Il progetto di ristrutturazione ha interessato la ex canonica della chiesa romanica di San Donato, a San Gimignano. L’intervento ha trasformato l’immobile in una struttura ricettiva d’élite composta da sei camere e spazi comuni, operando un delicato equilibrio tra istanze conservative e sensibilità contemporanea. Il restauro ha previsto il consolidamento delle murature in pietra e l’eliminazione delle superfetazioni, ripristinando le volumetrie originarie. Le facciate riflettono la stratificazione storica del manufatto: l’impiego di imbotti metallici e infissi a profilo nascosto esalta la tessitura muraria, rendendo leggibili i segni lasciati dal tempo. All’interno, le nuove partizioni sono state concepite per integrarsi con discrezione, preservando la lettura della struttura d’impianto. Il progetto di interior design si distingue per una cura sartoriale: ogni elemento, dagli arredi ai corpi illuminanti fino alle maniglie in ottone, è stato realizzato su disegno. La matericità della tradizione è reinterpretata attraverso il travertino locale e un cotto bruno dall’impasto speciale, mentre negli spazi esterni il ferro corten crea un contrappunto cromatico con i paramenti lapidei. Una palette cromatica raffinata, fondata su un unico tono di grigio, unifica pareti, boiserie e infissi, accostandosi al calore del rovere chiaro, dell’ottone e dei velluti delle tappezzerie. L’intervento culmina in una piscina a sfioro su quattro lati, sospesa tra i vigneti e l’orizzonte toscano.
Ricupaglia è un casale immerso nei vigneti tra Magliano e Scansano, nel sud della Toscana, nato come tipico podere ex Ente Maremma assegnato ai contadini durante la Riforma agraria degli anni ’50. Il progetto di trasformazione nasce dal desiderio di creare una casa contemporanea e accogliente, capace di rendere omaggio all’architettura rurale maremmana e al paesaggio agricolo circostante.L’intervento conserva l’impianto originario e valorizza gli elementi costruttivi esistenti, come le murature in tufo e pietra, reinterpretandoli in chiave attuale. La scala esterna, da semplice elemento funzionale, diventa una quinta muraria in pietra faccia vista, trasformandosi in una nuova doppia facciata identitaria. Al piano terra, la distribuzione frammentata viene ripensata attraverso grandi aperture che connettono gli ambienti, dando vita a una “casa in movimento”, fluida e percorribile in ogni direzione, con un dialogo continuo tra interno ed esterno.Materiali tradizionali come pietra e cotto recuperato si affiancano a cemento e superfici più contemporanee, creando un dialogo tra memoria e innovazione.Le aperture esterne vengono ampliate per valorizzare la vista sui vigneti circostanti e aumentare l’apporto di luce naturale, trasformando l’edificio da struttura rurale schematica a organismo architettonico aperto, profondamente connesso al paesaggio e sostenibile, grazie anche all’impiego di soluzioni tecniche attuali come l’isolamento termico a cappotto e il tetto ventilato in legno.
Il nuovo Archivio Storico della Contrada della Chiocciola si configura come intervento di riqualificazione e ampliamento del complesso museale esistente, nel pieno rispetto dell’impianto insediativo storico. Il progetto ha privilegiato la conservazione dei caratteri architettonici originari, adottando soluzioni formali, materiche e cromatiche coerenti con il contesto urbano. L’opera si fonda sui principi dell’economia circolare, attraverso il recupero dei materiali e la rifunzionalizzazione di locali precedentemente destinati a magazzino, restituendo loro dignità e valore culturale. L’obiettivo è stato quello di riqualificare il contenitore per valorizzare il contenuto, ovvero il patrimonio documentale della Contrada, inteso come espressione della memoria collettiva. Gli spazi, per una superficie complessiva di circa 90 mq, sono stati resi accessibili tramite l’eliminazione delle barriere architettoniche. L’organizzazione funzionale distingue un’area di consultazione, con arredo su misura, e un ambiente destinato alla conservazione e catalogazione, con scaffalature compattabili. Il sistema radiante a pavimento, la ventilazione meccanica controllata e il nuovo impianto elettrico garantiscono le condizioni termoigrometriche idonee alla conservazione. Anche il prospetto è stato oggetto di riqualificazione, con nuovi infissi integrati da pannelli in corten incisi, che evocano la memoria storica della Contrada. L’intervento si completa con la sistemazione dello spazio esterno.
