Un nuovo polo logistico Prada per gestire il prodotto finito ed i componenti: tre piastre orizzontali compatte, alte 10 metri, 33.000 mq di superficie complessiva, oltre edifici per controllo qualità ed attività accessorie, mensa e palazzine uffici. Così, nelle terre di Arezzo, si materializzano, elevandoli, i principi dell’usine verte teorizzati da Le Corbusier, anche grazie al proficuo confronto con Olivetti, quasi ottant’anni prima. Ora l’idea compositiva è di una fabbrica capace di incorporare il paesaggio circostante rendendo la natura parte integrante della costruzione. Così un’intera casistica di exempla (fatta di giardini pensili, luminosi pergolati-lucernari, filari di pioppi, argini e pendii, ecc.) è trattata alla stessa stregua degli elementi costruttivi tipici dell’architettura di Canali per Prada (come setti in calcestruzzo, reticoli e telai in profilati metallici, soffitti trasparenti, passerelle pedonali, vasti “pieni” murari, ecc.). E il ricorso all’open space per tutti gli spazi del lavoro: annullando le consuete chiusure opache della cortina muraria a favore di vetrate che smaterializzano i prospetti, fa diventare “facciata” la natura stessa. La qualità alta e colta di questa architettura per Prada, promossa e sostenuta da Committenti intelligenti (massima cura del prodotto ma altresì del benessere psicofisico delle maestranze) pare una delle risposte. Irrinunciabili contro l’emergenza climatica, a tutela del paesaggio italiano e del suo futuro.
Un nuovo polo logistico Prada per gestire il prodotto finito ed i componenti: tre piastre orizzontali compatte, alte 10 metri, 33.000 mq di superficie complessiva, oltre edifici per controllo qualità ed attività accessorie, mensa e palazzine uffici. Così, nelle terre di Arezzo, si materializzano, elevandoli, i principi dell’usine verte teorizzati da Le Corbusier, anche grazie al proficuo confronto con Olivetti, quasi ottant’anni prima. Ora l’idea compositiva è di una fabbrica capace di incorporare il paesaggio circostante rendendo la natura parte integrante della costruzione. Così un’intera casistica di exempla (fatta di giardini pensili, luminosi pergolati-lucernari, filari di pioppi, argini e pendii, ecc.) è trattata alla stessa stregua degli elementi costruttivi tipici dell’architettura di Canali per Prada (come setti in calcestruzzo, reticoli e telai in profilati metallici, soffitti trasparenti, passerelle pedonali, vasti “pieni” murari, ecc.). E il ricorso all’open space per tutti gli spazi del lavoro: annullando le consuete chiusure opache della cortina muraria a favore di vetrate che smaterializzano i prospetti, fa diventare “facciata” la natura stessa. La qualità alta e colta di questa architettura per Prada, promossa e sostenuta da Committenti intelligenti (massima cura del prodotto ma altresì del benessere psicofisico delle maestranze) pare una delle risposte. Irrinunciabili contro l’emergenza climatica, a tutela del paesaggio italiano e del suo futuro.
La strategia mira a coniugare la realizzazione di nuove aule didattiche e di un ambiente polivalente per la Scuola Primaria alla qualità urbana del complesso scolastico all’interno delle aree limitrofe. Gli spazi aggiuntivi previsti dal progetto vanno a sostituire e potenziare i locali inagibili del vecchio edificio. Il palinsesto cromatico della campagna indirizza le scelte di finitura esterne-interne e lo stesso paesaggio, fondale della vita quaotidiana, influenza la percezione degli spazi didattici.
Il progetto restituisce nuova vita a un casale in pietra nella campagna della Val di Chiana, trasformando un edificio rurale essenziale in una casa contemporanea, confortevole e profondamente radicata nel luogo. L’intervento nasce da un principio di ascolto: conservare l’identità materica dell’esistente, evitando gesti invasivi, ma facendo dialogare memoria, benessere abitativo e misura del nuovo. La pietra locale è mantenuta come presenza fondativa; le integrazioni recenti vengono ricomposte con un linguaggio sobrio ma luminoso. L’involucro è riqualificato con materiali naturali biocompatibili: canapa sulle pareti interne, sughero espanso nel calpestio controterra e in copertura, intonaci interni in argilla ed esterni in calce naturale, pavimenti in pastellone di cocciopesto e parquet in abete di recupero. Le finiture diventano strumenti climatici e sensoriali: regolano umidità, migliorano la qualità dell’aria, restituiscono superfici morbide, calde, imperfette, seguendo la morfologia delle murature preesistenti senza rettificarle, in continuità con la storia dell’edificio. Cucina, bagni, davanzali, cornicioni, inferriate e arredi su misura sono disegnati con cura nel dettaglio come parti di un’unica narrazione, domestica e artigianale. Il risultato è un recupero che non vuole imitare o cancellare il passato ma reinterpretarlo, con l’intento di trasformare un casale dimenticato in un habitat sano, poetico e durevole, dove architettura, materia e vita quotidiana coincidono.
