Casa privata

La casa di Sansepolcro è stata ideata come uno scrigno lapideo inciso e segnato dalle aperture che si configurano come inserti materici differenziati per forma e dimensione in base alla sequenza e alle esigenze degli spazi interni. La scelta dei materiali è finalizzata ad innescare un rapporto dialettico con il contesto, con il vicino nucleo Medioevale di Sansepolcro, ma senza rinunciare ad operazioni progettuali nette e radicali sulla volumetria. La dialettica tra pieni e vuoti è accentuata dal contrasto materico tra la superficie dura della pietra locale e i serramenti in legno. Grazie al sistema di pannelli scuranti integrati al serramento e annegati nella muratura, le aperture si configurano come intarsi lignei, preziosi inserti materici che producono vibrazioni e giochi di luce sempre differenti, capaci di configurare scenari di illuminazione diversificati per ciascun ambiente. All’interno la presenza forte della scala lineare si riverbera sul volume in pietra attraverso una fenditura lignea e definisce un sistema distributivo che su cui si baricentrano tutti gli ambienti della zona giorno al piano terra e della zona notte al piano primo. La progettazione dell’arredo su misura ha consentito di ottimizzare gli spazi e di definire i vari ambienti mediante soluzioni integrate e a forte carica plastica, soprattutto al piano terra, dove le pareti attrezzate definiscono elementi flessibili in continuità spaziale e materica con l’esterno.

Nell’ambito dei lavori di restauro del complesso monumentale della Rocca Strozzi, la sottoscritta ha svolto l’incarico di progettazione generale del recupero della ex fattoria nel 2012; successivamente l’A.C. di campi Bisenzio le affida il progetto di Allestimento museografico e multimediale del Museo Archeologico di Gonfienti, che si conclude nel settembre 2022. Il Museo è costituito da parte etrusca, romana e dell’età del bronzo; in particolare nella sezione dedicata all’età etrusca abbiamo realizzato una grande teca in corten e vetro che simula la domus arcaica di mq 1400, e che per ovvie ragioni non poteva assumere tali dimensioni. Nella copertura dei vari sapzi in cui la grande teca è articolata, sono stati posizionati gli elementi di copertura restaurati, con le antefisse a con volto femminile. La simulazione della Domus arcaica è ottenuta attraverso una forma essenziale costituita da sei corpi, quattro di pianta quadrata e due a forma di “C”,di lunghezza pari a 5,92mt e larghezza di 2,46mt. La forma della pianta cerca di simulare quella della Domus etrusca nelle parti più essenziali. La sezione dedicata all’Età del Bronzo si trova nella stanza seminterrata della Fattoria Strozzi dove si conservavano i tini; una grande sala con volte a crociera, dove sui lati lunghi e sul lato corto di fronte all’ingresso, si è sviluppata la teoria delle teche, in corten e vetro dove sono alloggiati i reperti. Completa l’allestimento del Museo, la grande facciata sul giardino.

La fornace del museo

Musealizzazione della fornace storica Cioni-Alderighi a Montelupo Fiorentino. Montelupo (FI) è città della ceramica. La fornace pre-industriale Cioni-Alderighi ne è testimonianza storica nonché sito museale civico. Con un budget di 35K, Fondazione Museo Montelupo e Comune hanno richiesto il progetto di un’installazione permanente dedicate alla produzione tradizionale della ceramica e il progetto di uno spazio flessibile, tale da ospitare più funzioni (conferenze, mostre, laboratori), che fosse sostenibile in termini economici e gestionali. La fornace, addossata alle mura trecentesche, è un edificio rurale su due piani. La manipolazione ceramica avveniva nel cortile e al piano terra, la parte di decorazione al secondo e quella di cottura in un ambiente adiacente al momento non accessibile. Il progetto di musealizzazione mette in scena il racconto site-specific del lavoro di un ceramista e, in collaborazione con il duo artistico I pastis, sperimenta una modalità di storytelling legata alle forme della video-arte. Suoni e immagini guidano il visitatore all’interno di una bottega, le protagoniste sono le mani che lavorano e il loro suono. Ogni postazione, che corrisponde ad una tappa delle lavorazioni, consiste in un videoproiettore, un sistema di diffusione audio e gli oggetti e gli arredi originali. Una grande tenda può configurare diverse modalità di uso degli spazi (percorso, conferenza, mostra). Al primo piano l’intervento si concentra sugli arredi. L’intervento è lo step uno del programma di recupero dell’area museale di Palazzo Podestarile.

