Il progetto del nuovo Circolo la Torre ha voluto rivitalizzare la sua importanza per la frazione di Montelupo F. e creare con l’architettura una trasposizione fisica e materica della nostra idea di socialità e di cultura. La volontà primaria è stata quella di creare uno rapporto con il quartiere, rendendo l’esterno un valore per l’interno. Il progetto delle visuali e della disposizione delle aperture permette di attraversare con lo sguardo l’intero edificio. Le ampie finestre proiettano gli ambienti interni verso l’esterno, creando uno spazio soglia ibrido. All’interno, l’involucro della zona bar è in tonalità di terracotta, testimonianza di quando dipinsero il circolo di rosso. Le gradazioni tonali delle pareti proporzionano gli ambienti e creano effetti scenografici, specie nel passaggio tra i vani. In queste sale si inseriscono arredi realizzati artigianalmente utilizzando materiale vitreo proveniente dalle ultime vetrerie attive. Sono bottiglie, mattoni e piatti, ripensati per diventare panche, bancone bar e illuminazione. L’intenzione è di ricordare quando alla Torre si viveva di vetro, perché le vetrerie davano lavoro alle famiglie e scandivano i ritmi della vita. I pavimenti sono in ceramica smaltata di colore verde, come il vetro di Empoli, ad eccezione di un inserto in legno che definisce l’area “palco” della sala polifunzionale. Qui, dove una volta c’era la balera, si definisce uno spazio colorato di blu, aperto ad accogliere socialità, ma anche cultura.
L’appartamento oggetto della ristrutturazione è sito nel cuore del quartiere di Statuto. Il progetto ha avuto come intento primario la realizzazione di una nuova spazialità, rivelando gli interventi operati sulle murature -tutte portanti- in un processo che non vuole nascondere o dissimulare ma, con un’opera di riscrittura sull’esistente, mostra le tracce del nuovo, lasciando a vista le architravature. Elemento fulcro è un grande mobile realizzato in legno di rovere che, come un nastro avviluppato su se stesso, mette in connessione fisica e spaziale tutti gli ambienti. Il mobile è composto da una sequenza alternata di listelli che amplificano gli accetti chiaroscurali e celano in questa ritmicità ininterrotta anche le aperture. Se dall’esterno il mobile, raggiungendo l’imposta delle cerchiature, appare nella sua imponente struttura stereometrica, al suo interno è interamente ‘scavato’ a diverse profondità per accogliere spazi e oggetti di vita quotidiana, come i fusuma nella casa tradizionale giapponese. Nella zona giorno un pannello incassato nel muro e della stessa struttura del mobile, si apre come una porta, dividendo il soggiorno dal resto della casa. La presenza centrale del mobile trova uno specifico riferimento proprio nella città di Firenze nello studiolo pensato da Vasari per Francesco I, dove le pannellature che foderano le pareti, al pari del mobile della casa oggetto dell’intervento, talora contengono oggetti, talora, aprendosi come porte, connettono altri spazi.
Il progetto ristabilisce la consistenza originaria di un appartamento, affacciato sulla chiesa di Santo Spirito nel centro storico fiorentino, alterato negli anni da frazionamenti, modifiche e usura. L’intervento consiste in una totale revisione del layout della casa, diretto a soddisfare le esigenze dell’abitare contemporaneo di una giovane famiglia, in parallelo al consolidamento e restauro delle strutture del fabbricato storico in cui è inserito. La nuova distribuzione prevede una chiara divisione tra gli ambienti della zona giorno, posizionati nelle stanze più grandi e con le visuali migliori, e della zona notte, collocati nella parte più silenziosa e raccolta della casa. La zona giorno, attraverso l’apertura di grandi varchi nelle murature esistenti, si presenta come un continuum di spazi unificati da una ristretta palette di materiali (graniglia in grande formato, travertino, legno laccato, tinteggiatura). La zona notte presenta maggiore variazione nei colori e nelle materie, con pavimenti in parquet di tek per le camere da letto e microcemento e calce in toni caldi per i bagni.
