Il progetto di recupero di Villa Valdiperga si fonda su un principio di sottrazione degli elementi incongrui stratificatisi nel tempo, con l’obiettivo di restituire coerenza e leggibilità all’impianto architettonico originario. L’intervento valorizza i caratteri storici dell’edificio attraverso un accurato restauro delle proporzioni, delle aperture, dei materiali e dei dettagli costruttivi che ne definiscono l’identità. Accanto al recupero della preesistenza, il progetto introduce elementi contemporanei concepiti in modo misurato e rispettoso, capaci di instaurare un dialogo equilibrato tra memoria e innovazione. Le nuove soluzioni architettoniche non imitano il linguaggio storico, ma lo reinterpretano attraverso un segno essenziale e riconoscibile, mantenendo una continuità percettiva con il paesaggio e con la struttura originaria della villa. L’integrazione di opere d’arte, elementi di design e materiali naturali contribuisce a costruire una nuova qualità dell’abitare, in cui architettura, luce e materia diventano parte di un’unica esperienza sensoriale. Gli spazi interni vengono ripensati secondo criteri di maggiore fluidità, comfort e relazione con il contesto naturale circostante. Villa Valdiperga si configura così non solo come un intervento di restauro, ma come una riconversione contemporanea capace di restituire nuova vitalità all’edificio, trasformando il recupero del patrimonio storico in un’occasione per generare nuovi significati e una rinnovata identità abitativa
L’opera ha trasformato l’ex granaio trecentesco di Orsanmichele in un museo dove le sculture delle Arti fiorentine tornano protagoniste. Il nuovo allestimento ripensa il rapporto tra scultura e visitatore secondo le regole prospettiche e il punto di vista originario degli artisti, che concepivano le opere per una visione rialzata all’interno dei tabernacoli. Nel nuovo allestimento, le statue sono così collocate su podi a 1,40 m e incorniciate da fondali alti 4,50 m, che evocano in forma astratta le nicchie originarie e ristabiliscono una corretta relazione di scala con lo spazio. I materiali, metallo brunito e resine che richiamano pietra forte e marmo, dialogano con la matericità del luogo, mentre l’illuminazione integrata nelle catene valorizza opere e volte. Al PT, la completa apertura dei grandi portoni verso via dell’Arte della Lana e la creazione delle bussole trasparenti riaprono la Chiesa alla città, ristabilendo un dialogo diretto tra interno e spazio urbano. L’illuminazione discreta e puntuale valorizza lo spazio e i dettagli architettonici affreschi, altare di Sant’Anna e Tabernacolo dell’Orcagna. Il progetto ricuce il legame tra edificio e contesto urbano, riconsegnando a Orsanmichele il suo ruolo civile e culturale. Il nuovo allestimento e la nuova luce offrono una lettura rinnovata delle sculture, inserendosi con discrezione nell’architettura del’300. Un intervento silenzioso che restituisce Orsanmichele come spazio sospeso tra dimensione liturgica e museale.
Il progetto si inserisce all’interno di un tessuto moderno di qualità che da Lungarno del Tempio fino al Lungarno Colombo crea una cortina edificata continua in fregio all’Arno, alle colline di San Miniato, al Centro Storico. Un tessuto in cui molti illustri anonimi architetti, allievi della scuola del moderno toscano, hanno creato un linguaggio onesto e dignitoso, all’ombra dei grandi maestri. L’ex-hotel Columbus (oggi Columbus Urban Resort) si presentava in tono più dimesso, difficilmente distinguibile rispetto alle tipologie residenziali adiacenti, con un ritmo di vele verticali in muratura volte a celare i bagni in facciata. Alla luce di una ridistribuzione completa del layout interno, volto all’accorpamento e alla riduzione del numero di camere, il progetto prevede la completa trasformazione dell’involucro esterno, ispirato alla scansione verticale del progetto originale. Un sistema di lame in lamiera stirata vibra al sole consentendo al contempo privacy e panoramicità dell’hotel, rivolgendo lo sguardo verso le colline di San Miniato e il Centro Storico. Un nuovo progetto onesto e dignitoso viene posto all’ombra dei grandi maestri, un piccolo omaggio ai tanti illustri anonimi architetti del moderno toscano e al “contributo diffuso” che hanno offerto nel definire l’immagine della Firenze del dopoguerra.
