Ospedale San Pietro Igneo L’incarico prevedeva di riqualificare sismicamente il blocco “B” dell’ospedale, per motivi legati al comportamento delle masse, l’edificio doveva essere diviso in due più piccoli e di forma regolare. Questa esigenza strutturale si è trasformata in un’occasione progettuale importante per rendere il luogo accessibile a tutti, così abbiamo deciso di demolire una porzione dell’edificio di scarso valore storico, risultato di annessioni di volumi e superfetazioni sommate nel tempo. Il nuovo vuoto è stato pensato come risoluzione e miglioramento dei percorsi pedonali per l’accessibilità a tutto il complesso ospedaliero ed in particolare al blocco “B”. Il progetto si compone di due elementi: “il portale” Collega in modo orizzontale a piano terra il percorso che dal parcheggio raggiunge la piazza dell’ospedale (asse X). A piano primo collega i vari reparti del presidio ospedaliero (asse Y). “la torre” Contiene un ascensore con aperture opposte, che collega in senso verticale, il piano terra con i due livelli sfalsati dei blocchi precedentemente separati, (asse Z). I due elementi si differenziano per forma e materiali in modo da denunciare la propria funzione e cercando un dialogo con il luogo. Il progetto da mera riqualificazione sismica si è trasformato in una occasione di riqualificazione dell’accessibilità dei percorsi a scala urbana e di edificio, rendendo il percorso urbano più accessibile e garantendo l’accessibilità all’intero blocco “B”

Nel cuore di Empoli, un’ex gioielleria si trasforma in un luogo dedicato alla cucina giapponese contemporanea. Al Tredici – Sushi Lab nasce dal desiderio di creare un ambiente accogliente e raffinato, dove la semplicità dei materiali e la cura del dettaglio diventano protagoniste di un’esperienza sensoriale completa. Il progetto parte da una metamorfosi: da spazio brillante e vetrinato a rifugio caldo e intimo, capace di raccontare una nuova identità. Il legno di rovere, scelto per pavimenti, arredi e rivestimenti, conferisce continuità e armonia, avvolgendo l’ospite in un’atmosfera naturale e rilassata. Le pareti, rivestite in resina, si animano di sfumature morbide – beige, sabbia e grigio caldo – che dialogano con la texture del legno, restituendo un senso di equilibrio e profondità. L’illuminazione, pensata per accompagnare i diversi momenti della giornata, alterna punti luce diffusi e accenti mirati. Lampade sospese e tagli luminosi a parete creano un gioco di riflessi che valorizza i materiali e rende lo spazio dinamico, ma sempre misurato. La luce calda esalta le tonalità del rovere e la matericità delle superfici, contribuendo a un ambiente intimo e accogliente. Gli spazi si susseguono fluidi, senza barriere visive, invitando il visitatore a scoprire il locale passo dopo passo. Al Tredici – Sushi Lab è così molto più di un ristorante: è un piccolo laboratorio di atmosfera e materia, dove la tradizione giapponese incontra la sensibilità del design italiano.

Il Falco 25

Nuova edificazione di un fabbricato terratetto di tipo unifamiliare a destinazione d’uso residenziale. L’area oggetto d’intervento si trova in un contesto già urbanizzato a partire dagli anni dell’immediato dopoguerra, nella porzione di territorio compresa tra il fiume Greve e la Via di Scandicci. Nelle vicinanze si trovano l’ex caserma Gonzaga dei “Lupi di Toscana” ed il complesso ospedaliero di “Torregalli”. La direttrice principale della zona è segnata dal tracciato della tramvia, che collega i comuni di Firenze e Scandicci. L’edificio si sviluppa su due piani fuori terra oltre ad un piano interrato. L’orientamento è studiato tenendo conto dell’esposizione solare, per beneficiare del guadagno diretto da irraggiamento durante la stagione invernale. Le funzioni principali dunque, rappresentate dal vano cucina-soggiorno e dalle camere da letto sono orientate tutte a sud-est. Le funzioni accessorie, quali: distribuzione verticale, servizi igienici, ripostigli e lavanderia sono invece orientate a nord-ovest. L’esposizione verso sud è protetta, nella stagione estiva, dalle logge e dall’aggetto marcato della copertura. Questa composizione architettonica porta alla formazione di un tetto a due falde asimmetriche. Il manto di copertura è realizzato in doghe li lamiera aggraffata. La costruzione della parte in elevazione è interamente in legno, con struttura a “telaio pesante”, mentre la parte interrata è realizzata con struttura in c.a. L’edificio risulta in Classe Energetica A4.

