Pupille

Nel cuore della Maremma nasce un nuovo edificio destinato agli uffici, alla vendita diretta e alle degustazioni della Fattoria Le Pupille, storica azienda guidata da Elisabetta Geppetti. Oggi l’azienda è presente in oltre quaranta paesi, mantenendo un forte legame con il territorio e la famiglia. Il progetto architettonico si ispira al paesaggio circostante: come i filari ordinano i vigneti, i setti in pietra scandiscono gli spazi interni, creando una continuità visiva e percettiva con l’esterno. Le ampie superfici vetrate incorniciano il paesaggio, trasformando ogni ambiente in un punto di osservazione privilegiato. L’edificio, sviluppato su un unico piano e arretrato rispetto alla strada, si inserisce con discrezione nel contesto, riprendendone materiali e tonalità. L’accesso conduce a uno spazio centrale che si apre su una corte quadrata, dominata da un grande lentisco e illuminata da un’ampia apertura circolare in copertura, che crea suggestivi giochi di luce. Un setto longitudinale in pietra attraversa l’edificio, connettendo interno ed esterno e articolando le funzioni: da un lato la degustazione dall’altro la vendita e gli spazi di servizio. Sul retro, le stanze degli uffici estendono gli ambienti verso il paesaggio. Materiali e colori richiamano la terra maremmana: pavimenti in cemento color tabacco, pareti intonacate, infissi e finiture in tonalità naturali. L’architettura si configura così come un luogo in equilibrio tra architettura e paesaggio.

Da Piazza a Piazza

Il Progetto “Da Piazza a Piazza: Rigenerazione e Rivitalizzazione economica del Centro Urbano di Certaldo” propone l’adeguamento funzionale e formale di parte del percorso urbano dell’ex S.S. n. 429 che attraversa l’intero territorio comunale in direzione sud/est (Poggibonsi) e nord/ovest (Empoli).
Il Progetto che rientra nei finanziamenti PNRR: PROGETTI INTEGRATI DI RIGENERAZIONE URBANA MISSIONE M5C2 “INFRASTRUTTURE SOCIALI, FAMIGLIE, COMUNITÀ E TERZO SETTORE”.
Nella sua stesura più ampia riguarda investimenti volti per lo più al miglioramento di ampie aree urbane degradate dell’armatura urbana di Certaldo Basso.
La Nuova configurazione urbanistica pensa ad una rigenerazione e rivitalizzazione economica del tessuto cittadino, con particolare attenzione alla creazione di nuovi servizi alla persona e alla riqualificazione dell’accessibilità e delle infrastrutture, anche con la creazione di un nuovo polo socio – culturale, permettendo la trasformazione delle aree più vulnerabili in luoghi intelligenti, sostenibili e resilienti.

Ospedale San Pietro Igneo L’incarico prevedeva di riqualificare sismicamente il blocco “B” dell’ospedale, per motivi legati al comportamento delle masse, l’edificio doveva essere diviso in due più piccoli e di forma regolare. Questa esigenza strutturale si è trasformata in un’occasione progettuale importante per rendere il luogo accessibile a tutti, così abbiamo deciso di demolire una porzione dell’edificio di scarso valore storico, risultato di annessioni di volumi e superfetazioni sommate nel tempo. Il nuovo vuoto è stato pensato come risoluzione e miglioramento dei percorsi pedonali per l’accessibilità a tutto il complesso ospedaliero ed in particolare al blocco “B”. Il progetto si compone di due elementi: “il portale” Collega in modo orizzontale a piano terra il percorso che dal parcheggio raggiunge la piazza dell’ospedale (asse X). A piano primo collega i vari reparti del presidio ospedaliero (asse Y). “la torre” Contiene un ascensore con aperture opposte, che collega in senso verticale, il piano terra con i due livelli sfalsati dei blocchi precedentemente separati, (asse Z). I due elementi si differenziano per forma e materiali in modo da denunciare la propria funzione e cercando un dialogo con il luogo. Il progetto da mera riqualificazione sismica si è trasformato in una occasione di riqualificazione dell’accessibilità dei percorsi a scala urbana e di edificio, rendendo il percorso urbano più accessibile e garantendo l’accessibilità all’intero blocco “B”