Casa Esagono (1957-’59) è un’opera architettonica ad elementi modulari esagonali in legno, sospesi da terra, progettata da Vittorio Giorgini (1926-2010). Residenza estiva dell’architetto fiorentino fino al 1968, la casa diveniva il ritrovo di amici artisti come Robert Sebastian Matta e Gordon Matta-Clark, André Bloc, Isamu Noguchi ed Emilio Vedova. Assimilabile in pianta a un nido d’ape, l’opera è frutto di un accurato studio dei singoli elementi che compongono il manufatto. Dopo vari passaggi di proprietà e di stati di abbandono, il manufatto ha subito nel tempo delle manomissioni che ne hanno alterato gli aspetti cromatici e materici, fino a rendere precaria la sua stabilità a causa delle condizioni climatiche e dell’incuria. Dal 2013, grazie a una concessione d’uso con il Comune di Piombino, l’associazione B.A.Co. Archivio Vittorio Giorgini ne assume la gestione, fino a redigere con il DESTEC dell’Università di Pisa, e con l’ing. Marco Pio Lauriola, il progetto di restauro e consolidamento. A monte è stata eseguita una indagine diagnostica su tutti gli elementi lignei, in modo da avere una mappatura certa di tutti i tipi di legno che compongono il manufatto e il loro relativo stato di conservazione. Il progetto ha compreso la ricostruzione degli arredi originari andati perduti, grazie alla documentazione conservata in Archivio. Questo consentirà di rifunzionalizzare casa Esagono con residenze per artisti e studiosi.
Il rinnovo del antico in un contesto moderno che non stravolge l’autenticità del posto. Uno tra i palazzi storici del ‘400 più importati di Firenze, posto sulle colline, diventa oggetto di un intervento di restauro che dialoga con nuovi ambienti morbidi, contemporanei ed eleganti. La villa con una superficie di ca.2600 mq è composta da più corpi, che si affacciano sull’immenso giardino a gradoni all’italiana e con vista sulla città impareggiabile. Il progetto si pone, come scopo principale, il dialogo tra gli stili contemporaneo e preesistente, cercando di esaltare l’architettura storica tramite l’utilizzo di arredi disegnati su misura e icone dal carattere minimale e deciso. Sono stati riportati al loro splendore primordiale i soffitti in legno e affrescati, i pavimenti e i camini del ‘400 presenti in diverse stanze e le porte con le cornici in pietra. Il guscio architettonico è rispettato ed esaltato allo stesso tempo. I colori caldi e neutri creano un’atmosfera avvolgente e sofisticata, capace di valorizzare con discrezione l’architettura e definire l’identità di ogni ambiente della casa. Le sfumature delicate delle pareti e degli arredi fungono da cornice elegante per i dettagli preziosi presenti, permettendo loro di emergere con naturale armonia. L’intero ambiente è impreziosito da un attento studio della luce, naturale e artificiale, calibrata per esaltare volumi, texture e riflessi, contribuendo a creare un senso di equilibrio e relax.
L’intervento di recupero e di ampliamento della casa per soggiorni scout nella base Agesci “La Spianessa” ha consentito l’implementazione delle dotazioni igienico sanitarie e l’abbattimento delle numerose barriere architettoniche presenti. Il programma è stato attuato sia mediante una serie di opere all’interno del fabbricato colonico di remota costruzione sia mediante la realizzazione di un nuovo volume adiacente al fabbricato, dove hanno trovato luogo una nuova cucina industriale, nuovi servizi ed un vano tecnico. La volontà di rendere immediatamente leggibile l’intervento, rifuggendo facili e falsi esiti mimetici, ha suggerito la scelta di criteri tipologici e costruttivi propri della nostra Montagna ma in apparente contrasto con quelli dello storico casolare. La pulizia formale del nuovo volume, con struttura portante in calcestruzzo e acciaio, fronti intonacati, copertura a doppia falda inclinata rivestita con una lamiera brunita di rame ed un grande infisso sul fronte principale con portelloni scorrevoli in legno di castagno, garantisce la dovuta autonomia formale pur mantenendo un appropriato rapporto sia con il fabbricato storico, sia con il contesto ambientale.
