Palazzo degli Affari

L’intervento contribuisce alla valorizzazione e al potenziamento del Polo Fieristico fiorentino costituito dal Palazzo degli Affari, dalla Villa Vittoria e dalla Fortezza da Basso. I lavori per la ristrutturazione del “Palazzo” sono durati 17 mesi e hanno trasformato i suoi cinque piani su una superficie di oltre 5.000 metri quadrati, in un centro congressi e spazio espositivo progettato secondo i più avanzati standard tecnologici. Spazi fluidi, giochi di trasparenza e qualche innesto contemporaneo. Così si è fatto rivivere il Palaffari realizzato da Pierluigi Spadolini nel 1974, che da anni versava in condizioni di degrado. Gli interventi più significativi sono stati: Ripristino e restauro dei pannelli prefabbricati delle facciate esterne, realizzato con gli stessi inerti dei pannelli originari, Nuova pensilina che identifica e protegge l’accesso principale, Sostituzione degli infissi con vetrate a tutt’altezza. Ampliamento del piano terra con un passaggio coperto, sul fronte del giardino, Nuove scale tra i piani -1, piano terra e primo. Flessibilità di esercizio delle sale congressuali consentita da pareti manovrabili. Rifacimento degli impianti di climatizzazione, elettrico e illuminazione, e impianti speciali, il tutto contenuto al di sopra di un controsoffitto di rete metallica stirata. Ci sono due nuovi coffe break al piano terra e sul roof top, oltre al ristorante al primo piano. . Intervento realizzato in collaborazione con Politecnica e Consilium

Borgo Banditaccia

La riqualificazione di Borgo Banditaccia si configura come un progetto di riconciliazione tra memoria e contemporaneità, restituendo unità a un complesso rurale stratificato e reinterpretandolo come organismo coerente tra architettura e paesaggio. L’intervento distingue ciò che conserva valore autentico, come le carraie voltate e il nucleo storico, da quanto si è aggiunto in modo incongruo nel tempo, rimuovendo le superfetazioni e ricomponendo il borgo lungo il suo asse originario in relazione diretta con la morfologia della dorsale collinare. Le nuove architetture si innestano su questa struttura senza mimetismi, attraverso una grammatica contemporanea fondata su materiali primari (pietra locale, laterizio di recupero e calcestruzzo a vista materico) e tecniche costruttive essenziali, capaci di dialogare con luce, vento e orizzonte. Il sistema si configura come un piccolo borgo compatto e poroso in cui pieni e vuoti, ombre e aperture regolano il rapporto tra interno ed esterno. In questo equilibrio, anche il progetto del verde partecipa alla costruzione dello spazio, non come elemento decorativo ma come struttura lenta che accompagna l’impianto architettonico, rafforzandone l’inserimento nel contesto agrario. La sostenibilità emerge come pratica integrata nell’uso dei materiali, nelle tecniche costruttive e nel controllo passivo della luce e del clima. Borgo Banditaccia diventa così un luogo in cui l’architettura ritrova il proprio ruolo di misura tra l’uomo e il territorio.

Il progetto ha previsto la ristrutturazione dell’edificio per uffici esistente degli anni 70, proprietà di Bel Real Estate Group: un corpo di fabbrica su 5 livelli disposto N/E-S/O con al piano terra una filiale di banca in esercizio accessibile dall’esterno. L’intervento ha previsto l’insediamento di uffici per un unico tenant, attraverso uno strip-out generale, consolidamenti strutturali, adeguamenti normativi, e nuovi fit-out di facciata e layout. Il disegno di facciata è ispirato alla modularità e al linguaggio dell’architettura rinascimentale toscana e la rielabora in chiave contemporanea. Il progetto stressa la tripartizione orizzontale dell’edificio, distinguendo le parti nell’uso di materiali e superfici, senza snaturarne le caratteristiche. La scelta di un numero limitato di colori e materiali e l’accento sull’alternanza ritmata delle ombre ha governato il linguaggio architettonico. L’edificio è concepito secondo criteri costruttivi e di sostenibilità all’avanguardia, e ha ottenuto la certificazione LEED Building Design & Construction for Core & Shell PLATINUM. Il tenant non autorizza diffusione degli interni. Crediti ulteriori: committenti: Bel Real Estate Group – project + cost management: D&D srl – DL generale, pratiche, BIM: ITISTUDIO – consulenti di progetto: ESA Engineering, GAD, BRAMA srl, Milano Engineering srl, T&A Termotecnica Antincendio, GREENWICH S.R.L., GAD Global Assistance Development – costruzione delle facciate: Greenstyle – foto: Carola Merello