Progetto di allestimento per la mostra Soggetto nomade. Identità femminile attraverso gli scatti di cinque fotografe italiane. 1965-1985- Paola Agosti, Letizia Battaglia, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano e Marialba Russo, a cura di Cristiana Perrella e Elena Magini. Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato. La mostra affronta il tema della rappresentazione dell’identità femminile in un periodo di grandi trasformazioni sociali e politiche per l’Italia. Oltre cento fotografie in bianco nero sono state inserite nello spazio, completamente bianco, a simboleggiare una grande quinta neutra sulla quale poter esporre e dichiarare il messaggio delle artiste. A scandire gli spazi sono stati introdotti volumi rastremati che fuoriescono dalle pareti perimetrali come fossero delle piccole estroflessioni, appendici della parete stessa. Tali volumi sono dedicati alla descrizione di ogni artista esposta attraverso una grafica monocroma, scelta anche questa dettata dalla volontà di non sovrapporsi al forte potere comunicativo delle opere. Il progetto mira a creare un unicum tra opere esposte, grafica e spazio architettonico.
Ottica Ballerini è un’attività con una lunga tradizione familiare nel centro storico di Grosseto, all’interno di un edificio Liberty vincolato dalla Soprintendenza. Il concept è stato sviluppato in stretta collaborazione con la committenza per fare emergere i valori di artigianalità e ricerca del dettaglio che la rappresentano. L’idea di progetto vede l’interno come un palcoscenico dove elementi eterogenei creano più azioni in grado di stimolare la curiosità dell’osservatore.A fare da scenografia è l’oro che celebra il presente e fa da ponte con la tradizione. Nuovi infissi e vetrine riprendono le cromie del marcapiano, mentre internamente nuovi arredi in acciaio si modellano sugli esistenti in legno mantenendo un distacco formale dagli stessi. I sistemi espositivi in metallo sono così sospesi e sottili contrapponendosi alla solidità degli elementi mantenuti. Texture materiche, come la calce delle pareti, la pavimentazione esistente in pietra e la finitura brunita e spazzolata dell’acciaio riprendono l’artigianalità del territorio. Il progetto della luce contribuisce a valorizzare la materia e svela simmetria e linearità dello spazio. Alle gole luminose lungo il perimetro si alterna un sistema puntale che mette in scena il prodotto e rende scultorei gli elementi in metallo. Il risultato è la reinterpretazione dell’esistente, partendo da quanto c’era il progetto trova le giuste proporzioni riuscendo attraverso forme e finiture a nascondere il nuovo con il vecchio e vicecersa
Situata all’interno di Poggio alla Croce (FI), Casa Citerna è il risultato di un intervento complesso di ristrutturazione e riqualificazione energetica su una antica casa adibita ad abitazione privata, originariamente parte di un palazzo storico frazionato nel tempo. L’intervento ha avuto come obiettivo sia la riorganizzazione spaziale della casa, con l’introduzione di nuovi spazi e servizi igienici, sia la reintroduzione di materiali e strutture tipiche del contesto, con forme e pose contemporanee. Tutti i solai in laterocemento, introdotti da interventi novecenteschi, sono stati sostituiti con solai lignei realizzati con legno di castagno e mezzane in cotto fatto a mano. Il progetto ha inserito nuovi varchi tra gli ambienti per creare spazi fluidi e continui, massimizzare l’ingresso della luce naturale ed eliminare il frazionamento spaziale introdotto da interventi recenti. Tutti i nuovi interventi sono segnalati con portali in acciaio, ed un nuovo grande camino rivestito in cotto dell’Impruneta caratterizza la zona giorno. Una nuova suite con studio e bagno privato impreziosisce la zona notte. L’intervento ha poi previsto un insieme di opere per la riqualificazione energetica della casa in bioedilizia, mediante l’uso di termointonaci interni ed esterni in calce e sughero, il rifacimento integrale del tetto con isolanti in fibra di legno ad alta densità, e l’installazione di un impianto in pdc con pavimento radiante.
