Metafisica Toscana

Un piccolo anonimo annesso rurale appoggiato sull’orlo di una paradisiaca terrazza naturale posizionata in faccia al migliore skyline di Volterra e dominante sulla val di Cecina. L’intenzione progettuale è stata quella di mettere in scena un vero e proprio manifesto programmatico con l’intento di poter affidare all’architettura autenticamente contemporanea e convintamente anti vernacolare, la mediazione tra contesto rurale e valore paesaggistico. Per fare ciò ci siamo dovuti concentrare sul rapporto tra forma e funzione facendo emergere le molte contraddizioni che una selvaggia agrituristizzazione della Toscana ha posto negli ultimi decenni, malintesi di carattere etico, culturale e tecnico. Perché continuare ad usare una forma insediativa pensata per lo più per assecondare i metodi del lavoro mezzadrile oggi scomparsi da decenni? Altro punto centrale del progetto il tentativo di superare il pretestuoso antagonismo tra bellezza e verità cercando di limitare i formalismi, affidandosi alla spigolosa tridimensionalità della geometria classica la più adatta alla luce del Tirreno che qui arriva a folate di scirocco. A scontrarsi con le linee tese e silenziose dei volumi, la pietra, pervasiva di ogni dimensione del progetto ed allestita con tecniche, pezzatura e significati diversi. La pietra con cui tutto si è compiuto in questo territorio, e che l’arato ha fatto emergere dalla terra come archeologia e che noi abbiamo lasciato nel giardino come monumento all’agricoltura che fu.

Il progetto riguarda interventi di completamento, utili alla pubblica fruizione e alla valorizzazione del Camminamento e della Torre del Soccorso opera di Brunelleschi in Vicopisano. L’intervento riguarda il restauro del camminamento oltre che la realizzazione delle strutture di collegamento verticali di risalita nella Torre. Le scelte progettuali, con l’obbiettivo di consentire la fruibilità del camminamento in sicurezza, hanno previsto la ricostruzione della gradonata nel rispetto dei dislivelli originari, ben individuati sulla base delle pendenze e delle tracce ancora presenti. Il collegamento verticale, identificato dalle sedi di alloggiamento delle strutture originarie (solai, ballatoi, pianerottoli), si è pensato staccato dai paramenti, reversibile e limitato a consentire l’accesso alle aperture presenti. Le rampe ed i ballatoi realizzati all’interno della torre consentono al visitatore di traguardare i sistemi difensivi e le aree da cui un tempo arrivavano i nemici, consentendo un percorso di visita complesso e articolato sia attraverso la lettura degli spazi interni alla torre sia sul paesaggio. La scala non è quindi un mero elemento strutturale, ma consente al visitatore di calarsi nella lettura della macchina militare attraverso l’accesso diretto alle archibugiere, alle fuciliere e alle cannoniere, alle viste sulle altre torri, alle altre strutture difensive e all’uso che ne veniva fatto originariamente. I materiali impiegati sono acciaio, legno e laterizi di recupero.

Casa Giusta

La semplicità francescana Casa Giusta è il progetto di ristrutturazione di un appartamento degli anni ’70 di circa 120 mq a San Miniato, in Toscana, commissionato da una giovane coppia. Il progetto nasce da una richiesta insolita: creare un appartamento per l’antico tavolo dei bisnonni e portare nella casa la gioia dei pranzi in famiglia dell’infanzia. Il tavolo diventa così unità di misura del progetto che mira a adattare l’appartamento a pianta tradizionale con corridoio centrale ai bisogni del vivere contemporaneo. La strategia progettuale adatta l’appartamento alle esigenze della giovane coppia attraverso ambienti fluidi ottenuti grazie a un’unica parete-arredo che divide la zona giorno-cucina dalla zona notte, permettendo una connessione continua tra gli ambienti e la massima permeabilità dello spazio. L’utilizzo di materiali naturali, come legno e marmo, lo studio della luce naturale e il rigore francescano arricchito dal contrasto con gli arredi di famiglia della zona giorno, trasmettono un senso di semplicità e quiete. Allo stesso modo alcune delle immagini realizzate da Medulla studio includono l’interazione tra performance e spazio e giocano ad invertire il senso di freddezza spesso associato all’architettura contemporanea.

