Pailunga

Nel cuore della campagna toscana, immersa nella quiete del paesaggio di Fauglia, una piccola cappella sconsacrata viene trasformata in un nuovo spazio culturale dal nome Pailunga. L’intervento si inserisce all’interno dello storico complesso rurale noto come “Villa di Pailunga” e nasce dal desiderio di restituire al luogo una vocazione spirituale, pur mutandone la destinazione d’uso. La nuova abitazione è concepita non solo come residenza d’artista, ma come luogo dedicato all’arte e alla creazione, aperto a workshop ed eventi culturali. Il progetto architettonico è guidato dal principio di valorizzazione dell’esistente e dalla conservazione delle tracce storiche ancora leggibili. Operando con un budget limitato, il progetto privilegia il riuso di materiali disponibili in loco, accogliendo i segni del tempo e integrandoli in pochi nuovi gesti architettonici. La navata originaria mantiene la sua spazialità essenziale, mentre le nuove funzioni si inseriscono all’interno del volume senza alterarne la percezione complessiva. La palette colori, caratterizzata da tonalità vivaci, conferisce agli ambienti uno stile pop, restituendo una dimensione a misura d’uomo a spazi che altrimenti sarebbero risultati austeri. La scelta cromatica nasce anche dalla volontà di creare un netto contrasto tra i nuovi innesti e l’esistente. L’abside, oggi dedicata al pianoforte, diventa il fulcro simbolico del progetto: il luogo in cui espressione artistica e dimensione spirituale si incontrano.

Pailunga

Nel cuore della campagna toscana, immersa nella quiete del paesaggio di Fauglia, una piccola cappella sconsacrata viene trasformata in un nuovo spazio culturale dal nome Pailunga. L’intervento si inserisce all’interno dello storico complesso rurale noto come “Villa di Pailunga” e nasce dal desiderio di restituire al luogo una vocazione spirituale, pur mutandone la destinazione d’uso. La nuova abitazione è concepita non solo come residenza d’artista, ma come luogo dedicato all’arte e alla creazione, aperto a workshop ed eventi culturali. Il progetto architettonico è guidato dal principio di valorizzazione dell’esistente e dalla conservazione delle tracce storiche ancora leggibili. Operando con un budget limitato, il progetto privilegia il riuso di materiali disponibili in loco, accogliendo i segni del tempo e integrandoli in pochi nuovi gesti architettonici. La navata originaria mantiene la sua spazialità essenziale, mentre le nuove funzioni si inseriscono all’interno del volume senza alterarne la percezione complessiva. La palette colori, caratterizzata da tonalità vivaci, conferisce agli ambienti uno stile pop, restituendo una dimensione a misura d’uomo a spazi che altrimenti sarebbero risultati austeri. La scelta cromatica nasce anche dalla volontà di creare un netto contrasto tra i nuovi innesti e l’esistente. L’abside, oggi dedicata al pianoforte, diventa il fulcro simbolico del progetto: il luogo in cui espressione artistica e dimensione spirituale si incontrano.

L’immobile suddiviso in due unità immobiliari tra loro comunicanti tramite la terrazza esterna, aveva già una sua connotazione precisa che ha permesso di ricavarne un’abitazione con tre bagni, tre camere, due cucine, soggiorno e pranzo. Ingresso esclusivo con sbarco al piano tramite ascensore condominiale preesistente, avendo cura di eseguire un intervento di ristrutturazione che non intaccasse la pavimentazione in legno di Teak Siam, poi levigata e verniciata. Proprio il deciso colore dei pavimenti in legno ha indirizzato la scelta progettuale attraverso la connotazione cromatica delle pareti e dei soffitti, smorzata ed “incorniciata” da diversi profili in gesso e da un deciso stacco a terra tramite il battiscopa alto 20 cm. La scelta dell’illuminazione e dei diversi apparecchi, spesso utilizzati in maniera anomala rispetto alla loro originaria destinazione, ha permesso di creare — assieme alle imbiancature, alle porte con altezza di 250 cm, alle cornici ed al pavimento — quell’idea di progetto d’interni, prima ancora che gli spazi venissero arredati. Arredi che hanno visto anche il contributo del progettista, oltre ai tessuti, ai complementi, nonché alla progettazione di componenti d’arredo ad hoc, poi affidata ad esperti artigiani. L’estrema fiducia che la committenza ha riposto nelle scelte del progettista — spesso difficili da immaginare prima della loro realizzazione — si è rivelata la nota distintiva di un percorso professionale condiviso, culminato in un risultato che trova il suo miglior riconoscimento nella soddisfazione quotidiana di chi quegli spazi li abita.