Situato tra le dolci colline del Chianti, tra Firenze e Siena, il Borgo di Vitigliano affonda le sue radici nel Quindicesimo secolo, quando la famiglia Da Verrazzano acquisì i terreni e costruì il palazzo principale. La tenuta rimase alla famiglia fino al 1925, anno in cui passò al Marchese Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano, fondatore del Maggio Musicale Fiorentino e finanziatore dello stadio della Fiorentina. Dopo oltre trent’anni di abbandono, durante i quali vegetazione e degrado avevano sommerso corti ed edifici, un accurato progetto di restauro ha riportato il Borgo alla vita. Sei anni di lavori hanno trasformato questo luogo in un raffinato albergo diffuso dove storia, memoria e paesaggio si fondono con naturalezza. Il complesso comprende una villa con 13 suite, un dormitorio glamour da 8 posti letto, un teatro da 144 posti, una cappella con affreschi settecenteschi, una sala da ballo, un barbiere, un grande salone per banchetti e tre bar. Una serra in vetro collega gli edifici principali affacciandosi sulla vallata e sui vigneti, insieme alla piscina riscaldata immersa nel giardino. Materiali, colori e arredi richiamano la tradizione toscana: pavimenti in cotto, cromie del territorio e mobili realizzati su disegno ispirati all’artigianato locale. La storia del Borgo emerge anche negli interni, come nella Torre dei Libri con oltre 5.000 volumi e graffiti originali di guerra. All’esterno, giardini, orti, pergolati fioriti e una grande piazza minerale di ispirazione rina
Recupero dell’area delle mura medievali. L’area è a Pisa ed è compresa fra via Ninio Bixio e via Cesare Battisti. Per tutta la sua lunghezza è attraversata dalle mura medievali, salvo un piccolo tratto nella parte centrale, che fu demolito agli inizi del ‘900 per l’insediamento della ferrovia, successivamente dismessa. In seguito questo spazio urbano fu utilizzato come parcheggio dei pullman ed infine abbandonato, creando una frattura fra due quartieri della città, non più collegati. L’intervento ha “ricucito” questa frattura e recuperato un’area dismessa, configurandola come un parco urbano fra due quartieri significativi della città con panchine, spazio giochi per bambini ed aree dedicate alla ginnastica ed al relax; il tutto all’interno di una dotazione di verde piuttosto importante, 19.000 mq di prato con cespugli ed alberi ad alto fusto. Il recupero oltre che allo spazio verde sarà esteso all’edificio dell’ex stazione degli autobus, che sarà alienato e ristrutturato per una nuova funzione; in una seconda fase di intervento, verranno inoltre restaurate anche le mura medievali e realizzato un percorso in quota con una passerella in ferro, in corrispondenza della parte demolita.
L’idea che guida il progetto di ristrutturazione è quella di realizzare un edificio meno massiccio e chiuso di quello precedente, intervenendo sulla struttura edilizia esistente, che per motivi sismici deve essere adeguata, dovendo conservare l’involucro edilizio. L’obbiettivo è infatti o quello di migliorare la qualità architettonica e di integrare maggiormente la costruzione con il verde che la circonda con l’introduzione di pergole, banconi e finiture in legno. La luce naturale entra liberamente all’interno della costruzione e tende a smaterializzarla e a romperne la rigidezza del volume che si presentava come qualcosa di estraneo e indifferente ai caratteri del contesto ambientale. Nel progetto, improntato sulla chiarezza compositiva e sulla semplicità realizzativa sono stati anche introdotti elementi della tradizione progettuale delle ville degli anni Cinquanta-Sessanta – di cui esempi importanti si trovano anche nella zona dei Ronchi e Poveromo –particolarmente visibili nella soluzione delle pensiline che caratterizzano l’ingresso o nella sottile cornice inclinata che ricompone il prospetto principale che non nasconde le suggestioni di alcuni famosi progetti di Ponti. La stessa idea di un trattamento differenziato tra i prospetti vuole segnare l’attenzione a quel filone dell’esperienza moderna che non ha rinunciato a un rapporto con i caratteri dell’edilizia tradizionale che ha nella gerarchia tra i prospetti uno degli elementi più caratterizzanti.
