Nel quartiere di Porta Romana a Firenze, una palazzina d’inizio Novecento è restaurata e rinnovata da otto giovani creativi fiorentini, nella prospettiva di reinterpretare in chiave contemporanea lo spirito insediativo di fondazione dello stabile. La proposta di AFSa rivisita l’estetica degli anni Venti attraverso le suggestioni di Ornamento e delitto di Adolf Loos, creando un’atmosfera raffinata e sensuale in cui il pavimento in marmo policromo ne è protagonista. La scrittura pavimentale, che accosta a contrasto strisce di 12 cm in Bianco di Carrara, Giallo di Siena e Bardiglio, richiama sia la tradizione romanica a bande marmoree di Firenze che le iconiche ceramiche di Gio Ponti per Richard Ginori. Il motivo definisce lo stile degli arredi progettati su misura, bilanciando omogeneità e contrasto in tutto lo spazio.

Pailunga

Nel cuore della campagna toscana, immersa nella quiete del paesaggio di Fauglia, una piccola cappella sconsacrata viene trasformata in un nuovo spazio culturale dal nome Pailunga. L’intervento si inserisce all’interno dello storico complesso rurale noto come “Villa di Pailunga” e nasce dal desiderio di restituire al luogo una vocazione spirituale, pur mutandone la destinazione d’uso. La nuova abitazione è concepita non solo come residenza d’artista, ma come luogo dedicato all’arte e alla creazione, aperto a workshop ed eventi culturali. Il progetto architettonico è guidato dal principio di valorizzazione dell’esistente e dalla conservazione delle tracce storiche ancora leggibili. Operando con un budget limitato, il progetto privilegia il riuso di materiali disponibili in loco, accogliendo i segni del tempo e integrandoli in pochi nuovi gesti architettonici. La navata originaria mantiene la sua spazialità essenziale, mentre le nuove funzioni si inseriscono all’interno del volume senza alterarne la percezione complessiva. La palette colori, caratterizzata da tonalità vivaci, conferisce agli ambienti uno stile pop, restituendo una dimensione a misura d’uomo a spazi che altrimenti sarebbero risultati austeri. La scelta cromatica nasce anche dalla volontà di creare un netto contrasto tra i nuovi innesti e l’esistente. L’abside, oggi dedicata al pianoforte, diventa il fulcro simbolico del progetto: il luogo in cui espressione artistica e dimensione spirituale si incontrano.

Pailunga

Nel cuore della campagna toscana, immersa nella quiete del paesaggio di Fauglia, una piccola cappella sconsacrata viene trasformata in un nuovo spazio culturale dal nome Pailunga. L’intervento si inserisce all’interno dello storico complesso rurale noto come “Villa di Pailunga” e nasce dal desiderio di restituire al luogo una vocazione spirituale, pur mutandone la destinazione d’uso. La nuova abitazione è concepita non solo come residenza d’artista, ma come luogo dedicato all’arte e alla creazione, aperto a workshop ed eventi culturali. Il progetto architettonico è guidato dal principio di valorizzazione dell’esistente e dalla conservazione delle tracce storiche ancora leggibili. Operando con un budget limitato, il progetto privilegia il riuso di materiali disponibili in loco, accogliendo i segni del tempo e integrandoli in pochi nuovi gesti architettonici. La navata originaria mantiene la sua spazialità essenziale, mentre le nuove funzioni si inseriscono all’interno del volume senza alterarne la percezione complessiva. La palette colori, caratterizzata da tonalità vivaci, conferisce agli ambienti uno stile pop, restituendo una dimensione a misura d’uomo a spazi che altrimenti sarebbero risultati austeri. La scelta cromatica nasce anche dalla volontà di creare un netto contrasto tra i nuovi innesti e l’esistente. L’abside, oggi dedicata al pianoforte, diventa il fulcro simbolico del progetto: il luogo in cui espressione artistica e dimensione spirituale si incontrano.

