“La priorità sono le cose possibili”- Oriol Bohigas La qualità di una città si rispecchia nei suoi spazi pubblici. Partendo da questo principio, il progetto per Piazza Viani nella Darsena Vecchia di Viareggio definisce un intervento di rigenerazione urbana concepito a misura d’uomo. L’area rende omaggio all’artista Lorenzo Viani con un’installazione dedicata, ma si configura soprattutto come un rinnovato spazio pubblico per la mobilità dolce e la socialità, restituendo alla città un luogo prima sottoutilizzato. Luce, materiali e vegetazione sono i cardini del disegno architettonico. L’intervento integra la luce artificiale, rinnovata da un moderno impianto pubblico, con quella naturale. Quest’ultima viene esaltata dal disegno compositivo delle aiuole e dall’uso di finiture chiare, quali il travertino e il calcestruzzo architettonico; nello specifico, le fasce in travertino dialogano con il vicino edificio Codecasa, proiettandone e ribaltandone la facciata geometrica sulla piazza. Il patrimonio verde costituisce l’altro pilastro fondante: la conservazione dei pini domestici esistenti favorisce la transizione verso logiche di reti ecologiche urbane e preserva l’identità visiva della piazza, definita dalla copertura delle chiome. L’arredo garantisce accessibilità totale e diverse modalità di sosta, integrando la scultura “La Baldoria”. La piazza diventa così un dispositivo urbano al servizio dei cittadini, embrione del masterplan della Darsena Vecchia redatto dal nostro studio.

Casa B

Il progetto nasce dalla volontà di riqualificare, sia dal punto di vista estetico che funzionale, una villa unifamiliare realizzata alla fine degli anni Settanta e inserita all’interno di un’ampia area verde di proprietà esclusiva. L’intervento interpreta l’architettura esistente attraverso un linguaggio contemporaneo essenziale ed elegante, con l’obiettivo di ridefinire l’identità dell’abitazione mediante una nuova composizione volumetrica più armonica, equilibrata e proporzionata. La rilettura complessiva dei prospetti, insieme ad un accurato studio dei materiali, delle superfici e delle aperture, contribuisce a conferire all’edificio una rinnovata qualità estetica e percettiva. Particolare attenzione è stata dedicata al rapporto tra architettura e paesaggio: gli spazi interni dialogano con le aree verdi circostanti attraverso una maggiore continuità visiva e funzionale, valorizzando luce naturale, profondità prospettiche e connessione con l’esterno. Il progetto non si limita quindi ad una semplice ristrutturazione, ma propone una trasformazione complessiva dell’abitare, capace di coniugare memoria dell’esistente, comfort contemporaneo e ricerca architettonica.

La principale sfida del progetto di Palazzo San Jacopo è stata quella di intervenire su un edificio incompiuto degli anni Novanta che, per lungo tempo, ha rappresentato una frattura nel tessuto storico della città in prossimità di Porta San Jacopo. Il fabbricato si presentava come un elemento estraneo al linguaggio architettonico del contesto, alterando l’equilibrio percettivo e urbano di una delle aree più sensibili di Lucca. L’intervento non è stato concepito come la semplice conclusione di un edificio incompleto, ma come un processo di ricucitura urbana e architettonica. Il progetto nasce dalla volontà di reinterpretare il linguaggio storico della città attraverso un approccio contemporaneo, evitando sia la replica filologica sia il contrasto volutamente autoreferenziale. L’ispirazione deriva dalla tradizione della ricostruzione interpretativa sviluppata in Toscana nel secondo dopoguerra, dove il dialogo con la memoria storica avveniva attraverso proporzioni, materiali e dettagli coerenti con il contesto, pur mantenendo un carattere contemporaneo. Attraverso l’uso di superfici materiche, cromie calibrate, lamelle frangisole e una pelle metallica traforata nel cortile interno, il progetto costruisce un rapporto equilibrato tra antico e nuovo. L’edificio viene così trasformato in una presenza discreta e armonica, capace di ristabilire continuità con il paesaggio urbano storico e di restituire a Porta San Jacopo un nuovo equilibrio architettonico.

