Polo Logistico Prada

Un nuovo polo logistico Prada per gestire il prodotto finito ed i componenti: tre piastre orizzontali compatte, alte 10 metri, 33.000 mq di superficie complessiva, oltre edifici per controllo qualità ed attività accessorie, mensa e palazzine uffici. Così, nelle terre di Arezzo, si materializzano, elevandoli, i principi dell’usine verte teorizzati da Le Corbusier, anche grazie al proficuo confronto con Olivetti, quasi ottant’anni prima. Ora l’idea compositiva è di una fabbrica capace di incorporare il paesaggio circostante rendendo la natura parte integrante della costruzione. Così un’intera casistica di exempla (fatta di giardini pensili, luminosi pergolati-lucernari, filari di pioppi, argini e pendii, ecc.) è trattata alla stessa stregua degli elementi costruttivi tipici dell’architettura di Canali per Prada (come setti in calcestruzzo, reticoli e telai in profilati metallici, soffitti trasparenti, passerelle pedonali, vasti “pieni” murari, ecc.). E il ricorso all’open space per tutti gli spazi del lavoro: annullando le consuete chiusure opache della cortina muraria a favore di vetrate che smaterializzano i prospetti, fa diventare “facciata” la natura stessa. La qualità alta e colta di questa architettura per Prada, promossa e sostenuta da Committenti intelligenti (massima cura del prodotto ma altresì del benessere psicofisico delle maestranze) pare una delle risposte. Irrinunciabili contro l’emergenza climatica, a tutela del paesaggio italiano e del suo futuro.

Piazza delle Stanze Operaie e giardini Via XX Settembre: recupero ed accessibilità. Progetto Pubblicato su YearBook 8, cat. Giovane Talento del CNAPPC ed in corso di Pubblicazione su ‘Architettura al Centro, Firenze – Monografia under 40’ redatta da Edicom con partecipazione alla prossima Convention Architetti Under40 Toscana. Il tema che affronta l’intervento è quello del Design for All e dell’accessibilità agli spazi pubblici della parte alta di Castelfiorentino caratterizzati, da un’altimetria variamente articolata su 4 diversi livelli ove sono presenti importanti servizi pubblici, come il municipio, non facilmente raggiungibili con i mezzi, in modo da connettere le due parti della stessa Città, quella antica e la nuova, attraverso un percorso pedonale verticale meccanizzato, segnato da due ascensori di cristallo, riuscendo a dare accessibilità al più ampio numero di spazi pubblici. Dal punto di vista strettamente architettonico il progetto si confronta con un tema fondamentale: la minimizzazione dell’intervento in termini di impatto ambientale e quindi il confronto con l’esistente storicizzato nel corso degli anni, abbattendo tutte le barriere architettoniche. Dal punto di vista socio‐culturale l’intenzione è quella di tentare di ricucire una spaccatura all’interno della stessa città: un dislivello di oltre 17 metri tra la parte commerciale di Castelfiorentino (Piazza Gramsci) e il centro storico alto (Piazza delle Stanze Operaie) che è stato abbandonato dai “castellani” ed ha avuto un flusso in entrata di immigrati che l’hanno adibito a loro residenza.

“Tra venti o cinquanta anni le persone che passeranno da questo giardino si chiederanno perché nel 2021 la comunità di Quarrata dedicò un’area ad un gesto semplice come l’abbraccio. Approfondendo capiranno che ai nostri tempi, quelli della pandemia, darsi un abbraccio non era scontato. L’abbraccio al quale dedicheremo questa area è quello che la comunità di Quarrata vuole dare idealmente a tutti coloro che, in questa pandemia, sono deceduti per il Covid; ma anche l’abbraccio che i parenti di queste persone, molto spesso, non hanno potuto dare ai propri cari nel momento dell’addio”. Nel Febbraio del 2021 il Sindaco Marco Mazzanti, da dietro una mascherina, presentava alla popolazione la volontà di realizzare uno spazio destinato al ricordo delle vittime del Covid19: non un monumento. Uno spazio pubblico vivibile e accessibile ai cittadini di tutte le fasce di età. Uno spazio pubblico godibile dove ogni segno ha una ragione legata all’attualità e una storia da raccontare: Due figure in marmo a rappresentare l’abbraccio negato. Tendendo l’una verso l’altra, senza toccarsi, creano un termine ottico che individua il punto in cui ogni 10 Marzo sorge il sole, il giorno in cui l’Italia si ritrovò distanziata e impotente. La griglia di 2 metri dell’impianto di 89 cipressi, a simbolizzare il distanziamento sociale. I muretti bassi a forzare gli incontri, essi sono disposti a creare un passaggio obbligato tra le zone Sud e Nord, non rispettando il distanziamento imposto dal DPCM2020.