Villa privata

Salendo lungo i rilievi della Toscana Metallifera, il paesaggio si apre rivelando una villa ottocentesca immersa tra pini marittimi e affacciata sul mare. Costruita da una famiglia livornese accanto alle preesistenze coloniche, la residenza nasce da un gesto chiaro: orientarsi verso l’orizzonte. Questo rapporto diretto con il paesaggio continua a definirne identità e valore. Il progetto si inserisce in questo equilibrio tra memoria e contemporaneità attraverso un intervento condiviso di AND Studio Architects, in dialogo con la visione della co-progettista, designer e artista Gabriela Brunner. Non un restauro neutro, ma un processo interpretativo che intreccia recupero architettonico, design e ricerca espressiva. Gli spazi interni sono ripensati come residenza d’artista, dove ogni ambiente favorisce contemplazione e produzione creativa. Una palette di verdi morbidi, materiali naturali e superfici tattili costruiscono un linguaggio essenziale, radicato nella cultura mediterranea e aperto a suggestioni contemporanee. Il design, con richiami retrò, si inserisce con discrezione. La luce diventa elemento progettuale centrale, capace di valorizzare geometrie e dettagli storici, trasformando gli ambienti nel corso della giornata. All’esterno, una pavimentazione disegnata ad hoc reinterpreta motivi tradizionali, creando continuità tra interno ed esterno. Il progetto restituisce alla villa una nuova vitalità, preservandone l’identità e aprendola a una rinnovata dimensione contemporanea

Villino

Il fabbricato è un tipico esempio di Villino Liberty, caratterizzato da un impianto a base quadrata che ha conservato la forma originaria. Le superfetazioni posteriori, aggiunte in epoca successiva, sono state eliminate per ripristinare l’assetto tipologico iniziale attraverso un percorso di ristrutturazione filologica. La demolizione delle superfetazioni ha consentito una ricomposizione coerente con i criteri degli altri fronti, evitando il falso storico e reinterpretando le relazioni interno esterno. Sono stati mantenuti i principi compositivi originari: assialità delle aperture, simmetria tripartita e recupero degli elementi decorativi come marcapiani e cantonali. Su questo prospetto si concentra l’intervento più significativo: l’inserimento di grandi aperture che instaurano un dialogo continuo tra gli spazi interni, la luce e il parco circostante. Per la riqualificazione del piano seminterrato è stato modellato il terreno creando un invaso inerbito che ne migliora l’illuminazione naturale. Anche la ridefinizione degli spazi interni mantiene la tripartizione planimetrica originaria, con lievi modifiche funzionali. Fulcro del progetto è la nuova scala interna, interamente metallica e ispirata geometricamente a quella storica, si apre assialmente verso il parco. Le pavimentazioni sono state reinterpretate integrando quelle esistenti. Infine, i nuovi servizi igienici sono stati ricollocati negli androni dei piani nobili, ripristinando adeguati spazi di ingresso e attesa.

Turignana

Il paese di Pruno è situato in Alta Versilia, tra antiche selve di castagni alle pendici delle Alpi Apuane, e ha come sfondo la Pania della Croce ed il Monte Forato. Posizionata in località Turignana, la proprietà rurale è formata da due edifici che versavano in uno stato di profondo abbandono; l’obiettivo del progetto è stato il recupero del complesso in abitazione, inserendo le necessarie precauzioni in ambito strutturale e di risparmio energetico senza alterare i caratteri forti e distintivi di un linguaggio architettonico spontaneo ed essenziale. I solai e le coperture sono stati realizzati in legno di castagno, come i pavimenti delle camere da letto e parte degli arredi, riprendendo la tipologia prevalente della zona; la muratura è stata in gran parte conservata, lasciando a faccia vista completa l’involucro esterno e stuccando le pietre dei paramenti interni con malta di calce, mentre le nuove partizioni interne sono state completamente intonacate. E’ stato inoltre ripristinato il manto di copertura in lastre di pietra utilizzando gli elementi di recupero precedentemente rimossi. I pavimenti ai piani terra degli edifici sono stati realizzati con la tecnica del terrazzo alla veneziana realizzato in opera, utilizzando come inerte principale il marmo cipollino, le cui vicine cave sono inattive da circa mezzo secolo. Le scale interne presentano una struttura in ferro con pedate in legno di castagno, essenza utilizzata anche per gli infissi sia interni che esterni.