L’immobile è situato in contesto urbano di Firenze paesaggisticamente rilevante. Realizzato a metà degli anni 50, con cantonali perimetrali in pietra e porzioni di facciata ad intonaco, l’edificio con il progetto è stato oggetto di riorganizzazione funzionale con l’abbassamento del solaio di calpestio e la creazione di un 2° livello. Invariato, il repertorio materico attinge alla tradizione costruttiva non generando nuove declinazioni piuttosto riproponendo modelli consolidati. I nuovi rivestimenti parietali vengono ottenuti con un sistema a cappotto, costituito da lastre di pietra arenaria e rivestimento ligneo. Il lessico reinterpreta il repertorio con l’ausilio di espedienti quali cortine edilizie e fronti compatti, risolti con un ricercato equilibrio di pieni e vuoti. La forma stereotipo di “casa”, viene enfatizzata nel corpo edilizio distorto anche attraverso la ricerca di soluzioni alternative alla gronda aggettante, che altrimenti ne ibriderebbero la purezza formale dell’icona, introducendo soluzioni tecnologiche tutte espressamente tese alla esaltazione della forma pura dell’icona casa. Il corpo principale mantiene la sua forma elementare affidando la forza espressiva dell’architettura all’introduzione di aperture ordinate ed alternate. Rafforza ed articola lo spartito generale una cortina diaframma, elemento di modulazione della luce.
La casa è situata in un antico edifico del centro storico di Vinci, ridotto in stato di degrado. L’edificio era inabitabile e necessitava di un restauro globale con rifunzionalizzazione a scopo abitativo. Il primo intervento ha riguardato la struttura precaria dell’edifico, attraverso il rinforzo strutturale degli orizzontamenti e delle murature. Le opere interne sono state realizzate attraverso la modifica di aperture e divisori e con l’inserimento di servizi igienici al piano primo, oltre al rifacimento integrale degli impianti. Il passaggio dell’impiantistica di nuova realizzazione è stato realizzato nello spessore delle contro-pareti in progetto, non potendo diminuire le altezze interne. Il progetto di Restauro si è posto l’obiettivo di valorizzare le preesistenze. Durante la demolizione degli intonaci sono state rilevate alcune vecchie coloriture e ornamenti, che sono stati riscoperti e restaurati durante l’intervento. Sono state recuperati tutti gli elementi di carattere e dignitosi: le porte interne, le cornici e le scale in pietra. Quello che non è stato possibile restaurare, come il tetto e la scala interna, è stati ridisegnato con interventi mirati legati alla contemporaneità, che potessero dialogare con le preesistenze. Per valorizzare gli spazi sono stati utilizzate opere d’arte minori, ascrivibili all’astrattismo toscano degli anni ’60. L’ingresso esterno, ridotto a luogo fatiscente, è stato recuperato eliminando superfetazioni e con nuova illuminazione.
Ristrutturazione di un complesso così composto: al piano terra (di altra proprietà) a destinazione commerciale tra cui un ristorante, al piano primo, secondo e terzo a destinazione direzionale uffici, piano quarto ad uso residenziale con n° 2 appartamenti. Il progetto vede la riqualificazione dell’intero immobile, dal rifacimento di tutte e quattro le sue facciate, alla riqualificazione delle aree esterne, al rifacimento di tutti gli interni; sia nelle loro parti comuni sia nelle parti adibite ad uffici e residenze. Il trattamento della facciata vetrata su Viale della Repubblica e la nuova copertura trattata a verde in molte sue parti, diventano gli elementi caratterizzanti del progetto. Tutto questo a dare una nuova identità ed una nuova immagine all’immobile ed a renderlo riconoscibile dalla pubblica via. La facciata principale, i cui piani sono scanditi da solette aggettanti a evidenziarne il marcapiano, è interamente vetrata, e si piega a formare angoli curvi e convessi, alternati per piano; tutto questo a dare movimento e dinamicità alla facciata. La facciata interna invece, più intima in quanto prospicente il cortile condominiale, è trattata con balconi lineari tenuti assieme dai frame e dal verde che scende dai vasi ad essi applicati. Si viene quindi a creare una duplice caratterizzazione tra la facciata più pubblica, quella su Viale della Repubblica, e quella più privata, che dà sugli spazi condominiali.
