Con il Piano regolatore del 1876 nasce la cittadina balneare di Marina di Pisa. Tre piazze, due semicircolari ed una rettangolare oltre un grande slargo a nord,si affacciano su una strada che corre parallelamente al mare. L’intervento,attraverso la rigenerazione delle piazze Baleari, Gorgona e Sardegna e dello slargo Viviani tende ad innescare un processo di rigenerazione urbana dell’intero litorale. Il recupero delle piazze esistenti si è basato sulla ri-funzionalizzazione di spazi verdi per lo più inutilizzati, con l’introduzione di arredi e spazi gioco per bambini, mentre nella nuova Piazza Viviani, priva di una definizione urbana, gli spazi sono stati identificati utilizzando i pochi segni storici evidenti;lo “slargo” è stato suddiviso in un’area rettangolare, analoga a piazza Gorgona, con uno spazio per gli spettacoli,evocativo del Piano del 1892, ed un’area triangolare alberata destinata a parcheggio. L’evidenza del sistema è data principalmente dagli elementi ricorrenti nelle piazze che generano una matrice facilmente ripetibile: i filari di tamerici, la pavimentazione in calcestruzzo architettonico, la pista ciclabile, nonché gli arredi e la nuova illuminazione. A regime, come evidenziato nel plastico di progetto, nei tratti stradali pedonalizzati fra le 4 piazze il completamento degli elementi sopradetti, creerà un continuo con le piazze rigenerando un lungomare e facendolo diventare una vera attrattiva turistica e abitativa.
Il progetto dell’edificio “vasca per gli esperimenti idraulici e monumento a Galilei” dell’Arch. Giovanni Michelucci – Ripristino e Rigenerazione fa parte integrante e sostanziale del progetto complessivo PNRR – M5, C2, A2, I2.1- Progetto di rigenerazione urbana “riqualificazione parco urbano e archeologico della Cittadella piazza Terzanaia”. Per il concorso del PAT 2026 candido il progetto dell’edificio citato in quanto terminato nel periodo indicato nel bando. L’edificio è situato all’interno del parco della Cittadella Vecchia che dispone di zone fruibili differenziate, dalla zona archeologica con i reperti della Pisa medievale, al padiglione centrale del parco costituito dalla cavea per gli spettacoli, all’area ludica inclusiva per i bambini, ai boschetti e filari alberati che creano zone d’ombra gradite nelle stagioni estive ed infine gli antichi Arsenali per la promozione culturale e turistica della città. L’edificio esistente è stato oggetto di interventi miglioramento sismico, la parte di nuova costruzione con struttura mista calcestruzzo armato e carpenteria metallica, sono stati realizzati gli impianti tecnologici per l’agibilità, e l’intervento è conforme ai CAM ed al DSNH. L’edificio rigenerato avrà la funzione di ristoro e di relazione e contribuirà alla proposta storica, culturale e ambientale che l’area della Terzana contemporanea potrà offrirà ai fruitori, ma sarà anche un attrattore per le attività commerciali attraverso attività, tipo caffè letterario.
L’immobile, ubicato in prossimità del centro del paese, è in realtà di antica formazione, già presente nelle carte di fine ‘800 nonché punto di approdo del fosso Cilecchio, che lo lambisce sul fronte nord, fosso in passato navigabile ed affluente dell’Arno. La porzione di interesse presentava a piano terra dei locali destinati alla produzione del vino con la presenza di tini in cemento armato gettati in opera, al piano primo invece l’abitazione presentava caratteristiche anni 70 e molte carenze tecnologiche e distributive. Il progetto ri-funzionalizza tutta la porzione oggetto di restauro, aggiornandola alle esigenze attuali, senza dimenticare, almeno esternamente, la porzione adiacente, più tradizionale. I locali del piano terra, precedentemente dedicati all’attività agricola, vengono adeguati da un punto di vista igienico mantenendo però i segni del tempo, come i tini , modificati solo per essere resi accessibili attraverso l’esecuzione di alcuni varchi con lame ad acqua; il piano terra viene collegato attraverso una scala a chiocciola al piano primo. Il piano primo mantiene sostanzialmente tutti i vani con la sua funzione originaria, modificando solo lo spazio connettivo e distributivo. Esternamente viene epurato da alcuni aspetti poco pregio cercando di guardare ad una attualizzazione della tradizione: eliminazione del parapetto in ferro in favore di un nuovo in muratura con capo scala, eliminazione di oscuranti in favore di infissi ad anta unica che fa filtrare più luce
