Shelter #1

Shelter #1 è una struttura itinerante, montata per la prima volta nel quartiere del Macrolotto 0 di Prato, all’interno di un ex piazzale industriale abbandonato. Nell’attesa della futura cantierizzazione del piazzale per la realizzazione di un parco, l’area è stata aperta sotto forma di spazio pubblico temporaneo, permettendo alla cittadinanza l’immediata fruizione di un bene acquisito dalla pubblica amministrazione. L’intervento fa parte di una serie di progetti pilota sulla sicurezza urbana sviluppati dal Comune di Prato e finanziati da Regione Toscana, per promuovere forme attive di controllo del territorio. La struttura è stata di supporto ad una serie di attività estive che hanno animato un quartiere privo di spazio pubblico, dove risiede una delle comunità cinesi più grandi d’Europa. La costruzione, realizzata con sistema tubo-giunto, è stabilizzata da trentadue jersey e poggia su una piattaforma di asfalto assunta come matrice dimensionale del progetto. La struttura è quindi il risultato di una serie di dimensioni fisse, vincolate da elementi standard, che trova nel processo di progettazione e nella precisa esecuzione la sua forma finale. La creazione del giardino attorno alla struttura è stata condotta mediante una serie di cantieri collaborativi, addomesticando la vegetazione e riutilizzando i materiali trovati in loco. Shelter #1 è stato smontato a dicembre 2018, in primavera verrà rimontato con una nuova forma in un quartiere periferico della città.

Il museo civico è allestito all’interno di uno degli edifici storici più importanti di Prato e raccoglie opere d’arte che spaziano dal Medioevo al Novecento. Nella nuova concezione museografica, gli spazi del Palazzo Pretorio costituiscono una parte di storia che si somma a quella delle opere esposte. Con i nuovi interventi si è creato un percorso fluido e chiaro che partendo proprio dal riconoscimento del valore dell’architettura storica dell’edificio ne mantiene una lettura unitaria degli splendidi spazi interni. In questa ottica l’allestimento propone soluzioni chiare e trasparenti, cucite intorno al corpus delle opere e dell’architettura dell’edificio, utilizzando linguaggi propri e materiali contemporanei. Non ci sono ibridazioni storicheggianti, oppure repertori in stile, ma piuttosto rispetto e sensibilità verso i valori storici che informano l’intero progetto. L’evocazione è presente grazie all’uso dell’illuminazione, del multimediale, dei toni e dei colori neutri dei materiali scelti. Ma la loro natura tende alla purezza e all’astrazione, lasciando campo di espressione alla natura e ai vivissimi colori delle opere. Il ricorso al tessuto non è mai convenzionale: esso richiama caratteristiche storiche visive e tattili tradizionali (nell’uso delle tele e delle sete) e innovative (nell’uso dei tessuti tecnici e dei tessuti metallici). Oltre che un rimando alla produzione e alla storia di Prato, l’impiego del tessuto costituisce un omaggio all’arte di allestire in sé.

Il progetto di riqualificazione di piazza Bianchini a Iolo, frazione di Prato, è figlio di una progettazione partecipata con la cittadinanza per realizzare un luogo di valore e di socializzazione per il paese. Prima dell’intervento la piazza era impostata in due settori, disposti in modo simmetrico attorno ad una vasca, che ospitavano le sedute e le alberature. La vasca era ormai in disuso da tempo, gli alberi ormai cresciuti troppo creavano un eccessivo ombreggiamento che aveva causato la completa degradazione del tappeto erboso con le parti verdi diventate zone in terra battuta. L’elemento centrale e fulcro del progetto è oggi la fontana a terra, che zampilla per offrire divertimento refrigerio ed effetto scenografico, attorno alla quale si organizzano con un movimento centripeto una serie di spazi diversificati con aiuole multiformi e spazi dedicati alla sosta e ai camminamenti. La piazza è oggi caratterizzata da tre pavimentazioni nei vari settori della piazza. La pietra arenaria che dal centro della fontana e con linee poste a raggiera orienta i visitatori, le piastrelle esagonali di cemento che individuano e marcano le isole della sosta e l’asfalto colorato fa da sfondo e coagula le forme della piazza. Ai toni caldi delle pavimentazioni si aggiungono le aiuole in corten, che contengono la vegetazione della piazza articolata per offrire colore e forme diverse durante tutto l’anno, con i grandi alberi che garantiscono ombra alle sedute e colore nel periodo di fioritura.

Il progetto di Nio mira a favorire la permeabilità fra il centro e il suo territorio. L’edificio esistente viene integralmente conservato e lasciato intatto in tutti i suoi aspetti. A esso si accosta, in forma di anello, un nuovo volume che, riprendendo il disegno dell’originario parco circostante, si orienta verso la dimensione pubblica. Grazie alla nuova entrata, al bookshop e al ristorante situati all’interno di un corpo trasparente al piano terra, il Centro si rivolge all’esterno, sollecita curiosità, invita all’interazione, si apre alla città, mediato da un giardino sperimentale e da una ampia piazza. Il punto più alto del complesso espositivo è raggiunto da un elemento simile a un’antenna capace, da un lato, di rappresentare la volontà di captare le nuove forme di creatività vive nel territorio, dall’altro di denunciare la presenza importante di un luogo deputato alla loro promozione, di immediata visibilità sia per chi proviene dall’autostrada sia per chi arriva a piedi dalla città. Fin dalla prima formulazione del progetto, Maurice Nio ha scelto per il nuovo edificio un titolo dal forte sapore evocativo: Sensing the Waves, suggerendo la sua funzione di recettore (e magari anche di trasmettitore) capace di captare e divulgare le vibrazioni del tempo presente.