Casa M-U

Progetto di interni del 2021 realizzato nel centro storico di Firenze in Via dei Tosinghi, al quinto e sesto piano del Palazzo de’ Visdomini. Il progetto si propone di risolvere lo spazio dell’appartamento limitando al minimo gli interventi: al piano inferiore un elemento pieno perimetrale, una sorta di boiserie reinterpretata ed “estrusa”, riveste le pareti e viene scavato attraverso sottrazioni per ricavare i vari elementi di arredo necessari, liberando la pianta. Il nuovo elemento perimetrale, a seconda della quota che va a battere, ospita così da un lato il divano mentre sull’altro accoglie il camino definendo con un solo gesto la zona soggiorno, su cui si apre la nuova cucina. Sul lato del camino l’arredo ospita una parete tessile scorrevole a scomparsa che all’occorrenza può dividere l’ambiente per ricavare una stanza per gli ospiti. Il piano superiore è raggiungibile attraverso la nuova scala, un elemento in parte integrato nell’arredo perimetrale, che ne accoglie i primi gradini, in parte nascosto all’interno di un volume sospeso. Anche a questo piano interventi contenuti e l’introduzione di pochi nuovi elementi ridefiniscono lo spazio esistente: il bagno è stato allargato rispetto all’esistente, ricavando la doccia in uno spazio posto a una quota inferiore precedentemente utilizzato come ripostiglio. Nella camera, l’elemento della testata del letto funge anche da parapetto della nuova scala, mentre la parete viene estrusa accogliendo quanto necessario.

Casa GM

Oggetto del progetto è la ridefinizione degli spazi interni di un edificio anni ’50 situato nel centro storico pistoiese e caratterizzato da una maestosa scala ad andatura curvilinea. La scala, core centrale dell’intera abitazione, ha subito un’importante opera di restyling grazie alla sostituzione del parapetto ligneo pre-esistente con uno in lamiera di color ottanio oltre all’applicazione di un rivestimento continuo in rovere sulle gradonate esistenti. Inoltre, per l’accesso al sottotetto è stata introdotta una nuova scala spiroidale che si lega a quella esistente fungendone da naturale prosecuzione. La scala così ottenuta crea una sorta di corrente ascensionale che incuriosisce e spinge il visitatore alla ri-scoperta di tutti gli spazi abitati. Particolare attenzione è stata riservata alla scelta dei materiali di tutte le finiture i quali non sovrastano le peculiarità storiche dell’edificio ma le valorizzano preservandone l’autenticità.

Allestire la mostra “Afro. Dalla meditazione su Piero della Francesca all’informale” (curata da Marco Pierini con il coordinamento scientifico e progetto allestitivo di Alessandro Sarteanesi) negli spazi della Galleria Comunale attigua alla Basilica di San Francesco, è stata anche l’occasione per riordinarne gli spazi espositivi al fine di riscoprirne il forte rapporto con la città, oltre a adeguarne la funzionalità. Dopo l’originaria trasformazione di Andrea Branzi, che intervenne a più ampia scala con un progetto di recupero dell’intero isolato, alcuni dei caratteri salienti della strategia espositiva iniziale sono stati persi e fortemente modificati. Il progetto ha cercato di valorizzare quanto rimaneva, concentrandosi nel ridefinire le pareti espositive e riscoprire il senso dello spazio interno, anche in rapporto con quello esterno di piazza San Francesco, attraverso la riapertura di gran parte delle finestre che su di essa si affacciano. Al piano terra il progetto prevede un nuovo bookshop con biglietteria, che sarà mediato con l’esterno attraverso il vestibolo d’ingresso che potrà ospitare opere d’arte. Ai piani superiori, alcune mosse tese a far riemergere la serialità degli spazi del manufatto e l’installazione di grandi prismi stereometrici nelle sale centrali ai piani, non orientati rispetto alle pareti, che permetteranno di filtrare gli spazi di servizio esistenti oltre che a supportare apparati testuali e visivi delle esposizioni.