L’immobile, ubicato in prossimità del centro del paese, è in realtà di antica formazione, già presente nelle carte di fine ‘800 nonché punto di approdo del fosso Cilecchio, che lo lambisce sul fronte nord, fosso in passato navigabile ed affluente dell’Arno. La porzione di interesse presentava a piano terra dei locali destinati alla produzione del vino con la presenza di tini in cemento armato gettati in opera, al piano primo invece l’abitazione presentava caratteristiche anni 70 e molte carenze tecnologiche e distributive. Il progetto ri-funzionalizza tutta la porzione oggetto di restauro, aggiornandola alle esigenze attuali, senza dimenticare, almeno esternamente, la porzione adiacente, più tradizionale. I locali del piano terra, precedentemente dedicati all’attività agricola, vengono adeguati da un punto di vista igienico mantenendo però i segni del tempo, come i tini , modificati solo per essere resi accessibili attraverso l’esecuzione di alcuni varchi con lame ad acqua; il piano terra viene collegato attraverso una scala a chiocciola al piano primo. Il piano primo mantiene sostanzialmente tutti i vani con la sua funzione originaria, modificando solo lo spazio connettivo e distributivo. Esternamente viene epurato da alcuni aspetti poco pregio cercando di guardare ad una attualizzazione della tradizione: eliminazione del parapetto in ferro in favore di un nuovo in muratura con capo scala, eliminazione di oscuranti in favore di infissi ad anta unica che fa filtrare più luce
‘ICONIC beauty’ si sviluppa su una superficie di 47 mq. per un’altezza di 340 cm. Il volume si contraddistingue da ampie aperture – due per ogni lato affacciante su strada – e da un imponente trave trasversale mediano rispetto al vano atto a sostenere l’impalcato del piano primo. La strategia progettuale di ripartizione dello spazio minimo deve tenere conto delle funzioni richieste per le specifiche pratiche di lavoro. L’impianto distributivo trae spunto dalla particolare conformazione degli infissi ad impianto triangolare, unica preesistenza caratterizzante questo interno. Il tema geometrico della raggera assurge dunque a sistema distributivo ordinatore fondamentale: le linee concorrono al vertice prossimo agli ingressi e stabiliscono, secondo un criterio gerarchico di successione spaziale e funzionale, la posizione dell’area di attesa con il guardaroba, della ricezione, con banco integrato nel dispositivo scenografico del mobile espositore, delle aree dei trattamenti estetici ed infine dei servizi (bagno, antibagno e ripostiglio-spogliatoio). L’elemento monolitico del mobile, attrezzato su tutte le facce con ripiani e comparti inferiori, posto a divisione tra lo spazio pubblico da quello riservato ai trattamenti, diviene il dominio della nuova organizzazione spaziale. Al contempo diviene oggetto emblematico evidenziandosi dall’esterno grazie alla sua favorevole posizione visibile dalle vetrine affaccianti sui percorsi principali.
Il progetto prevede la realizzazione di un edificio produttivo per la cantieristica navale nell’area di Porta a Mare, a Pisa, inserito in un contesto caratterizzato da infrastrutture portuali e insediamenti esistenti. L’intervento si pone in continuità con tale ambito, reinterpretando l’architettura industriale contemporanea attraverso una composizione chiara, riconoscibile e coerente, capace di coniugare funzionalità, identità e qualità spaziale. L’impianto planimetrico è concepito come un grande spazio unitario, privo di partizioni interne salvo per gli ambienti di servizio, organizzato secondo una maglia strutturale prefabbricata in cemento armato. Tre impalcati aperti verso l’area produttiva consentono a tecnici e armatori di supervisionare le lavorazioni e l’avanzamento delle imbarcazioni dai vari livelli. La copertura è caratterizzata da sistemi di illuminazione zenitale a shed, che garantiscono luce naturale diffusa e controllata, migliorando le condizioni operative e il comfort interno, e integrano un impianto fotovoltaico da 250 kW ca. Il linguaggio architettonico ricerca un equilibrio tra essenzialità formale ed elementi identitari: il volume è definito da superfici in calcestruzzo scandite da ampie aperture che evocano il profilo delle imbarcazioni. Le facciate richiamano le tonalità dell’ambiente marino, favorendo l’inserimento nel contesto, mentre le sistemazioni esterne, con ampi spazi vegetativi, completano l’intervento migliorando la qualità ambientale.