Ex centrale termica FIAT

Il recupero della Ex Centrale Termica costituisce l’ultimo tassello della rigenerazione urbana dell’area est di Novoli. L’edificio rappresenta uno dei rari esempi di archeologia industriale presenti a Firenze e il suo caratteristico skyline è stato mantenuto a memoria della originaria vocazione produttiva. L’imponente volume centrale, alto 30 m, è stato rifunzionalizzato per accogliere attività polivalenti su 4 livelli, per una superficie complessiva di 1400 mq. Il piano terra, articolato tra i basamenti delle caldaie funge da ingresso e spazio flessibile. Al primo piano si trova la monumentale sala caldaie, recuperata conservando l’originale sistema di passerelle sospese, oggi resa accessibile, oltre che dal livello inferiore, anche direttamente dall’esterno. Così come i due livelli superiori e la terrazza sommitale, fino ad oggi accessibili solamente attraverso il complesso sistema di scale e passerelle interne Il fulcro funzionale ed estetico dell’intervento risulta essere il nuovo sistema di collegamento verticale esterno. La struttura, aggettando gradualmente verso l’alto fino alla terrazza sommitale è caratterizzata in facciata da profilati di acciaio zincato che compongono un disegno di ispirazione organica. La contaminazione della massiccia volumetria della Centrale da parte di una struttura leggera e flessuosa permette, senza mimetismi storici, di valorizzare per contrasto le caratteristiche dell’edificio esistente donandogli nuova vita e rinnovate funzionalità.

Piazza San Lorenzo

La presenza di tre emergenze monumentali: Chiesa di Santa Maria delle Grazie, Chiesa conventuale di San Lorenzo, Oratorio di Sant’Ansano, posizionate su uno scenografico fondale teatrale con quinte sfalsate fa di Piazza San Lorenzo un unicum nazionale. Il progetto è ordito su questo tema con un vasto invaso, pavimentato in pietra di Firenzuola, che ricompone l’originario status percettivo del luogo. Lungo i fianchi laterali est ed ovest sono realizzati filari alberati che definiscono sia nuovi percorsi che spazi di relax. La strada ad est viene liberata dagli stalli auto e ridotta di sezione al fine di far dialogare i fronti edilizi con il nuovo spazio pubblico. Il progetto si incentra nel dialettico rapporto tra naturale e minerale dove le masse plastiche dei Monumenti e del Tessuto Urbano minore dialogano attraverso la cangiante riflessione delle superfici pavimentali a rugosità differenziata e con il sistema di luci ad incasso a pavimento. L’inserimento dell’elemento naturale oltre alle ragioni ecologiche, rappresenta un legame con la memoria e la storia del luogo: l’area di progetto era storicamente sede di vivai ed orti, si ricorda che l’attività vivaistica è storicamente documentata all’interno del complesso di San Lorenzo fino a pochi decenni fa, inoltre Pistoia, da sempre, ha con la coltura vivaistica un rapporto di simbiosi. Memoria e innovazione trovano nel progetto un equilibrato dialogo all’insegna di un nuovo e contemporaneo scenario di paesaggio urbano.

“La priorità sono le cose possibili”- Oriol Bohigas La qualità di una città si rispecchia nei suoi spazi pubblici. Partendo da questo principio, il progetto per Piazza Viani nella Darsena Vecchia di Viareggio definisce un intervento di rigenerazione urbana concepito a misura d’uomo. L’area rende omaggio all’artista Lorenzo Viani con un’installazione dedicata, ma si configura soprattutto come un rinnovato spazio pubblico per la mobilità dolce e la socialità, restituendo alla città un luogo prima sottoutilizzato. Luce, materiali e vegetazione sono i cardini del disegno architettonico. L’intervento integra la luce artificiale, rinnovata da un moderno impianto pubblico, con quella naturale. Quest’ultima viene esaltata dal disegno compositivo delle aiuole e dall’uso di finiture chiare, quali il travertino e il calcestruzzo architettonico; nello specifico, le fasce in travertino dialogano con il vicino edificio Codecasa, proiettandone e ribaltandone la facciata geometrica sulla piazza. Il patrimonio verde costituisce l’altro pilastro fondante: la conservazione dei pini domestici esistenti favorisce la transizione verso logiche di reti ecologiche urbane e preserva l’identità visiva della piazza, definita dalla copertura delle chiome. L’arredo garantisce accessibilità totale e diverse modalità di sosta, integrando la scultura “La Baldoria”. La piazza diventa così un dispositivo urbano al servizio dei cittadini, embrione del masterplan della Darsena Vecchia redatto dal nostro studio.