Da “secolare squallore a nuova vita restituita”, così si può sintetizzare il restyling di Piazza del Popolo nella frazione di Selvatelle, nel comune di Terricciola. Un’operazione di ricucitura urbana e di rinnovamento architettonico, concordata con la comunità locale attraverso la progettazione partecipata, che è riuscita a raggiungere l’obiettivo di riportare adulti e bambini a riappropriarsi di uno spazio così fondamentale per la piccola comunità locale. L’idea progettuale si muove quindi nella direzione di mettere in comunicazione l’area con il contesto urbano circostante, attraverso l’apertura della piazza alla città, e di convogliare una nuova tesione ed una energia sociale attraverso una netta rottura con qualsiasi richiamo alla piazza esistente, soprattutto sotto l’aspetto visivo, proponendo un disegno artistico e contemporaneo. Le linee nette e decise dell’architettura, spezzate e non lineari, che si interrompono e che cambiano costantemente, sono le tracce di quella tensione e di quell’energia, spesso bloccata, che vive all’interno di ognuno di noi e, proprio come in un quadro di Kandinskij, la piazza viene pervasa da ritmi e variazioni formali e cromatiche che sembrano parlare al fruitore e sembrano esortarlo a non accontentarsi e a vivere una vita piena di energia e di cambiamenti.

Pailunga

Nel cuore della campagna toscana, immersa nella quiete del paesaggio di Fauglia, una piccola cappella sconsacrata viene trasformata in un nuovo spazio culturale dal nome Pailunga. L’intervento si inserisce all’interno dello storico complesso rurale noto come “Villa di Pailunga” e nasce dal desiderio di restituire al luogo una vocazione spirituale, pur mutandone la destinazione d’uso. La nuova abitazione è concepita non solo come residenza d’artista, ma come luogo dedicato all’arte e alla creazione, aperto a workshop ed eventi culturali. Il progetto architettonico è guidato dal principio di valorizzazione dell’esistente e dalla conservazione delle tracce storiche ancora leggibili. Operando con un budget limitato, il progetto privilegia il riuso di materiali disponibili in loco, accogliendo i segni del tempo e integrandoli in pochi nuovi gesti architettonici. La navata originaria mantiene la sua spazialità essenziale, mentre le nuove funzioni si inseriscono all’interno del volume senza alterarne la percezione complessiva. La palette colori, caratterizzata da tonalità vivaci, conferisce agli ambienti uno stile pop, restituendo una dimensione a misura d’uomo a spazi che altrimenti sarebbero risultati austeri. La scelta cromatica nasce anche dalla volontà di creare un netto contrasto tra i nuovi innesti e l’esistente. L’abside, oggi dedicata al pianoforte, diventa il fulcro simbolico del progetto: il luogo in cui espressione artistica e dimensione spirituale si incontrano.

Sartoria Giuntini

Il progetto della Nuova Sartoria per Gruppo Florence, realizzato per Giuntini, nasce come ampliamento di una sartoria esistente e trae ispirazione dall’identità produttiva dell’azienda: il tessuto, la trama, il rapporto tra materia, luce e lavorazione artigianale. L’intervento collega due edifici esistenti attraverso un nuovo volume inserito in una posizione stretta e vincolata. L’unico elemento emergente rispetto ai fabbricati circostanti è il secondo piano, trasformato nel segno iconico del progetto. L’architettura si configura così come un “edificio al contrario”: i livelli inferiori sono trasparenti e permeabili alla luce, mentre il volume superiore assume un carattere monolitico e riconoscibile. Il piano terra ospita la sartoria e gli spazi produttivi, fungendo da elemento di connessione tra le diverse aree del complesso; i livelli intermedi accolgono uffici e funzioni organizzative, mentre l’ultimo piano è dedicato ad atelier e spazi di rappresentanza. La facciata è concepita come un tessuto architettonico in cemento prefabbricato. Attraverso un processo parametrico sviluppato con Grasshopper, le perforazioni filtrano la luce naturale e costruiscono una relazione dinamica tra interno ed esterno. Il volume superiore appare come una massa bianca sospesa sopra la trasparenza dei livelli sottostanti: un dispositivo climatico e luminoso che, nelle ore serali, trasforma l’edificio in una grande lanterna urbana ispirata al vicino campanile ottocentesco di Peccioli.