La nuova sede di Find Facility Net è il risultato di un intervento di ristrutturazione che ha cercato di reinterpretare gli spazi interni di un’unità immobiliare ad uso ufficio, posta al piano primo di un fabbricato situato nel centro storico di Pontedera. Il progetto si è posto l’obiettivo di rimuovere l’impostazione classica di ufficio caratterizzata da spazi chiusi in sé stessi e corridoi bui, per creare un ambiente più dinamico e stimolante per le attività svolte. Attraverso la rimozione di tramezzi si genera un unico spazio aperto, fluido e luminoso, dove volumi di forma organica si inseriscono in corrispondenza dei setti conservati per necessità strutturali, rivestendoli e creando nuove relazioni con lo spazio. Questi volumi diventano il fulcro del progetto anche grazie all’uso del colore che permette di orientare i vari ambienti nello spazio organico. Infine un ruolo fondamentale viene assunto anche dagli arredi, andando a connotare i diversi ambienti secondo colori e matericità diverse. Tutti i diversi ambienti sono in relazione l’uno con l’altro risultando un unico spazio di lavoro condiviso dove le partizioni vetrate favoriscono rapporti di collaborazione continui.
Il progetto sviluppa alcune principali tematiche volte alla definizione della soluzione progettuale più rispondente agli obiettivi posti, sia in termini di fattibilità e funzionalità, sia in termini di inserimento nel contesto preesistente, oltre che di espressività di un’architettura che è anche il simbolo di un’istituzione pubblica di grande importanza quale quella universitaria pediatrica. Gli obbiettivi che hanno guidato la progettazione sono stati di vario genere: – FUNZIONALITA’ e VIVIBILITA’; – COMFORT; – ESTETICA; – TECNOLOGIA. A partire da tali acquisizioni, si è esplorata la soluzione progettuale più rispondente agli obiettivi prefissati, caratterizzata inoltre dall’approfondimento dei seguenti ulteriori aspetti: ricercare una integrazione architettonica con il carattere estetico dell’edificio esistente; creare ambienti logisticamente e funzionalmente fruibili dall’utenza e dal personale; utilizzare principi di architettura sostenibile, per limitare l’impatto ambientale, ponendo come finalità progettuale l’efficienza energetica; il miglioramento della salute, del comfort e della qualità della fruizione degli utenti mediante l’integrazione, nell’edificio di strutture e tecnologie appropriate.
Il progetto del Laboratorio Modelli e Prodotto per la Sartoria Giuntini nasce dalla necessità dell’azienda di ristrutturare gli spazi interni, focalizzandosi sugli uffici, in particolare sull’ufficio modelli e prodotto. L’ufficio modelli si configura come uno spazio ampio e unico, concepito per ospitare un laboratorio di modelli per la sartoria, dotato di tavoli alti e ben illuminati, nonché di aree per incontri e servizi. L’open space presenta un involucro scuro e illuminazione studiata, simile a un filo, con l’obiettivo di enfatizzare i materiali esposti sui tavoli. Il secondo spazio, un soppalco con travi a shed, è stato riadattato per creare un binario continuo con funzione di appendiabiti, affiancato da scrivanie modulari e uno spazio centrale per riunioni, posizionato al centro di un corridoio stretto. Nonostante le dimensioni ridotte, la scelta di colori chiari e caldi mira a conferire una percezione di maggiore ampiezza. Il concept generale del progetto si basa sull’allestimento delle pareti con ampie immagini che narrano il lavoro della sartoria, evidenziando l’impegno dell’azienda nella creazione di prodotti di sartoria di alto lusso. L’illuminazione studiata e l’uso sapiente dei colori contribuiscono a creare un ambiente accogliente e funzionale, rispondendo alle esigenze specifiche dell’azienda nel contesto degli spazi dedicati alla creazione e al design.