Nel territorio della Val d’Orcia, a due passi da Montalcino, si inserisce senza enfasi questo intervento che coniuga le sistemazioni esterne con le volumetrie dei fabbricati recuperati ed ampliati. Il progetto, innanzitutto, cerca di risolvere le problematiche derivanti dagli interventi in situazioni ambientali da salvaguardare ed affronta i temi della moderna trasformazione del territorio agricolo, rifiutando a priori l’idea di realizzazioni di forte impatto in contesti paesaggistici di qualità. Al centro dell’insediamento sorge l’immobile principale, di remota origine, su cui sono evidenti opere ed aggiunte eseguite in periodi più recenti. Questa costruzione è circondata da altri corpi di fabbrica, utilizzati principalmente come cantine, e dai terreni dell’azienda. Gli immobili, prima dei lavori di recupero, si trovavano in una situazione di evidente fatiscenza. Il progetto ha previsto dunque il completo recupero delle volumetrie esistenti e la riqualificazione architettonica e morfologica della tinaia, limitando l’introduzione di nuove volumetrie di grandi dimensioni, che difficilmente sarebbero state assorbite in maniera non traumatica. Oltre al recupero di tutte le costruzioni preesistenti, si sono previste anche nuove volumetrie, che hanno tuttavia un impatto relativo sull’ambiente, poiché appaiono completamente integrate nel nucleo insediativo originario, grazie al processo di semplificazione e mimesi architettonica che ha guidato la progettazione. Le differenze es

L’intervento di restauro di Villa Ceragioli ai Ronchi si confronta con l’edificio degli architetti Aldo Rossi e Leonardo Ferrari, cercando di riportare alla luce i caratteri propri di questo luogo iconico. L’intervento si focalizza su alcuni degli elementi cardine della villa come gli ambienti al piano terra, le grandi vetrate angolari e le finiture sulle facciate, un progetto delicato e attento che ha voluto riproporre fedelmente il disegno originario degli elementi. Nell’ottica di far conoscere la villa, opera prima del famoso premio Pritzker, si è anche prodotta un’installazione-open house in grado di rivelare gli elementi compositivi e teorici alla base del progetto originario. In tale rilettura spaziale, l’impiego di tronchi ricavati da un albero di pino costituisce il mezzo di interazione con la villa e la pineta circostante. Come delle rovine classiche, una colonna è stesa nel giardino, un’altra si erige nell’angolo della casa, una terza si dispone al centro del salone con un capitello vitreo come supporto espositivo, mentre cinque rocchi sono disseminati nel prato.

Casa “La Rocca” Questa casa sulle colline di Lucca rappresenta il consolidamento e la trasformazione di un edificio esistente che comprende anche un ampliamento di circa 50 mq su due piani. Al primo piano una loggia verso Sud ed un portico verso Nord si aggiungono all’ampliamento. Questi due elementi sono costruiti con un carattere “rurale” e un po’ vernacolare usando pilastri massicci e architravi in legno. La parte posteriore della casa è stata risanata e staccata dal monte in modo tale da facilitare il collegamento con la piscina, con l’interno della casa al primo piano e la nuova terrazza. Al piano terreno sono stati fatti nelle murature di spina dei tagli piuttosto ampi per poter ottenere all’interno una vista che attraversasse da parte a parte l’edificio, creando una zona giorno unica. Al piano terreno la pavimentazione è stata realizzata in pietra di Vratza levigata in formato 60×80. Le superfici orizzontali del primo piano sono rivestite in Pastellone della Pennellotto srl. Tutti i bagni sono parzialmente in rivestimenti orizzontali e verticali di Limestone Turco e parzialmente in grassello di calce di tono e colore simile alla pietra. L’area della piscina ha una vista completamente aperta sulla piana di Lucca e ha come fondale visivo proprio le sue torri.

