Ditta Artigianale Solferino

Con il progetto per il nuovo store di Ditta Artigianale in via Solferino a Firenze lo studio q-bic interviene in un contesto urbano in trasformazione, nell’area precedentemente occupata dall’ex Teatro Comunale. In questo scenario stratificato e in un quartiere da riqualificare il progetto intende superare l’immagine convenzionale della caffetteria, spesso legata a codici estetici consolidati, per definire uno spazio che esprima in modo chiaro l’evoluzione del brand, utilizzando un linguaggio contemporaneo e riconoscibile. Realizzare un ambiente che non fosse soltanto luogo di consumo era il focus progettuale; da qui la ricerca si è sviluppata per costruire un contenitore attraente e asciutto, che facesse da sfondo, sul piano visivo e percettivo, all’elemento centrale dell’attività commerciale, il caffè. Questo pensiero si traduce in uno spazio continuo, caratterizzato da una composizione essenziale, dove il progetto si costruisce per contrasti. Le linee nette si alternano a geometrie curve, le superfici lisce dialogano con elementi più materici, in un equilibrio dinamico tra rigore e morbidezza. La pavimentazione, trattata con un giallo uniforme e brillante, diventa elemento fortemente identitario, capace di definire lo spazio e di instaurare un contrasto vibrante con le superfici superiori. Il progetto restituisce così una nuova interpretazione dello specialty coffee store, inteso come spazio di relazione e di ricerca, in cui estetica e funzione si integrano naturalmente.

Nella terra dei Medici

Il progetto di restauro e di interior design è stato realizzato a Scarperia nel cuore del Mugello, terra dei Medici, terra antica e aspra, terra dura ed incantevole come la sua gente.
Il nucleo originario del casale è del 1200 e sin dalle prime idee, con la committenza, la scelta stilistica, è stata quella del restauro conservativo e del recupero di alcuni elementi, come porte e oggetti di ferro, per realizzare elementi decorativi e di arredo. Il risultato finale è stato quello di conservare la tradizione e reinterpretarla.
Il contrasto delle linee moderne e minimali con la pietra viva, gli archi e i soffitti in legno, esprimono quel concetto stesso del “ recupero di ciò che è perduto“.
Una collezione di cavalli di ogni forgia, materiale e provenienza scivola lungo il corridoio di mattoni che fa da cerniera tra il salone e la sala da pranzo. Un asse della casa fondamentale che traguarda il giardino, la valle ed infine ciò che vi è oltre le colline: l’infinito.
L’antico portale a segnare l’entrata della cucina, è stato lasciato esattamente dov’era l’ingresso della stalla.
La natura contemplata dalle aperture prive di elementi di chiusura, circonda con bellezza selvaggia ed autentica, la struttura interna in modo che il Genius Loci sia elemento compositivo.
Per questo motivo ho scelto un solo colore per le pareti, una tonalità tra il beige e il grigio che si stende come una pennellata morbida che accoglie l’arredamento realizzato con legnami locali unito ad arredi vintage. A contrastare il tutto tessuti delle sedute contemporanee e il ferro delle porte ( realizzate su disegno come i lavandini dei bagni) e delle specchiere, così come la scala sospesa che conduce al primo piano. Tutto realizzato in ferro, “Il ferro Corten la cui ruvidezza rispecchia la durezza del territorio e la tradizionale arte millenaria dei coltelli mugellani“.
La cucina, una linea di rovere chiaro e morbido tagliata dallo stesso ferro che ne ritma il disegno e ne spezza la modernità.
Le idee di questo design dono state contaminate in fine dalle decorazioni con oggetti e complementi che per accumulazione arredano le stanze.

Palazzo Giugni

Nel cuore di Firenze, all’interno del complesso immobiliare di antichissima origine che comprende la torre e il Palazzo Giugni, la loggia e le case dei Cerchi, un’unità immobiliare viene completamente riqualificata e trasformata da spazio direzionale a residenza. L’inserimento di elementi decorativi, come le cornici a soffitto e a parete, si fonde con il recupero dei pavimenti storici preesistenti, preservando l’anima del luogo. La cura per i dettagli — dalle gole tecniche per le tende, alle quinte architettoniche per gli armadi a scomparsa — valorizza lo spazio attraverso la pulizia formale e la funzionalità. Le camere con bagno hanno arredi disegnati su misura, un abbinamento di colori, in armonia e a contrasto, capaci di valorizzare gli elementi storici dell’architettura e, al tempo stesso, di definire un linguaggio contemporaneo degli spazi interni. Professionisti: arkady architetti associati: arch. Daniela Chiesi-arch. Brunella Sibilia-arch. Ilaria Silvestri, ing. Edoardo Maida, ing. Stefano Rotiroti – Imprese e aziende: Medici Giovanni, PRO-MAR s.n.c., Morelli Termoidraulica, Cosy International, La Corallina.