Audrey

Il progetto ha voluto superare l’idea del negozio per animali e nobilitarlo: il cane è l’ospite di uno spazio progettato con cura intorno all’accoglienza. Lo spazio è pensato come sequenza rituale: 1. Entrando si va al desk: luogo di ascolto in cui si conosce il cliente e si instaura quella fiducia che porta cane e proprietario a separarsi serenamente. 2. Il cane viene portato alla zona lavaggio, luogo di competenza, Atelier, separata ma in continuità visiva con l’area d’attesa. 3. Il “genitore umano” si accomoda nello spazio confinante dove può sedersi osservando il cane o dedicarsi allo shopping. 4. Il cane dopo il lavaggio o fatta l’accettazione viene portato nelle stanze per il taglio con il lato verso il piano sottostante vetrato per permettere continuità visiva e portare luce naturale. 5. Il cane viene ridato al proprietario al desk per il check-out: è il momento del ricongiungimento e del confronto post trattamento. 6. Cane e proprietario celebrano l’emozione del ricongiungimento con una foto nell’area dedicata. Audrey è un progetto di architettura relazionale che si inserisce nel contesto con un’estetica d’avanguardia. I colori studiati con un veterinario creano una palette in armonia con l’indole canina. Il pavimento è un gres effetto marmo, in omaggio al territorio. Il superamento degli ostacoli odore, rumore, igiene è merito di una progettazione integrata tra estetica e funzionalità. L’arredo risalta per contrasto cromatico con l’ambiente.

Il progetto di riqualificazione della Terrazza della Repubblica, ultimo tratto della passeggiata a mare di Viareggio, trae ispirazione dalla lettura del tessuto urbano formatosi nel Novecento e dalla cultura artistica locale precubista con riferimenti alle avanguardie moderniste. Il nuovo disegno della passeggiata ha due livelli di lettura: da terra e dal cielo, potenziale dimensione in linea con il concetto di aereoarchitettura futurista. I profili spezzati delle aiuole, usati come generatrici della trama della pavimentazione, si proiettano verso l’arenile concludendosi in una curva sul fronte a mare che evoca la battigia, un tempo orizzonte della passeggiata. Il risultato è un lungo spartito dove si susseguono immagini stilizzate, citazioni di episodi della storia cittadina: la fondazione, il carnevale, gli iconici anni ‘60. La pavimentazione in travertino, richiamo alla preesistente sistemazione e alla tradizione costruttiva viareggina, propone geometrie giocate sul contrasto della palladiana chiara e scura, con inserti di travertino rosso, marmo bianco, granito nero. Il progetto del verde, in continuità con l’immagine storicizzata della passeggiata, persegue, oltre alla qualità estetica e funzionale, obiettivi di sostenibilità ambientale. La successione di isole verdi crea continuità visiva e strutturale lungo la Terrazza. La verticalità delle palme scandisce la passeggiata fungendo da filtro tra il mare e Città Giardino, mentre gruppi di tamerici ombreggiano le sedute.

Condominio solidale

Il condominio solidale, una struttura comunitaria a prevalente accoglienza abitativa. La Fondazione Pasquale ed Olga Pezzini ETS nasce a Viareggio ad opera delle due storiche Associazioni di volontariato “P.A. Croce Verde e Salvamento” e “V. A. della Misericordia”, per volontà del principale benefattore, Marco Pezzini, con lo scopo di realizzare una struttura residenziale destinata alla popolazione anziana, autosufficiente, collocata nell’ambito dell’area del disagio sociale, bisognosa di soluzioni abitative di sostegno che possano, grazie al coinvolgimento della vita comunitaria, allontanare l’esigenza del ricovero verso strutture sanitarie assistenziali, dimostrando la possibilità di poter risolvere e gestire, come Ente privato senza fini di lucro, tali problematiche in maniera autonoma. Gli ospiti privati o proposti dalle amministrazioni comunali con specifiche convenzioni, sono chiamati a versare solo un corrispettivo mensile calcolato in base al pareggio del bilancio economico annuale della gestione e dei costi dei servizi della struttura. Lo schema distributivo dell’edificio, progettato per un massimo di 40 ospiti, è di tipo estensivo ad un unico piano. Le unità residenziali sono autonome e realizzate tutte al piano terra con giardino privato mentre le aree comuni, destinate ai servizi, alla vita comunitaria e al verde pubblico, sono concentrate nella parte centrale e a nord dell’edificio, adiacente al quartiere, così da consentirne l’utilizzo anche ai non residenti.