L’edificio esistente non è mai stato un esempio significativo di archeologia industriale. Il progetto propone di enfatizzare la più importante delle sue qualità che è la dimensione. L’idea è quella di trattare in modo uniforme l’intero volume con un rivestimento in alluminio anodizzato color bronzo con l’obiettivo però di non cancellare completamente la preesistenza. Questa nuova pelle metallica avvolge interamente l’edificio rafforzando la sua grande volumetria e il suo essere “un fuori scala” nel contesto urbano ma, allo stesso tempo, grazie all’effetto di trasparenza consente di mantenere parzialmente visibili le caratteristiche architettoniche dell’edificio esistente. La nuova immagine che la Camera di Commercio di Prato offre alla città è una sorta di sfocatura dell’edificio industriale del quale si continuano a vedere gli elementi principali: la serialità delle aperture, le cornici marcapiano e gli elementi decorativi rappresentativi. Una sorta di vedo-non vedo che moltiplica le possibilità di percezione del nuovo edificio contemporaneo.

L’edificio, posto appena fuori dalla città storica, è il frutto di un progetto di recupero di un’antica fabbrica tessile che ha re-interpretato la stereometria e la regolarità dell’edificio esistente, ed aperto il volume alla città. La nuova immagine offerta è una sorta di “sfocatura” dell’opificio industriale, che, come nei dipinti di Richter, introduce nuove dimensioni di significato. La struttura è stata rivestita da un tessuto in alluminio traforato bronzato, al fine di rendere visibile, in trasparenza, le caratteristiche architettoniche della costruzione preesistente. La progettazione degli interni è stata concepita come dialogo tra gli elementi caratterizzanti l’ex edificio industriale ed i nuovi elementi funzionali, generando degli spazi interni polivalenti aperti al pubblico, collegati da corridoi che rivestono la funzione di ambienti di relazione, e che restituiscono un’immagine rappresentativa del ruolo pubblico. L’apertura su via Baldanzi, che apre la sala Consiglio verso la città, ed una serie di “tagli” operati sull’edificio esistente, introducono segni contemporanei caratterizzati dalle forme architettoniche articolate e dal rivestimento in acciaio corten, enfatizzati dal nuovo ponte di collegamento in Uglass. La classe energetica dell’edificio è A+, conseguita utilizzando fonti di energie rinnovabili in ogni condizione di funzionamento, in particolare solare elettrico e termico, geotermia, tetto ventilato con isolamento in lana di pecora.

L’edificio, posto appena fuori dalla città storica, è il frutto di un progetto di recupero di un’antica fabbrica tessile. È un esempio significativo di edilizia industriale della città di Prato, caratterizzato dalla partitura cadenzata delle aperture dei fronti e, soprattutto dall’impianto planivolumetrico complessivo. L’edifico è rimasto intatto nelle sue caratteristiche architettoniche ad eccezione dei profondi tagli d’ingresso che delimitano l’Auditorium rispetto al restante edificio, tali da permettere la realizzazione, anche per mezzo del recupero delle aree attorno a Via Pelagatti (realizzazione nuovo parcheggio pubblico, percorso attrezzato di collegamento tra Via Valentini e Via Pelagatti, percorso verde attrezzato di collegamento con Via del Romito e di un tratto di pista ciclabile), di una relazione dell’intero edificio al contesto limitrofo ed appunto a Via Valentini, tradizionale asse direzionale della città di Prato. Dai tre tagli d’ingresso si accede all’interno di una grande corte centrale, che è sicuramente una delle parti più interessanti dell’edificio, sia per la dimensione e le proporzioni urbane, che la rendono uno dei luoghi “nascosti” più affascinanti di questo comparto urbano, sia per le caratteristiche architettoniche planimetriche e dei fronti. L’attuale corte interna si trasforma così in una nuova centralità urbana, una piazza-giardino relazionata al contesto limitrofo, anch’esso recuperato, con un nuovo, importante, collegamento a via Valentini.