Il progetto nasce dalla volontà di ristrutturare e rendere contemporaneo un tipico lotto gotico, situato nell’Oltrarno fiorentino. Da Via dei Serragli, in un contesto prevalentemente residenziale costituito da palazzine alte quattro o cinque piani fuori terra, si ha accesso all’appartamento posto al primo piano. La distribuzione degli ambienti è caratterizzata dal lungo corridoio che collega l’ampia zona giorno nella parte terminale del lotto con le due zone notte ben divise: la camera del figlio su Via dei Serragli e la camera matrimoniale che affaccia sull’interno. La corte privata al centro dell’immobile permette di accedere al giardino esclusivo posto al piano inferiore. Le finiture e i materiali scelti hanno un linguaggio contemporaneo: superfici orizzontali e verticali mono-materiche con microcemento per la pavimentazione e intonaco lasciato a velo con uno strato di fissativo per le pareti; i nuovi infissi con profili minimali in ferro; la cucina in acciaio. Per evidenziare le stratificazioni storiche sono stati eliminati i controsoffitti della zona giorno e di parte del corridoio (esaltando così la struttura lignea dei solai) oltre a riportare alla luce alcune decorazioni pittoriche in prossimità della cucina. Un elemento di vanto della proprietà è senz’altro il giardino esclusivo che prima dei lavori era invaso dalla vegetazione; è stato ripulito dalle piante incolte e allestito con pochi arredi funzionali ricreando inoltre una piccola zona d’ombra.
Il progetto riguarda la ristrutturazione e l’allestimento di interni di uno spazio commerciale adibito ad un Atelier di abiti da sposa di alta sartoria made in Italy. La committenza necessitava di uno spazio ampio espositivo e di un camerino che al bisogno potesse anche essere suddiviso in due ambienti, oltre che di una sartoria nello spazio retrostante il negozio, con accesso diretto dalla zona prova. Lo stile dell’Atelier doveva rispecchiare l’eleganza e l’artigianalità del marchio pertanto sono stati volutamente disegnati ad hoc tutti gli arredi interni, le decorazioni in parete ed a soffitto arricchiti con l’uso di cornici applicate, nonché selezionate accuratamente finiture e complementi d’arredo: esempio sono i lampadari della ditta Vistosi, il parquet in rovere posato a spina italiana, la carta da parati di Armani Casa e Casamance. Artigiani locali hanno realizzato con materiali di pregio le appenderie in ferro verniciato bronzo, le pareti divisorie in vetro stratificato fluted e specchio, le porte interne in legno sia bugnate laccate sia a scomparsa filomuro. Attenzione particolare infine alle vetrine come elemento scenografico percepito dall’esterno, di cui inoltre sono stati sostituiti gli infissi con soluzione a tutto vetro extrachiaro. All’interno delle stesse prende la scena una grande quinta realizzata anch’essa su disegno, in ferro e pannelli rivestiti in carta da parati, studiata appositamente per fare da sfondo ai pregiati abiti esposti.
Prato è composta da numerose frazioni le quali, però, si configurano come veri e propri paesi, nati e sviluppati negli anni, a volte nei secoli, attorno alle proprie chiese (e circoli). Proprio nel paese di Vergaio, nella periferia ovest di Prato, tra le villette unifamiliari a “terra-tetto” prende vita questo progetto di riqualificazione totale. Non solo un progetto di interior ma di architettura a 360°, passando anche dall’esperienza del Superbonus. Un cantiere ricco e complesso, tre piani di costruzione che sono stati stravolti dal tetto alla cantina con interventi che hanno portato ad un organismo edilizio completamente rinnovato dal punto di vista architettonico, impiantistico ed energetico. L’idea è stata quella di scardinare la rigida impostazione planimetrica tipica di questa tipologia edilizia degli anni ’60, a favore di una maggiore fluidità e fruibilità degli ambienti. Anche gli esterni sono stati oggetto di una revisione radicale che ha portato alla ridefinizione degli accessi sia sul fronte principale che su quello tergale. Anche le porzioni verdi sono state ridisegnate e valorizzate con un’illuminazione che ne va ad esaltare i bordi ed il verde. I tre prospetti sono stati oggetto di posa di cappotto termico che ha determinato una nuova spazialità verticale sulla quale siamo intervenuti con un nuovo disegno delle facciate. Il gioco di riquadri scuri è un tributo al nostro Duomo con le stonalizzazioni dell’alberese che ne caratterizzano le facciate.
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