Futuro Anteriore

L’idea progettuale lavora sul tema “della scatola nella scatola” per riqualificare lo spazio operativo degli uffici della sede della Confcommercio di Pistoia. L’edificio è un parallelepipedo a base quadrata (36×36 metri) costruito nel 1970 con una tipologia prossima all’edilizia industriale più che a quella ad uffici. Gli elementi strutturali verticali posti secondo una maglia quadrata ad interasse costante di 6 metri, ripartiscono e vincolano lo spazio. Le scelte progettuali sono state orientate ad articolare gli ambienti interni così da creare flussi, spazialità e dinamiche rispondenti alle necessità degli spazi di lavoro sia “aperti” che “confinati”. Il progetto ha come fulcro la zona centrale, nella quale lo stare e l’attraversare, la relazione e l’incontro sono azioni che lo spazio sottolinea caratterizzandosi rispetto all’intorno per materiale, altezza e illuminazione. Il concept è stato sviluppato partendo da quattro parole chiave; sostenibilità, accessibilità, flessibilità ed informatizzazione, che sono state declinate nelle loro diverse accezioni all’interno del programma edilizio. Dal punto di vista funzionale il progetto si organizza con una pianta a “ferro di cavallo” che si sviluppa sul perimetro dell’edificio per quanto riguarda gli uffici “operativi” e racchiude al suo interno un “cuore”, uno spazio posto in relazione visiva con gli uffici convenzionali che è l’area di rappresentanza per la nuova sede della Confcommercio. Lo spazio del “Futuro Anteriore”.

Progettare è anche ricostruire il discorso tramite un frammento di un luogo, metafore, nel tentativo di dare forma nuovamente ai fatti dell’uomo. Racconta Carmelo Bene parafrasando un testo di Boris Pasternak che “Il poeta vede al tempo stesso e da un punto solo ciò che è visibile a due isolatamente”. Anche qui, ne “La Libecciata”, il guardare è un atto fondativo dell’architettura, e consente di scorgere da uno stesso punto due lati del paesaggio: la terra e il mare ma anche la città, già storica mediazione questi due elementi naturali, che soprattutto nel Tirreno, principio delle cose, costruisce la sua storia passata oltre che quella attuale. Muri, basamenti, finestre, si aprono e si spezzano nei tracciati urbani di una città in qualche modo porosa, una pietra pomice trovata sul lungo mare del litorale toscano e scavata lungo infinite cavità dall’acqua e il suo sale, come gli stretti vicoli della città marinara. Luce e oscurità ne riempiono l’aria salmastra, la saturano di cristalli in sospensione, microscopici frammenti di luce che macchiano quasi pittoricamente il reale, lo sbiadiscono e si depositano sugli oggetti smussandone le asperità e gli spigoli, erodendone la materia, un po’ come guardando da dietro un vetro incrostato dal salmastro un mondo nuovo, lo stesso mondo che differente si staglia sulle tele del Fattori che da queste vie è passato.

Lo studio è collocato nel centro di Vicarello, un piccolo centro abitato nella provincia di Livorno e l’immobile si affaccia sulla piazza principale del paese. L’edificio originario degli anni Quaranta, dismesso da oltre vent’anni, è stato demolito per dare spazio ad una nuova architettura che rappresentasse e rispondesse al meglio alle esigenze, pur nel rispetto dei limiti imposti dall’edificio originario. L’idea progettuale si basa sulla combinazione tra la semplicità delle linee architettoniche e l’eleganza dei materiali. Il risultato è un edificio decorato da un gioco di vuoti e pieni, esaltato dal contrasto tra il bianco dell’intonaco e la matericità del legno. La forza che distingue questo progetto è la cura del dettaglio, un’attenzione che inizia dal volume architettonico fino allo studio dei minimi particolari. Un progetto che connubia la tradizione artigianale e l’innovazione tecnologica.