Da “secolare squallore a nuova vita restituita”, così si può sintetizzare il restyling di Piazza del Popolo nella frazione di Selvatelle, nel comune di Terricciola. Un’operazione di ricucitura urbana e di rinnovamento architettonico, concordata con la comunità locale attraverso la progettazione partecipata, che è riuscita a raggiungere l’obiettivo di riportare adulti e bambini a riappropriarsi di uno spazio così fondamentale per la piccola comunità locale. L’idea progettuale si muove quindi nella direzione di mettere in comunicazione l’area con il contesto urbano circostante, attraverso l’apertura della piazza alla città, e di convogliare una nuova tesione ed una energia sociale attraverso una netta rottura con qualsiasi richiamo alla piazza esistente, soprattutto sotto l’aspetto visivo, proponendo un disegno artistico e contemporaneo. Le linee nette e decise dell’architettura, spezzate e non lineari, che si interrompono e che cambiano costantemente, sono le tracce di quella tensione e di quell’energia, spesso bloccata, che vive all’interno di ognuno di noi e, proprio come in un quadro di Kandinskij, la piazza viene pervasa da ritmi e variazioni formali e cromatiche che sembrano parlare al fruitore e sembrano esortarlo a non accontentarsi e a vivere una vita piena di energia e di cambiamenti.

Da Piazza a Piazza

Il Progetto “Da Piazza a Piazza: Rigenerazione e Rivitalizzazione economica del Centro Urbano di Certaldo” propone l’adeguamento funzionale e formale di parte del percorso urbano dell’ex S.S. n. 429 che attraversa l’intero territorio comunale in direzione sud/est (Poggibonsi) e nord/ovest (Empoli).
Il Progetto che rientra nei finanziamenti PNRR: PROGETTI INTEGRATI DI RIGENERAZIONE URBANA MISSIONE M5C2 “INFRASTRUTTURE SOCIALI, FAMIGLIE, COMUNITÀ E TERZO SETTORE”.
Nella sua stesura più ampia riguarda investimenti volti per lo più al miglioramento di ampie aree urbane degradate dell’armatura urbana di Certaldo Basso.
La Nuova configurazione urbanistica pensa ad una rigenerazione e rivitalizzazione economica del tessuto cittadino, con particolare attenzione alla creazione di nuovi servizi alla persona e alla riqualificazione dell’accessibilità e delle infrastrutture, anche con la creazione di un nuovo polo socio – culturale, permettendo la trasformazione delle aree più vulnerabili in luoghi intelligenti, sostenibili e resilienti.

Il nuovo parco lungo le mura di Pistoia nasce da un cambio di approccio ai concetti di parco e di mobilità, non punta solo sull’estetica, ma sul mantenere con rispetto le strutture esistenti, adattandole alle necessità di una cittá moderna. Un percorso veloce attraversa il parco e connette parti della città, un secondo tracciato, lento e sinuoso, accompagna il torrente Brana. I due percorsi dialogano tramite sette nuove aperture centinate nel muro dell’ex Tiro a Segno che, da elemento di separazione, diviene connessione visiva e fisica tra il parco, le mura storiche e il paesaggio fluviale. Parte della pavimentazione della pista ciclabile esistente viene mantenuta, ritagliandola e integrandola con superfici verdi, creando prospettive spezzate che suggeriscono un avvincente percorso lungo fiume, un sentiero tra erbacee e arbusti che restituisce la percezione di un paesaggio spontaneo e vivo. Parallelamente la nuova pista ciclabile attraversa il parco, usando strutture esistenti come traguardo, incentivando lo spostarsi con mezzi alternativi tra le parti della città, mentre il terreno bonificato interno all’ex area di tiro viene modellato seguendo un andamento naturale lungo le mura. L’intervento introduce una natura diffusa e biodiversa creando nuovi habitat per insetti, uccelli e piccoli animali. ll parco si configura così come un progetto sostenibile, capace di intrecciare memoria storica, mobilità lenta e rigenerazione ecologica in un nuovo paesaggio pubblico.