Il progetto prevede la realizzazione di un edificio produttivo per la cantieristica navale nell’area di Porta a Mare, a Pisa, inserito in un contesto caratterizzato da infrastrutture portuali e insediamenti esistenti. L’intervento si pone in continuità con tale ambito, reinterpretando l’architettura industriale contemporanea attraverso una composizione chiara, riconoscibile e coerente, capace di coniugare funzionalità, identità e qualità spaziale. L’impianto planimetrico è concepito come un grande spazio unitario, privo di partizioni interne salvo per gli ambienti di servizio, organizzato secondo una maglia strutturale prefabbricata in cemento armato. Tre impalcati aperti verso l’area produttiva consentono a tecnici e armatori di supervisionare le lavorazioni e l’avanzamento delle imbarcazioni dai vari livelli. La copertura è caratterizzata da sistemi di illuminazione zenitale a shed, che garantiscono luce naturale diffusa e controllata, migliorando le condizioni operative e il comfort interno, e integrano un impianto fotovoltaico da 250 kW ca. Il linguaggio architettonico ricerca un equilibrio tra essenzialità formale ed elementi identitari: il volume è definito da superfici in calcestruzzo scandite da ampie aperture che evocano il profilo delle imbarcazioni. Le facciate richiamano le tonalità dell’ambiente marino, favorendo l’inserimento nel contesto, mentre le sistemazioni esterne, con ampi spazi vegetativi, completano l’intervento migliorando la qualità ambientale.
Nell’ideazione della Casa sotto la nuvola, l’approccio progettuale ha privilegiato una ristrutturazione ricostruttiva non fedele al fabbricato preesistente, affrontando la complessità dell’inserimento nel paesaggio collinare toscano. L’edificio è stato concepito per ridurre l’impatto visivo sulla viabilità storica della Francigena, orientando il progetto lungo la perpendicolare al crinale secondo un asse nord-sud. I criteri guida hanno riguardato l’immersione nel paesaggio tramite rapporti interno esterno definiti da cannocchiali ottici, l’uso di geometrie stereometriche che reinterpretano il manufatto originario, la continuità visiva degli spazi esterni, la preservazione della vegetazione autoctona e cromie coerenti con il contesto rurale. Particolare attenzione è stata dedicata alla percezione del volume nel paesaggio, calibrando pieni e vuoti per ottenere un equilibrio controllato. I due corpi volumetrici, separati ma connessi da un percorso loggiato assiale, garantiscono privacy tra dépendance e fabbricato principale, mantenendo la memoria del sedime storico attraverso un linguaggio contemporaneo. Negli alzati si conserva l’archetipo della casa, un rettangolo sormontato da un triangolo, enfatizzato dal cannocchiale ottico verso valle e dallo sbalzo terminale che genera uno spazio coperto antistante il living. La distribuzione interna riprende la logica di Mies Van Der Rohe, con la zona notte al piano terra e la zona giorno al livello inferiore.
Il progetto del nuovo Liceo Montale di Pontedera nasce dalla volontà di superare il modello tradizionale basato su aule e corridoi separati, che limita il senso di appartenenza degli studenti. L’aula non è più un luogo isolato, ma parte di un sistema più ampio concepito come paesaggio didattico continuo, in cui tutti gli spazi contribuiscono all’esperienza educativa. Il progetto introduce il concetto di cluster: aggregazioni di aule, laboratori e spazi di relazione, organizzate per anno scolastico. In questo modo gli studenti si identificano non solo con la propria aula, ma con un ambiente condiviso, favorendo socialità e scambio. La distribuzione rompe lo schema lineare del corridoio, articolandosi in percorsi dinamici con spazi di decompressione e relazione. Le trasparenze e le vetrate creano connessioni visive tra gli ambienti, stimolando curiosità e movimento, e rafforzando il senso di comunità. Dal punto di vista volumetrico, l’edificio si configura come un sistema dinamico di pieni e vuoti che diventano spazi vissuti. Anche le scelte tecniche, come le terrazze, integrano funzioni architettoniche e prestazionali. La matericità del laterizio lega l’edificio al contesto, rendendo leggibile la composizione e alleggerendo la percezione della massa grazie alla sua varietà. All’esterno appare compatto, mentre all’interno si rivela aperto, luminoso e permeabile, offrendo un ambiente inclusivo e stimolante.