La Gioielleria Chiocchetti risale al 1896 e oggi la IV generazione prosegue con Alberto Chiocchetti grazie all’inclinazione artistica del fondatore Frediano Chiocchetti. La gioielleria, con oltre 125 anni di storia, è un punto di riferimento in via Fillungo a Lucca. Il progetto coniuga tradizione e contemporaneità attraverso un concetto che unisce la sala storica, l’ingresso originale della gioielleria e la sala superiore. Le storiche vetrine esterne, realizzate con profili in ferro verniciato, sono state restaurate e integrate con un nuovo sistema di illuminazione. Nell’ingresso principale sono stati ridisegnati gli infissi interni utilizzando profili sottili in ferro e vetri temperati con i decori originali. La sala è rivestita con un tessuto realizzato dall’azienda Osborne e Little che avvolge lo spazio. Le vetrine fuoriescono a sbalzo per valorizzare gli oggetti preziosi al loro interno; sono rifinite in ottone spazzolato, materiale ripreso nel soffitto, nel banco e nel tavolino illuminato dalla luce Noctambule della Flos. Al lato della sala principale si trovano altre due sale: la sala storica, restaurata nelle decorazioni esistenti, e la sala destinata al corner Rolex, disegnata dallo studio 1 Unicum. Dal piano principale si accede con una elegante scala in legno al primo piano, dove è stata restaurata la sala degli argenti e trova sede il Laboratorio Rolex con un nuovo banco in ottone spazzolato e un tavolo su disegno, che unisce le due poltroncine Redondo di Moroso.

Il Museo d’arte moderna “Il Quarto Platano”, allestito al secondo piano di Villa Bertelli a Forte dei Marmi, nasce dalla volontà del Comune e della Fondazione Corrente di Milano di restituire al territorio la memoria culturale degli artisti che, tra gli inizi del Novecento e gli anni Settanta, hanno trovato in Versilia un luogo di ispirazione e confronto. Il progetto trasforma gli spazi storici della villa ottocentesca in un percorso permanente capace di intrecciare arte, architettura e paesaggio, valorizzando l’identità culturale locale. L’allestimento, curato da Jacopo Muzio – Studio Jam Architettura, si sviluppa attraverso cinque sale tematiche concepite come un continuum narrativo. Colori, supporti espositivi e dispositivi museografici definiscono ambienti distinti ma coerenti, in dialogo costante con il carattere architettonico della villa. Le opere di maestri quali Carrà, de Chirico, Guttuso, Campigli, Treccani, Soffici e Moore sono accompagnate da apparati iconografici e biografici che ricostruiscono il legame tra gli artisti e il territorio versiliese. Teche orizzontali “passepartout”, documenti storici e sedute integrate con le sculture favoriscono una fruizione lenta e partecipata, trasformando la visita in esperienza immersiva. Il museo integra così le attività culturali di Villa Bertelli, consolidandone il ruolo di centro civico contemporaneo e contribuendo a rafforzare la consapevolezza collettiva del patrimonio artistico e culturale di Forte dei Marmi.

In limine

Nel cuore della provincia di Lucca, il nuovo ingresso di questo complesso industriale si distacca dalla mera logica funzionale per elevarsi a vero e proprio manifesto architettonico. L’intervento non si limita a risolvere le necessità di una portineria o di un punto ristoro, ma ridefinisce l’idea stessa di soglia, trasformando un punto di controllo in un landmark identitario capace di comunicare i valori e la visione dell’azienda sin dal primo sguardo. Il progetto si misura con una sfida morfologica complessa: un lotto dalle dimensioni estremamente contenute, ulteriormente complicato da un importante dislivello altimetrico. Anziché subire questi vincoli, il progetto li assume come generatori di forma. La risposta architettonica si concretizza in una volumetria trapezoidale di grande rigore formale, organizzata attorno a un nucleo centrale opaco destinato ai servizi. Ai lati del blocco centrale si aprono due ali vetrate che ospitano la reception e il bar, stabilendo un dialogo costante tra interno ed esterno attraverso superfici riflettenti che smaterializzano i confini del costruito, restituendo al paesaggio una presenza mutevole e mai identica a sé stessa. L’elemento di sintesi formale è rappresentato dalla grande copertura aggettante. Questo sbalzo audace non solo protegge la scala di accesso al complesso, ma definisce una tensione dinamica tra la solidità degli elementi tettonici sospesi e la leggerezza delle facciate trasparenti.