Villa Valdiperga

Il progetto di recupero di Villa Valdiperga si fonda su un principio di sottrazione degli elementi incongrui stratificatisi nel tempo, con l’obiettivo di restituire coerenza e leggibilità all’impianto architettonico originario. L’intervento valorizza i caratteri storici dell’edificio attraverso un accurato restauro delle proporzioni, delle aperture, dei materiali e dei dettagli costruttivi che ne definiscono l’identità. Accanto al recupero della preesistenza, il progetto introduce elementi contemporanei concepiti in modo misurato e rispettoso, capaci di instaurare un dialogo equilibrato tra memoria e innovazione. Le nuove soluzioni architettoniche non imitano il linguaggio storico, ma lo reinterpretano attraverso un segno essenziale e riconoscibile, mantenendo una continuità percettiva con il paesaggio e con la struttura originaria della villa. L’integrazione di opere d’arte, elementi di design e materiali naturali contribuisce a costruire una nuova qualità dell’abitare, in cui architettura, luce e materia diventano parte di un’unica esperienza sensoriale. Gli spazi interni vengono ripensati secondo criteri di maggiore fluidità, comfort e relazione con il contesto naturale circostante. Villa Valdiperga si configura così non solo come un intervento di restauro, ma come una riconversione contemporanea capace di restituire nuova vitalità all’edificio, trasformando il recupero del patrimonio storico in un’occasione per generare nuovi significati e una rinnovata identità abitativa

Giardino Verticale

Il Giardino Verticale è un intervento di rigenerazione urbana attuato mediante demolizione di un edificio preesistente e la realizzazione del nuovo edificio di 4 piani fuori terra, caratterizzato dalla massiva presenza di verde, sia sulle facciate che nello spazio libero posto a terra. È articolato in due corpi di fabbrica impostati su un basamento dedicato a locali di servizio e spazi condominiali. Il volume superiore è stato “separato” in due blocchi per diminuirne l’impatto volumetrico al fine di lasciare visuali libere agli edifici circostanti preesistenti ed e’ dotato di diaframmi continui realizzati con verde rampicante, impostato in un sistema di fioriere integrate nelle terrazze che si sviluppano perimetralmente a tutti gli appartamenti. La natura si integra con il costruito e nel panorama edilizio circostante questo edificio è diventato un vero e proprio “landmark” urbano offrendo ai propri abitanti spazi esterni in cui è possibile stabilire relazioni uomo/natura inusuali per interventi edilizi realizzati in un comparto urbano: un verde progettato e studiato come elemento estetico e come strumento per il miglioramento urbano andando ad intervenire sulla qualita’ dell’aria mediante l’assorbimento di grandi quantita’ di CO2 . Residenza e natura si fondono in un unicum in linea con le più recenti tendenze dell’architettura urbana sostenibile, date le proprieta’ di termoregolazione delle piante nel periodo estivo rispetto alle facciate delle unita’ immobiliari.

Questa mostra è uno dei quattro progetti speciali che hanno arricchito la sesta edizione della Biennale di Architettura di Pisa 2025. L’architetto Massimo Del Seppia, curatore della mostra, ha detto: “Paolo Riani rappresenta una visione totalizzante dell’essere architetto, dove la vita coincide con l’architettura; le sue esperienze di fotografo, viaggiatore, politico e intellettuale ne sono la conferma. Considero la sua frase “la mia via è per l’architettura” una strada da seguire per ogni giovane che si affacci a questo mestiere che richiede dedizione, studio e passione assoluta per assolvere al ruolo che ogni architetto ha nei confronti dei luoghi in cui è chiamato a operare.” Gli spazi del Bastione del Parlascio nelle mura di Pisa non sono facili da interpretare: grandi ambienti voltati con altezze fino a 7 metri collegati fra di loro da stretti tunnel in un succedersi sorprendente di emozioni. Le sale hanno una loro corrusca bellezza che racconta storie di secoli fa quando erano usati per scopi militari e di difesa della città. Non si possono toccare le pareti, niente può pendere dai soffitti voltati. Allora si è deciso di costruire un sistema continuo realizzato con travetti in legno colorati. Un sistema autoportante che ha permesso di esporre i sessanta modelli e altrettanti pannelli e un centinaio di immagini. La teoria degli espositori colorati che si snoda per tutte le sale è risultata capace di animare i grandi spazi in un sorprendente rapporto dialettico.