La Fondazione Culturale sorge immersa nel verde della campagna di Casale Marittimo, paesaggio con cui l’architettura instaura un dialogo profondo. La committenza ha richiesto l’intervento su due scheletri a faccia vista, per un totale di ca. 1.000 mq di superficie interna, strutture incompiute da tempo e in stato di degrado, con impatti negativi sol contesto circostante. L’idea progettuale è quella del “ricostruire sul costruito”, mantenendo gli elementi esistenti, accogliendoli e mettendoli in relazione con il nuovo intervento. Prevale la lingua del contrasto rispetto a quella dell’assonanza, attraverso infissi in acciaio satinato, portali e frangisole con tecnologia meccanizzata in acciaio e legno di cedro ossidato, oltre alla pavimentazione esterna in Pietra di Matraia. L’unica nuova costruzione è la veranda esterna che, grazie ai pilastri in cemento esistenti, si appoggia con rispetto ed è realizzata da una struttura in ferro verniciata sostenuta da due capriate su disegno. I dettagli riprendono la gronda degli edifici con l’assito in legno di cedro e il “non concluso“ delle travi a sbalzo appoggiate alla capriata a vista. Grande attenzione è dedicata ai dettagli progettuali grazie al continuo scambio con maestranze e aziende coinvolte nell’opera. Il progetto della Fondazione culturale combina natura, cultura e immaginazione, integrandosi al paesaggio con materiali naturali e aperture retrattili che filtrano luce e vista su Casale Marittimo e l’Arcipelago Toscano.
Salendo lungo i rilievi della Toscana Metallifera, il paesaggio si apre rivelando una villa ottocentesca immersa tra pini marittimi e affacciata sul mare. Costruita da una famiglia livornese accanto alle preesistenze coloniche, la residenza nasce da un gesto chiaro: orientarsi verso l’orizzonte. Questo rapporto diretto con il paesaggio continua a definirne identità e valore. Il progetto si inserisce in questo equilibrio tra memoria e contemporaneità attraverso un intervento condiviso di AND Studio Architects, in dialogo con la visione della co-progettista, designer e artista Gabriela Brunner. Non un restauro neutro, ma un processo interpretativo che intreccia recupero architettonico, design e ricerca espressiva. Gli spazi interni sono ripensati come residenza d’artista, dove ogni ambiente favorisce contemplazione e produzione creativa. Una palette di verdi morbidi, materiali naturali e superfici tattili costruiscono un linguaggio essenziale, radicato nella cultura mediterranea e aperto a suggestioni contemporanee. Il design, con richiami retrò, si inserisce con discrezione. La luce diventa elemento progettuale centrale, capace di valorizzare geometrie e dettagli storici, trasformando gli ambienti nel corso della giornata. All’esterno, una pavimentazione disegnata ad hoc reinterpreta motivi tradizionali, creando continuità tra interno ed esterno. Il progetto restituisce alla villa una nuova vitalità, preservandone l’identità e aprendola a una rinnovata dimensione contemporanea
Il fabbricato è un tipico esempio di Villino Liberty, caratterizzato da un impianto a base quadrata che ha conservato la forma originaria. Le superfetazioni posteriori, aggiunte in epoca successiva, sono state eliminate per ripristinare l’assetto tipologico iniziale attraverso un percorso di ristrutturazione filologica. La demolizione delle superfetazioni ha consentito una ricomposizione coerente con i criteri degli altri fronti, evitando il falso storico e reinterpretando le relazioni interno esterno. Sono stati mantenuti i principi compositivi originari: assialità delle aperture, simmetria tripartita e recupero degli elementi decorativi come marcapiani e cantonali. Su questo prospetto si concentra l’intervento più significativo: l’inserimento di grandi aperture che instaurano un dialogo continuo tra gli spazi interni, la luce e il parco circostante. Per la riqualificazione del piano seminterrato è stato modellato il terreno creando un invaso inerbito che ne migliora l’illuminazione naturale. Anche la ridefinizione degli spazi interni mantiene la tripartizione planimetrica originaria, con lievi modifiche funzionali. Fulcro del progetto è la nuova scala interna, interamente metallica e ispirata geometricamente a quella storica, si apre assialmente verso il parco. Le pavimentazioni sono state reinterpretate integrando quelle esistenti. Infine, i nuovi servizi igienici sono stati ricollocati negli androni dei piani nobili, ripristinando adeguati spazi di ingresso e attesa.
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