Il progetto si concentra in un importante revisione degli interni con l’intento di qualificare e restituire all’abitazione spazi aperti per l’utilizzo conviviale e luoghi privati per esigenze familiari. Dove necessario si rimuove elementi murari incongrui enfatizzando ambienti unici distinti dalle fasce di servizio integrate nella progettazione con rivestimenti e dettagli su misura. Si privilegiano atmosfere differenti nella luminosità e nei colori ma legate da ricordi di finiture e disegno. L’accoglienza della casa avviene in un nucleo centrale costituito dalla sala giorno, luogo unico longitudinale composto da una successione eterogenea di fondali: libreria, studio, diaframma di disimpegno, armadiatura integrata, seduta in pietra e focolare, cassettiera, guardaroba. L’ingresso trasposto in asse si pone come inizio e fine di un concetto di arredo che si prospetta continuum vario nei diversi utilizzi ma uniforme-omogeneizzante nella sua composizione. Il legno di rovere della pavimentazione, che assorbe le ombre sfumandone i bordi, si ritrova nelle superfici degli arredi laccati di bianco o laminati di azzurro nebbia. L’innesto della scala è definito da tre gradini rivestiti in pietra serena spazzolata che continua come grande mensola di appoggio del camino. Il luogo del fuoco descrive un’atmosfera calda e colloquiale grazie ai rapporti tra seduta, illuminazione e poltrone.

Il nuovo quartier generale della Forti spa, situato tra Pisa e Livorno, ospita gli uffici e il centro direzionale del gruppo aziendale. Il centro rappresenta un chiaro esempio di architettura sostenibile. Le performance energetiche dell’edificio sono diretta conseguenza di una progettazione attenta agli aspetti bioclimatici; lo studio delle superfici opache e trasparenti è studiato in base al loro specifico orientamento. A piano terra, una grande hall accoglie i visitatori e si apre in una grande facciata ventilata. La facciata sud-est è invece caratterizzata da grandi vetrate continue schermate da frangisole lineari. Queste scelte si riflettono all’interno in ambienti di lavoro con vista aperta sul verde. Il verde è presente anche all’interno dell’edificio con giardini pensili e terrazze rivestite in materiali naturali, contribuendo alla regolazione del microclima. La facciata sud è stata interamente rivestita con pannelli fotovoltaici. Grazie allo sviluppo di apposite soluzioni architettoniche, l’involucro diventa il primo impianto tecnologico dell’edificio. Insieme all’involucro è stato sviluppato un apparato impiantistico all’avanguardia, che impiega impianti di illuminazione LED, un sistema geotermico per la climatizzazione degli spazi interni e recuperatori di calore. Il mix di fonti rinnovabili e fanno di questo complesso un punto di riferimento per l’edilizia sostenibile di tutta la Regione Toscana, che ha ottenuto la certificazione di sostenibilità LEED Gold.

I materiali e l’attenzione al contesto storico e ambientale rappresentano il fulcro del progetto; la reinterpretazione di elementi della tradizione ha consentito di trovare un nuovo linguaggio, una nuova estetica legata in maniera indissolubile alla tradizione.
Il progetto prevede la ristrutturazione di un podere di 600 mq che si sviluppa su tre livelli: un piano terra che era adibito a locali di servizio per l’agricoltura, un piano primo con due appartamenti e un secondo piano, costituito da due torrette, a servizio delle abitazioni. Attraverso un nuovo assetto degli ambienti interni è stata ricreata un’abitazione unica cercando di rispettare i caratteri essenziali della tipologia tradizionale. Al piano terra sono stati posizionati i locali di servizio (tavernette, lavanderia, spa, garage), al piano primo la zona giorno e due suite, nelle due torrette sono state localizzate le suite di maggiore pregio.
Particolare attenzione è stata riservata alla scelta dei materiali di tutte le finiture ed in particolare i pavimenti risultano l’elemento caratterizzante dell’intervento. Nella scelta dei pavimenti e nella loro posa si riflette la filosofia dell’intervento che reinterpreta ed arricchisce di nuovi significati elementi della tradizione. Tutte le pareti sono finite a calce naturale stesa come da tradizione in maniera irregolare, per sottolineare la bellezza del materiale è stato scelto di non dipingere le pareti ma di lasciarle del colore della calce.