Mormoraia

Situato a nord del borgo medievale di San Gimignano, l’intervento di riqualificazione dell’azienda agricola Mormoraia ridefinisce l’esperienza dell’accoglienza attraverso una colta ridistribuzione volumetrica e spaziale. Il progetto ha trasformato il nucleo storico in una struttura ricettiva di alto profilo, concentrandosi sulla creazione di ampie suite nell’edificio di maggior pregio e sulla valorizzazione delle aree comuni destinate alla degustazione. L’approccio architettonico si fonda sul rispetto delle preesistenze: il mantenimento di pavimenti e soffitti originali dialoga con nuovi varchi e collegamenti verticali, generando ambienti fluidi e articolati. La scatola muraria storica viene reinterpretata superando la netta separazione tra i locali, favorendo una lettura spaziale continua in cui l’arredo integrato si fa architettura, integrando servizi e dotazioni funzionali. La palette materica, essenziale e rigorosa, attinge alla tradizione locale rileggendola in chiave contemporanea. Il travertino locale e il cotto fatto a mano si accostano al rovere scuro e a puntuali inserti metallici. Elementi distintivi dell’intervento sono i rivestimenti dei bagni in cotto romboidale — declinato in sette tonalità di ingobbio — e i diaframmi in ferro, la cui texture geometrica traspone in chiave astratta gli archetipi architettonici del paesaggio toscano. Ogni dettaglio, dai corpi illuminanti agli arredi fissi, è frutto di un disegno custom integrale.

Nel quartiere di Porta Romana a Firenze, una palazzina d’inizio Novecento è restaurata e rinnovata da otto giovani creativi fiorentini, nella prospettiva di reinterpretare in chiave contemporanea lo spirito insediativo di fondazione dello stabile. La proposta di AFSa rivisita l’estetica degli anni Venti attraverso le suggestioni di Ornamento e delitto di Adolf Loos, creando un’atmosfera raffinata e sensuale in cui il pavimento in marmo policromo ne è protagonista. La scrittura pavimentale, che accosta a contrasto strisce di 12 cm in Bianco di Carrara, Giallo di Siena e Bardiglio, richiama sia la tradizione romanica a bande marmoree di Firenze che le iconiche ceramiche di Gio Ponti per Richard Ginori. Il motivo definisce lo stile degli arredi progettati su misura, bilanciando omogeneità e contrasto in tutto lo spazio.

Pailunga

Nel cuore della campagna toscana, immersa nella quiete del paesaggio di Fauglia, una piccola cappella sconsacrata viene trasformata in un nuovo spazio culturale dal nome Pailunga. L’intervento si inserisce all’interno dello storico complesso rurale noto come “Villa di Pailunga” e nasce dal desiderio di restituire al luogo una vocazione spirituale, pur mutandone la destinazione d’uso. La nuova abitazione è concepita non solo come residenza d’artista, ma come luogo dedicato all’arte e alla creazione, aperto a workshop ed eventi culturali. Il progetto architettonico è guidato dal principio di valorizzazione dell’esistente e dalla conservazione delle tracce storiche ancora leggibili. Operando con un budget limitato, il progetto privilegia il riuso di materiali disponibili in loco, accogliendo i segni del tempo e integrandoli in pochi nuovi gesti architettonici. La navata originaria mantiene la sua spazialità essenziale, mentre le nuove funzioni si inseriscono all’interno del volume senza alterarne la percezione complessiva. La palette colori, caratterizzata da tonalità vivaci, conferisce agli ambienti uno stile pop, restituendo una dimensione a misura d’uomo a spazi che altrimenti sarebbero risultati austeri. La scelta cromatica nasce anche dalla volontà di creare un netto contrasto tra i nuovi innesti e l’esistente. L’abside, oggi dedicata al pianoforte, diventa il fulcro simbolico del progetto: il luogo in cui espressione artistica e dimensione spirituale si incontrano.