Ricupaglia

Ricupaglia è un casale immerso nei vigneti tra Magliano e Scansano, nel sud della Toscana, nato come tipico podere ex Ente Maremma assegnato ai contadini durante la Riforma agraria degli anni ’50. Il progetto di trasformazione nasce dal desiderio di creare una casa contemporanea e accogliente, capace di rendere omaggio all’architettura rurale maremmana e al paesaggio agricolo circostante. L’intervento conserva l’impianto originario e valorizza gli elementi costruttivi esistenti, come le murature in tufo e pietra, reinterpretandoli in chiave attuale. La scala esterna, da semplice elemento funzionale, diventa una quinta muraria in pietra faccia vista, trasformandosi in una nuova doppia facciata identitaria. Al piano terra, la distribuzione frammentata viene ripensata attraverso grandi aperture che connettono gli ambienti, dando vita a una “casa in movimento”, fluida e percorribile in ogni direzione, con un dialogo continuo tra interno ed esterno.Materiali tradizionali come pietra e cotto recuperato si affiancano a cemento e superfici più contemporanee, creando un dialogo tra memoria e innovazione.Le aperture esterne vengono ampliate per valorizzare la vista sui vigneti circostanti e aumentare l’apporto di luce naturale, trasformando l’edificio da struttura rurale schematica a organismo architettonico aperto, profondamente connesso al paesaggio e sostenibile, grazie anche all’impiego di soluzioni tecniche attuali come l’isolamento termico a cappotto e il tetto ventilato in legno.

Ricupaglia

Ricupaglia è un casale immerso nei vigneti tra Magliano e Scansano, nel sud della Toscana, nato come tipico podere ex Ente Maremma assegnato ai contadini durante la Riforma agraria degli anni ’50. Il progetto di trasformazione nasce dal desiderio di creare una casa contemporanea e accogliente, capace di rendere omaggio all’architettura rurale maremmana e al paesaggio agricolo circostante.L’intervento conserva l’impianto originario e valorizza gli elementi costruttivi esistenti, come le murature in tufo e pietra, reinterpretandoli in chiave attuale. La scala esterna, da semplice elemento funzionale, diventa una quinta muraria in pietra faccia vista, trasformandosi in una nuova doppia facciata identitaria. Al piano terra, la distribuzione frammentata viene ripensata attraverso grandi aperture che connettono gli ambienti, dando vita a una “casa in movimento”, fluida e percorribile in ogni direzione, con un dialogo continuo tra interno ed esterno.Materiali tradizionali come pietra e cotto recuperato si affiancano a cemento e superfici più contemporanee, creando un dialogo tra memoria e innovazione.Le aperture esterne vengono ampliate per valorizzare la vista sui vigneti circostanti e aumentare l’apporto di luce naturale, trasformando l’edificio da struttura rurale schematica a organismo architettonico aperto, profondamente connesso al paesaggio e sostenibile, grazie anche all’impiego di soluzioni tecniche attuali come l’isolamento termico a cappotto e il tetto ventilato in legno.

Il nuovo Archivio Storico della Contrada della Chiocciola si configura come intervento di riqualificazione e ampliamento del complesso museale esistente, nel pieno rispetto dell’impianto insediativo storico. Il progetto ha privilegiato la conservazione dei caratteri architettonici originari, adottando soluzioni formali, materiche e cromatiche coerenti con il contesto urbano. L’opera si fonda sui principi dell’economia circolare, attraverso il recupero dei materiali e la rifunzionalizzazione di locali precedentemente destinati a magazzino, restituendo loro dignità e valore culturale. L’obiettivo è stato quello di riqualificare il contenitore per valorizzare il contenuto, ovvero il patrimonio documentale della Contrada, inteso come espressione della memoria collettiva. Gli spazi, per una superficie complessiva di circa 90 mq, sono stati resi accessibili tramite l’eliminazione delle barriere architettoniche. L’organizzazione funzionale distingue un’area di consultazione, con arredo su misura, e un ambiente destinato alla conservazione e catalogazione, con scaffalature compattabili. Il sistema radiante a pavimento, la ventilazione meccanica controllata e il nuovo impianto elettrico garantiscono le condizioni termoigrometriche idonee alla conservazione. Anche il prospetto è stato oggetto di riqualificazione, con nuovi infissi integrati da pannelli in corten incisi, che evocano la memoria storica della Contrada. L’intervento si completa con la sistemazione dello spazio esterno.