BUCA 10

Il progetto per l’enoteca BUCA 10 è un pentagramma di ferro che esalta le volumetrie degli ambienti differenziati del locale. La sala concerti affaccia sulla strada con una prospettiva allungata che il progetto enfatizza con due lunghe panche da convivio, che invitano a sedersi l’uno accanto all’altro. All’intradosso, delle sedute estraibili ampliano all’occorrenza i posti disponibili. I tavoli in ferro segnano una metrica verticale, con la caratteristica forma a “stelo”, che sintetizza le gestualità conviviali: un elemento longilineo nasce dal pavimento e si ramifica in tre piatti saldati in opera; i piccoli incavi accolgono il collo del calice. Il complesso di elementi sottili o estraibili, permette di utilizzare l’ambiente sia come sala concerti che come sala degustazione. Gli spazi connettivi, dopo una dilatazione all’ingresso che accoglie il bancone, si rastremano in una stretta galleria. Un pentagramma di tubolari disegna qui una sovrastruttura che ora accoglie i corpi illuminanti, ora espone pregiate etichette, ora espone le opere d’arte, e ci accompagna verso la conclusione della promenade: la sala degustazioni. In questo spazio cubico quattro tavoli quadrati fluttuano sospesi ad un sistema reticolare. L’innesto distribuisce l’illuminazione e gli stessi tavoli diventano a loro volta supporto per piani removibili in legno. Il rituale della degustazione incontra uno scenario che ne esalta la sacralità, arricchendo le percezioni alla ricerca di una seducente sinestesia.

Nel bel mezzo di un oliveto, ci troviamo ad operare su di un abuso edilizio. Nata come una baracca di legno, divenne in un momento non ben precisato una casetta di mattoni forati. Nel passaggio di proprietà il suo destino sarebbe stata la demolizione, ma perché mai dover produrre quintali di macerie quando si può tentare un riuso? Come esser certi che anche la platea fondativa in cemento armato sarebbe stata effettivamente eliminata? Abbiamo condotto una trattativa con l’ufficio tecnico comunale per fare in modo che il cliente non perdesse il bene acquisito e che il paesaggio potesse redimersi dall’abuso. Si è deciso che la preesistenza potesse essere ammantata di una veste lignea, camaleontica per rapporto alla tonalità della terra, dei tronchi nodosi degli ulivi e dei cipressi circostanti. L’intero perimetro murario della casetta, copertura compresa, è stato rivestito da balle di paglia raccolte nei campi circostanti. A chiusura dell’involucro edilizio sono state avvitate sui telai d’abete delle assi da ponte usate e passate a fiamma per aumentarne la resistenza nel tempo, facendo così rivivere un’antica tecnica contadina sprofondata nell’oblio. Se gli esterni restituiscono le scure tonalità dei tronchi e della terra, l’interno è un abbagliante scrigno dorato al quale si demanda in qualche modo il ricordo dell’occultato involucro di paglia. Gli intonaci di calce sono ricavati da argille scavate nei campi circostanti e applicate con grande sapienza artigianale.

Domus C

Il primo aspetto di forte rilevanza del progetto è la straordinarietà delle caratteristiche dell’area di intervento. Il rapporto con il suolo, con il mare, con le tecniche e i materiali costruttivi autoctoni, sono forti componenti alla base della progettazione di questo edificio, che mira alla reinterpretazione dei tratti caratteristici dei luoghi, al fine di inserire nel golfo un’architettura in modo rispettoso, capace di valorizzare il contesto e di diventarne parte integrante. Inserito nella zona centrale e panoramica del lotto, rivolto a sud verso la valle e il mare, il progetto prevede l’inserimento di una grande copertura piana, poggiante su esili elementi verticali, a loro volta ancorati ad uno zoccolo in pietra naturale, completamente inserito nella macchia vegetale del luogo. L’utilizzo dell’acciaio e del cemento armato, portati al limite della loro tenuta, ha consentito di realizzare l’ampia copertura quasi esclusivamente appoggiata ai sottili pilastri, e di inserire ampie vetrate le quali restituiscono leggerezza all’intera composizione. Lo spazio creatosi tra copertura e basamento rappresenta l’ambiente principale dell’abitazione, e si articola nel grande living vetrato e nei profondi portici perimetrali, espansione degli spazi interni. L’area giorno si sviluppa attorno ad un grande vuoto, praticabile attraverso la scala in cemento, la quale conduce al livello seminterrato adibito a zona notte, affacciata a sud sul grande lastricato in travertino e sulla piscina.