L’opera ha trasformato l’ex granaio trecentesco di Orsanmichele in un museo dove le sculture delle Arti fiorentine tornano protagoniste. Il nuovo allestimento ripensa il rapporto tra scultura e visitatore secondo le regole prospettiche e il punto di vista originario degli artisti, che concepivano le opere per una visione rialzata all’interno dei tabernacoli. Nel nuovo allestimento, le statue sono così collocate su podi a 1,40 m e incorniciate da fondali alti 4,50 m, che evocano in forma astratta le nicchie originarie e ristabiliscono una corretta relazione di scala con lo spazio. I materiali, metallo brunito e resine che richiamano pietra forte e marmo, dialogano con la matericità del luogo, mentre l’illuminazione integrata nelle catene valorizza opere e volte. Al PT, la completa apertura dei grandi portoni verso via dell’Arte della Lana e la creazione delle bussole trasparenti riaprono la Chiesa alla città, ristabilendo un dialogo diretto tra interno e spazio urbano. L’illuminazione discreta e puntuale valorizza lo spazio e i dettagli architettonici affreschi, altare di Sant’Anna e Tabernacolo dell’Orcagna. Il progetto ricuce il legame tra edificio e contesto urbano, riconsegnando a Orsanmichele il suo ruolo civile e culturale. Il nuovo allestimento e la nuova luce offrono una lettura rinnovata delle sculture, inserendosi con discrezione nell’architettura del’300. Un intervento silenzioso che restituisce Orsanmichele come spazio sospeso tra dimensione liturgica e museale.

L’opera ha trasformato l’ex granaio trecentesco di Orsanmichele in un museo dove le sculture delle Arti fiorentine tornano protagoniste. Il nuovo allestimento ripensa il rapporto tra scultura e visitatore secondo le regole prospettiche e il punto di vista originario degli artisti, che concepivano le opere per una visione rialzata all’interno dei tabernacoli. Nel nuovo allestimento, le statue sono così collocate su podi a 1,40 m e incorniciate da fondali alti 4,50 m, che evocano in forma astratta le nicchie originarie e ristabiliscono una corretta relazione di scala con lo spazio. I materiali, metallo brunito e resine che richiamano pietra forte e marmo, dialogano con la matericità del luogo, mentre l’illuminazione integrata nelle catene valorizza opere e volte. Al PT, la completa apertura dei grandi portoni verso via dell’Arte della Lana e la creazione delle bussole trasparenti riaprono la Chiesa alla città, ristabilendo un dialogo diretto tra interno e spazio urbano. L’illuminazione discreta e puntuale valorizza lo spazio e i dettagli architettonici affreschi, altare di Sant’Anna e Tabernacolo dell’Orcagna. Il progetto ricuce il legame tra edificio e contesto urbano, riconsegnando a Orsanmichele il suo ruolo civile e culturale. Il nuovo allestimento e la nuova luce offrono una lettura rinnovata delle sculture, inserendosi con discrezione nell’architettura del’300. Un intervento silenzioso che restituisce Orsanmichele come spazio sospeso tra dimensione liturgica e museale.

Casa per musicisti

Nella prima campagna appena fuori dell’abitato, un rudere affacciato sul dislivello a riguardare il passaggio è scelto come casa da una coppia di giovani musicisti: fuori, le mura di un vecchio fienile rimaneggiato, dentro, una struttura di consolidamento a pilastri e travi in cemento armato lasciata al grezzo. I limiti – le aperture già definite e la nuova griglia strutturale, inserita senza criterio e senza dialogo ma impossibile da rimaneggiare – divengono occasione: all’interno di un involucro “antico” è concepita una casa contemporanea. Alle facciate tradizionali di un casale di campagna, corrisponde uno spazio dell’abitare continuo, che tiene insieme ingresso, soggiorno, sala da pranzo, cucina, svago e gioco, cadenzato dagli elementi dell’architettura, come oggetti espositivi autonomi e animati, che scandiscono gli ambiti: un pilastro, un camino, un volume servizi. Le soglie, ispessite dal posizionamento della scala e di alcuni ripostigli, divengono stanze abitate, luoghi dello stare, in cui nicchie scavate accolgono gli oggetti della vita. Lo sguardo, da ogni punto, traguarda di là e poi fuori, attraverso le grandi aperture, alle colline digradanti. Al piano di sopra, le camere e le stanze dello studio sono tenute insieme da un disimpegno che è anch’esso uno spazio, con una libreria come parapetto, affacciato sulla doppia altezza della scala e sul paesaggio, luminoso e vibrante.