Percorso archeologico

Le linee guida condivise tra la committenza, le soprintendenze e i progettisti hanno previsto di recuperare e quindi musealizzare l’intero “quadrilatero” sottostante il Cortile di Michelozzo, compresa la cosiddetta “Rampa dei Muli”, accesso privilegiato ai locali sotterranei. Grandi lastre in acciaio Corten coprono la zona degli scavi: la loro divisione, oltre a configurare un disegno che ricalca il rilievo e le annotazioni degli archeologi, lascia intravedere i ritrovamenti di maggior rilevanza come e dove rinvenuti, a testimoniare e “raccontare se stessi”. La valorizzazione passa dalla “messa in esposizione” ragionata dei locali recuperati oltre che dei reperti rinvenuti sul posto, mediata da un indispensabile apparato didattico/didascalico attento alle “percezioni sensoriali” e al coinvolgimento dei visitatori, da “contaminare” con un progetto di istallazioni d’arte contemporanea permanenti site specific di Fabrizio Plessi, evocatrici del fuoco e dell’acqua, temi ricorrenti nel percorso. Concentrando le teche in un’area dedicata di nuova acquisizione, è stato possibile organizzare i reperti non solo per la loro datazione e/o luogo di provenienza ma anche in un confronto comparativo con i grandi temi: la casa, la cucina, l’architettura, ecc. Una volta fruito l’insieme dei reperti, l’approfondimento delle informazioni è affidato a uno strumento multimediale con display touchscreen, “estensione fisica” delle vetrine ma distinto in un momento di sintesi del percorso espositivo

Sala Oro

Il Teatro della Pergola è una “cattedrale” fatta di legno, teli, corde, stucchi, suoni e voci che si rincorrono attraverso scale e corridoi: un bellissimo labirinto dove convivono linguaggi e materiali diversi, macchine e ingranaggi che permettono di trasformare gli ambienti in qualcos’altro, montando e smontando velocemente strutture che ne modificano la percezione, senza perdere l’identità e la forma. Il progetto di un nuovo sistema espositivo per allestimenti temporanei realizzato per la Sala Oro – una galleria stretta e lunga come una strada, decorata come un salone per le feste – muove da queste osservazioni e si confronta con i vincoli e le caratteristiche del suo spazio. Come spesso accade, è il luogo che suggerisce ipotesi e soluzioni: il progetto sviluppa la suggestione della strada e la trasforma nell’idea di un “percorso abitato” che ne occupa il vuoto con rispetto; un insieme di elementi che assumono via via le sembianze di una quinta, di una colonna, di un portale, montati su un basamento che attraverso una “griglia di fori” li organizza entro un sistema geometrico variamente componibile, in grado di assumere molte e diverse configurazioni. La struttura, molto semplice e a basso costo, è stata pensata e realizzata per essere composta, smontata e stoccata con relativa facilità. Ogni elemento del sistema è un modulo progettato in modo da poter essere utilizzato modificando all’occorrenza posizione, colore e grafica, adattandosi ai diversi contenuti di una mostra.

Dai colori, gli odori e i sapori del territorio nascono le linee, le forme e i luoghi. Il percorso del visitatore si snoda all’interno di questa antica residenza fra la storia e la contemporaneità. I materiali, i tessuti, gli oggetti di recupero e l’artigianato identificano gli ambienti privilegiandone l’unicità. Il progetto di interior è incentrato sull’integrazione tra i valori ed i caratteri del contesto storico, artistico, paesaggistico, umano ed il linguaggio architettonico contemporaneo per creare ambienti accoglienti, che avvolgano ed emozionino. L’ospite vive l’esperienza del viaggio nel cuore dell’antico borgo di Montalcino all’interno di uno spazio, raffinato, confortevole, genuino, permeato da tradizione e contemporaneità. La cura e l’attenzione al contesto si concretizza nella scelta dei materiali, dei colori, delle forme. In tutte le stanze sono restaurati i soffitti originali in legno di castagno e mezzane in cotto, le pareti sono trattate con finitura a calce e dove possibile sono state mantenute le originali pareti in pietra. Gli altri materiali sono il travertino toscano, il rovere miele, il ferro. Il vetro, l’acciaio e l’illuminazione led conferiscono un tono contemporaneo e delicato in armonia con la storicità della struttura. Grande importanza è attribuita all’artigianalità, al materico, al “su misura”, alla tradizione, integrando questi temi con gli elementi più interessanti e qualificanti dell’innovazione.