“La priorità sono le cose possibili”- Oriol Bohigas La qualità di una città si rispecchia nei suoi spazi pubblici. Partendo da questo principio, il progetto per Piazza Viani nella Darsena Vecchia di Viareggio definisce un intervento di rigenerazione urbana concepito a misura d’uomo. L’area rende omaggio all’artista Lorenzo Viani con un’installazione dedicata, ma si configura soprattutto come un rinnovato spazio pubblico per la mobilità dolce e la socialità, restituendo alla città un luogo prima sottoutilizzato. Luce, materiali e vegetazione sono i cardini del disegno architettonico. L’intervento integra la luce artificiale, rinnovata da un moderno impianto pubblico, con quella naturale. Quest’ultima viene esaltata dal disegno compositivo delle aiuole e dall’uso di finiture chiare, quali il travertino e il calcestruzzo architettonico; nello specifico, le fasce in travertino dialogano con il vicino edificio Codecasa, proiettandone e ribaltandone la facciata geometrica sulla piazza. Il patrimonio verde costituisce l’altro pilastro fondante: la conservazione dei pini domestici esistenti favorisce la transizione verso logiche di reti ecologiche urbane e preserva l’identità visiva della piazza, definita dalla copertura delle chiome. L’arredo garantisce accessibilità totale e diverse modalità di sosta, integrando la scultura “La Baldoria”. La piazza diventa così un dispositivo urbano al servizio dei cittadini, embrione del masterplan della Darsena Vecchia redatto dal nostro studio.

C House

L’immobile è situato in contesto urbano di Firenze paesaggisticamente rilevante. Realizzato a metà degli anni 50, con cantonali perimetrali in pietra e porzioni di facciata ad intonaco, l’edificio con il progetto è stato oggetto di riorganizzazione funzionale con l’abbassamento del solaio di calpestio e la creazione di un 2° livello. Invariato, il repertorio materico attinge alla tradizione costruttiva non generando nuove declinazioni piuttosto riproponendo modelli consolidati. I nuovi rivestimenti parietali vengono ottenuti con un sistema a cappotto, costituito da lastre di pietra arenaria e rivestimento ligneo. Il lessico reinterpreta il repertorio con l’ausilio di espedienti quali cortine edilizie e fronti compatti, risolti con un ricercato equilibrio di pieni e vuoti. La forma stereotipo di “casa”, viene enfatizzata nel corpo edilizio distorto anche attraverso la ricerca di soluzioni alternative alla gronda aggettante, che altrimenti ne ibriderebbero la purezza formale dell’icona, introducendo soluzioni tecnologiche tutte espressamente tese alla esaltazione della forma pura dell’icona casa. Il corpo principale mantiene la sua forma elementare affidando la forza espressiva dell’architettura all’introduzione di aperture ordinate ed alternate. Rafforza ed articola lo spartito generale una cortina diaframma, elemento di modulazione della luce.

Academy

Attraverso una mutuazione formale della planimetria urbana della città di Firenze, della zona antistante la Galleria degli Uffizi, si genera l’organizzazione funzionale prima e formale dopo del progetto dell’Academy di Cammilli Gioielli. Uno spazio all’avanguardia interamente dedicato alla formazione del personale di vendita dei concessionari che rappresentano il brand nel mondo. Comprende spazi dedicati alla vendita, sale conferenze, aree con schermi interattivi, spazi espositivi e un raffinato ristorante con area degustazione di vini. Le sale tematiche si susseguono in un percorso fluido che permettono al visitatore di percepire l’essenza compositiva, caratterizzata da un repertorio materio attento alla tradizione degli scultori fiorentini del quattrocento che secondo quanto scrive Mary McCarthy in Le pietre di Firenze “…sono figli delle cave delle colline circostanti, dove si tagliava il macigno e la grigia pietra serena. Bianco, nero, grigio, bruno e bronzo sono i colori di Firenze, i colori della pietra e del metallo, gli elementi primigeni della natura da cui emersero a colpi di martello le prime civiltà”. La loro declinazione caratterizza i materiali del progetto: la pietra si alterna al vetro o all’acciaio con ritmi sempre pacati e con grande attenzione ai dettagli sia nella costituzione degli elementi parietali sia negli accostamenti dei diversi elementi materici, sfruttando la naturale morbidezza della luce che non fa mancare mai il suo apporto.