Casa nell’orto

Nelle sue varie declinazioni l’abitare privato può cristallizzare la manifesta volontà di riappropriarsi di una dimensione perduta, la dimensione di una porzione di territorio residuale. In questo progetto la forma non è contesto, non è reinterpretazione della tradizione né ricerca di rapporti figurativi perduti. Si è cristallizzata l’aspirazione a una pratica della committenza: coltivare l’orto; e si è fatto con una forma pura che ha origine nella forma ancestrale del disegno infantile dei bambini della casa. Lo scopo precede la prassi metodologica di inserire architetture contemporanee in contesti territoriali fragili in modo da riattivarne, con nuove relazioni di prossimità, le potenzialità relazionali. Questo progetto rientra in quel filone di ricerca tesa a indagare come la sintesi figurativa di un’opera d’architettura sia spesso ricorsiva nell’attività di un architetto, e come essa stessa possa essere un elemento d’indagine indispensabile nel cercare risposte e/o modelli adeguati richiesti da una contemporaneità estremamente fluida e dinamica.

Nel Museo dell’Opera del Duomo di Pisa la successione delle opere è espressione della devozione e della magnificenza di Pisa a partire dal Dodicesimo Secolo. Nella potente e ricca repubblica marinara si sono incontrate culture artistiche diverse, da quelle d’oltre Alpi a quelle islamiche, e nel sec. XIII, con l’arrivo di Nicola Pisano, inizia una stagione di sperimentazione nell’ambito della scultura che ha in sé tutti i semi che germoglieranno con il Rinascimento. Il nuovo progetto museografico si pone come obbiettivo la realizzazione di un percorso fluido, in cui le opere della grande scultura pisana sono valorizzate dagli allestimenti e nello stesso tempo dialogano con il contesto storico.  Le opere sono contestualizzate mediante allestimenti che evocano il luogo, la collocazione e le atmosfere originarie. Si tratta di una operazione complessa, mai imitativa della realtà, ma volta a cogliere l’essenza e i significati reconditi per veicolarli. Le finiture, i colori e i materiali rimandano a quelli storici usati nei monumenti della piazza, reinterpretati in chiave contemporanea.  I basamenti e le pedane sono in pietra arenaria lavorata in modo da creare una leggerissima vibrazione della superficie. I fondali delle opere sono realizzati in resina o in encausto, per evocare i colori della piazza o i finti marmi dell’interno duomo. Il percorso espositivo si sviluppa su 3000 mq interni, e su una porzione del porticato esterno. Le 380 opere esposte sono suddivise in 26 sezioni.

Passerella pedonale

Riportare “vita” in un luogo significa renderlo accessibile. È da questo concetto che si sviluppa il progetto dell’impianto di risalita nel centro storico di Peccioli. Un percorso pedonale usufruibile da tutti gli abitanti e da chi vuole conoscere le bellezze di un centro storicizzato come quello di Peccioli. Una passerella che permette di aumentare la dotazione di luoghi pubblici, non più demandati alla bellezza della storia, ma assorbiti dalla forza della contemporaneità capace di relazionarsi con essa, non per contrasto, ma nel rispetto di regole e composizioni ambientali già consolidate nel tempo. Quindi un nuovo luogo dentro la Storia proprio nel rispetto di quest’ultima che deve essere riportata a nuova vita e fatta approdare con le dinamiche sociali della contemporaneità. L’idea di “percorso” non si lega soltanto ad una strutturazione urbana di tipo tradizionale, bensì deve essere ampliato alle infrastrutture pedonali e di supporto, come il parcheggio, capaci di valorizzare ed enfatizzare il sistema esistente. Il collocamento della passerella aerea in area strategica e di connessione, fra la parte bassa della città ed il parcheggio esistente sulla terrazza, che è già fermata dell’ascensore esistente, la connota come elemento strutturale di grande importanza e, oltre a svolgere il suo compito infrastrutturale di accesso, diventa un punto di vista panoramico unico per l’altezza e per l’orientamento della vista verso il panorama che avvolge la città.