Fil Rouge

L’idea: un involucro contemporaneo che potesse contenere oggetti datati. Un gioiello nel centro di Firenze che doveva essere giovane e dinamico, ma allo stesso tempo anche elegante e rispettoso nei confronti del passato. Il contrasto è più importante dell’armonia. Forme, colori e materiali sono in contrasto e mai in conflitto. “Un interno è come un orchestra sinfonica, ogni oggetto ha un ruolo preciso e molto importante, anche il più piccolo, tutto deve essere in prefetto equilibrio.” Il grigio assume il ruolo del bianco, ma più presente e porta una compattezza e un unità nella stanza di cui approfittano tutti i complementi”, mentre i toni intensi e saturati danno agli elementi anche un significato architettonico. I colori giocano un ruolo decisivo in questo progetto, le tende di velluto rosso rendono gli ambienti scenografici, come in un teatro, per dare ai mobili un palcoscenico, mentre le stoffe e i tappeti sono gli elementi che coniughino l’architettura e gli ambienti. La carta da parati e il murale alle pareti hanno una tematica, la foresta, che ha un rapporto diretto con il background del proprietario, gli alberi sono i presupposti di tutta la produzione di cui sono la personificazione. Anche molti elementi d’arredo nell’appartamento sono parte di questo omaggio alle origini del proprietario.

Beauty Salon VG

Il Beauty Salon VG Make-Up Artist and Eye Designer nasce nel quartiere Cure di Firenze. Attraverso una corte interna si accede ad un luogo magico che rifacendosi all’identità artistica della committenza formatasi in Accademia e Teatro, si ispira alle scenografie teatrali anni’30 rivisitate con caratteri contemporanei. Questa mixité insieme all’estrema cura dei dettagli ha generato un’atmosfera calda, avvolgente che porta il visitatore in una dimensione esotica, onirica e raffinata, in un viaggio nella bellezza senza tempo. Lo spazio si articola in un ambiente principale dove la parete a specchi amplifica lo sguardo moltiplicando l’effetto avvolgente ed elegante dato da materiali preziosi, finiture in ottone brunito, dettagli oro su nero, colori scuri e caldi, superfici e illuminazione, essenze noce canaletto lucido e opaco, marmo di carrara, laccature e dettagli cannettati, velluto per i drappeggi ed alcuni arredi vintage originali. La copertura originale con capriata e travicelli è stata valorizzata in chiave contemporanea laccandola del colore blu verde delle pareti ed enfatizzandone volumi e ombre con l’illuminazione. L’armonia di forme spazio e materiali, l’eleganza di finiture e colori, l’immagine coordinata dei dettagli stimolano una partecipazione emotiva dello spazio, un’esperienza sensoriale e percettiva unica di bellezza nata dalla cura e dall’amore messo da tutti gli attori che hanno condiviso un approccio tailor made al fare bene insieme, all’eccellenza artigiana.

Il Piano Nobile di Palazzo Capponi alle Rovinate ospita la sede della Stanford University da circa dieci anni. Il progetto di ampliamento, concepito durante il primo lockdown, recepisce il tema della flessibilità richiesto inizialmente dalla Committenza allargandolo al tema delle distanze fisiche necessarie per garantire il corretto svolgimento in sede della didattica. Ecco quindi che gli ambienti, caratterizzati da altezze importanti e soffitti affrescati, diventano il contenitore da rispettare e in cui inserire arredi e dotazioni impiantistiche necessarie. Gli arredi sono concepiti come moduli da assemblare e collocare a seconda delle esigenze didattiche, con la massima flessibilità. Arredi leggeri che richiamano il tema dei banchi di scuola e le cui forme spezzate ne evidenziano la modularità e le varie configurazioni. A partire dagli affreschi presenti, restaurati nell’ambito dell’intervento, sono stati individuati i temi cromatici che hanno dettato la scelta progettuale. La teoria dei 3 colori ha permesso di condurre la continuità tra i vari ambienti, garantita anche dalla presenza di un tappeto continuo in appoggio sagomato sul perimetro, funzionale alla preservazione dei pavimenti storici decorati presenti nel Palazzo. Il “fil rouge” formale è dato dal tema ricorrente della linea spezzata che consente di leggere con facilità gli arredi come elementi da accoppiare e posizionare in funzione delle esigenze didattiche.

Premio Architettura Toscana

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