Giardino della Rimembranza

Il Giardino della Rimembranza è il progetto di una nuova struttura cimiteriale realizzata all’interno del Cimitero Suburbano di Pisa, la cui costruzione risale alla meta’ dell’800. Posto in adiacenza all’edificio del recente fabbricato del forno crematorio, la struttura è caratterizzata da un porticato che si sviluppa con andamento a “C” sotto il quale trovano posto i cinerari e gli ossari, intorno a una zona a verde e che si conclude con la zona dedicata alle cerimonie di dispersione delle ceneri. Il grande piazzale di ingresso ha la funzione di raccordo tra il porticato e la Sala del Commiato, posta all’interno dell’edificio storico. La struttura del porticato è stata realizzata in carpenteria metallica , rivestita con carter in acciaio Corten ,mentre la pavimentazione è in cemento architettonico con ricorsi in marmo. Il Giardino, nel suo complesso, risulta essere un luogo di quiete e di riflessione, un luogo dove la nuova struttura architettonica dona equilibrio grazie alle forme pulite e proporzionate a misura d’uomo.

Casa Fonda

Casa Fonda è un intervento di recupero e rimodulazione della casa di un artigiano che aveva fatto della sua dimora un vero e proprio laboratorio di musica. L’edificio, porzione di una tradizionale casa colonica, era caratterizzato da una distribuzione lineare e da piccole aperture lungo il perimetro a dar luce ai vari ambienti interni. L’idea progettuale è stata quella di eliminare il sistema corridoio interno e di generare un grande living al piano terra che, come una grande cassa armonica, diffonde e trasporta la luce nello spazio, connettendo i vari ambienti della casa tra loro. I servizi e la scala sono stati distribuiti lungo il muro di confine, contenuti all’interno di quinte murarie che generano dei volumi stereometrici. Le pareti interne caratterizzano l’intero intervento attraverso la loro ‘nudità’. La scelta del materiale richiama la tradizione locale e ricerca un legame con le fornaci dislocate nel territorio rurale circostante. Il mattone lasciato a vista diventa quindi l’elemento di misura dello spazio e genera una tessitura muraria che nella sua (im)perfezione evoca le creazioni fatte a mano. Il connubio tra la musica e la reinterpretazione architettonica, contribuisce ad evocare il passato e a trasmettere l’eredità artigianale nel contesto contemporaneo della abitazione rinnovata.

Stampace

Recupero dell’area delle mura medievali. L’area è a Pisa ed è compresa fra via Ninio Bixio e via Cesare Battisti. Per tutta la sua lunghezza è attraversata dalle mura medievali, salvo un piccolo tratto nella parte centrale, che fu demolito agli inizi del ‘900 per l’insediamento della ferrovia, successivamente dismessa. In seguito questo spazio urbano fu utilizzato come parcheggio dei pullman ed infine abbandonato, creando una frattura fra due quartieri della città, non più collegati. L’intervento ha “ricucito” questa frattura e recuperato un’area dismessa, configurandola come un parco urbano fra due quartieri significativi della città con panchine, spazio giochi per bambini ed aree dedicate alla ginnastica ed al relax; il tutto all’interno di una dotazione di verde piuttosto importante, 19.000 mq di prato con cespugli ed alberi ad alto fusto. Il recupero oltre che allo spazio verde sarà esteso all’edificio dell’ex stazione degli autobus, che sarà alienato e ristrutturato per una nuova funzione; in una seconda fase di intervento, verranno inoltre restaurate anche le mura medievali e realizzato un percorso in quota con una passerella in ferro, in corrispondenza della parte demolita.

Premio Architettura Toscana

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