Casa Pizzi

Il tentativo di citazione difficilmente può essere relegato all’interno di ambiti definiti o limitati poiché, superando schematismi, classificazioni e tendenze, attinge con estrema spontaneità e libertà all’inesauribile patrimonio tipologico e formale della tradizione contadina traendo da essa gli elementi essenziali propri di un amplissimo e inesauribile abaco lessicale. L’elemento di ispirazione è la casa, ovvero il suo archetipo e quindi origine ed essenza della casa stessa. Il progetto richiama, nella sua impostazione generale, un’immagine primordiale e sintetica della dimora rurale toscana, riprodotta nella molteplicità delle sue varianti nei disegni dei quaderni e impressa nei ricordi d’infanzia. La capanna monolitica, rievocazione della casa primordiale (microcosmo, rifugio, protezione, intimità), è composta da elementi essenziali: l’attacco a terra, il muro (dominio dell’architettura), la copertura, enfatizzata dal grande camino (coronamento e rimando al cielo). L’impianto che ne consegue ricerca l’unitarietà architettonica che si traduce in un blocco articolato sulla massa muraria volta a sottolineare, con l’unità materica, una tettonica semplificata. La stessa costruzione tettonica viene enunciata dall’attacco alla terra: un basamento alto staccato sessanta centimetri dal piano di campagna che intende instaurare con il suolo una relazione di intima continuità, una sorta di naturale concrescenza.

Intervento di ristrutturazione per la modifica dall’originaria destinazione di ufficio a quella di residenza. L’immobile suddiviso in due unità immobiliari tra loro comunicanti tramite la terrazza esterna, aveva già una sua connotazione precisa che ha permesso di ricavarne un’abitazione con tre bagni, tre camera due cucine, soggiorno e pranzo. Collegato con l’ascensore condominiale è stato effettuato un lavoro che permettesse lo sbarco diretto in casa avendo cura di mantenere intatta tutta la pavimentazione in legno di Teak Siam. Proprio il deciso colore dei pavimenti in legno, ha indirizzato la scelta progettuale attraverso la connotazione cromatica delle pareti e dei soffitti, smorzata ed “incorniciata” da diversi profili in gesso e da un deciso stacco a terra tramite il battiscopa alto venti centimetri. La scelta dell’illuminazione e dei diversi apparecchi, spesso utilizzati in maniera anomala rispetto alla loro originaria destinazione, ha permesso di creare assieme alle imbiancature, alle porte con altezza di duecentocinquanta centimetri, alle cornici ed al pavimento quell’idea di progetto d’interni, prima ancora che gli arredi definissero la diversificazione degli spazi. Il mio lavoro si è esteso fino alla scelta degli arredi, dei tessuti, dei complementi ed alla progettazione di componenti d’arredo ad hoc. L’estrema fiducia che la committenza ha riposto nelle scelte spesso difficili da immaginare del progettista, è stata poi quell’ulteriore nota di “progetto” che ha qualificato questo lavoro.

Oggetto del presente intervento è un complesso residenziale ubicato in prossimità del borgo di Castelfalfi. Il complesso immobiliare, di remota origine contadina, si compone di due edifici: la villa e il fienile, il primo destinato a residenza padronale, il secondo a dependance. Essi si distribuiscono intorno ad un ampio piazzale pavimentato in pietra e sono circondati da un parco di circa quattro ettari in fase di allestimento, all’interno del quale si trovano una grande piscina, una tettoia, un uliveto e molte opere d’arte in bronzo. Si accede agli edifici tramite un viale alberato con cipressi. L’intervento ha previsto la completa ricostruzione filologica degli antichi fabbricati rurali, ormai ridotti a ruderi e l’integrazione di tecnologie moderne e alcune finiture contemporanee come ad esempio le inferriate in ferro e di una scala elicoidale autoportante. Punto di forza la posizione dell’intero complesso edilizio che è ubicato a metà pendio in una posizione particolarmente panoramica da cui si gode di una vista impareggiabile sulle colline circostanti, vista di cui ci si privilegia da ciascuna delle stanze o degli ambienti che lo compongono.