Turignana

Il paese di Pruno è situato in Alta Versilia, tra antiche selve di castagni alle pendici delle Alpi Apuane, e ha come sfondo la Pania della Croce ed il Monte Forato. Posizionata in località Turignana, la proprietà rurale è formata da due edifici che versavano in uno stato di profondo abbandono; l’obiettivo del progetto è stato il recupero del complesso in abitazione, inserendo le necessarie precauzioni in ambito strutturale e di risparmio energetico senza alterare i caratteri forti e distintivi di un linguaggio architettonico spontaneo ed essenziale. I solai e le coperture sono stati realizzati in legno di castagno, come i pavimenti delle camere da letto e parte degli arredi, riprendendo la tipologia prevalente della zona; la muratura è stata in gran parte conservata, lasciando a faccia vista completa l’involucro esterno e stuccando le pietre dei paramenti interni con malta di calce, mentre le nuove partizioni interne sono state completamente intonacate. E’ stato inoltre ripristinato il manto di copertura in lastre di pietra utilizzando gli elementi di recupero precedentemente rimossi. I pavimenti ai piani terra degli edifici sono stati realizzati con la tecnica del terrazzo alla veneziana realizzato in opera, utilizzando come inerte principale il marmo cipollino, le cui vicine cave sono inattive da circa mezzo secolo. Le scale interne presentano una struttura in ferro con pedate in legno di castagno, essenza utilizzata anche per gli infissi sia interni che esterni.

Lo spazio collettivo della città svolge un ruolo fondamentale nella vita sociale della popolazione, rappresentando un luogo di incontro, scambio e confronto di idee ed esperienze, contribuendo a definire il rapporto tra cittadini, città e spazi pubblici. L’area di progetto si colloca al limite della prima fascia di espansione della città di Lucca, caratterizzata da una realtà articolata e ricca di potenzialità, tra cui la riqualificazione del tessuto sociale del quartiere. Dal punto di vista storico, l’area riveste un’importanza significativa ed è ancora ricordata come antico porto fluviale di Lucca, rimasto in funzione fino al 1860. Il progetto prevede la riqualificazione di una serie di spazi pubblici collegati in un racconto unitario dello spazio urbano, particolarmente grazie alla presenza della galleria pedonale. La galleria, lunga 310 metri, crea un asse urbano che collega Piazza Aldo Moro alle scuole lungo Via Savonarola, asse che delimita l’area commerciale della città. Lo spazio riprogettato restituisce la percezione di un ambiente unitario, caratterizzato da diverse modalità d’uso in funzione delle esigenze e delle fasce d’età. Particolare attenzione è rivolta alla sensibilizzazione ambientale e all’incremento delle aree verdi. Il progetto segue un programma funzionale volto a rivitalizzare lo spazio urbano, trasformandolo nuovamente in un’“agorà”. Attraverso un linguaggio monocromatico, in cui il bianco è elemento dominante, l’intervento viene unificato.

Il progetto indaga la tematica dello spazio collettivo coperto, come richiesto dalla committenza, con l’obiettivo di restituire un brandello di città al quartiere sorto attorno ad esso e, al contempo, di divenire cerniera tra la Contrada di San Concordio, la Stazione Ferroviaria e le Mura cittadine. Il modello ispiratore è quello della “casa nella casa”, in cui la grande pensilina assume il ruolo di elemento unificante delle parti che si sviluppano sotto di essa. Il volume vetrato nasce dall’esigenza di realizzare un ambiente chiuso e climatizzato destinato ad ospitare funzioni sia stabili che temporanee. Al piano terra è previsto uno spazio libero e flessibile, adatto ad accogliere attività di varia natura e suddivisibile tramite pareti mobili. Il primo piano è destinato a un piccolo centro ristoro con sala per l’utenza e grande terrazza affacciata sulla piazza, che diviene elemento di connessione tra spazio pubblico chiuso e spazio pubblico aperto. Elemento conclusivo dell’impianto è il volume di distribuzione verticale, che emerge dal livello del parcheggio fino alla piazza, integrando il vincolo del piano parcheggi preesistente con il nuovo disegno dello spazio pubblico. I materiali richiamano l’architettura industriale dell’area: pavimentazione in cemento liscio dalla cromia scura, elementi strutturali metallici e volume vetrato con struttura autoportante in acciaio. Il bianco, attraverso un linguaggio monocromatico, unifica l’intero progetto.

Premio Architettura Toscana

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