Casa per musicisti

Nella prima campagna appena fuori dell’abitato, un rudere affacciato sul dislivello a riguardare il passaggio è scelto come casa da una coppia di giovani musicisti: fuori, le mura di un vecchio fienile rimaneggiato, dentro, una struttura di consolidamento a pilastri e travi in cemento armato lasciata al grezzo. I limiti – le aperture già definite e la nuova griglia strutturale, inserita senza criterio e senza dialogo ma impossibile da rimaneggiare – divengono occasione: all’interno di un involucro “antico” è concepita una casa contemporanea. Alle facciate tradizionali di un casale di campagna, corrisponde uno spazio dell’abitare continuo, che tiene insieme ingresso, soggiorno, sala da pranzo, cucina, svago e gioco, cadenzato dagli elementi dell’architettura, come oggetti espositivi autonomi e animati, che scandiscono gli ambiti: un pilastro, un camino, un volume servizi. Le soglie, ispessite dal posizionamento della scala e di alcuni ripostigli, divengono stanze abitate, luoghi dello stare, in cui nicchie scavate accolgono gli oggetti della vita. Lo sguardo, da ogni punto, traguarda di là e poi fuori, attraverso le grandi aperture, alle colline digradanti. Al piano di sopra, le camere e le stanze dello studio sono tenute insieme da un disimpegno che è anch’esso uno spazio, con una libreria come parapetto, affacciato sulla doppia altezza della scala e sul paesaggio, luminoso e vibrante.

Il progetto si inserisce all’interno di un tessuto moderno di qualità che da Lungarno del Tempio fino al Lungarno Colombo crea una cortina edificata continua in fregio all’Arno, alle colline di San Miniato, al Centro Storico. Un tessuto in cui molti illustri anonimi architetti, allievi della scuola del moderno toscano, hanno creato un linguaggio onesto e dignitoso, all’ombra dei grandi maestri. L’ex-hotel Columbus (oggi Columbus Urban Resort) si presentava in tono più dimesso, difficilmente distinguibile rispetto alle tipologie residenziali adiacenti, con un ritmo di vele verticali in muratura volte a celare i bagni in facciata. Alla luce di una ridistribuzione completa del layout interno, volto all’accorpamento e alla riduzione del numero di camere, il progetto prevede la completa trasformazione dell’involucro esterno, ispirato alla scansione verticale del progetto originale. Un sistema di lame in lamiera stirata vibra al sole consentendo al contempo privacy e panoramicità dell’hotel, rivolgendo lo sguardo verso le colline di San Miniato e il Centro Storico. Un nuovo progetto onesto e dignitoso viene posto all’ombra dei grandi maestri, un piccolo omaggio ai tanti illustri anonimi architetti del moderno toscano e al “contributo diffuso” che hanno offerto nel definire l’immagine della Firenze del dopoguerra.

Villa Sarri

Immersa nella campagna toscana di Campi Bisenzio, Villa Sarri si inserisce all’interno del complesso rurale di Fornello, un insieme di case coloniche e architetture agricole di grande valore storico e paesaggistico. L’intervento ha avuto l’obiettivo sia di recuperare la funzionalità dell’immobile, ma anche di ridefinirne l’identità abitativa attraverso una sintesi tra conservazione e contemporaneità. L’approccio progettuale ispirato ai principi del minimalismo architettonico, privilegia linee essenziali, geometrie pure e un lessico materico sobrio e raffinato. Sono stati scelti materiali naturali e di pregio, quali legno naturale, ferro brunito e marmi dai toni caldi neutri, impiegati in modo calibrato per creare una continuità visiva tra interno ed esterno, antico e nuovo. La zona giorno è stata enfatizzata dalla sostituzione della scala interna con una struttura monolitica a nastro in legno nero carbone, impreziosita dalle prima alzate in marmo bianco che diventa elemento scultoreo. I soffitti in legno originali sono stati preservati e trattati con verniciature in tonalità bianche e neutre, capaci di esaltarne la tessitura materica. La luce è stata pensata per valorizzare l’ambiente in modo discreto e minimale: tagli luminosi ed elementi essenziali sottolineano volumi, prospettive e materiali. L’intero progetto rappresenta un recupero in cui la dimensione storica si intreccia con un nuovo linguaggio progettuale che mira alla sobrietà e all’eleganza senza tempo.