Academy

Attraverso una mutuazione formale della planimetria urbana della città di Firenze, della zona antistante la Galleria degli Uffizi, si genera l’organizzazione funzionale prima e formale dopo del progetto dell’Academy di Cammilli Gioielli. Uno spazio all’avanguardia interamente dedicato alla formazione del personale di vendita dei concessionari che rappresentano il brand nel mondo. Comprende spazi dedicati alla vendita, sale conferenze, aree con schermi interattivi, spazi espositivi e un raffinato ristorante con area degustazione di vini. Le sale tematiche si susseguono in un percorso fluido che permettono al visitatore di percepire l’essenza compositiva, caratterizzata da un repertorio materio attento alla tradizione degli scultori fiorentini del quattrocento che secondo quanto scrive Mary McCarthy in Le pietre di Firenze “…sono figli delle cave delle colline circostanti, dove si tagliava il macigno e la grigia pietra serena. Bianco, nero, grigio, bruno e bronzo sono i colori di Firenze, i colori della pietra e del metallo, gli elementi primigeni della natura da cui emersero a colpi di martello le prime civiltà”. La loro declinazione caratterizza i materiali del progetto: la pietra si alterna al vetro o all’acciaio con ritmi sempre pacati e con grande attenzione ai dettagli sia nella costituzione degli elementi parietali sia negli accostamenti dei diversi elementi materici, sfruttando la naturale morbidezza della luce che non fa mancare mai il suo apporto.

L’immobile suddiviso in due unità immobiliari tra loro comunicanti tramite la terrazza esterna, aveva già una sua connotazione precisa che ha permesso di ricavarne un’abitazione con tre bagni, tre camere, due cucine, soggiorno e pranzo. Ingresso esclusivo con sbarco al piano tramite ascensore condominiale preesistente, avendo cura di eseguire un intervento di ristrutturazione che non intaccasse la pavimentazione in legno di Teak Siam, poi levigata e verniciata. Proprio il deciso colore dei pavimenti in legno ha indirizzato la scelta progettuale attraverso la connotazione cromatica delle pareti e dei soffitti, smorzata ed “incorniciata” da diversi profili in gesso e da un deciso stacco a terra tramite il battiscopa alto 20 cm. La scelta dell’illuminazione e dei diversi apparecchi, spesso utilizzati in maniera anomala rispetto alla loro originaria destinazione, ha permesso di creare — assieme alle imbiancature, alle porte con altezza di 250 cm, alle cornici ed al pavimento — quell’idea di progetto d’interni, prima ancora che gli spazi venissero arredati. Arredi che hanno visto anche il contributo del progettista, oltre ai tessuti, ai complementi, nonché alla progettazione di componenti d’arredo ad hoc, poi affidata ad esperti artigiani. L’estrema fiducia che la committenza ha riposto nelle scelte del progettista — spesso difficili da immaginare prima della loro realizzazione — si è rivelata la nota distintiva di un percorso professionale condiviso, culminato in un risultato che trova il suo miglior riconoscimento nella soddisfazione quotidiana di chi quegli spazi li abita.

Pop Blu

Siamo a Settignano, nella collina raccontata e dipinta dai macchiaioli, questa casa del 1923 fu anche essa una casa di campagna signorile, poi subì diverse trasformazioni, una scuola, fino a diventare un ufficio. Quando facemmo il primo sopralluogo gli spazi erano stati ristretti e tagliati, i decori sui muri sfregiati da anni di incuria. Il primo lavoro è stato quello di ripulitura dalle superfetazioni, liberare lo spazio, fare entrare la luce, far dialogare la casa con la grande terrazza che guarda tutta Firenze. È stato fondamentale, durante la fase di progettazione, confrontarsi con le le dimensioni e le altezze, come quello che è divenuto il living, dove l’alto soffitto provocava un senso di spaesamento. Allora la soluzione migliore è stata quella di creare un cappello che sottolineasse ancora di piu la verticalità e che diventasse un elemento caratterizzante, con un grigio che ribaltato a specchio ritorna poi nella fascia bassa nel corridoio e corre su armadi e porte filomuro che scompaiono. Nel grande living il grigio fa da fondo al blu che irrompe come un elemento pop che fa da palcoscenico ad una nuova vita e nuove ambientazioni. Così convivono perfettamente la storia di questo luogo, che si respira forte e ariosa, con elementi nuovi, senza cancellare la sua memoria.