Il progetto nasce dalla volontà di riqualificare, sia dal punto di vista estetico che funzionale, una villa unifamiliare realizzata alla fine degli anni Settanta e inserita all’interno di un’ampia area verde di proprietà esclusiva. L’intervento interpreta l’architettura esistente attraverso un linguaggio contemporaneo essenziale ed elegante, con l’obiettivo di ridefinire l’identità dell’abitazione mediante una nuova composizione volumetrica più armonica, equilibrata e proporzionata. La rilettura complessiva dei prospetti, insieme ad un accurato studio dei materiali, delle superfici e delle aperture, contribuisce a conferire all’edificio una rinnovata qualità estetica e percettiva. Particolare attenzione è stata dedicata al rapporto tra architettura e paesaggio: gli spazi interni dialogano con le aree verdi circostanti attraverso una maggiore continuità visiva e funzionale, valorizzando luce naturale, profondità prospettiche e connessione con l’esterno. Il progetto non si limita quindi ad una semplice ristrutturazione, ma propone una trasformazione complessiva dell’abitare, capace di coniugare memoria dell’esistente, comfort contemporaneo e ricerca architettonica.
L’intervento di restauro ha interessato il complesso del Conservatorio di S. Giovanni Battista le cui origini di monastero francescano risalgono alla fine del XIII secolo: coinvolti il chiostro di S.Chiara e la facciata nord. Nel primo caso i problemi erano legati sia a diffusi degradi superficiali, con estese lacune e distacchi, sia ad una parziale ricostruzione avvenuta nel dopoguerra che aveva fatto ricorso a materiali e a tecniche costruttive povere. Ciò aveva determinato situazioni di degrado anche strutturale nelle coperture e nelle murature dei livelli superiori che erano state realizzate ad una sola testa, creando situazioni di vulnerabilità. Per le murature è stato previsto un consolidamento strutturale con la tecnica dell’intonaco armato CRM con malte a base di calce NHL e l’utilizzo di reti preformate GFRP. L’applicazione è stata effettuata su entrambe le facce delle pareti ottenendo un miglioramento sismico senza alterare il comportamento globale dell’edificio. Sono state poi restaurate e valorizzate alcune colonne in pietra che risultavano occluse alla vista in quanto inglobate nelle murature. Nel secondo caso si tratta della facciata principale dove ha sede la Fondazione, adiacente alla ex chiesa di S.Giovanni Battista. Le distruzioni belliche non hanno interessato questa porzione di facciata, ma si registravano degradi vari e parziali distacchi. Qui è stato realizzato un restauro degli intonaci a base di calce naturale NHL ricercando le cromie originali.
Nel cuore della campagna toscana, immersa nella quiete del paesaggio di Fauglia, una piccola cappella sconsacrata viene trasformata in un nuovo spazio culturale dal nome Pailunga. L’intervento si inserisce all’interno dello storico complesso rurale noto come “Villa di Pailunga” e nasce dal desiderio di restituire al luogo una vocazione spirituale, pur mutandone la destinazione d’uso. La nuova abitazione è concepita non solo come residenza d’artista, ma come luogo dedicato all’arte e alla creazione, aperto a workshop ed eventi culturali. Il progetto architettonico è guidato dal principio di valorizzazione dell’esistente e dalla conservazione delle tracce storiche ancora leggibili. Operando con un budget limitato, il progetto privilegia il riuso di materiali disponibili in loco, accogliendo i segni del tempo e integrandoli in pochi nuovi gesti architettonici. La navata originaria mantiene la sua spazialità essenziale, mentre le nuove funzioni si inseriscono all’interno del volume senza alterarne la percezione complessiva. La palette colori, caratterizzata da tonalità vivaci, conferisce agli ambienti uno stile pop, restituendo una dimensione a misura d’uomo a spazi che altrimenti sarebbero risultati austeri. La scelta cromatica nasce anche dalla volontà di creare un netto contrasto tra i nuovi innesti e l’esistente. L’abside, oggi dedicata al pianoforte, diventa il fulcro simbolico del progetto: il luogo in cui espressione artistica e dimensione spirituale si incontrano.