Alloggi ERP

I 22 alloggi, facenti parte del 3° programma comunale P.E.E.P., si trovano in località Tavola nella parte sud-ovest del Comune di Prato, territorio ancora caratterizzato da ampie aree coltivate. Gli alloggi, distribuiti su due edifici, completano un lotto già parzialmente edificato, dove, ad un “muro argine” pubblico, sono affiancate a pettine varie stecche di abitazione per un totale di 72 unità. In questa logica di completamento i due edifici ricavano al centro un’area di verde pubblico a servizio di tutto l’insediamento. Il piano terra a pilotis è dovuto al rischio idraulico rappresentato dal vicino fiume Ombrone, ed ha ricreato un fronte strada al piano primo dove, diramando dal “muro argine”, sulla stecca più lunga (A) vengono disposti 16 alloggi duplex da 70 mq e sulla più piccola (B) 6 simplex da 45 mq. I fronti degli edifici sono in muratura a facciavista eseguita con mattone comune tinteggiato di bianco, compresi i frangisole delle logge di ciascun appartamento. Fanno eccezione i fronti arretrati lungo i ballatoi e i fronti interni alle logge, più protetti e interpretati quali elementi dotati di una maggiore domesticità e per questo intonacati e colorati. Marcapiani, elementi strutturali, vano ascensore e scale esterne sono in c.a. a facciavista, gradini e piani di calpestio delle scale in lamiera zincata antisdrucciolo. Il manto di copertura, a compluvio interno, è anch’esso in lamiera metallica.

La necessità di ampliare la scuola primaria I Ciliani nasce per soddisfare la domanda di spazi didattici in quest’area del territorio. E’ stato realizzato un edificio che ha incrementato le aule didattiche, i laboratori, la mensa e un archivio. La superficie è di mq 1300 disposta su due piani oltre al seminterrato e si attesta sulla struttura della scuola esistente su un asse est-ovest a confine con la proprietà. Le aule sul giardino sono dotate di grandi vetrate con lamelle frangisole. Sul lato nord le finestre sono a nastro e sono posti i percorsi distributivi dei piani. In copertura è presente un lucernario che illumina gli ambienti sottostanti fino al piano terra mediante un taglio vetrato nel solaio del piano primo. Le murature esterne hanno caratteristiche termiche ed acustiche rispondenti alle normative, negli ambienti sono presenti pannelli in fibra di legno colorati per eliminare il fenomeno di riverbero del rumore, il riscaldamento è a pannelli radianti a soffitto e tutta la scuola è dotata di connessione wifi. Esternamente sul confine è stato utilizzato un rivestimento in lamiera microforata di alluminio spessore 20/10 anodizzata montata su struttura in acciaio zincata. Vicino all’ingresso e al camminamento pedonale il rivestimento è caratterizzato da un disegno con alcuni alberi che richiamano la vegetazione esistente nel giardino scolastico e dà una propria connotazione all’intervento.

Il tema della semplicità in architettura non è nuovo. Dibattuto da Loos a Pawson, da Mies a Siza, è stato perlopiù limitato a questioni di ordine formale e costruttivo rendendo di fatto il minimalismo architettonico uno stile linguistico tra i tanti. Nel contesto attuale, in un momento in cui è evidente che l’economia globale ha ecceduto la capacità portante del pianeta, è un imperativo etico recuperarne il significato in un’accezione in cui la riduzione formale degli elementi sia affiancata dalla ricerca di sostenibilità e compatibilità ambientale. Nel caso degli alloggi per giovani coppie a Tavola si tratta di praticare una filosofia di design che persegua un pensiero sostenibile ai diversi livelli di cui è costituito un intervento di questo tipo: sociale, economico, compositivo, tecnologico, energetico, ambientale. Si tratta di un minimalismo di necessità da applicare al disegno, al programma e all’uso degli spazi, intimi e collettivi. Aumentare la qualità di un comparto di edilizia sovvenzionata riducendo forme, materiali e risorse energetiche attraverso un progetto di architettura contemporanea sostenibile, quale tentativo per definire alcune leggi della semplicità (Maeda 2006) fondate su: omettere il superfluo, progettare la semplicità nella complessità, incentivare nuove pratiche di vita a basso consumo, pensare come un architetto del paesaggio.

L’intervento di realizzazione della nuova Piazza dell’Immaginario rappresenta un’azione leggera dall’impatto profondo in un quartiere dove l’assenza di spazio pubblico costituisce un problema evidente. Capannoni, supermercati, case, ristoranti e negozi cinesi si interrompono per pochi metri all’interno del densamente costruito Macrolotto Zero per lasciare posto ad una superficie da ripensare e riqualificare. Ciò che prima era parcheggio diviene spazio aperto ai cittadini del quartiere e alle loro possibili iniziative. Il progetto si configura all’interno della seconda tappa di un percorso promosso nella Chinatown pratese dall’associazione Dryphoto arte contemporanea. In questa edizione 2015 le opere di Francis Alÿs, Bert Theis, Pantani-Surace sono strategicamente installate sulle facciate di tre edifici tangenti la piazza. L’obiettivo è quello di favorire e promuovere uno scambio culturale e riflessivo su quelle che sono le questioni legate al quartiere, e al suo immaginario. Se l’installazione di opere fotografiche delinea verticalmente i confini della piazza e ne definisce le intenzioni, la nuova pavimentazione traccia orizzontalmente il suo perimetro preciso e racchiude le sue potenzialità. Questi sono i punti di partenza progettuali per la realizzazione della nuova Piazza dell’Immaginario a Prato. La nuova pavimentazione viene quindi pensata simile ad un mosaico, capace di impreziosire lo spazio e al contempo ridefinirlo.

Premio Architettura Toscana

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