Nel cuore di Empoli, un’ex gioielleria si trasforma in un luogo dedicato alla cucina giapponese contemporanea. Al Tredici – Sushi Lab nasce dal desiderio di creare un ambiente accogliente e raffinato, dove la semplicità dei materiali e la cura del dettaglio diventano protagoniste di un’esperienza sensoriale completa. Il progetto parte da una metamorfosi: da spazio brillante e vetrinato a rifugio caldo e intimo, capace di raccontare una nuova identità. Il legno di rovere, scelto per pavimenti, arredi e rivestimenti, conferisce continuità e armonia, avvolgendo l’ospite in un’atmosfera naturale e rilassata. Le pareti, rivestite in resina, si animano di sfumature morbide – beige, sabbia e grigio caldo – che dialogano con la texture del legno, restituendo un senso di equilibrio e profondità. L’illuminazione, pensata per accompagnare i diversi momenti della giornata, alterna punti luce diffusi e accenti mirati. Lampade sospese e tagli luminosi a parete creano un gioco di riflessi che valorizza i materiali e rende lo spazio dinamico, ma sempre misurato. La luce calda esalta le tonalità del rovere e la matericità delle superfici, contribuendo a un ambiente intimo e accogliente. Gli spazi si susseguono fluidi, senza barriere visive, invitando il visitatore a scoprire il locale passo dopo passo. Al Tredici – Sushi Lab è così molto più di un ristorante: è un piccolo laboratorio di atmosfera e materia, dove la tradizione giapponese incontra la sensibilità del design italiano.

CID Centro Pecci

Il Centro di Informazione e Documentazione Arti Visive è l’archivio del materiale informativo e documentale circa le espressioni artistiche contemporanee del Centro per l’Arte Contemporanea “Luigi Pecci”. Con la sua collezione di oltre 60.000 materiali tra monografie, cataloghi, riviste e audiovisivi, è una risorsa di eccezionale importanza per studenti e professionisti. Gli spazi del CID, situati nell’edificio di Gamberini collegato alla zona espositiva da un corridoio aereo, risultavano saturi, disordinati e privi di una logica d’insieme. Il progetto, finanziato dal PNRR e finalizzato alla riapertura delle sale lettura e alla riorganizzazione degli archivi, è caratterizzato da un impianto chiaro e di facile lettura, in grado di soddisfare le nuove esigenze di utilizzo e gestione. L’atrio e l’emeroteca costituiscono la cornice dinamica e vivace, definiti dalla presenza di un disegno a terra di matrice tessile. Le sale lettura formano un quadrato silenzioso e raccolto: al centro della sala grande alcune teche espongono materiali d’archivio, a sud è collocata una sala riservata agli specialisti. Per ottimizzare lo spazio e adeguarsi alle norme antincendio, il numero di libri esposti è stato ridotto, ma i testi sono consultabili su richiesta. Per garantire gli standard impiantistici e di ricambio d’aria, si è prevista la realizzazione di un sistema di cavedi con finte travi e pilastri, un’infrastruttura tecnica tridimensionale di distribuzione e collegamento tra gli ambienti.

L’opera ha trasformato l’ex granaio trecentesco di Orsanmichele in un museo dove le sculture delle Arti fiorentine tornano protagoniste. Il nuovo allestimento ripensa il rapporto tra scultura e visitatore secondo le regole prospettiche e il punto di vista originario degli artisti, che concepivano le opere per una visione rialzata all’interno dei tabernacoli. Nel nuovo allestimento, le statue sono così collocate su podi a 1,40 m e incorniciate da fondali alti 4,50 m, che evocano in forma astratta le nicchie originarie e ristabiliscono una corretta relazione di scala con lo spazio. I materiali, metallo brunito e resine che richiamano pietra forte e marmo, dialogano con la matericità del luogo, mentre l’illuminazione integrata nelle catene valorizza opere e volte. Al PT, la completa apertura dei grandi portoni verso via dell’Arte della Lana e la creazione delle bussole trasparenti riaprono la Chiesa alla città, ristabilendo un dialogo diretto tra interno e spazio urbano. L’illuminazione discreta e puntuale valorizza lo spazio e i dettagli architettonici affreschi, altare di Sant’Anna e Tabernacolo dell’Orcagna. Il progetto ricuce il legame tra edificio e contesto urbano, riconsegnando a Orsanmichele il suo ruolo civile e culturale. Il nuovo allestimento e la nuova luce offrono una lettura rinnovata delle sculture, inserendosi con discrezione nell’architettura del’300. Un intervento silenzioso che restituisce Orsanmichele come spazio sospeso tra dimensione liturgica e museale.

Premio Architettura Toscana

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