Sartoria Giuntini

Il progetto della Nuova Sartoria per Gruppo Florence, realizzato per Giuntini, nasce come ampliamento di una sartoria esistente e trae ispirazione dall’identità produttiva dell’azienda: il tessuto, la trama, il rapporto tra materia, luce e lavorazione artigianale. L’intervento collega due edifici esistenti attraverso un nuovo volume inserito in una posizione stretta e vincolata. L’unico elemento emergente rispetto ai fabbricati circostanti è il secondo piano, trasformato nel segno iconico del progetto. L’architettura si configura così come un “edificio al contrario”: i livelli inferiori sono trasparenti e permeabili alla luce, mentre il volume superiore assume un carattere monolitico e riconoscibile. Il piano terra ospita la sartoria e gli spazi produttivi, fungendo da elemento di connessione tra le diverse aree del complesso; i livelli intermedi accolgono uffici e funzioni organizzative, mentre l’ultimo piano è dedicato ad atelier e spazi di rappresentanza. La facciata è concepita come un tessuto architettonico in cemento prefabbricato. Attraverso un processo parametrico sviluppato con Grasshopper, le perforazioni filtrano la luce naturale e costruiscono una relazione dinamica tra interno ed esterno. Il volume superiore appare come una massa bianca sospesa sopra la trasparenza dei livelli sottostanti: un dispositivo climatico e luminoso che, nelle ore serali, trasforma l’edificio in una grande lanterna urbana ispirata al vicino campanile ottocentesco di Peccioli.

Nel cuore di Empoli, un’ex gioielleria si trasforma in un luogo dedicato alla cucina giapponese contemporanea. Al Tredici – Sushi Lab nasce dal desiderio di creare un ambiente accogliente e raffinato, dove la semplicità dei materiali e la cura del dettaglio diventano protagoniste di un’esperienza sensoriale completa. Il progetto parte da una metamorfosi: da spazio brillante e vetrinato a rifugio caldo e intimo, capace di raccontare una nuova identità. Il legno di rovere, scelto per pavimenti, arredi e rivestimenti, conferisce continuità e armonia, avvolgendo l’ospite in un’atmosfera naturale e rilassata. Le pareti, rivestite in resina, si animano di sfumature morbide – beige, sabbia e grigio caldo – che dialogano con la texture del legno, restituendo un senso di equilibrio e profondità. L’illuminazione, pensata per accompagnare i diversi momenti della giornata, alterna punti luce diffusi e accenti mirati. Lampade sospese e tagli luminosi a parete creano un gioco di riflessi che valorizza i materiali e rende lo spazio dinamico, ma sempre misurato. La luce calda esalta le tonalità del rovere e la matericità delle superfici, contribuendo a un ambiente intimo e accogliente. Gli spazi si susseguono fluidi, senza barriere visive, invitando il visitatore a scoprire il locale passo dopo passo. Al Tredici – Sushi Lab è così molto più di un ristorante: è un piccolo laboratorio di atmosfera e materia, dove la tradizione giapponese incontra la sensibilità del design italiano.

Il Falco 25

Nuova edificazione di un fabbricato terratetto di tipo unifamiliare a destinazione d’uso residenziale. L’area oggetto d’intervento si trova in un contesto già urbanizzato a partire dagli anni dell’immediato dopoguerra, nella porzione di territorio compresa tra il fiume Greve e la Via di Scandicci. Nelle vicinanze si trovano l’ex caserma Gonzaga dei “Lupi di Toscana” ed il complesso ospedaliero di “Torregalli”. La direttrice principale della zona è segnata dal tracciato della tramvia, che collega i comuni di Firenze e Scandicci. L’edificio si sviluppa su due piani fuori terra oltre ad un piano interrato. L’orientamento è studiato tenendo conto dell’esposizione solare, per beneficiare del guadagno diretto da irraggiamento durante la stagione invernale. Le funzioni principali dunque, rappresentate dal vano cucina-soggiorno e dalle camere da letto sono orientate tutte a sud-est. Le funzioni accessorie, quali: distribuzione verticale, servizi igienici, ripostigli e lavanderia sono invece orientate a nord-ovest. L’esposizione verso sud è protetta, nella stagione estiva, dalle logge e dall’aggetto marcato della copertura. Questa composizione architettonica porta alla formazione di un tetto a due falde asimmetriche. Il manto di copertura è realizzato in doghe li lamiera aggraffata. La costruzione della parte in elevazione è interamente in legno, con struttura a “telaio pesante”, mentre la parte interrata è realizzata con struttura in c.a. L’edificio risulta in Classe Energetica A4.

Premio Architettura Toscana

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