ÆDICULA

ÆDICULA è un dispositivo urbano permanente, realizzato all’interno di “Abito dunque sono”, percorso partecipato di rigenerazione urbana a base culturale sul tema dell’abitare. Il percorso è stato avviato per rispondere alla richiesta della comunità e dell’Amministrazione di Rignano di ridare nuova vita e maggiore sicurezza ad alcuni luoghi del paese. Il progetto si è sviluppato in tre fasi: – studio del territorio e sopralluoghi; – incontri con la comunità per raccogliere storie, esigenze, percezioni; – laboratorio di produzione artistica, di 5 giorni con 11 adolescenti, il cui esito finale è stato ÆDICULA. Durante il laboratorio i ragazzi e le ragazze hanno potuto ri-abitare il proprio paese con il corpo, il cuore e lo sguardo, esplorandolo, trasformandolo e raccontandolo. Ne hanno ripreso possesso, restituendo vita e significato agli spazi del quotidiano. L’opera è una struttura a forma di edicola, progettata a partire da un esagono regolare con lato di 1,50 m, realizzato in ferro. La struttura portante, composta da tubolari di diverse sezioni, genera 5 portali che ospitano il racconto fotografico realizzato con gli adolescenti. La copertura a sei falde protegge lo spazio espositivo e invita a guardare il cielo attraverso l’oculus. ÆDICULA, in latino ‘piccolo tempio’, è una dimora di storie, giochi, sguardi. Uno spazio da abitare, vivere, usare. Un luogo dove incontrarsi, passare, stare. Simbolo di una comunità che torna ad abitare e custodire i propri luoghi.

Villa Capponi

Il rinnovo del antico in un contesto moderno che non stravolge l’autenticità del posto. Uno tra i palazzi storici del ‘400 più importati di Firenze, posto sulle colline, diventa oggetto di un intervento di restauro che dialoga con nuovi ambienti morbidi, contemporanei ed eleganti. La villa con una superficie di ca.2600 mq è composta da più corpi, che si affacciano sull’immenso giardino a gradoni all’italiana e con vista sulla città impareggiabile. Il progetto si pone, come scopo principale, il dialogo tra gli stili contemporaneo e preesistente, cercando di esaltare l’architettura storica tramite l’utilizzo di arredi disegnati su misura e icone dal carattere minimale e deciso. Sono stati riportati al loro splendore primordiale i soffitti in legno e affrescati, i pavimenti e i camini del ‘400 presenti in diverse stanze e le porte con le cornici in pietra. Il guscio architettonico è rispettato ed esaltato allo stesso tempo. I colori caldi e neutri creano un’atmosfera avvolgente e sofisticata, capace di valorizzare con discrezione l’architettura e definire l’identità di ogni ambiente della casa. Le sfumature delicate delle pareti e degli arredi fungono da cornice elegante per i dettagli preziosi presenti, permettendo loro di emergere con naturale armonia. L’intero ambiente è impreziosito da un attento studio della luce, naturale e artificiale, calibrata per esaltare volumi, texture e riflessi, contribuendo a creare un senso di equilibrio e relax.

Teatro di Vitigliano

Inserito all’interno delle antiche volte in mattoni del Borgo di Vitigliano, il teatro rappresenta uno degli interventi più significativi del progetto di riqualificazione, dove architettura contemporanea e memoria storica dialogano in equilibrio. Lo spazio nasce dal recupero di un volume esistente, reinterpretato attraverso un intervento essenziale e calibrato, capace di valorizzare la monumentalità della struttura originaria senza alterarne il carattere. Il progetto si sviluppa attorno a una grande cavea raccolta e immersiva, pensata per ospitare spettacoli, concerti, conferenze ed eventi culturali. L’elemento principale è il rivestimento ligneo che avvolge il palco come una quinta scenica continua, seguendo la geometria della volta storica. Una superficie tridimensionale composta da moduli piramidali in legno definisce l’identità dello spazio, migliorando al tempo stesso le prestazioni acustiche della sala. La matericità calda del rovere dialoga con le murature in laterizio esistenti, creando un contrasto equilibrato tra antico e contemporaneo. Le luci integrate nel disegno architettonico enfatizzano la profondità delle superfici e la curvatura della struttura, contribuendo a costruire un’atmosfera intima e teatrale. Ogni dettaglio è stato progettato su misura: dal disegno dei pannelli acustici alle integrazioni impiantistiche completamente nascoste, fino alla continuità delle superfici lignee del palco e delle pareti. Il risultato è uno spazio raccolto e sofisticato, do

Premio Architettura Toscana

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