Ospedale San Pietro Igneo L’incarico prevedeva di riqualificare sismicamente il blocco “B” dell’ospedale, per motivi legati al comportamento delle masse, l’edificio doveva essere diviso in due più piccoli e di forma regolare. Questa esigenza strutturale si è trasformata in un’occasione progettuale importante per rendere il luogo accessibile a tutti, così abbiamo deciso di demolire una porzione dell’edificio di scarso valore storico, risultato di annessioni di volumi e superfetazioni sommate nel tempo. Il nuovo vuoto è stato pensato come risoluzione e miglioramento dei percorsi pedonali per l’accessibilità a tutto il complesso ospedaliero ed in particolare al blocco “B”. Il progetto si compone di due elementi: “il portale” Collega in modo orizzontale a piano terra il percorso che dal parcheggio raggiunge la piazza dell’ospedale (asse X). A piano primo collega i vari reparti del presidio ospedaliero (asse Y). “la torre” Contiene un ascensore con aperture opposte, che collega in senso verticale, il piano terra con i due livelli sfalsati dei blocchi precedentemente separati, (asse Z). I due elementi si differenziano per forma e materiali in modo da denunciare la propria funzione e cercando un dialogo con il luogo. Il progetto da mera riqualificazione sismica si è trasformato in una occasione di riqualificazione dell’accessibilità dei percorsi a scala urbana e di edificio, rendendo il percorso urbano più accessibile e garantendo l’accessibilità all’intero blocco “B”
Il progetto restituisce nuova vita a un casale in pietra nella campagna della Val di Chiana, trasformando un edificio rurale essenziale in una casa contemporanea, confortevole e profondamente radicata nel luogo. L’intervento nasce da un principio di ascolto: conservare l’identità materica dell’esistente, evitando gesti invasivi, ma facendo dialogare memoria, benessere abitativo e misura del nuovo. La pietra locale è mantenuta come presenza fondativa; le integrazioni recenti vengono ricomposte con un linguaggio sobrio ma luminoso. L’involucro è riqualificato con materiali naturali biocompatibili: canapa sulle pareti interne, sughero espanso nel calpestio controterra e in copertura, intonaci interni in argilla ed esterni in calce naturale, pavimenti in pastellone di cocciopesto e parquet in abete di recupero. Le finiture diventano strumenti climatici e sensoriali: regolano umidità, migliorano la qualità dell’aria, restituiscono superfici morbide, calde, imperfette, seguendo la morfologia delle murature preesistenti senza rettificarle, in continuità con la storia dell’edificio. Cucina, bagni, davanzali, cornicioni, inferriate e arredi su misura sono disegnati con cura nel dettaglio come parti di un’unica narrazione, domestica e artigianale. Il risultato è un recupero che non vuole imitare o cancellare il passato ma reinterpretarlo, con l’intento di trasformare un casale dimenticato in un habitat sano, poetico e durevole, dove architettura, materia e vita quotidiana coincidono.
Il progetto converte Podere Cerreto, all’origine una torretta di avvistamento medievale, in un centro di innovazione e ricerca sull’energia e la sostenibilità, rivelando la memoria e le tracce dei suoi otto secoli di storia, e aggiungendovi un nuovo capitolo legato all’ambiente e al futuro, in intenso dialogo con quelli precedenti. La Via Francigena, che oggi lambisce la proprietà, attraversava originariamente il podere: questo elemento di memoria è stato rivelato tramite un tappeto lineare di pietre di recupero e un taglio sul muro di recinzione (due lame di corten e lastre in travertino) che punta verso il Castello di Monteriggioni e crea un nuovo accesso. Tutte le preesistenze sono state restaurate con il massimo rispetto, lavorando per analogia sull’esterno e per contrasto sugli interni, dove i materiali della tradizione sono valorizzati dalle aggiunte contemporanee. Il vano a tutta altezza attraversato dalla scala semiellittica, metafora dell’energia, fornisce luce dai lucernari verso gli ambienti circostanti, tramite delle perforazioni nelle murature cerchiate in ferro calamina, che si ripetono per tutto l’edificio connettendo gli ambienti di lavoro e riquadrando i paesaggi interni, cosi come le finestre riquadrano quelli esterni. I muri non portanti sono stati sostituiti da pareti in vetro, mentre a pavimento una resina materica colore della foglia dell’olivo attraversa tutti gli spazi, riquadra tappeti in cotto di recupero e crea elementi di arredo.
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