La sede della Misericordia di Barberino Tavarnelle si rinnova attraverso un processo di metamorfosi architettonica che coinvolge struttura, involucro e organizzazione funzionale. Il progetto affronta il tema della rigenerazione degli edifici in c.a., supera il concetto di semplice ristrutturazione ed intreccia consolidamento strutturale, ridefinizione degli spazi interni e riqualificazione energetica. L’intervento risponde all’esigenza di una nuova unità d’impianto, capace di rendere leggibile l’architettura e di instaurare un dialogo contemporaneo con il paesaggio. Il rapporto tra preesistenza e nuovo intervento avviene attraverso una nuova pelle architettonica che non cancella ma lo valorizza i disordinati interventi della seconda metà del ‘900. Elementi strutturali in acciaio e lamiere diventano struttura e filtro insieme, garantendo sicurezza sismica e qualità estetica. La luce è modulata da superfici microforate che reinterpretano i merletti della tradizione locale, trasformando le lamiere in un tessuto vibrante legato alla sapienza artigianale del territorio. L’edificio adotta un linguaggio architettonico onesto e tettonico, dove il metallo assume un ruolo centrale: lasciato a vista nelle strutture e nelle finiture, dalle imbotti di porte e finestre alla nuova copertura, il materiale conferisce una tonalità calda e cangiante, integrata con il paesaggio urbano toscano. Il risultato è uno spazio in cui vecchio e nuovo si trasformano reciprocamente in una nuova identità.
Pierattelli Architetture firma il progetto di recupero di Pieve Aldina, boutique hotel del gruppo Domaine de Fontenille situato vicino a Radda in Chianti, lungo la strada che collega Firenze a Siena. Immerso tra uliveti e parte della collezione Relais & Châteaux, il complesso ospita 22 camere e suite, piscina, SPA e il ristorante “Le Rondini”, guidato dallo chef Flavio Faedi. Il progetto nasce dal restauro conservativo di un antico complesso vescovile del XII secolo composto da tre edifici storici: “la Pieve”, “Studiolo” e “Conventino”. L’intervento valorizza gli elementi originari dell’architettura rurale toscana — facciate in pietraforte, travi in legno, coperture in coppi, portici e soffitti decorati — integrandoli con dettagli contemporanei sobri ed eleganti. Particolare attenzione è stata dedicata all’edificio principale, vincolato dalla Soprintendenza, dove sono stati restaurati affreschi neoclassici e decorazioni murarie originali. Gli interni prediligono toni naturali e materiali del territorio come cotto, calce e legno, arricchiti dalle opere delle artiste Dune Varela e Stéphanie Montaigu. Il ristorante “Le Rondini”, ricavato negli antichi magazzini agricoli, fonde volte in ferro e terracotta con inserti moderni. Completano il progetto la SPA panoramica, la piscina immersa nel verde e un paesaggio lasciato volutamente aperto, senza recinzioni, per mantenere il legame autentico con la natura toscana.
Tutti i fienili toscani sono simili gli uni agli altri; ogni fienile toscano, quando si trasforma in casa, lo fa a modo suo. Lungo via del Colle, dove il paesaggio di Montelupo Fiorentino si apre verso la collina meridionale, il recupero di questo ex fienile non si limita a una semplice ristrutturazione, ma instaura un nuovo rapporto tra l’architettura e il territorio. L’edificio, originariamente collocato come elemento di separazione sulla cresta tra due versanti, viene reinterpretato come dispositivo di connessione paesaggistica, trasformando il proprio carattere chiuso in una nuova occasione di attraversamento e relazione. Il progetto si fonda sulla riscoperta dell’asse trasversale centrale, concepito come un cannocchiale visivo che attraversa l’intero corpo di fabbrica e mette in continuità il fronte di accesso a nord-ovest con l’orizzonte boschivo a sud-est. Questo spazio si dilata attraverso i due ingressi contrapposti, si sviluppa in altezza con un doppio affaccio interno e restituisce una nuova centralità distributiva all’abitare. La luce diffusa penetra dalle antiche feritoie, ricostruite con i laterizi originali, riflettendosi sulle superfici materiche degli interni. In questo grande vuoto centrale, una passerella aerea in metallo e vetro collega le ali del piano superiore, inserendosi con leggerezza sotto la copertura lignea senza interrompere la lettura della struttura originaria. L’identità dell’intervento si manifesta nella sincerità costruttiva dei materia.
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