Casa ARIV

La casa è situata in un antico edifico del centro storico di Vinci, ridotto in stato di degrado. L’edificio era inabitabile e necessitava di un restauro globale con rifunzionalizzazione a scopo abitativo. Il primo intervento ha riguardato la struttura precaria dell’edifico, attraverso il rinforzo strutturale degli orizzontamenti e delle murature. Le opere interne sono state realizzate attraverso la modifica di aperture e divisori e con l’inserimento di servizi igienici al piano primo, oltre al rifacimento integrale degli impianti. Il passaggio dell’impiantistica di nuova realizzazione è stato realizzato nello spessore delle contro-pareti in progetto, non potendo diminuire le altezze interne. Il progetto di Restauro si è posto l’obiettivo di valorizzare le preesistenze. Durante la demolizione degli intonaci sono state rilevate alcune vecchie coloriture e ornamenti, che sono stati riscoperti e restaurati durante l’intervento. Sono state recuperati tutti gli elementi di carattere e dignitosi: le porte interne, le cornici e le scale in pietra. Quello che non è stato possibile restaurare, come il tetto e la scala interna, è stati ridisegnato con interventi mirati legati alla contemporaneità, che potessero dialogare con le preesistenze. Per valorizzare gli spazi sono stati utilizzate opere d’arte minori, ascrivibili all’astrattismo toscano degli anni ’60. L’ingresso esterno, ridotto a luogo fatiscente, è stato recuperato eliminando superfetazioni e con nuova illuminazione.

Regolo

La strategia mira a coniugare la realizzazione di nuove aule didattiche e di un ambiente polivalente per la Scuola Primaria alla qualità urbana del complesso scolastico all’interno delle aree limitrofe. Gli spazi aggiuntivi previsti dal progetto vanno a sostituire e potenziare i locali inagibili del vecchio edificio. Il palinsesto cromatico della campagna indirizza le scelte di finitura esterne-interne e lo stesso paesaggio, fondale della vita quaotidiana, influenza la percezione degli spazi didattici.

Ristrutturazione di un complesso così composto: al piano terra (di altra proprietà) a destinazione commerciale tra cui un ristorante, al piano primo, secondo e terzo a destinazione direzionale uffici, piano quarto ad uso residenziale con n° 2 appartamenti. Il progetto vede la riqualificazione dell’intero immobile, dal rifacimento di tutte e quattro le sue facciate, alla riqualificazione delle aree esterne, al rifacimento di tutti gli interni; sia nelle loro parti comuni sia nelle parti adibite ad uffici e residenze. Il trattamento della facciata vetrata su Viale della Repubblica e la nuova copertura trattata a verde in molte sue parti, diventano gli elementi caratterizzanti del progetto. Tutto questo a dare una nuova identità ed una nuova immagine all’immobile ed a renderlo riconoscibile dalla pubblica via. La facciata principale, i cui piani sono scanditi da solette aggettanti a evidenziarne il marcapiano, è interamente vetrata, e si piega a formare angoli curvi e convessi, alternati per piano; tutto questo a dare movimento e dinamicità alla facciata. La facciata interna invece, più intima in quanto prospicente il cortile condominiale, è trattata con balconi lineari tenuti assieme dai frame e dal verde che scende dai vasi ad essi applicati. Si viene quindi a creare una duplice caratterizzazione tra la facciata più pubblica, quella su Viale della Repubblica, e quella più privata, che dà sugli spazi condominiali.

Premio Architettura Toscana

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