Il cimitero di Castel San Gimignano è un esempio paradigmatico di Camposanto nella campagna Toscana. La forma unitaria conserva visibili i suoi caratteri tipologici: un recinto con muratura in pietrame e campi di sepoltura su quote altimetriche sfalsate a seguire le pendenze del terreno. Il nuovo segno dei muri gabbionati contenenti pietra calcarea locale, dialogano con le sequenza lineari delle murature del recinto di confine e del muro a secco del salto di quota tra il campo superiore e inferiore. La conformazione a cappella dei nuovi loculi determina lo spazio per la preghiera e il ricordo. La massa plastica dei due cubi di pietra compongono dialettici rapporti tra interno e esterno, tra pieni e vuoti, tra memoria e presente. La scelta consapevole di impiegare muri gabbionati, utilizzati di consueto come contenimento di pendii e terre, è stata determinata dalla tensione espressa dal luogo. I muri a secco rappresentano il diretto legame fisico e spirituale con la vita di chi ha vissuto il contesto ambientale, civico e culturale. Luogo carico di storia e di lavoro con e per le terre: materia di sostentamento e di vita. Il muro a secco del terrazzamento tra i due campi è stato restaurato e integrato da una spalletta di protezione con gabbionature naturalizzate con essenze di sedum. Il campo superiore è stato piantumato a prato. Restaurati gli intonaci, la cappella esistente e le murature. Nuovi cipressi attenuano l’impatto visivo con loculi pre-esistenti.

Wood factory

L’edificio oggetto del nostro progetto è situato via Enrico Conti, 21 al margine nord-est del territorio comunale di Scandicci, posizionato all’interno di un’area situata in prossimità del tratto autostradale della A1. Fa parte di un complesso produttivo realizzato alla fine degli anni ’60 composto da tre corpi: un ampio capannone e due volumi tecnici (sala macchine/torre silos). L’intervento riguarda la demolizione e ricostruzione del corpo di fabbrica denominato “sala macchine” ed il recupero funzionale della “torre silos”. In sostituzione del volume demolito è stata realizzata una nuova struttura multipiano (4 piani) in legno, metallo e vetro che ospita uffici, laboratori e archivi. L’intelaiatura portante in acciaio è volutamente lasciata a vista, i solai sono in legno lamellare ed i tamponamenti verticali sono realizzati con struttura a telaio in legno ed ampie vetrate filtrate da brise soleil in legno. La “torre silos” ospita invece i servizi di connessione verticale (scala e ascensori), i servizi igienici ed alcune sale riunione. Sul fronte nord è stata posizionata una scala di sicurezza in metallo che avvolge l’edificio.

Casa Citerna

Situata all’interno di Poggio alla Croce (FI), Casa Citerna è il risultato di un intervento complesso di ristrutturazione e riqualificazione energetica su una antica casa adibita ad abitazione privata, originariamente parte di un palazzo storico frazionato nel tempo. L’intervento ha avuto come obiettivo sia la riorganizzazione spaziale della casa, con l’introduzione di nuovi spazi e servizi igienici, sia la reintroduzione di materiali e strutture tipiche del contesto, con forme e pose contemporanee. Tutti i solai in laterocemento, introdotti da interventi novecenteschi, sono stati sostituiti con solai lignei realizzati con legno di castagno e mezzane in cotto fatto a mano. Il progetto ha inserito nuovi varchi tra gli ambienti per creare spazi fluidi e continui, massimizzare l’ingresso della luce naturale ed eliminare il frazionamento spaziale introdotto da interventi recenti. Tutti i nuovi interventi sono segnalati con portali in acciaio, ed un nuovo grande camino rivestito in cotto dell’Impruneta caratterizza la zona giorno. Una nuova suite con studio e bagno privato impreziosisce la zona notte. L’intervento ha poi previsto un insieme di opere per la riqualificazione energetica della casa in bioedilizia, mediante l’uso di termointonaci interni ed esterni in calce e sughero, il rifacimento integrale del tetto con isolanti in fibra di legno ad alta densità, e l’installazione di un impianto in pdc con pavimento radiante.

Premio Architettura Toscana

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