Intervento di adeguamento sismico ed efficientamento energetico della palazzina spogliatoi appartenente all’impianto sportivo di giuoco calcio di Rassina. L’immobile preesistente, oggetto d’intervento, ricadeva in area vincolata (fascia di vincolo di 150 ml dal fiume Arno) assoggettata al d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 e ssmmii. L’intervento in oggetto unitamente al riconoscimento, alla gestione, alla salvaguardia, alla valorizzazione e alla riqualificazione del patrimonio edilizio comunale, persegue la salvaguardia delle caratteristiche paesaggistiche e la promozione dei valori paesaggistici coerentemente inseriti nei singoli contesti ambientali pur adottando nuove tipologie architettoniche e compositive, volte a trasformare l’edificio preesistente, ormai energivoro e obsoleto, in “edificio a energia quasi zero” – nZEB (nearly Zero Energy Building) – usufruendo dell’incentivo previsto dal Conto Termico (GSE). Il nuovo edificio della palazzina spogliatoi è stato progettato secondo il sistema costruttivo a secco. La scelta del sistema costruttivo a secco deriva dalla possibilità di poter adottare una tecnologia stratificata che prevede tre stadi funzionali: l’involucro esterno, la struttura di sostegno e l’involucro interno (sistema valido sia per le pareti sia per la copertura). La struttura portante in elevazione è stata concepita interamente in acciaio mentre quella di fondazione in calcestruzzo armato idrofobizzato. L’involucro dell’edificio è stato ideato, sin dal principio, in lastre di alluminio preverniciate assemblate tra loro con metodologia di ancoraggio del tipo a doppia aggraffatura.
L’area di intervento, limitrofa al centro storico di Arezzo, è collocata lungo il sedime dell’antica cinta muraria medievale, demolita in epoca medicea e di cui oggi rimangono solo i due Bastioni, frutto delle demolizioni ottocentesche della porta di Santo Spirito. Nel 1931 Pietro Porcinai fu incaricato di progettare per quest’area un giardino inteso come “porta d’accesso alla città”: un sistema verde lineare che ricucisse il rapporto tra il centro storico e le aree di espansione urbana. Nel corso del tempo i giardini hanno subito numerose trasformazioni che ne hanno alterato il disegno originario, i materiali e le componenti vegetali, compromettendone in parte l’unità compositiva e il valore paesaggistico. Il progetto propone una rilettura contemporanea del progetto del Porcinai, reinterpretato e attualizzato con l’obiettivo di restituire coerenza e qualità all’intera area senza modificarne l’immagine globale, le relazioni paesaggistiche, le visuali e gli equilibri compositivi. L’intervento recupera la geometria originaria del giardino, incrementandone la permeabilità e i collegamenti pedonali grazie alla valorizzazione della Piazzetta Edo Gori, in corrispondenza dei Bastioni, e dei percorsi verso la Stazione e il parcheggio Eden. L’utilizzo di nuovi materiali, come il calcestruzzo drenante e la pietra arenaria, insieme all’inserimento di nuove specie arbustive, contribuisce a valorizzare il ruolo dell’area come cerniera tra città storica e le aree di espansione urbana.
L’area di intervento, limitrofa al centro storico di Arezzo, è collocata lungo il sedime dell’antica cinta muraria medievale, demolita in epoca medicea e di cui oggi rimangono solo i due Bastioni, frutto delle demolizioni ottocentesche della porta di Santo Spirito. Nel 1931 Pietro Porcinai fu incaricato di progettare per quest’area un giardino inteso come “porta d’accesso alla città”: un sistema verde lineare che ricucisse il rapporto tra il centro storico e le aree di espansione urbana. Nel corso del tempo i giardini hanno subito numerose trasformazioni che ne hanno alterato il disegno originario, i materiali e le componenti vegetali, compromettendone in parte l’unità compositiva e il valore paesaggistico. Il progetto propone una rilettura contemporanea del progetto del Porcinai, reinterpretato e attualizzato con l’obiettivo di restituire coerenza e qualità all’intera area senza modificarne l’immagine globale, le relazioni paesaggistiche, le visuali e gli equilibri compositivi. L’intervento recupera la geometria originaria del giardino, incrementandone la permeabilità e i collegamenti pedonali grazie alla valorizzazione della Piazzetta Edo Gori, in corrispondenza dei Bastioni, e dei percorsi verso la Stazione e il parcheggio Eden. L’utilizzo di nuovi materiali, come il calcestruzzo drenante e la pietra arenaria, insieme all’inserimento di nuove specie arbustive, contribuisce a valorizzare il ruolo dell’area come cerniera tra città storica e le aree di espansione urbana.