L’intervento di restauro comprende sia l’immobile denominato “Frati Bigi” che le sue aree verdi pertinenziali. Il complesso, tutelato da vincolo diretto dalla Soprintendenza, era abbandonato da anni e versava in condizioni pessime di degrado. La riqualificazione urbana ha interessato circa 5.000 mq di verde, da destinarsi a parco pubblico e 2.800 mq di edificato, realizzato in classe energetica A, con residenze (primo, secondo e terzo piano), servizi e commerciale (piano terra.). Le venti residenze, servite da scale e ascensori collegati fino al piano interrato-rimessaggio, sono poste in due blocchi con caratteristiche diverse: edificio neogotico (solai in travi travicelli e mezzane, alla maniera toscana), blocco più recente ampi terrazzi schermati da verde rampicante. Su via Matteucci, è ubicato l’accesso: auto, moto, biciclette e parcheggio privato interrato, trattato come un’estensione della superficie a verde con il posizionamento di tre alberi di olmo. L’uscita del parcheggio è realizzato in vetro per non interrompere la continuità visiva sul giardino. La zona a sud è stata progettata come spazio ludico per tutte le età, con giochi per bambini ed uno dedicato al gioco delle bocce, con sedute di varie dimensioni e tipologia, e fontane. La pavimentazione: per la zona a nord è stata realizzata in pietra “colombina” con varie finiture e tagli, cotto sotto la loggia, cemento architettonico nella zona carrabile, ghiaia per l’aiuola sul fronte principale e teak per i camminamenti di penetrazione posti a sud.

La struttura dell’Arsenale si presentava in uno stato di degrado, privo di copertura, delle grandi arcate, dei piani di calpestio ed era completamente invaso dalla vegetazione con un rinterro di circa due metri oltre la quota medievale; di fatto si trattava di un vero e proprio rudere seppure di grande fascino. La ricostruzione e il restauro degli Arsenali Repubblicani ha affrontato diversi temi, dalla scoperta dei resti archeologici, dalla ricerca storica, alla ricostituzione filogica che ha guidato le scelte progettuali, agli interventi strutturali di rilevanza sismica fino all’inserimento degli impianti tecnologici necessari per la pubblica fruizione. L’agibilità dei locali prevede attività culturali, museali, di pubblico spettacolo ed auditorium con capienza fino a seicento persone per cui l’immobile ha una attrattività gestionale significativa soprattutto perché si tratta di un bene storico straordinario monumentale che si offre non soltanto alla città di Pisa ma al turismo internazionale. La valorizzazione degli Arsenali Repubblicani contribuisce in ogni caso alla conservazione del patrimonio culturale, allo sviluppo intelligente e sostenibile, fornisce infrastrutture e servizi culturali, promuove l’industria culturale e creativa, rendono attraente la cultura e usano la cultura per unire le comunità. Il risultato raggiunto fa immergere il visitatore nell’antica Terzanaia medievale all’interno degli arsenali che nella contemporaneità trovano l’originario splendore.

Il nuovo quartier generale della Forti spa, situato tra Pisa e Livorno, ospita gli uffici e il centro direzionale del gruppo aziendale. Il centro rappresenta un chiaro esempio di architettura sostenibile. Le performance energetiche dell’edificio sono diretta conseguenza di una progettazione attenta agli aspetti bioclimatici; lo studio delle superfici opache e trasparenti è studiato in base al loro specifico orientamento. A piano terra, una grande hall accoglie i visitatori e si apre in una grande facciata ventilata. La facciata sud-est è invece caratterizzata da grandi vetrate continue schermate da frangisole lineari. Queste scelte si riflettono all’interno in ambienti di lavoro con vista aperta sul verde. Il verde è presente anche all’interno dell’edificio con giardini pensili e terrazze rivestite in materiali naturali, contribuendo alla regolazione del microclima. La facciata sud è stata interamente rivestita con pannelli fotovoltaici. Grazie allo sviluppo di apposite soluzioni architettoniche, l’involucro diventa il primo impianto tecnologico dell’edificio. Insieme all’involucro è stato sviluppato un apparato impiantistico all’avanguardia, che impiega impianti di illuminazione LED, un sistema geotermico per la climatizzazione degli spazi interni e recuperatori di calore. Il mix di fonti rinnovabili e fanno di questo complesso un punto di riferimento per l’edilizia sostenibile di tutta la Regione Toscana, che ha ottenuto la certificazione di sostenibilità LEED Gold.

Premio Architettura Toscana

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