Palazzo San Jacopo

La principale sfida del progetto di Palazzo San Jacopo è stata quella di intervenire su un edificio incompiuto degli anni Novanta che, per lungo tempo, ha rappresentato una frattura nel tessuto storico della città in prossimità di Porta San Jacopo. Il fabbricato si presentava come un elemento estraneo al linguaggio architettonico del contesto, alterando l’equilibrio percettivo e urbano di una delle aree più sensibili di Lucca. L’intervento non è stato concepito come la semplice conclusione di un edificio incompleto, ma come un processo di ricucitura urbana e architettonica. Il progetto nasce dalla volontà di reinterpretare il linguaggio storico della città attraverso un approccio contemporaneo, evitando sia la replica filologica sia il contrasto volutamente autoreferenziale. L’ispirazione deriva dalla tradizione della ricostruzione interpretativa sviluppata in Toscana nel secondo dopoguerra, dove il dialogo con la memoria storica avveniva attraverso proporzioni, materiali e dettagli coerenti con il contesto, pur mantenendo un carattere contemporaneo. Attraverso l’uso di superfici materiche, cromie calibrate, lamelle frangisole e una pelle metallica traforata nel cortile interno, il progetto costruisce un rapporto equilibrato tra antico e nuovo. L’edificio viene così trasformato in una presenza discreta e armonica, capace di ristabilire continuità con il paesaggio urbano storico e di restituire a Porta San Jacopo un nuovo equilibrio architettonico.

Piazza San Bartolomeo

Il progetto per Piazza San Bartolomeo a Pistoia conclude un lungo e graduale percorso di restituzione all’uso pubblico di uno spazio da sempre occupato da parcheggi. Si tratta di un intervento di rinnovamento puntuale, volto a creare condizioni di vivibilità e a ridefinire uno spazio pubblico incompiuto. Un precedente tentativo, risalente a circa vent’anni fa, aveva introdotto una pavimentazione in cemento architettonico senza riuscire a consolidarne l’uso pedonale, lasciando lo spazio privo di arredi e nuovamente occupato da parcheggi informali. La scelta di mantenere la pavimentazione originaria, dettata anche da vincoli di budget, diventa occasione progettuale: un sistema di intarsi integra i nuovi impianti e introduce elementi di verde, attivando un processo di trasformazione basato su operazioni mirate di sottrazione e demolizione. Soglie, panche ed elementi salvapiante, realizzati con scarti di marmo ricomposti, si inseriscono nel nuovo disegno. Il progetto attribuisce un ruolo centrale al microclima, con l’inserimento di otto alberi che migliorano il comfort ambientale, offrendo ombra e mitigando le temperature. La specie scelta, a crescita lenta, ha un portamento ad ombrello, capace di costruire nel tempo un diffuso tetto verde. La piazza diventa uno spazio dedicato alla socialità: al posto del parcheggio, un sistema diffuso di sedute. Le panche, disposte a croce, favoriscono dialogo, incontro e gioco, articolando lo spazio in una sequenza di piccole “stanze”.

ÆDICULA

ÆDICULA è un dispositivo urbano permanente, realizzato all’interno di “Abito dunque sono”, percorso partecipato di rigenerazione urbana a base culturale sul tema dell’abitare. Il percorso è stato avviato per rispondere alla richiesta della comunità e dell’Amministrazione di Rignano di ridare nuova vita e maggiore sicurezza ad alcuni luoghi del paese. Il progetto si è sviluppato in tre fasi: – studio del territorio e sopralluoghi; – incontri con la comunità per raccogliere storie, esigenze, percezioni; – laboratorio di produzione artistica, di 5 giorni con 11 adolescenti, il cui esito finale è stato ÆDICULA. Durante il laboratorio i ragazzi e le ragazze hanno potuto ri-abitare il proprio paese con il corpo, il cuore e lo sguardo, esplorandolo, trasformandolo e raccontandolo. Ne hanno ripreso possesso, restituendo vita e significato agli spazi del quotidiano. L’opera è una struttura a forma di edicola, progettata a partire da un esagono regolare con lato di 1,50 m, realizzato in ferro. La struttura portante, composta da tubolari di diverse sezioni, genera 5 portali che ospitano il racconto fotografico realizzato con gli adolescenti. La copertura a sei falde protegge lo spazio espositivo e invita a guardare il cielo attraverso l’oculus. ÆDICULA, in latino ‘piccolo tempio’, è una dimora di storie, giochi, sguardi. Uno spazio da abitare, vivere, usare. Un luogo dove incontrarsi, passare, stare. Simbolo di una comunità che torna ad abitare e custodire i propri luoghi.

Premio Architettura Toscana

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