Il progetto per casa camilla si sviluppa a partire dalla pianificazione funzionale precisa sullo spazio della casa e dalla sovrapposizione formale delle volumetrie abitative. Le tre funzioni richieste generano un trittico volumetrico, corrispondente ai due piani abitativi e al blocco garage, e sono collocati in maniera sovrapposta tra loro. Nel punto di intersezione, il vuoto che si genera funge da perno e filtro tra i due spazi e il giardino retrostante. In alzato una pensilina abbraccia e raggruppa i volumi, separando il giorno, al piano terra, e la notte al piano superiore.
Il progetto per le nuove residenze prende in considerazione il suo territorio di appartenenza e ne studia i caratteri principali al fine di restituire alla città un’architettura urbana radicata nel contesto. L’analisi tipologica della città ha evidenziato l’orditura rigorosa nelle facciate storiche esistenti: l’alternanza di spessori e matericità in prospetto disegna un filtro tra la vita pubblica e quella privata interna all’edificio. L’analisi dell’architettura storica aretina si presta alla suggestione formale del tessuto, il cui metodo di produzione, composto da trama, ordito e filato, genera sovrapposizioni alternate di elementi in grado di originare un unico tessuto. Il disegno dell’involucro di progetto compone un‘orditura regolare di segni verticali e orizzontali. Il progetto per le nuove residenze nasce da un volume costruito sui limiti dell’area, articolato in modo scalare. I terrazzi mettono in relazione lo spazio pubblico esterno e la casa, creando un filtro tra essi. La composizione degli aggetti avviene tramite la traslazione orizzontale dei terrazzi, in modo da creare spazi esterni per ciascun appartamento e variare le soluzioni abitative. Alla composizione si aggiunge la definizione cromatico-materica generale: l’intonaco rigato color pietra e il rivestimento ligneo ad elementi verticali, cercano un dialogo dell’edificio con l’intorno, conferendo allo stesso tempo un’immagine identitaria e riconoscibile.
L’edificio è stato progettato per rispondere a obiettivi pedagogici, funzionali, estetici, di sostenibilità ambientale, gestione e manutenzione del fabbricato. Lo spazio scolastico è un laboratorio educativo e i processi di apprendimento non possono prescindere dall’ambiente fisico in cui i soggetti coinvolti si muovono e agiscono. Per questo motivo sono state messe in atto strategie, progettuali e costruttive, per la realizzazione di una scuola aperta e dinamica, dove lo spazio dialoga con l’esterno, dilatandosi e diventando ‘ospitale’ quali la parete come spazio di continuità e relazione non di separazione, le luci, i colori, le forme, il materiale naturale del legno accostato al bianco degli infissi e del rivestimento, le zone d’ombra create dalla conformazione della struttura. L’edificio è costituito da due blocchi distinti, compresi tra due ‘quinte’ sceniche: una zona comprendente la hall d’ingresso e la distribuzione e una zona con le aule, ognuna con una propria copertura a due falde. La scuola, colorata e luminosa, manifesta all’esterno la suddivisione degli spazi interni. Le aule, rivolte a Nord-Est, presentano ampie aperture pentagonali vetrate. Le aperture sono arretrate rispetto al filo dell’edificio, con il quale si raccordano tramite strombature rivestite in listelli di legno. La parete attrezzata del piano terra, in legno massello, all’interno di una partizione di nicchie e sedute, contiene porte che collegano la mensa e l’aula polivalente al giardino.
La casa di Sansepolcro è stata ideata come uno scrigno lapideo inciso e segnato dalle aperture che si configurano come inserti materici differenziati per forma e dimensione in base alla sequenza e alle esigenze degli spazi interni. La scelta dei materiali è finalizzata ad innescare un rapporto dialettico con il contesto, con il vicino nucleo Medioevale di Sansepolcro, ma senza rinunciare ad operazioni progettuali nette e radicali sulla volumetria. La dialettica tra pieni e vuoti è accentuata dal contrasto materico tra la superficie dura della pietra locale e i serramenti in legno. Grazie al sistema di pannelli scuranti integrati al serramento, le aperture si configurano come intarsi lignei, preziosi inserti materici che producono vibrazioni e giochi di luce sempre differenti, capaci di configurare scenari di illuminazione diversificati per ciascun ambiente. La presenza forte della scala lineare interna si riverbera sul volume in pietra attraverso una fenditura lignea. All’interno la progettazione dell’arredo su misura ha consentito di ottimizzare gli spazi e di definire i vari ambienti mediante soluzioni integrate e a forte carica plastica.
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