Abbiamo realizzato una struttura turistico-ricettiva nel cuore di Firenze, nella centralissima via San Zanobi, in un monumentale palazzo storico di matrice quattrocentesca. Parole d’ordine: comfort e decor. È questo lo spirito che contraddistingue Florence Prestige Apartments, un intero piano dedicato all’accoglienza che già nel nome evoca esclusività e ricercatezza. Abbiamo trasformato questa casa della tradizione fiorentina, in un intrigante gioco di spazi, forme e colori, con echi decorativi tipici di fine ottocento, contaminati da modernismi contemporanei, in un perfetto mix per accogliere viaggiatori curiosi, esigenti e amanti del bello. Gli spazi a comune, vero cordone ombelicale di raccordo delle atmosfere private create nei diversi appartamenti, non è separato dalle aree più private, ma dialoga con esse: gli ambienti fluiscono armoniosamente l’uno nell’altro collegati da un fil rouge che accomuna tutto il progetto di interior. Anche i bagni non si sottraggono al nostro approccio decorativo: tessere colorate di mosaico si armonizzano con tessere stampate su wallpaper, in un gioco di rimando e effetto materico tridimensionale. Grazie all’impiego della tecnologia più evoluta, non rinunciamo al comfort ambientale: sensori di rilevazione di presenza per avere temperatura e umidità ideale in ogni singolo ambiente, completa gestione della casa vacanze in remoto, il tutto per ottimizzare i costi di gestione rendendo smart la location.

Prima di essere un’architettura temporanea è un’idea, un metodo. Il “poco” come materiale da costruzione diventa “molto” attraverso il pensiero progettuale e il rapporto che il manufatto instaura col contesto. Il contesto è infatti il punto di partenza per il disegno di questa “stanza a cielo aperto”: il romantico Parco del Neto a Calenzano (FI). Un luogo molto frequentato durante il giorno ma carente di luoghi di sosta collettivi. La provocazione consiste nel delineare uno spazio a scala domestica nella vastità dell’ambiente naturale per stimolare l’interazione e la socialità. Il linguaggio progettuale trova la sua poetica nella tensione fra disegno astratto e naturale. L’utilizzo di tecnologie semplici ed ecocompatibili dà vita a una selva di bambù che sovraimpone alla frastagliata trama degli alberi una griglia inaspettatamente regolare. I permeabili tramezzi in telo bianco filtrano le luci e le ombre della vegetazione circostante: interno ed esterno creano un seducente gioco di texture. Quattro ambienti raccolti e flessibili si offrono a qualsiasi attività: riposarsi, sedersi, fare yoga, leggere, baciarsi. Non c’è copertura: le fronde degli alberi svolgono questo di ruolo e i loro tronchi vengono abbracciati dal progetto. Il padiglione invita a una riflessione sul modo in cui viviamo i nostri spazi pubblici e sul valore logico del progetto, che prescinde dai mezzi disponibili, e che risiede nella capacità di creare un link fra luogo e collettività.

Rinnovamento di un appartamento sul lungomare di Lido di Camaiore in Versilia. Un ambiente unico adibito a soggiorno, studio, pranzo e cucina si affaccia sul mare, da questo si può accedere alla camera da letto e ai servizi, un deposito accessibile dal pianerottolo completa l’appartamento. Da ogni ambiente è possibile traguardare il Mar Tirreno. La spiaggia è entrata in casa. Le onde hanno scavato lo spazio e depositato legni chiari portati da lontano. Venti sabbiosi invernali hanno lasciato traccia del loro passaggio sulle facce di due blocchi di pietra, bianchi del marmo delle vicine Alpi Apuane.

Premio Architettura Toscana

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